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Governo Italiano

L’Italia e il Sahel

Date:

07/19/2021


L’Italia e il Sahel

In poche altre regioni al mondo l’Italia ha accresciuto la propria presenza in maniera così intensa come avvenuto negli ultimi anni nel Sahel. La recente nomina di Emanuela Del Re quale nuovo Rappresentante Speciale dell’UE per il Sahel, prima donna e prima italiana a ricoprire questo prestigioso incarico, ne rappresenta un importante riconoscimento.

L’Africa e il Mediterraneo allargato sono al centro della nostra politica estera e sono alla base del nostro impegno per il Sahel. Siamo infatti convinti che esista una stretta interdipendenza tra la stabilità della regione e la sicurezza di tutta l’Europa, interdipendenza che è destinata ad aumentare a fronte delle sfide comuni imposte dalla minaccia jihadista, dai cambiamenti climatici e dalle pandemie. Anche dal punto di vista economico, esiste un amplissimo spazio per una cooperazione rafforzata e mutualmente vantaggiosa.

L’Italia ha costruito la propria presenza nel continente africano seguendo un approccio multidimensionale, puntando sull’intensificazione del dialogo politico, sull’aumento del contributo alla sicurezza, sul rafforzamento delle istituzioni statuali e sullo sviluppo sostenibile.

La chiave di volta di quest’azione è innanzi tutto il rafforzamento della nostra rete diplomatica. Negli ultimi quattro anni abbiamo aperto nuove Ambasciate in Niger e Burkina Faso a cui, non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo consentiranno, si aggiungeranno Mali e Ciad. Nel 2018, è stata lanciata la nostra prima missione militare di formazione e assistenza in Niger (MISIN), che ha consentito di addestrare circa 5mila unità delle Forze Armate nigerine nel contrasto al terrorismo e nel controllo delle frontiere. Nel corso della mia recente missione a Niamey le Autorità nigerine mi hanno manifestato grande apprezzamento per questa iniziativa, chiedendoci di rafforzarla.

L’Italia partecipa inoltre da protagonista a tutte le missioni europee di formazione, addestramento e sviluppo nell’area - EUTM e EUCAP - e alla missione di peacekeeping ONU per la stabilizzazione del Mali (MINUSMA). Dallo scorso anno, il nostro Paese ha inoltre aderito alla “Coalizione per il Sahel”, organismo internazionale che ha l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra le attività dei numerosi partner internazionali a beneficio dei Paesi del G5 Sahel (Mauritania, Niger, Mali, Burkina Faso e Ciad). In questo contesto, abbiamo anche deciso, con il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, di contribuire alla Task Force Takuba, la missione speciale europea che sostiene le forze di sicurezza locali nel contrasto al terrorismo.

Per dare maggiore concretezza alla nostra presenza, abbiamo poi istituito il Fondo Migrazioni, che dal 2017 ha finanziato progetti per l’assistenza ai rifugiati, le attività di rimpatrio volontario, il controllo delle frontiere e la lotta alle cause profonde delle migrazioni, nel quadro del quale sono stati erogati 110 milioni di euro a favore della regione. Il Fondo Migrazioni si è rivelato, poi, particolarmente efficace nell’aiutare la gestione del fenomeno migratorio e nel sostenere istituzioni e comunità locali.

Accanto a questo strumento prosegue la tradizionale e continua azione della Cooperazione Italiana che, in stretto raccordo con le Autorità locali, opera incessantemente a sostegno di una crescita economica inclusiva e sostenibile in tutta la regione con un impegno complessivo si attesta, al momento, su circa 150 milioni di euro.

Il nostro Paese si è fatto portavoce della centralità del Sahel anche a livello multilaterale. Nella Riunione Ministeriale dei Paesi partecipanti alla Coalizione anti-Daesh che ho co-presieduto a Roma il 28 giugno assieme al Segretario di Stato USA Antony Blinken, abbiamo proposto la costituzione di un gruppo di lavoro o piattaforma dedicato alle situazioni di crisi in Africa, specie in Sahel e Mozambico.

Al G20 di Matera abbiamo inoltre voluto dedicare la riunione dei Ministri Esteri e Sviluppo alle sfide dell’Africa e del Sahel. La “Dichiarazione di Matera” sulla sicurezza alimentare, la nutrizione e i sistemi alimentari rappresenta un “invito all’azione” per tutta la comunità internazionale che si fonda su due principi politici fondamentali: mantenere la sicurezza alimentare e la nutrizione come questioni prioritarie nell'agenda politica internazionale e concentrare gli sforzi in politiche e investimenti che producano effetti stabili anche nel medio e lungo termine. Ciò vale soprattutto per il continente africano e per il Sahel, dove ci preoccupano i risvolti sanitari e finanziari del Covid. Siamo convinti che il G20 abbia il dovere di sostenere il Continente africano per uscire da questo periodo difficile e riprendere un sentiero di crescita sostenuta e, soprattutto, sostenibile. Dobbiamo agire insieme per liberare l’enorme potenziale di crescita dell’Africa perché ogni miglioramento nelle condizioni di vita delle popolazioni e nella lotta alla povertà avrà conseguenze positive e immediate su entrambe le rive del Mediterraneo e, più in generale, in tutto il pianeta.

Riprenderemo questi temi anche a inizio ottobre, quando a Roma ospiteremo “Incontri con l’Africa”, un evento ministeriale dedicato alla transizione ecologica ed energetica nel quadro della co-presidenza italiana della COP26. Temi decisivi per il futuro del Continente africano, per i quali è richiesta una risposta condivisa, secondo i valori di quel multilateralismo efficace di cui quest’anno l’Italia si sta facendo interprete al più alto livello.

La nostra naturale proiezione geopolitica e la piena consapevolezza del ruolo che possiamo svolgere, rendono evidente come l’Italia stia facendo nel Sahel un investimento strategico di medio-lungo periodo. Continueremo ad essere al vostro fianco, sia sul piano bilaterale che nei maggiori consessi internazionali, per contribuire ad un futuro di stabilità, sviluppo sostenibile e prosperità per questa meravigliosa regione.


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