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Governo Italiano

Discorso conclusivo del Signor Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

 

Discorso conclusivo del Signor Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
La mia presenza e queste mie brevi parole di saluto vogliono testimoniare l'ampia condivisione, da parte delle forze politiche, sociali e culturali italiane, di una scelta di forte attenzione ed impegno nei rapporti con i paesi dell'Asia e del Pacifico. Ai molteplici aspetti di tale scelta, agli sviluppi nuovi che essa ha conosciuto di recente e alle grandi potenzialità che essa presenta, sono state dedicate qui l'analisi esaustiva del Ministro degli Affari Esteri e le puntuali considerazioni dei Presidenti delle Commissioni Affari Esteri dei due rami del Parlamento, cui ha corrisposto in piena sintonia l'intervento del Decano degli Ambasciatori della Regione.
Desidero perciò solo sottolineare il significato e la portata dell'orientamento che le rappresentanze delle principali istituzioni della Repubblica italiana esprimono in questa speciale Giornata saggiamente istituita lo scorso anno.
Fin dagli anni immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale, l'Italia, riprendendo il suo posto tra le grandi democrazie dello scorso secolo, assunse come àncore e punti di riferimento fondamentali della sua collocazione internazionale l'alleanza con gli Stati Uniti d'America e l'adesione al processo di integrazione europea. Ma ciò non significò mai rinchiudersi in un esclusivo orizzonte euro-atlantico. E tanto meno può significarlo ora, dinanzi ai radicali mutamenti che si sono prodotti e si stanno producendo nello scenario mondiale.
Dirò di più: se oggi noi segniamo con forza una visione e un'iniziativa nazionale italiana nei rapporti con le realtà nuove dell'Asia e del Pacifico, sentiamo di dover attivamente contribuire a un'effettiva apertura e a un conseguente impegno, in quella direzione, dell'Europa nel suo insieme, di quell'Unione Europea che anche col nostro convinto apporto dovrà giungere al più presto a parlare con una sola voce e ad esercitare un ruolo di attore globale nel mondo complesso e dinamico di cui siamo tutti chiamati a definire i nuovi equilibri.
A un tale spostamento di accento l'Italia e l'Europa sono indotte, s'intende, dai fatti straordinari, che nessuno può ignorare o trascurare, della crescita impetuosa delle economie e delle società dell'Asia e del Pacifico. Ne scaturiscono sfide a cui noi italiani ed europei non possiamo sottrarci: esse mettono a non facile prova gli assetti produttivi e i livelli di benessere cui siamo pervenuti nel passato, ma nello stesso tempo racchiudono in sé le più ricche e inedite prospettive. Ma se naturalmente prevalgono in questo momento nella nostra considerazione, nei loro aspetti preoccupanti e nella loro forza di attrazione, i fatti della competizione economica, commerciale, scientifica e tecnologica, si sbaglierebbe a non dare il giusto peso all'esigenza di un pieno riconoscimento dei paesi della fondamentale Regione, cui questa mattina ci rivolgiamo, come protagonisti della politica internazionale, come attori di prima grandezza delle relazioni internazionali. Dev'esserci chiaro quale decisivo apporto da essi possa venire al consolidamento della pace, al rafforzamento delle istituzioni multilaterali, al superamento di gravi minacce globali e di acute situazioni di crisi, all'impegno volto a scongiurare nuove corse agli armamenti e a quelli nucleari in special modo, alla salvaguardia dell'ambiente e delle condizioni di uno sviluppo sostenibile.
A tale richiamo, vorrei affiancare quello dell'importanza del reciproco riconoscimento e del fecondo scambio tra le nostre culture, non trascurandone la rilevante dimensione religiosa. Sappiamo di poter immettere in un tale dialogo e processo di scambio, un assai ricco patrimonio come italiani ed europei: un patrimonio antico e recente di civiltà, più forte delle degenerazioni e delle cadute che pure abbiamo conosciuto, un insieme di acquisizioni e di valori che qualche anno fa, nel delineare una possibile Costituzione per l'Europa, abbiamo riassunto nei termini dell'imperio del diritto, del rispetto del pluralismo, del riconoscimento dei diritti individuali e collettivi, della fedeltà ai principi di libertà e di democrazia, dell'economia sociale di mercato. Ma se alla riaffermazione di tali valori non rinunciamo, dobbiamo tuttavia disporci al confronto senza vecchie presunzioni e senza devianti e paralizzanti timori. Senza presumere, cioè, di essere portatori, come occidentali, di una civiltà superiore, e aprendoci invece a un ben maggiore sforzo di conoscenza di altre civiltà la cui ricchezza siamo indotti a comprendere anche dalla recente significativa letteratura sui valori asiatici. E senza cedere ad atteggiamenti difensivi, non solo ad anacronistiche tentazioni protezionistiche in campo economico, ma nemmeno a guardinghe chiusure in campo culturale.
Ci sono d'altronde segni significativi di attenzione e di apertura dell'altra parte, da parte dei paesi dell'Asia e del Pacifico : come ci dicono le collaborazioni avviatesi, vorrei citare questo esempio particolare, per attività di restauro e museali, con apporto italiano, in Iran, in India, in Cina.
Questo complessivo indirizzo di attenzione, vicinanza e cooperazione con i paesi dell'Asia e del Pacifico - dai maggiori e più noti a tutti gli altri, come ha auspicato l'Ambasciatore Decano - rappresenta non solo l'impegno di un governo, ma l'impegno permanente e di lungo periodo cui è chiamata l'Italia nel suo complesso. Non possono esservi a questo proposito contrapposizioni di parte: come nel corso dei passati decenni si è affermata via via la continuità dell'interesse generale del paese nei principali orientamenti della politica estera italiana, così confido che possa nel prossimo futuro riconoscersi egualmente l'interesse generale rappresentato da una nuova linea e prospettiva di sviluppo delle nostre relazioni con la decisiva regione dell'Asia e del Pacifico.

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