Il c.d. "Made in"
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Governo Italiano

Il c.d. "Made in"

 

Il c.d.

Con l’obiettivo di eliminare i prodotti non sicuri dai mercati europei e potenziare le capacità dell'Europa in materia di tracciabilità delle catene di fornitura globalizzate, l’UE sta rivedendo le proprie norme in materia di sicurezza dei prodotti e controllo del mercato per ciò che riguarda i beni di consumo non alimentari. E’ attualmente in discussione un pacchetto normativo che si propone di migliorare la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la catena di fornitura, introdurre standard generali di sicurezza e rafforzare l’applicazione uniforme delle norme sulla sicurezza dei prodotti in Europa.

Per l’Italia - Paese famoso per la qualità delle proprie produzioni - è particolarmente importante garantire la piena tracciabilità dei beni lungo l’intera catena di fornitura, in modo che i consumatori abbiano ben chiaro da dove proviene ciò che si accingono a comprare e possano operare una scelta consapevole. Per questo il nostro Paese sostiene con convinzione la proposta della Commissione europea in materia, volta a rendere obbligatoria l’apposizione sui prodotti, da parte di fabbricanti e importatori, di un’indicazione del Paese d’origine, il c.d. “Made in”.

Alcuni Stati membri, tuttavia, sono contrari alla proposta, ritenendo che l’indicazione di origine sia troppo onerosa per le piccole e medie imprese. Per evitare lo stallo negoziale, l’Italia sostiene un’ipotesi di compromesso, che limita l’applicazione del principio di obbligatorietà del “Made in” solo ad alcune categorie di prodotti (abbigliamento, calzature, ceramiche e arredamento) e per un periodo di 3 anni, al termine del quale la Commissione potrebbe valutarne l’impatto (clausola di revisione).

 


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