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Governo Italiano

Intervista del Min. Di Maio a Die Presse

Date:

07/05/2020


Intervista del Min. Di Maio a Die Presse

Leggi l'intervista in lingua originale

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TRADUZIONE DI CORTESIA IN LINGUA ITALIANA

ll Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio sulla solidarietà austriaca, il ruolo del Sud Tirolo e il dialogo con Vienna. Spinge per decisioni rapide nell'Ue. I controlli ai confini vanno coordinati a livello UE.

Durante la fase acuta della pandemia vari Paesi hanno aiutato l´Italia: hanno curato pazienti Covid nei loro ospedali e inviato materiale sanitario. Quanto è stata solidale la vicina Austria?

Siamo molto grati all’Austria e a tutti i Paesi che hanno aiutato l’Italia nella fase più drammatica della pandemia. In particolare, la collaborazione tra i nostri due Paesi ha permesso di portare a termine numerose operazioni di rimpatrio e di risolvere diverse problematiche riscontrate dalle aziende e mantenere il libero movimento dei lavoratori frontalieri.

L'Austria ha avuto un atteggiamento esitante sull'allentamento delle restrizioni ai viaggi in Italia. Questo ha pesato sui rapporti bilaterali?

Credo che in questa fase sia stato importante dialogare tenendo a mente al tempo stesso le esigenze di salute dei cittadini e l’interesse comune a non frammentare il mercato interno europeo, da cui dipende il nostro benessere. Il costante raccordo tra Ministri degli Esteri dimostra la volontà del governo austriaco di cooperare e risolvere in maniera coordinata anche alcune questioni su cui abbiamo opinioni divergenti. 

Per viaggi in Lombardia è tuttora in vigore un livello d´allerta al livello 5. E´ giustificato?

A mio avviso si dovrebbe tenere in debito conto il quadro epidemiologico complessivo, che è confortante, e attentamente monitorato.

Una frontiera sensibile è il Brennero: anche in questa fase di crisi e di controllo delle frontiere ci sono stati contatti intensi fra il Governo locale altoatesino e Vienna. Come è visto questo da Roma?

La Provincia Autonoma Alto Adige/Sudtirolo rappresenta un enorme potenziale di arricchimento dei rapporti bilaterali tra i nostri due Paesi, in ragione della sua particolare vicinanza culturale e linguistica con l’Austria. Per realizzare appieno tale potenziale i contatti devono essere forti non solo a livello locale, ma anche tra i due Governi centrali e questo è il desiderio dell‘Italia.

Era giusto prendere decisioni sulle chiusure delle frontiere nell'area Schengen a livello nazionale? E questo dovrebbe ripetersi in caso di una seconda ondata?

L’Italia ha sempre mantenuto una posizione volta a garantire il massimo coordinamento per assicurare la libera circolazione all’interno del territorio europeo. Siamo convinti che, nell’ipotesi in di una seconda ondata del virus, sia necessario intervenire immediatamente a livello UE per un coordinamento tra tutti gli Stati membri, al fine di evitare gravi interruzioni nella libertà di circolazione e per salvaguardare il principio di proporzionalità.

Come influisce sul rapporto fra i due paesi la posizione scettica dell'Austria sul contribuire a un Recovery Fund europeo ?

Più che influire sui rapporti tra i nostri Paesi, credo che un atteggiamento di chiusura possa mettere a rischio il raggiungimento dei nostri interessi comuni, a partire dal buon funzionamento del mercato interno, di cui siamo tutti beneficiari netti. Di fronte a una crisi che non ha precedenti nella storia europea e mondiale, occorre non solo ricostruire il mercato interno e tamponare i settori più colpiti, ma anche rafforzare le fondamenta della nostra economia per garantirne maggiore sostenibilità e resilienza.

Cosa significherebbe un rinvio di una decisione sul Recovery Fund oltre a luglio? 

Mai come ora il tempismo è fondamentale per garantire l’efficacia degli interventi. E non mi riferisco soltanto agli aspetti economici, ma anche a quelli legati alla responsabilità politica che in questo momento investe tutti i Leader europei. Mai come in questo momento i cittadini europei si aspettano una risposta rapida dell'Unione europea. In una situazione come quella che stiamo vivendo non dare risposte tempestive equivale a non darle affatto. Se il Consiglio europeo saprà mandare un segnale univoco di responsabilità, allora le aspettative dei cittadini europei saranno soddisfatte e si tramuteranno in un più forte senso di appartenenza. 

Perche' il governo esita a richiedere i fondi MES, come peraltro invocano i vostri alleati di governo della sinistra? Questi fondi sono a disposizione, e Berlino ne è già irritata. 

Guardi, non c’è alcuna battaglia ideologica, a differenza di come la questione viene spesso presentata. C’è un negoziato aperto a livello internazionale, che sta portando avanti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e noi abbiamo fiducia nelle sue parole. 

L´Italia rimane in fondo alla classifica per la spesa dei fondi strutturali- quali garanzie può dare l´Italia ora che possibili fondi del Recovery Fund vengano spesi meglio?

L’Italia, per la sua struttura amministrativa e per i controlli interni molto stringenti di cui si è dotata, ha i suoi tempi nell’utilizzo dei fondi strutturali, ma è sempre rimasta nelle tempistiche stabilite di volta in volta dai bilanci UE. I dati dimostrano che la quota nazionale di disimpegni (ossia di risorse che non si riesce ad impiegare nei tempi previsti) è inferiore alla media europea. Posso rassicurarla sul buon utilizzo delle risorse comuni da parte dell’Italia, tanto più in un momento in cui abbiamo tutti bisogno di avviare rapidamente i programmi di ricostruzione. I fondamentali della nostra economia sono solidi e mostrano grandi possibilità di ripresa. Il nostro Paese resta il secondo produttore industriale dell'Unione, la terza economia europea ed un esportatore netto. 

E quali risposte può dare l´Italia a preoccupazioni, che possibili aiuti finanziari possano frenare la dinamica verso riforme strutturali e sforzi per diminuire il debito (che salirà oltre il 160% del PIL )?

L'Italia è stata profondamente ferita da questa pandemia. Ma la forza encomiabile degli italiani nell'affrontare quest'emergenza ha segnato un punto di svolta nella progettazione del tipo di Paese e di Europa che vogliamo per il futuro.

Per sciogliere i nodi che hanno finora frenato la nostra crescita e per "progettare il rilancio" il Governo ha avviato un'ampia consultazione nazionale da cui è emerso un piano che si svilupperà sulle tre direttrici del rilancio della competitività; della transizione ecologica; e dell'inclusione sociale, territoriale e di genere.

Non vi è alcuna contraddizione tra l'utilizzo di finanziamenti UE e i nostri obiettivi di rilancio dell'economia. 

Quali riforme si stanno pianificando concretamente? si sta discutendo dell'abbassamento dell'IVA, giusto? 

Il Governo sta lavorando a un piano di riforme ambiziose e sostenibili. lo presenteremo presto ai partner europei.  

Per l´Italia sarebbe accettabile un compromesso sul Recovery Fund, in cui riforme interne vengano correlate ad aiuti?

La proposta della Commissione europea poggia sul principio del forte senso di "ownership" dei piani nazionali ideati dagli Stati membri. Ciò significa anche che gli aiuti sono naturalmente collegati agli investimenti e alle riforme delineati nei percorsi nazionali nel quadro del Semestre europeo, che fornisce una cornice già consolidata. Questo collegamento è non solo necessario ma anche desiderabile e perfettamente in linea con le priorità del Governo.

Anche sul tema migrazioni ci sono sempre attriti con l'Austria, soprattutto sulla relocation dei migranti. Cosa si aspetta l'Italia? 

La questione migratoria rimane tra i settori in cui è necessario un salto di qualità per produrre una politica davvero comune a livello UE. Il superamento del sistema di Dublino è una delle priorità italiane di cui auspichiamo che verrà tenuto debito conto nella proposta del Nuovo Patto sul diritto di Asilo che la Commissione Europea presenterà nei prossimi mesi.

L’Italia ritiene che il Nuovo Patto debba basarsi sul principio di solidarietà’ e responsabilità condivisa, così come stabilito dall’art. 80 del Trattato di Lisbona. Non può quindi esserci responsabilità dei Paesi di primo ingresso, come l’Italia, se prima non c’è solidarietà da parte di tutti gli Stati Membri. 

Lei é stato in Libia, ha incontrato il Presidente Serraj: Quale ruolo futuro vede per italia e europa nella guerra civile, sempre più terreno di gioco delle rivalità tra potenze internazionali?

La Libia si trova ora ad un crocevia tra la prosecuzione di una guerra fratricida o il riavvio di un percorso di dialogo inclusivo verso una stabilizzazione duratura e sostenibile. L’Italia e l’Unione Europea devono adoperarsi in ogni modo per mettere fine al conflitto e favorire la stabilizzazione del Paese.

In Libia, tra i Libici, c’è molto "desiderio" di Europa, c’è la speranza di ravviare una cooperazione di ampio respiro e mutualmente benefica. Questo è quanto ho potuto constatare nella mia più recente visita a Tripoli. Si tratta di un'importante apertura di credito nei confronti dell'Europa, che faremo bene ora a cogliere.

L'Europa deve agire in maniera adeguata alle proprie responsabilità, in primo luogo per riportare pace e sicurezza in Libia. Questo significa investire ogni possibile risorsa sul dialogo politico - solo strumento per raggiungere una soluzione negoziata e durevole alla crisi libica - e avere la forza di opporsi alla politica della violenza, che rischia di portare il conflitto libico fuori controllo. L'Unione Europea ha già dato segnali importanti in questa direzione - anche con l'Operazione IRINI, che sono convinto potrà contribuire in maniera significativa agli sforzi per la pacificazione del Paese - ma è opportuno continuare a lavorare per rafforzare la presenza europea in Libia.

Chi esattamente sono i cinque stelle? Dove si collocano politicamente? Sono a favore o contro l'UE?

Il M5S è una forza politica nuova e in continua evoluzione. In passato ci hanno tacciato di essere anti-europei, ma non è così. Crediamo fortemente nell’Ue e lo stiamo dimostrando anche al governo, dove rappresentiamo l’ago della bilancia per la stabilità del Paese.


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