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Perché attrarre investimenti?

 

Perché attrarre investimenti?

Gli investimenti esteri sono fondamentali per la crescita di un Paese. Un'economia moderna deve aprirsi ai capitali stranieri per essere parte delle "global value chains": gli investimenti esteri apportano capitali preziosi anche a quelle imprese le cui ridotte dimensioni non consentono di essere competitive sui mercati internazionali e introducono metodologie di lavoro innovative, nonché maggiore familiarità con mercati lontani, altrimenti difficilmente penetrabili.

Si tratta di opportunità molto importanti se si considera che la Conferenza delle Nazioni Unite per la Crescita e lo Sviluppo (UNCTAD) ha stimato nel 2017 il flusso globale di investimenti diretti esteri a in circa 1.430 miliardi di dollari ed i Paesi che sono riusciti ad intercettare tali flussi hanno registrato tassi di crescita più elevati.

Gli IDE permettono al Paese destinatario di specializzarsi ulteriormente nei settori in cui ha un vantaggio competitivo. Gli investimenti esteri costituiscono quindi un’opportunità di industrializzazione e crescita economica, sia per il Paese investitore sia per quello destinatario (secondo una logica di win-win solution).

Gli investimenti esteri appaiono indispensabili in un sistema produttivo come quello italiano, in gran parte basato su piccole e medie imprese (PMI), quando i tradizionali canali di finanziamento (bancario e da fonti interne) si rivelano insufficienti. La maggior parte delle imprese italiane che hanno superato il lungo periodo di crisi economica dei recenti anni vi è riuscita grazie alla capacità di innovare e di internazionalizzarsi, anche con una maggiore apertura agli investimenti esteri. Attrarre investimenti diretti, infatti, significa aumentare i flussi di capitali nel sistema produttivo italiano, caratterizzato da un’alta propensione all’innovazione tecnologica e da un know-how particolarmente avanzato, accrescendone i livelli occupazionali e gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Nella maggior parte dei casi, l’interesse degli investitori è di lasciare la produzione e soprattutto le fasi di ricerca e sviluppo in Italia, beneficiando della complementarietà tra la propensione all'innovazione e l'eccellenza tecnologica delle imprese italiane e la capacità operativa che i potenziali partner garantiscono.

Uno studio del 2016 della società KPMG per il Comitato Leonardo ha approfondito gli impatti delle operazioni di fusione e acquisizione (mergers & acquisitions - M&A) sulle prestazioni economico-finanziarie di un campione di 40 imprese acquisite nel decennio 2005-2015. Le imprese considerate hanno mostrato effetti positivi sia sul fatturato sia sulla produttività del lavoro.

 

Figura: Effetti diretti e indiretti delle operazioni di fusioni e acquisizioni su produttività del lavoro e PIL della nazione target.

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Fonte: elaborazioni KPMG su dati UNCTAD e Economist Intelligence Unit, estratti a ottobre 2016.

 

Lo stesso studio ha analizzato anche l’impatto dei flussi di M&A sui principali aggregati macro-economici di un consistente numero di Paesi. Anche in questo caso, l’analisi econometrica ha evidenziato un significativo impatto indiretto sul PIL.

Anche lo studio Italia Multinazionale 2017 commissionato da ICE-Agenzia giunge a conclusioni simili: le prestazioni delle imprese a partecipazione estera in Italia evidenziano un valore aggiunto per addetto più elevato rispetto alla media nazionale. Nel 2015 questo valore raggiungeva 97.900 euro/addetto nelle imprese a partecipazione estera salendo a 111.900 euro/addetto nelle imprese a controllo estero, contro i 63.700 euro/addetto della media nazionale.

Sempre nel 2017, lo studio legale Hogan Lovells ha presentato il RapportoAn Overview of the Italian M&A Market Report, commissionato al Politecnico di Milano per valutare la consistenza, le motivazioni e gli effetti delle operazioni di M&A realizzate in Italia. La ricerca prende in esame le medie imprese residenti in Italia con un fatturato compreso tra 50 e 500 milioni di euro oggetto di M&A da parte di un’azienda estera nel quadriennio 2013-2016. Le M&A risultano avere un impatto positivo sull’accesso a nuovi mercati e sull’internazionalizzazione, cui fanno seguito una maggiore diversificazione della produzione, nuove partnership commerciali, maggior potere contrattuale, miglioramenti di fatturato, margini, livello occupazionale e remunerazione del personale. Inoltre, si ritiene superato il preconcetto secondo cui l’Italia si “svende”: il prezzo medio di vendita delle aziende italiane è relativamente alto, un incentivo ulteriore per l’acquirente a mantenere e sviluppare l’azienda acquisita.

 

 


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