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Africa Sub Sahariana

 

Africa Sub Sahariana

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Contesto

 

L’Africa Sub-sahariana presenta, accanto a persistenti aree di crisi, sempre maggiori opportunità di crescita, grazie alle rilevanti potenzialità economiche di cui dispone, in termini di risorse naturali (circa il 30% delle riserve mondiali di minerali e il 10% delle riserve mondiali di petrolio), a una giovane età media della popolazione e a tassi di incremento del PIL superiori al 5% medio annuo. Tuttavia, le potenzialità economiche del Continente non sono ancora state pienamente messe a frutto ed è auspicabile una sempre maggiore integrazione dell’Africa nei circuiti dell’economia mondiale, nel rispetto delle esigenze e dei piani di sviluppo relativi ad ogni contesto locale.

La risorsa principale di cui l’Africa oggi dispone sono i giovani. Su un totale di una popolazione di circa 1,25 miliardi di persone, 250 milioni hanno fra i 15 e i 29 anni e di questi 10 - 12 milioni si affacciano ogni anno al mondo del lavoro. Il tasso di crescita di questa fascia d’età è inoltre altissimo ed è previsto che essa raddoppi nei prossimi trent’anni. Si tratta di una popolazione che ovviamente aspira a livelli di vita superiori, per la quale a un generale innalzamento del tasso di istruzione non corrispondono ancora in molti casi adeguate prospettive di impiego. Anzi, la disoccupazione giovanile in Africa si pone come uno dei grandi problemi del Continente. Anche in seno all’Unione Africana, organizzazione panafricana che raggruppa 55 membri, gli Stati del Continente stanno mettendo in campo sforzi concertati per far fronte a questa  e ad altre sfide di assoluta rilevanza nel prossimo futuro.

 Dal punto di vista politico, di fronte ad alcune situazioni “virtuose” di Governi basati su principi democratici e su libere elezioni, continuano ad esistere ampie zone di crisi, prima di tutto quella saheliana, ma anche in Somalia, Sud Sudan, RCA e altrove. Si tratta di sfide poste dalla presenza di  conflitti armati (spesso inaspriti anche da componenti etnico-religiose) e di minacce poste da attori non statali, attraverso, in primis, i traffici illeciti, l’estremismo violento e il terrorismo, in uno scenario segnato da condizioni economiche complesse sulle quali incidono, anche in termini umanitari, gli effetti dei cambiamenti climatici.

Relazioni politiche ed economiche bilaterali

 L’Italia ha molto intensificato nel corso degli ultimi anni le proprie relazioni con l’Africa Sub-sahariana, offrendo il suo contributo per il consolidamento di condizioni di stabilità sul Continente, sostegno ai regimi democratici ed allo Stato di diritto, oltre che allo sviluppo economico e sociale dei vari Paesi.  E’ questo anche il presupposto per creare occupazione per i più giovani e quindi ridurre le pressioni migratorie, da un lato, e la vulnerabilità rispetto a fenomeni quali la criminalità e il terrorismo dall’altro. 

Gli incontri politici si sono sempre più intensificati, anche al più alto livello istituzionale, con diverse visite compiute dal Presidente della Repubblica, dai Capi di Governo e dai Ministri degli Esteri italiani in Africa negli ultimi anni, oltre alle numerosissime visite di Capi di Stato, di Governo e di altri Ministri africani nel nostro Paese. Testimonianza di questa rinnovata attenzione dell’Italia verso l’Africa è data anche dall’incontro organizzato a margine del Vertice di Taormina del maggio 2017 fra i leader del G7 ed alcuni Capi di Stato africani rappresentativi del Continente, nel quadro della presidenza italiana del G7, mentre nel 2016 si è svolta la prima Conferenza Italia-Africa, con la partecipazione di circa 40 Ministri degli Esteri africani.  

Il nostro Paese cerca di incoraggiare soluzioni pacifiche  nelle situazioni di crisi più preoccupanti in Africa. In diversi casi, abbiamo favorito attivamente alcune mediazioni, come nel caso della Repubblica Centrafricana, dove con una propria iniziativa la Comunità di Sant’Egidio ha assistito le parti in conflitto nel raggiungimento di un’intesa, sottoscritta a Roma nel giugno 2017, che rappresenta una tappa del processo di pace nel Paese.      

In tutti i diversi contesti, agiamo in raccordo con i partner europei e con le organizzazioni regionali e sub regionali africane, consapevoli di come spetti agli stessi africani la principale responsabilità nella gestione delle crisi. Riteniamo quindi che un ruolo fondamentale in tali scenari debba essere svolto dall’Unione Africana e dal suo Dipartimento Pace e Sicurezza e sosteniamo, anche finanziariamente, i processi di integrazione regionale in corso attraverso organizzazioni quali l’IGAD,  che raggruppa i Paesi del Corno d’Africa e l’ECOWAS, l’organizzazione degli Stati dell’Africa Occidentale, mentre  collaboriamo intensamente con il G5 Sahel e con i suoi Stati membri (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad).

Di  particolare rilievo anche le attività di formazione svolte dal nostro Paese a beneficio dei Paesi africani per il consolidamento delle condizioni di pace e sicurezza attraverso la partecipazione italiana alle diverse missioni di Politica di sicurezza e di difesa comune europee o i corsi organizzati in Italia dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza a beneficio di ufficiali e agenti di numerosi Stati del Continente africano.

Sul piano economico e sociale, l’Italia favorisce lo sviluppo anche attraverso il contributo del nostro sistema imprenditoriale, incoraggiando la crescita dell’interesse verso l’Africa da parte delle aziende italiane, particolarmente in settori quali l’agroindustria, l’energia e il tessile. La nostra Cooperazione allo Sviluppo,  che ha destinato al Continente 180 milioni di Euro nel 2017 e annovera 9 Paesi africani fra le proprie priorità,  si impegna a coniugare sviluppo, progresso e  iniziative sempre più centrate sulla creazione di lavoro e di opportunità di impiego. L’impegno italiano si realizza altresì attraverso il Fondo Africa, con il quale nel 2017 l’Italia ha impegnato risorse per 152 milioni di euro a favore dei Paesi di origine e transito dei flussi migratori. Siamo fra i primi contributori al Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare”, istituito a La Valletta nel novembre 2015 nell’ambito del “Quadro europeo di cooperazione con i Paesi terzi”, largamente ispirato al Migration Compact proposto dall’Italia alle istituzioni europee ad aprile 2016. Abbiamo sostenuto inoltre il varo del Piano Europeo degli Investimenti Esterni (EEIP), attraverso cui si intendono mobilitare, di qui al 2020, 44 miliardi di investimenti essenzialmente privati verso diverse aree e settori dell’economia africana, facendo leva sul Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile istituito a settembre 2017 e su un apposito Fondo di garanzia. 

 


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