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Governo Italiano

Dettaglio intervista

التاريخ:

22/08/2009


Dettaglio intervista

Roma. - «Con Malta l’Italia sta negoziando da ben dieci anni un accordo sullo spazio marittimo di ricerca e salvataggio. Finora, viste le loro resistenze, non siamo riusciti a chiudere ma è arrivato il momento di stringere i tempi per arrivare alla firma entro la fine dell’anno».

Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è questo il passo decisivo da fare perché «una tragedia come quella terribile che abbiamo visto nel Canale di Sicilia non si ripeta più».

Perché ministro?

«Ad oggi Malta è responsabile delle operazioni di ricerca e salvataggio in un tratto di mare enorme, che arriva fin quasi alle acque territoriali italiane e libiche. La loro area di competenza è grande come quella italiana, che invece va verso la Tunisia e l’Algeria».

Sta dicendo che la colpa di quanto avvenuto è di Malta?

«Non ho elementi concreti per affermarlo con certezza. Ma è chiaro che loro non hanno gli strumenti, come numero di navi e di equipaggi, per controllare una zona così estesa.

Noi siamo disponibili ad ampliare la nostra area di competenza, perché abbiamo i mezzi per il controllo. Ed è da tempo che manifestiamo questa nostra disponibilità, l’ultima volta proprio all’inizio dell’estate».

Allora perché Malta fa resistenza?

«Noi siamo flessibili, loro meno, ci sono ancora dettagli tecnici da sistemare. Resta il fatto che finora non hanno accettato di ridurre il loro spazio. Ma sono fiducioso, mi aspetto una accelerazione visto che Malta fa parte dell’Unione europea ed anzi il commissario per la pesca e il mare, Joe Borg, è proprio maltese. Hanno più di un motivo per dimostrarsi responsabili».

E la Libia? È possibile che Tripoli abbia allentato i controlli previsti dal trattato con l’Italia per giocare al rialzo?

«Mi sentirei di escludere un’azione intenzionale da parte dei libici che finora sono stati molto precisi nel bloccare le partenze dalle loro coste, soprattutto dal porto di Zuara. Non credo che i libici li abbiano fatti passare di proposito. Piuttosto sono portato a ritenere che, semplicemente, questi poveretti siano riusciti ad eludere i controlli».

Con la Libia, però, ci sono diverse questioni ancora aperte, a partire dalla questione dei pescherecci. Tripoli ha annunciato che non saranno più tollerati gli sconfinamenti delle nostre imbarcazioni.

«Anche qui c’è un accordo da chiudere, spero entro l’anno. Ed è chiaro che i libici fanno un gioco negoziale, visto che sanno negoziare come pochi altri. Il problema è che considerano loro acque di competenza quelle fino a 72 miglia dalla costa mentre noi ci fermiamo a 12. C’è una commissione mista al lavoro da cinque mesi, a settembre riprenderemo gli incontri. E mi auguro che la visita del premier Berlusconi a Tripoli prevista per il 30 di agosto dia nuovo slancio al negoziato».

Ministro, l’«Avvenire», il quotidiano dei vescovi, scrive che sull’immigrazione l’Occidente ha gli occhi chiusi come durante la Shoah.

«Negli ultimi dodici mesi l’Italia ha salvato in mare 1.200 persone, più di tutti gli altri Paesi mediterranei messi insieme. Siamo i campioni assoluti di salvataggio. Quando abbiamo visto gli occhi li abbiamo tenuti sempre ben aperti ma in questo caso non abbiamo avuto notizie se non quando era troppo tardi. E per questi disperati non può che esserci pietà e dolore, senza se e senza ma».


المكان:

Roma

المؤلف:

Lorenzo Salvia

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