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Governo Italiano

L’impegno della direzione generale per l’Asia e l’Oceania a sostegno della politica italiana verso l’oriente

 

L’impegno della direzione generale per l’Asia e l’Oceania a sostegno della politica italiana verso l’oriente

Programma

 

Saluto alle Autorità del Direttore Generale della DGAO, Claudio Pacifico

È per me un grande onore aprire i lavori della Seconda Giornata dell’Asia e del Pacifico. L’iniziativa è stata realizzata, per la prima volta, lo scorso anno, con la preziosa collaborazione dell’ISIAO, per celebrare, simbolicamente e in forma solenne, sia gli antichi rapporti, sia i moderni e sempre più stretti legami tra l’Italia e i due Continenti.
Oggi è per noi motivo di grande orgoglio e soddisfazione constatare che, già nella sua Seconda edizione, la Giornata dell’Asia e del Pacifico trova il suo più alto imprimatur nella partecipazione del Signor Presidente della Repubblica, del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, dei Presidenti delle Commissioni Esteri del Parlamento, e delle altre illustri Autorità che sono intervenute. 
Ad essi, tutti, ritengo doveroso esprimere il più vivo e sentito ringraziamento. La loro partecipazione costituisce un ulteriore testimonianza della speciale priorità che, oggi più che mai, la più alta dirigenza politica italiana annette al rapporto con l’ Oriente.
Desidero altresì esprimere un caloroso ringraziamento ai tanti, tantissimi Ambasciatori che hanno voluto onorare la nostra manifestazione, con, se permettete, una menzione particolare per gli Ambasciatori dell’Asia e Oceania, con i quali in questi anni abbiamo intensamente lavorato e che hanno dato uno speciale contributo sia alla realizzazione dell’odierna iniziativa, sia alla costruzione di un rapporto sempre più intenso e proficuo con i loro Paesi.
Nel dare a voi tutti, illustri ospiti, il più caloroso benvenuto, invito l’On. Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Massimo D’Alema a prendere la parola e ad inaugurare ufficialmente i lavori della Giornata con il suo discorso di apertura.
Ancora, grazie.

 

Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, On. Massimo D’Alema

Signor Presidente della Repubblica, Signori Presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Signori Ambasciatori, gentili ospiti
Desidero innanzitutto darvi un cordiale benvenuto alla Giornata dell'Asia e del Pacifico, giunta quest'anno alla sua seconda edizione (la prima, come sapete, si è tenuta nel mese di novembre di un anno fa). L'iniziativa ha come finalità quella di evidenziare in maniera tangibile l'importanza che riveste per l'Italia l'intensificazione delle relazioni con Paesi di una regione distante da un punto di vista geografico, sicuramente vicina dal punto di vista degli interessi e degli obiettivi di politica estera.
A questo riguardo merita di essere sottolineata la presenza quest'oggi della massima Autorità istituzionale italiana. Sono particolarmente lieto di salutare il Signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ritenuto di accogliere il nostro invito. La sua presenza ed il suo interesse per quest'iniziativa è la migliore testimonianza dell'importanza e dell'interesse prioritari che l'Italia annette al rafforzamento delle relazioni con gli Stati ed i popoli di questa parte del mondo.
L'Italia intende quindi essere più vicina all'Asia e al Pacifico a dispetto della distanza che ci separa. Avevo avuto modo di scambiare approfondite riflessioni al riguardo con i Capi Missione dell'Asia e del Pacifico proprio qui a Villa Madama qualche mese fa. Rimasi allora molto colpito dall'interesse che la discussione suscitò e dalla concretezza delle proposte che ne scaturirono. Le ho interpretate come ulteriore e senz'altro utile contributo e motivo di stimolo. Il nostro intendimento è legato innanzitutto all'evoluzione straordinaria prodottasi negli ultimi anni, nel campo delle tecnologie ma non solo, che evidenzia la progressiva perdita di significato tradizionale del fattore distanza. In un mondo sempre più interconnesso sfide e minacce hanno caratteristiche globali; ciò che accade in una parte del pianeta produce ripercussioni quasi immediate dalla parte opposta.
La dimostrazione forse più lampante e drammatica di questa interdipendenza è forse offerta dal legame tra lo stato di abbandono dell'Afghanistan del decennio scorso e l'attentato alle Torri gemelle di oltre cinque anni fa. Oggi una dimostrazione altrettanto evidente è data dalla sfida della ricostruzione afgana, ancora incompiuta malgrado il tempo trascorso e gli sforzi compiuti. Sono di ritorno da Riga, dal vertice dell'Alleanza Atlantica che si trova impegnata in prima linea proprio sul fronte afgano. Abbiamo ribadito l'importanza di portare a compimento con successo la ricostruzione dell'Afghanistan, obiettivo essenziale per l'Alleanza in quanto essenziale ai fini della stabilità e della sicurezza regionale e globale. Mi sembra opportuno ribadire che da parte italiana non solo intendiamo onorare sino in fondo gli impegni e le responsabilità che abbiamo assunto in seno all'Alleanza e verso il popolo e i rappresentanti del nuovo Afghanistan, ma ci proponiamo di adoperarci al meglio delle nostre possibilità, d'intesa con i nostri partners e naturalmente con le autorità afgane, per individuare nuove iniziative, non alternative ma complementari rispetto a quelle esistenti, in grado di assicurare il pieno successo della delicata missione afgana. Una missione che, come ripeto da tempo e come è stato ribadito l'altro ieri non solo da me a Riga - non è e non puo' essere considerata solo una missione militare, né solo una missione della Nato ma di tutta la comunità internazionale.
Ma la rinnovata, o dovrei dire piuttosto ritrovata, centralità del continente asiatico si coglie anche da altri indicatori, meno drammatici ma non meno sintomatici. Pensiamo ad esempio allo sviluppo portentoso di protagonisti regionali come India e Cina, trasformatisi nel volgere di pochi anni in veri e propri protagonisti globali, senza trascurare il ruolo di primo piano di altri attori di rilievo quali Giappone e Corea. Pensiamo alle ripercussioni sul piano politico, economico ed ambientale della straordinaria crescita di cui in questi anni l'intero continente è stato propulsore e beneficiario.
Mi riferisco a fenomeni ben noti, al punto da giustificare le predizioni entusiastiche di osservatori autorevoli che etichettano il secolo che si è appena iniziato come "secolo del Pacifico". Il terreno delle previsioni dell'avvenire è di per sé scivoloso, popolato di incertezze e di incognite. Restiamo al presente, e atteniamoci ai fatti: già questi indicano con chiarezza che negli anni appena trascorsi il motore principale della crescita globale si ritrova non in Europa o in America, come si era abituati a credere in precedenza, bensì in Asia. Secondo una recente rilevazione del Fondo Monetario Internazionale negli ultimi 5 anni il contributo delle economie dell'Asia Pacifico allo sviluppo del PIL mondiale è misurabile nell'ordine del 21%, a fronte del 19% americano. Una tendenza di equilibri globali che è presumibile sia destinata a rafforzarsi in avvenire, considerati i tassi di sviluppo correnti e quelli stimati per gli anni prossimi.
Una presa di coscienza di questa realtà da parte nostra è quindi, prima ancora che opportuna, doverosa. Anche questo è il senso della giornata di oggi. Il governo italiano, il governo al quale appartengo, è convinto che l'ascesa prepotente delle realtà, economiche ma anche politiche, del continente asiatico rappresenti per il nostro Paese una grande sfida ed al tempo stesso una grande opportunità. Una sfida che sarebbe miope illudersi di tenere lontana con esorcismi protezionistici di corto respiro. Una opportunità che va invece affrontata a viso aperto e con determinazione per potenziare, affinandola, la capacità di competere del nostro sistema produttivo.
Intendiamo quindi cogliere la sfida competitiva delle economie asiatiche come opportunità di rafforzamento della competitività delle aziende italiane e dell'intero sistema-Paese. Uno strumento per conseguire questo obiettivo è quello di proposte che abbiamo illustrato personalmente ai nostri interlocutori, il Presidente Prodi e io stesso, in occasione delle missioni in Cina delle settimane scorse. Mi riferisco alla possibilità che i Paesi asiatici e del Pacifico scelgano l'Italia quale porta di ingresso dei loro ingenti e crescenti flussi commerciali verso l' Europa. E' un'idea che tiene conto della posizione privilegiata del nostro Paese da un punto di vista geografico ma anche storico, in quanto si collega direttamente all' epoca dei primi contatti fra i due Continenti, quando Venezia, come del resto le altre Repubbliche marinare, costituiva un prezioso snodo di riferimento dei commerci tra l'Europa e l' Oriente.
L'Italia dispone in effetti di una risorsa preziosa - quella di rappresentare una piattaforma logistica al centro del Mediterraneo e dell'Europa - una risorsa che merita di essere valorizzata appieno, in vista di una espansione del flusso sia commerciale, che di investimenti diretti in entrambe le direzioni.
Sarebbe evidentemente riduttivo circoscrivere alla dimensione economico-commerciale il potenziale della nostra collaborazione. La crescita di rilievo dei Paesi dell'Asia-Pacifico si avverte sul piano politico non meno che su quello economico. Ne è testimonianza eloquente l'elezione a Segretario Generale delle Nazioni Unite di un esponente di spicco della diplomazia asiatica quale il Ministro degli Esteri coreano Ban Ki-moon.
È nostro intendimento rafforzare ed espandere il dialogo politico di pari passo con la collaborazione economica. Abbiamo iniziato a farlo intensificando i nostri contatti sin da questi primi mesi - ho già accennato alle visite in Cina effettuate da me e dal Presidente del Consiglio. Intendiamo adoperarci per renderli ancora più frequenti in futuro: il Presidente del Consiglio sarà in India in febbraio, in Giappone e Corea del Sud in aprile; in questi ultimi due Paesi mi recherò io stesso in gennaio. Il Sottosegretario agli Esteri delegato per l'Asia e il Pacifico, Senatore Vernetti, ha un'agenda fittissima di missioni già effettuate o da effettuare nei Paesi di sua competenza. Abbiamo inoltre avviato con diversi dei vostri Paesi una interessante collaborazione in materia di antiterrorismo, in virtù della quale proprio nel mese di novembre sono stati ospitati in Italia funzionari malesiani, filippini, cambogiani e singaporeani per corsi di formazione in materia di contraffazione e lotta al traffico di esseri umani. Stiamo anche promuovendo la realizzazione di eventi promozionali in grado di favorire la sempre più stretta conoscenza e collaborazione tra i nostri popoli. Si sta concludendo con successo l' Anno dell' Italia in Cina. Nei primi mesi del prossimo anno inizierà la "Primavera italiana in Giappone", e stiamo altresì lavorando ad iniziative analoghe in altri Paesi della regione.
Sono inoltre lieto di rilevare come la nostra crescita di attenzione sia ampiamente ricambiata. In questi mesi è stato intenso il flusso di visite ufficiali che dai Paesi asiatici e del Pacifico ha toccato l'Italia: il Ministro degli Esteri australiano Downer, il Primo Ministro neozelandese Helen Clark, il Senior Minister di Singapore Goh Chok Thong, il Primo Ministro di Timor Est Ramos Horta, il Ministro indiano del Commercio e dell'Industria, il Primo Ministro vietnamita Nguyen Tan Dung, che sarà a Roma poche settimane dopo avere ospitato il summit dell'APEC.
Naturalmente, al di là dei contatti bilaterali che vogliamo adoperarci a rendere ancora più frequenti ed intensi, la dimensione ideale per il rafforzamento del nostro partenariato politico è quella multilaterale. Il suo riferimento centrale è innanzitutto, per quanto riguarda specificamente l'Italia, l'Unione Europea e la consuetudine felicemente consolidata di incontri e consultazioni in ambito ASEM giunti ormai al loro decimo anno di vita. Seguiamo inoltre con interesse la crescente importanza e strutturazione di un esperimento regionale innovativo come l'ASEAN.
La dimensione multilaterale per antonomasia è anche e soprattutto quella delle Nazioni Unite che si apprestano a passare sotto la direzione di un Segretario Generale asiatico e dove l'Italia si appresta ad entrare nel Consiglio di Sicurezza, sostenuta da un consenso vastissimo, anche di molti Paesi dell'Asia Pacifico. Colgo volentieri quest'occasione per ringraziare i loro rappresentanti del sostegno offerto alla candidatura italiana.
La fiducia nel multilateralismo è un elemento politico che sicuramente ci accomuna. Il rafforzamento di istituzioni sovranazionali rappresentative della comunità internazionale nella sua interezza e capaci di governare la globalizzazione nella sua complessità è un obiettivo fondamentale della politica estera italiana. Crediamo nel multilateralismo non come fine in sé, ma come strumento per affrontare in maniera tempestiva ed efficace le grandi questioni globali, dalle sfide della sicurezza a quelle dello sviluppo economico, dalla salvaguardia dell'ambiente alla lotta contro le pandemie, dalle quali dipende il futuro del pianeta.
L'Italia si è trovata molto spesso al fianco di numerosi Paesi asiatici e del Pacifico nella sua campagna in favore di una riforma dell'ONU che ne accrescesse sia la democraticità che la capacità di funzionare e quindi la sua efficienza. Adesso che per i prossimi due anni l'Italia avrà il privilegio di sedere nel Consiglio di Sicurezza dell'Organizzazione, l'Italia e punta molto al rafforzamento della cooperazione con i vostri Paesi. Siamo convinti che i Paesi dell'Asia e del Pacifico possano portare un contributo prezioso al raggiungimento del multilateralismo efficace che è un traguardo fondamentale della nostra politica estera.
E del resto, senza voler entrare nello specifico delle questioni internazionali di maggiore attualità, proprio dall'Asia provengono due insegnamenti importanti, di cui la comunità internazionale dovrebbe far tesoro.
L'esperienza asiatica ci insegna che la globalizzazione può essere portatrice di opportunità che, se opportunamente sfruttate, possono tradursi in maggiore sviluppo economico, miglioramento in pochi anni delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone, mantenendo un quadro sociale relativamente equilibrato, ma al tempo stesso aperto ad istanze di progressivo rafforzamento dell'area delle libertà civili e della partecipazione democratica. Siamo lieti di rilevare che l'impetuosa crescita economica degli ultimi anni ha iniziato a rendere possibile in svariati Paesi dell'area un processo di riforme economico-sociali ad ampio raggio. Naturalmente auspichiamo che i processi in atto possano acquistare sempre maggiore vigore e ampiezza in avvenire.
Inoltre, l'Asia ci offre un modello esemplare di come possano incontrarsi e convivere armoniosamente, malgrado il contesto di incessanti cambiamenti cui sono sottoposte, grandi civiltà e religioni - come buddismo, confucianesimo, induismo, taoismo, islam e cristianità. Un esempio da cui la comunità internazionale, alle prese con il tentativo di trovare una risposta condivisa, efficace e sostenibile alla minaccia incombente di estremismi e terrorismi di varia natura, puo' trarre sicuro beneficio.

 

Presidente della Commissione Esteri del Senato,  Sen. Lamberto Dini

Signor Presidente della Repubblica, Signor Ministro degli Esteri, Signor Presidente della Commissione Esteri della Camera, Signori Ambasciatori, gentili ospiti.
Avendo partecipato alla precedente edizione della “Giornata” dedicata ai Continenti dell’Asia e dell’Oceania, desidero congratularmi per la conferma di questo importante appuntamento e soprattutto per la maggiore solennità che le viene conferita quest’anno dalla contemporanea presenza del Signor Presidente della Repubblica e dell’On. Ministro degli Esteri - oltre ai Presidenti delle due Commissioni Esteri del Parlamento italiano - che sottolinea la rilevanza che l'Italia annette alle relazioni con i Paesi asiatici e del Pacifico e con i loro cittadini.
Per le Commissioni Esteri del Parlamento italiano, nelle quali sono presenti autorevoli esponenti di tutti i più importanti schieramenti politici italiani, gli sviluppi in Asia e Oceania sono seguiti con particolare attenzione e questo dimostra che la spinta verso Oriente è largamente condivisa e sostenuta nel nostro Paese.
L’anno passato, in occasione della “Prima Giornata dell’Asia e del Pacifico”, alcuni relatori posero l’accento sulla  diplomazia parlamentare e sulla sua valenza di incontro ideale fra popoli, fra culture e fra dimensioni e tessuti sociali. Attraverso di essa, che si esplica anche con missioni nei vostri paesi e con l’ospitalità in Italia di vostre delegazioni parlamentari, l’Italia rafforza il messaggio che essa invia al fine di intensificare  il dialogo, la cooperazione e le sinergie con i Paesi della vostra area del mondo, che stanno emergendo come grandi protagonisti del XXI Secolo.
Lo scorso anno, in occasione di questo stesso incontro, concentrai l’attenzione sugli aspetti economici delle nostre relazioni e sul loro possibile sviluppo. In particolare ebbi modo di porre l’accento sulle piccole e medie imprese italiane, quali elementi caratteristici dello sviluppo industriale del nostro paese, e sul ruolo che esse possono avere in Asia e in Oceania, dove esiste già una vasta costellazione di piccole imprese, che potranno sempre più rapportarsi con le nostre. 
Lo stesso Presidente del Consiglio Romano Prodi nella sua recente visita in Cina ha sottolineato la presenza della piccola e media impresa italiana in alcune regioni cinesi, e sono stati sottoscritti specifici protocolli  con le  Autorità cinesi per intensificare sempre più le joint ventures e le partnerships italo-cinesi.
Di particolare rilievo è stata anche la più recente visita dell’On. Ministro degli Esteri Massimo D'Alema a Pechino in occasione della nuova sessione del Comitato Governativo Congiunto, nel quale lo sviluppo delle piccole e medie imprese è stato uno dei punti esaminati.
Abbiamo potuto riscontrare un vivo interesse anche da parte di altri Paesi del Continente asiatico per le piccole e medie imprese. Ricordo che questa tematica è stata approfondita durante le visite di  autorità vietnamite in Italia, come pure da parte della Commissione Mista Italia-India svoltasi proprio in novembre di quest'anno a Roma. Un memorandum sulle piccole e medie imprese è già operante tra Italia e Thailandia.
Auspico anche una più visibile presenza italiana in Asia e nel Pacifico anche nei settori del turismo, della tecnologia, della chimica, delle infrastrutture, settori nei quali l'esperienza italiana è riconosciuta internazionalmente.
L’Italia deve cercare di usare al meglio proprio quei fattori oggettivi di competitività, grazie ai quali può avere la meglio sulla concorrenza. Uno di questi è la sua posizione geografica al centro dell’Europa, al centro del Mediterraneo, al centro di una linea fondamentale di demarcazione fra Nord e Sud in questa parte del mondo, ed è una naturale porta dell’Asia e dell’Oceania in Europa;  può divenirne una vera e propria piattaforma logistica. Sia il Presidente Prodi sia il Ministro D’Alema hanno tra l'altro sottolineato la nostra aspirazione a fare dei porti italiani l'ingresso strategico dell’Asia in Europa.
In qualità di Presidente della Commissione Esteri del Senato e proprio perché il Parlamento è l’espressione più diretta della volontà popolare, la diplomazia parlamentare può anche  incrementare e arricchire il dialogo interculturale e interreligioso che riveste un'importanza fondamentale per gli equilibri mondiali dei prossimi decenni.
Europa e Asia sono due Continenti che hanno a lungo primeggiato nella scienza e  nella tecnica, che hanno dato al mondo alcuni dei più sublimi tesori dell'arte, dove sono nate grandi religioni.  Dai nostri Continenti sono partite le civiltà più antiche, le più ricche, le più avanzate durante gran parte della storia dell'umanità.
Proprio perché Italia e Asia sono accomunate dalla presenza di così tanti tesori artistici nei loro territori, penso dovremmo destinare maggiori risorse ed energie alla cooperazione nel settore del restauro e della tutela delle opere d’ arte, settore nel quale l'Italia ha indiscussa maestria.
Sulla base di queste premesse, i nostri delegati parlamentari potranno certamente accrescere gli incontri oltre a quelli preziosi nell’ ambito dell’ Unione Interparlamentare,  alla Presidenza della quale è stato eletto, grazie anche all'appoggio dei Vostri Paesi, l'On.le Pier Ferdinando Casini.
L’Asia e l’Oceania rientrano nelle grandi priorità della politica estera del Governo del nostro Paese. Spetterà quindi anche alle Commissioni Esteri affiancare la presenza  del Governo in Oriente con la finalità di creare le connessioni e le sinergie  più utili e benefiche per i nostri rispettivi Paesi.
Sarò grato alle Signorie Vostre, Capi Missione dei Paesi asiatici e del Pacifico se vorrete rappresentare ai vostri Governi e  ai vostri Parlamenti l’invito a intensificare i reciproci rapporti.
Vi ringrazio per l’attenzione e passo la parola al Presidente della Commissione Esteri della Camera, On. Ranieri.

 

Presidente della Commissione Esteri della Camera, On. Umberto Ranieri

L’ingresso dei paesi asiatici nel gruppo delle potenze economiche mondiali è uno dei principali fenomeni che hanno caratterizzato gli anni recenti. L’ascesa di Cina e India, in particolare, è emersa come il fatto realmente nuovo registratosi nello scenario internazionale, soprattutto ove si consideri che essa non si è risolta nella pur straordinaria crescita della produzione economica e industriale, ma è caratterizzata anche dalla contestuale crescita dei livelli di scolarizzazione, dal costante incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, nonché dai consistenti  progressi nel campo della tecnologie più avanzate.  
Si è assistito a quella che è stata definita la “frammentazione internazionale della produzione”, che ha ampiamente alterato gli equilibri su quali si era da molti anni orientato l’assetto  geo-economico del pianeta.   
E che non si tratti di un fenomeno temporaneo lo confermano la maggior parte degli osservatori, secondo i quali nell’arco di pochi anni questi paesi saranno definitivamente entrati nel ristretto gruppo delle potenze mondiali.
Credo sia utile ricordare, a  questo proposito, le considerazioni  contenute nel “X° Global Outlook” (rapporto elaborato dallo IAI e recentemente presentato al Ministero degli esteri), nel quale si sottolinea come i paesi asiatici siano ormai la sede di alcuni dei maggiori gruppi industriali e finanziari del mondo e costituiscano il centro di attrazione di insediamenti produttivi, di investimenti, di capitale umano, mentre l’asse del commercio mondiale tende sempre più a spostarsi verso oriente.
L’impatto di questi fenomeni sui sistemi economici mondiali ha determinato effetti significativi, imponendo ai paesi occidentali una sfida - sul piano della produzione e della competitività – alla quale essi non erano probabilmente pronti. L’Italia, in questo senso, non ha costituito un’eccezione, ed è forse, fra i principali Paesi europei, quello che sconta il maggiore ritardo. 
La presenza dell’industria italiana in Asia è ancora piuttosto esigua, si a in termini di investimenti che di insediamenti produttivi, mentre continua a crescere il flusso delle produzioni asiatiche verso il nostro paese, con importanti ricadute negative per le nostre imprese.   
Soltanto di recente si è cominciato a percepire la possibilità che questi fenomeni – lungi dal costituire solo un pesante ostacolo alla sviluppo delle nostra economia - possano invece tradursi in potenziali fattori di crescita.
La competitività dei paesi emergenti, se iscritta in un quadro di regole condivise, può stimolare la crescita e la capacità di innovazione della nostra industria e del sistema delle piccole e medie imprese, che, su questo terreno, sono senz’altro in grado di offrire risposte adeguate.
E’ tuttavia fondamentale il ruolo cui devono assolvere in questa fase la politica e le istituzioni. Non c’è dubbio che in questi anni il fenomeno della globalizzazione sia stato vissuto con diffidenza - se non a volte con ostilità - dalle classi politiche europee.
Vi erano (e vi sono) del resto buone ragioni per assumere atteggiamenti critici, ove si considerino alcuni aspetti deteriori che caratterizzano purtroppo la rapida crescita produttiva dei paesi asiatici, quali soprattutto la scarsa tutela dei diritti dei lavoratori e il perdurante e consistente ricorso a manodopera minorile.
Questi sono certamente punti sui quali è necessario confermare la nostra posizione critica, e attivare, nelle opportune sedi istituzionali, tutte le occasioni di confronto utili a promuovere in quei paesi un reale processo di crescita dei diritti dei singoli lavoratori.
Tali considerazioni non devono però, a mio avviso, impedirci di cogliere la straordinaria capacità di crescita di cui sono stati capaci questi Paesi,  ed il difficile percorso di innalzamento dei propri standard culturali e tecnologici che hanno intrapreso.                      
Occorre confrontarci anche su questo terreno, e sviluppare con decisione una pluralità di risposte, che non possono peraltro limitarsi al solo - e pur fondamentale – profilo economico e commerciale. 
Il confronto Europa/Italia-Asia passa infatti, inevitabilmente, anche sul versante della sicurezza internazionale.  
Il processo di integrazione di questi paesi in un sistema di principi condivisi da tutta la comunità internazionale appare in effetti obiettivo essenziale, almeno quanto lo sviluppo dei rapporti e degli interscambi economici e commerciali.
 Per questa ragione, mi sembrano importanti gli sforzi che il Governo italiano sta compiendo nella direzione di un crescente sostegno alla integrazione della Cina, nella convinzione che questo possa rappresentare un passaggio determinante per giungere ad una apertura di quel grande paese a i principi democratici ed al rispetto dei diritti umani.
La partecipazione di contingenti militari cinesi a molte missioni di pace dell’ONU, fra le quali quella recentemente inviata nel Libano (UNIFIL), testimonia in questo senso di una nuova consapevolezza circa i compiti  ed il ruolo che spettano oggi ad un grande paese, di fronte alle difficili emergenze internazionali.  
Si tratta di un segnale che non va sottovalutato, ma piuttosto deve indurre a rafforzare la strategia di integrazione, e nel contempo a proseguire l’iniziativa politico-diplomatica volta ad allargare l’area dei Paesi che condividono e perseguono obiettivi quali la stabilità e la sicurezza internazionale.
In tale contesto, sembra altrettanto necessario un maggiore coinvolgimento di questi paesi nella lotta al terrorismo internazionale, che vede oggi soprattutto impegnati l’Europa e gli Stati Uniti. Non vi sono plausibili ragioni di opportunità o di convenienza che possano in questa fase giustificare posizioni di sostanziale neutralità, di fronte alla sfida lanciata l’11 settembre di cinque anni fa. Una sfida che mette in gioco non solo la stabilità politica di alcuni Stati, ma coinvolge e pone in discussione la stessa possibilità di sopravvivenza della nostra società e quindi il nostro stesso futuro.
Il teatro principale di questo confronto è a sua volta collocato in Paesi asiatici (Iraq, Iran, Afghanistan), che pure sono da alcuni anni al centro dell’attenzione internazionale, per ragioni assai diverse - e ben più drammatiche - di quelle che hanno caratterizzato l’ascesa delle nuove potenze economiche di quel continente.         
Sappiamo che la lotta contro le centrali del terrorismo internazionale non potrà essere vinta in tempi brevi. Ma è altrettanto importante essere consapevoli di come l’unità di intenti e la condivisione degli obiettivi da parte del maggior numero di Paesi e dei loro Governi, e segnatamente di quelli che finora sono rimasti sostanzialmente fuori da questo conflitto, rappresenti un presupposto essenziale per confidare in un esito positivo.                    


Decano degli Ambasciatori asiatici, Ambasciatore delle Filippine, Philippe J. Lhuiller

Allow me to begin by thanking the Government of Italy for setting aside a special day for the Asia-Pacific Region. This is, for us, a gesture of profound significance because it indicates the high value that Italy places on its relationship with the governments and peoples of our part of the worid. This year's AsIa-PacIfic Day is even more special for us since no less than your president, His Excellency Giorgio Napolitano, has graced the occasion with his presence. On behalf of my fellow Ambassadors from the Asia-Pacific Region, let me express to His Excellency our heartfelt gratitude for his being here with us today.
At this juncture in human history, it wouid be unwise for any country to ignore the Asia-Pacific Region. For to ignore it is to ignore the epicenter of the world's ongoing economic reconfiguration. The Asia-Pacific Region is both a market for and a maker of much of the world's products. And what a sizable market and an attractive maker our region is!
Consider how large the region is as a market for the world's goods.
If we were to combine thè populations of the countries that comprise the Asia-Pacific Region, we woutd be looking at a figure in the neighborhood of 4 bllllon people. That is more than 60% of the world's total population. That is the size of the market which lies in thè Asia-Pacffic Region, and - by any standard- that is a very large market indeed!
But that is not all. The combined land area of Asia alone occupies 8.6% of the earth's total surface, and 29.4% of the world's total land area. That is, without a doubt, a sizable share of the world's entire area. And since land is a repository of natural resources, you can Just imagine how much natural treasures Asia has.   The Pacific Region, on the other hand, has some 25,000 Islands scattered over a vast area of water that holds incalculable marine treasures. And when I say "incalculable," I do not use the term as a mere hyperbole.
The Asia-Pacific Region, in short, is where any country wishing to find a market for its products should look.
Yet, the Asia-Pacific Region is not just a market. It is also a maker of much of the goods that the other countries of the world need. And because it does not have to spend much on labor, it is a


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