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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Date:

11/26/2010


Dettaglio intervento

fa fede solo il testo effettivamente pronunciato

Legami storici e culturali

Il Foro di dialogo italo-spagnolo è giunto all’undicesima edizione, a conferma dell’interesse e della vitalità di questa formula. L’intesa viene naturale tra due Paesi che condividono vicende storiche e radici culturali.

Sullo scenario internazionale, abbiamo forti sintonie strategiche: l’approfondimento del processo di integrazione europea; l’allargamento dell’Unione Europea ai Balcani e alla Turchia; lo sviluppo dei Paesi della riva sud del Mediterraneo; lo sforzo per la pace in Medio Oriente; l’intensificazione dei rapporti con i Paesi latino-americani ed il loro coinvolgimento nella trattazione dei temi globali.

Affini sono anche le nostre percezioni culturali e ideali. Ed è un’affinità che si traduce anche in iniziative concrete. Mi piace ricordare da ultimo l’iniziativa della Spagna di costituire una Commissione Internazionale contro la pena di morte, volta a sostenere una nuova moratoria in vista della progressiva abolizione. Essa rafforza una battaglia portata avanti da anni dall’Italia.

Le cooperazioni strategiche

Operiamo insieme in settori strategici. Ne ricordo solo alcuni: energia, finanza, farmaceutica, chimica; produzione di veicoli da trasporto; audiovisivo; telecomunicazioni; e trasporti marittimi (specie le autostrade del mare). Forti collaborazioni abbiamo avviato sulle energie rinnovabili: nel primo semestre dell’anno la produzione di energia elettrica di origine eolica ha assorbito il 97% dei capitali italiani investiti in Spagna, in particolare in Andalusia.

Anche il ricco tessuto dei rapporti economici fra le piccole e medie imprese testimonia di relazioni imprenditoriali sempre meglio strutturate. Tale vitalità è la conferma che esistono ampi margini per un’ulteriore crescita. Le alleanze tra i grandi gruppi hanno trainato la nascita di tanti progetti e società miste, anche tra Piccole e Medie Imprese, che si affacciano insieme sui mercati terzi con convinzione e successo.

Il ruolo del Turismo

Il turismo può essere un formidabile campo di azione congiunta per due Paesi che intercettano insieme più del 20% dei flussi mondiali. E’ un settore largamente anticiclico e può costituire una leva per aiutare Italia e Spagna a proiettarsi fuori della crisi congiunturale globale. Abbiamo interesse ad attivare una forte interazione bilaterale per attirare i flussi provenienti dall’Asia e dall’America Latina.

L’Unione Europea e l’uscita dalla crisi

Per uscire dalla crisi, resta essenziale l’azione a livello di Unione Europea.

In primo luogo, urgono robusti e credibili meccanismi di natura permanente a salvaguardia della stabilità finanziaria dell’euro. Ciascuno deve assumersi rilevanti responsabilità perché il momento è critico. E’ indispensabile procedere con spirito di collegialità, che faccia sentire tutti gli europei partecipi del processo decisionale. E’ ineludibile il rafforzamento della governance economica europea, che coinvolge i destini dei popoli e la loro vita quotidiana. Perciò le decisioni non possono essere preconfezionate in formati ristrettissimi e con modalità non sempre trasparenti. Bisogna invece far funzionare il quadro istituzionale del Trattato di Lisbona, punto sul quale con gli amici spagnoli condividiamo la stessa visione e sensibilità.

Tanto Italia quanto Spagna hanno sempre riconosciuto l’utilità per l’Europa del cosiddetto motore franco-tedesco. Ma deve essere chiaro che senza Italia e Spagna, e la dimensione mediterranea che esse interpretano, quel motore è destinato a girare a vuoto. I nostri Paesi hanno da sempre una vocazione europeista che funge da garanzia per tutti i Paesi dell’Unione, grandi e piccoli che siano, perché rispettosa delle istituzioni comunitarie e dello spirito di collegialità, cui mi riferivo prima, che deve ispirare i nostri meccanismi decisionali.

Eventuali modifiche dei Trattati dovranno restare quanto più possibile limitate, senza riaprire il vaso di Pandora di un processo di ratifica a 27 che rischierebbe di ricacciarci in un’altra lunga fase di incertezza, con reazioni imprevedibili (o forse fin troppo prevedibili) sui mercati finanziari. Non possiamo neanche ipotizzare sanzioni politiche verso gli Stati inadempienti, come la sospensione del diritto di voto. Queste misure rischierebbero di alimentare pericolosi sentimenti di disaffezione verso l’Europa nelle opinioni pubbliche dei Paesi sanzionati.

Un’Europa forte e affidabile deve puntare, oltre che alla stabilità finanziaria, anche a un complessivo rilancio dell’economia reale. Si tratta di fare quello per cui l’Europa è nata: promuovere la crescita e l`occupazione, in modo omogeneo e diffuso. Così da incrementare la competitività; creare nuovi posti di lavoro; mantenere il nostro stato sociale. Attraverso la Strategia Europa 2020 dobbiamo promuovere una crescita intelligente sul piano interno ed internazionale, assicurando la sostenibilità finanziaria, commerciale ed energetico-ambientale delle nostre politiche.

Il Mediterraneo per uscire dalla crisi

Per favorire la crescita, servono anche adeguate visioni e strategie geopolitiche. In questo mondo in rapida trasformazione, quanti operano in politica estera devono saper cogliere le nuove tendenze e tradurle in opportunità di crescita: a livello nazionale ed europeo.

Ritengo essenziale adoperarci con vigore per riportare verso il Mediterraneo l’asse di dinamismo dell’Unione europea, da tempo sbilanciato verso nord-est. Spetta soprattutto a noi ricordare che il bacino del Mediterraneo propone oggi sfide strategiche che non possono essere eluse, e potenzialità straordinarie che il nostro continente deve saper cogliere.

La vertiginosa crescita delle economie asiatiche riporta alla ribalta il ruolo del Mediterraneo, come area di transito e di mediazione economica. Intercettare gli enormi flussi economici e tecnologici che solcano il nostro Mare significa assumere un ruolo primario in relazione alla loro commercializzazione, innescare attività che valgono vari punti percentuali di crescita e di occupazione per i nostri Paesi e l’Europa.

E’ un’occasione storica. Sarebbe un grave errore non coglierla, dividendo la Politica Europea di Vicinato in due distinte politiche e favorendo sul piano finanziario i vicini orientali. Segnerebbe il ripiegamento del continente su logiche localistiche a scapito delle grandi opportunità strategiche che lo lambiscono.

D’altra parte, il Mediterraneo non è solo un’area di transito. Vi si affacciano Paesi dotati di grandi risorse naturali ed umane. Essi crescono ad un ritmo superiore rispetto alle aree del mondo più sviluppato, ma ancora insufficiente per innescare un circolo virtuoso di accelerazione dello sviluppo e di modernizzazione politica e sociale. Sta anche all’Europa contribuire a cambiare tale situazione e trasformare il Mediterraneo in un’entità sempre più integrata nell’economia mondiale, andando oltre la creazione dell’area di libero scambio prevista dal processo di Barcellona.

Per farlo, occorre un nuovo paradigma progettuale che serva ad attenuare le rigidità dell’approccio prescrittivo dell’Unione Europea. Ci rammarichiamo delle difficoltà dell’Unione per il Mediterraneo. E’ il momento di una riflessione sul suo futuro, in primo luogo tra Italia e Spagna, che attribuiscono priorità alle politiche euro-mediterranee. Ma l’UpM non può diventare un quadro negoziale collaterale per il Processo di Pace. Rimane invece valido il suo mandato iniziale, mirato ad una cooperazione attraverso la promozione di grandi progetti. Auspichiamo che il Segretariato dell’UpM di Barcellona possa assumere un ruolo propulsivo. E ci chiediamo se non necessiti un approccio proattivo da parte dei Paesi più interessati, in una logica di cooperazione rafforzata.

Sulle iniziative progettuali avviate (Banca Euro-Mediterranea, iniziativa PMI, Inframed, Piano Solare Mediterraneo, Autostrade del Mare etc.) è stato decisivo l’apporto volontario di gruppi limitati di Paesi. Auspichiamo perciò di sviluppare altre forme di cooperazione sub-regionale e progetti a “geometria variabile”. Potrebbe essere utile il quadro 5+5, in cui Italia e Spagna già cooperano proficuamente, senza abbandonare la prospettiva multilaterale per non correre il rischio di un’ulteriore frammentazione.

Il nostro modello di apertura e di dialogo va proiettato nella regione perché può favorire la soluzione di scenari di crisi, a partire da quello israelo-palestinese, che rallentano le dinamiche di integrazione regionale. Italia e Spagna hanno un ruolo attivo e costruttivo in Medio-Oriente. Sono appena reduce da una visita in Israele e nei Territori Palestinesi. Ho avuto la conferma diretta che possiamo fornire un contributo importante al processo di pace, condividendo parte delle responsabilità negoziali e finanziarie, in sinergia con gli Stati Uniti ed all’interno del quadro europeo.

Al contempo, il nostro modello di apertura e di dialogo va tenuto al riparo da tensioni e fattori di logoramento, come l’immigrazione clandestina, la criminalità organizzata ed il terrorismo. Italia e Spagna sono esposte in pieno ai flussi irregolari dall’Africa. Di qui la nostra insistenza per promuovere efficaci politiche europee che mettano in sicurezza la frontiera meridionale dell’Unione, in una logica di rinnovata solidarietà, di forte cooperazione con i Paesi terzi, di rispetto dei diritti fondamentali. Stiamo ottenendo risultati confortanti: dal negoziato Frontex all’accordo UE-Libia, all’imminente apertura a Malta dell’Ufficio Europeo di sostegno all’asilo.

Balcani e Turchia per ridare dinamismo all’Europa

Un’Europa stabile e prospera presuppone il completamento del processo di allargamento, estendendo l’esperienza dell’integrazione ai Balcani: un’area che ne è rimasta esclusa pur facendo parte della vicenda storica e culturale del continente.

Italia e Spagna sostengono la prospettiva euro-atlantica dei Balcani, strada maestra per la definitiva pacificazione della penisola. E’ incomprensibile come l’Europa abbia realizzato la sua riunificazione, aggirando una regione cruciale per la sua sicurezza e prosperità. Ha aperto un buco tanto paradossale quanto pericoloso dentro la sua carta geografica.

I Balcani sono un’area solcata da correnti di dinamismo che il nostro continente deve mettere a frutto. Sono i mercati del domani, destinati a svilupparsi ulteriormente alla luce del loro potenziale demografico e grazie alle loro risorse umane. Un’Europa alla ricerca di “locomotive”, ripiegata su angosce contabili, non può lasciarsi sfuggire l’occasione di mettere in moto il motore di sviluppo ad essa più congeniale. Deve far crescere le economie limitrofe, grazie alle prospettive di adesione ed attraverso la concentrazione di adeguate risorse. E’ il miglior modo per ottenere ritorni per gli Stati membri e per i Paesi di futura adesione.

Altro punto della nostra visione dell’avvenire del continente è il sostegno al processo di adesione turca all’Unione Europea. Ankara deve rispettare le regole, ma l’Europa non può assumere un atteggiamento preclusivo. Significherebbe ignorare i notevoli benefici dell’adesione sia in termini di trasformazione della Turchia in una moderna e dinamica società aperta e democratica, sia in termini di sicurezza, crescita ed influenza dell’Europa.

Una Turchia rafforzata, stabilizzata ed ancorata al polo euro-atlantico accentuerebbe la “profondità strategica” dell’Europa. Con l’adesione di Ankara favoriremmo la conciliazione tra Islam e democrazia, tra Islam e Occidente, con ripercussioni positive sulle nostre società, sul nostro modo di vivere, sul processo di integrazione delle comunità musulmane che vivono in Europa. L’adesione di Ankara sancirebbe la ritrovata attenzione verso il Mediterraneo con la possibilità di agganciare i processi di crescita economica globale.

L’America Latina, altra risorsa

Vorrei infine ricordare la comune, forte attenzione di Italia e Spagna verso l’America Latina. Anch’essa è relativamente poco toccata dalla crisi economica. In media, segna tassi di crescita superiori al 5%, trainati da consumi privati, da investimenti e dalle esportazioni di risorse naturali. L’America Latina è un altro treno da non perdere. La Spagna vi proietta un’eredità immensa. L’Italia vi conta comunità ben radicate. Possono contribuire al suo sviluppo economico sia le grandi che le piccole e medie imprese. Le prime, con tecnologia e investimenti infrastrutturali. Le seconde con un modello di sviluppo, che può svolgere un ruolo determinante negli enormi spazi del sub continente.

Italia e Spagna sanno che l'America Latina è una risorsa per l’Europa. Siamo gli azionisti di maggioranza di una lobby che deve renderla priorità per l’UE. Le partnership strategiche UE-Brasile e UE-Messico debbono assumere più sostanza; ed altre potranno configurarsene con l’Argentina e con il Cile.

Italia e Spagna condividono analisi simili degli scenari politici ed economici di questo inizio di secolo. Ma soprattutto, prossimità geografica e comuni lezioni di una storia condivisa ci suggeriscono forti sintonie quanto alle strategie da adottare per lo sviluppo e il benessere delle nostre società. Siamo convinti che esse sapranno rivelarsi vincenti.


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