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Governo Italiano

L’Intervista: Amb. Leggeri, Corea del Sud Paese moderno e responsabile (مضمون متوفر باللغة الإيطالية فقط)

التاريخ:

04/01/2011


L’Intervista: Amb. Leggeri, Corea del Sud Paese moderno e responsabile (مضمون متوفر باللغة الإيطالية فقط)

La Corea del Sud è uno dei paesi più sviluppati ed è già oggi “un consistente mercato di esportazione, sensibile al richiamo del "made in Italy". Si tratta di una “opportunità che va coltivata, con adeguati sforzi in termini di comunicazione e di presenza commerciale”. Inoltre “c'è un forte interesse della Corea a identificare un hub per la gestione dei collegamenti con l'Europa centrorientale e la città e il porto di Trieste rientrano tra le possibili opzioni”. Lo ha sottolineato l’Ambasciatore Massimo Andrea Leggeri, che ha appena terminato il suo mandato a Seoul, in un’intervista alla newsletter del MAE “Diplomazia Economica Italiana”.

Come si colloca la Corea del Sud nell'attuale contesto asiatico?
È un Paese ormai pienamente sviluppato sia sotto il profilo economico che sotto quello politico. E' una democrazia compiuta. Fa parte del G20 ed è stata il primo Paese asiatico e non appartenente al G8 a gestire con successo una riunione di questa istanza internazionale. Da questo anno la Corea è divenuta membro del Comitato Sviluppo dell'OCSE, quindi è entrata nel club dei principali donatori, indice, questo, di una responsabile e positiva assunzione di un ruolo di primo piano nello scenario politico mondiale. E tutto questo non avviene a caso ma è la conclusione di un lungo processo. Il primo boom coreano risale infatti agli anni sessanta e si è accompagnato a una crescita non solo economica ma anche della società civile.

Quali sono gli "asset" su cui può puntare oggi il Governo di Seoul?
La Corea è essenzialmente un Paese trasformatore, che però non dispone di grandi risorse minerarie o energetiche. In questo contesto ha scelto fin dall'inizio di investire molto nella formazione e nella ricerca e oggi se ne vedono i risultati che si traducono anche in una grande competitività dell'intero sistema Paese fortemente orientato all'hi-tech e a quella che oggi viene chiamata l'economia della conoscenza. Le Università coreane, che figurano in eccellente posizione nelle classifiche mondiali, hanno un rapporto organico e permanente con le imprese. Questo garantisce un forte orientamento della ricerca alle applicazioni industriali. Nel campo dell'energia ha sviluppato una forte presenza nella filiera nucleare ma sta investendo con altrettanta convinzione nelle fonti rinnovabili.

La Corea resta però improntata a un considerevole nazionalismo?
Nazionalismo è un termine fuorviante. La Corea, piuttosto è una Nazione coesa, e questa è una caratteristica importante. I coreani, qualunque sia la loro posizione, sentono, in grande maggioranza, di partecipare a un progetto più ampio che coinvolge l'intero Paese. Lo si è visto anche in occasione dell'ultima riunione del G20 che si è tenuta a Seoul. Per il successo dell'iniziativa si sono mossi tutti. Non solo le istanze politiche ma anche le Università, le Autorità locali, gli operatori turistici, le aziende e via dicendo. Ognuno è riuscito a trovare un tema o un motivo per contribuire o anche solo per trarre spunto all'evento. Un risultato importante di questo sforzo è stato il Business Forum che si è affiancato all'agenda politica e che ha consentito, nell'ultimo giorno, un confronto diretto tra i leader mondiali e i capi delle maggiori aziende di tutto il mondo. L'Italia era rappresentata ad alto livello da Enel ed Eni ma c'erano decine di manager tedeschi, francesi, statunitensi oltre a quelli asiatici. Il presupposto di questa iniziativa è che l'azione della business community mondiale è fondamentale per garantire e orientare una ripresa dell'economia. E la formula sarà probabilmente ripetuta anche nei prossimi appuntamenti del G20 con un auspicabile estensione della presenza italiana anche ad altre aziende.

Restano anche venature di protezionismo?
Sì, ma sono appunto venature. In linea di principio la Corea è un Paese molto aperto, la cui diplomazia economica è fortemente impegnata a estendere accordi di libero scambio con tutte le aree del mondo inclusa l'Unione Europea. E potrà trarne vantaggio anche l'Italia soprattutto dopo che, grazie anche al lavoro svolto dalla nostra diplomazia, siamo riusciti a trovare una soluzione di mutua soddisfazione su dossier delicati come quelli dell'industria tessile e dell'auto. Dopodiché su alcuni prodotti marginali, che riguardano soprattutto l'agricoltura e l'alimentazione, rimangono alcune resistenze che hanno origini diverse, molto spesso legate alla volontà di mantenere la propria identità culturale. Come in ogni Paese ci sono abitudini legate all'alimentazione e al mondo rurale a cui non si rinuncia volentieri e altri ostacoli non tariffari che però, con un po' di pazienza e di buona volontà da entrambe le parti possono essere superati. Ad esempio su temi importanti come la tutela dei marchi e dei brevetti, le istituzioni coreane hanno fatto grandi progressi. Si sono impegnate seriamente in un'opera di lotta alla contraffazione. La registrazione e la tutela di marchi e brevetti avviene in modo rapido ed efficiente. E, più in generale, nel Paese è cresciuta la consapevolezza dell'importanza di rispettare la proprietà intellettuale. Ma questo risultato si deve anche all'impegno di Paesi come l'Italia, che hanno scelto di attivare uno specifico desk a tutela dei marchi e dei brevetti delle proprie aziende, in grado di esercitare un ruolo propositivo e di instaurare un dialogo collaborativo con le strutture coreane.

Quali sono le opportunità la Corea del Sud può offrire all'Italia e alla sue imprese?
Per le nostre imprese la Corea è già oggi un consistente mercato di esportazione, sensibile al richiamo del "made in Italy". Opportunità che va coltivata, con adeguati sforzi in termini di comunicazione e di presenza commerciale. L'Ambasciata si è impegnata a promuovere un maggiore collegamento tra il nostro mondo della ricerca e quello coreano e credo che i risultati, a livello di istituzioni accademiche e centri di ricerca, siano significativi. Ora bisogna puntare a un maggiore coinvolgimento delle nostre aziende anche perché laddove questo è avvenuto l'esito è stato oltremodo positivo. Dobbiamo poi cercare di ottenere più attenzione da parte delle imprese coreane verso l'Italia, nel contesto della loro politica di internazionalizzazione. Attualmente i maggiori investimenti coreani in Europa sono nei Paesi dell'Est, ma ritengo che il nostro Paese abbia molte carte da giocare, ad esempio sotto il profilo logistico. C'è un forte interesse della Corea a identificare un hub per la gestione dei collegamenti con l'Europa centrorientale e la città e il porto di Trieste rientrano tra le possibili opzioni. Infine ci sono ampie possibilità di partnership tra aziende italiane e imprese sudcoreane per operare congiuntamente su altri mercati, in Asia e in altre aree del mondo.


المكان:

Roma

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