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Governo Italiano

Afghanistan

 

Afghanistan

L’Afghanistan oggi

La Comunità Internazionale, con la convinta partecipazione dell’Italia, ha contribuito a cambiare l’Afghanistan negli ultimi dieci anni: è stata approvata una Costituzione moderna; 7 milioni di bambini (di cui il 35% di sesso femminile) vanno a scuola, rispetto ai 900.000, solo maschi, negli anni del dominio talebano; l’istruzione universitaria femminile è passata dallo 0% del 2001 al 19,3% rispetto al totale degli studenti nel 2010; i servizi sanitari riescono ad essere erogati al 64% della popolazione (partendo dall’8%); la mortalità infantile si è ridotta del 20%; in Parlamento siedono 68 donne (su 249 deputati, più della media mondiale); il tasso di crescita economica si è attestato a circa il 10% annuo; le entrate fiscali sono aumentate del 400% rispetto al 2006, segnale di uno Stato che inizia a funzionare; 16.000 funzionari afgani sono stati formati; 6700 km di strade sono stati costruiti o ristrutturati; più dell’80% dei villaggi del Paese è stata beneficiaria di microprogetti decisi e realizzati dalle comunità locali; la capacità di generazione di elettricità è aumentata da 243 a 1028,5 megawatt.

Significativi anche i risultati dell’assistenza internazionale in materia di sicurezza: non solo le ANSF (forze di sicurezza afgane, esercito e polizia) sono aumentate di 100.000 unità negli ultimi 18 mesi (raggiungendo i 300.000 effettivi circa, cui se ne aggiungeranno altri 46.000 entro ottobre 2012), ma hanno conseguito livelli crescenti di preparazione operativa ed equipaggiamento.

Resta certo moltissimo da fare in un Paese che è tra i più poveri al mondo, con tragiche ineguaglianze sociali, violazioni dei diritti umani e istituzioni ancora fragili e inadeguate; il traffico degli oppiacei costituisce il 9% del PIL, e vale da solo 1,4 miliardi di dollari; permangono gravi insufficienze sotto il profilo sanitario; la corruzione registra tassi tra i più alti al mondo. Ciò conferma la necessità di proseguire con convinzione l’intervento internazionale di assistenza al Paese per giungere, in un futuro non troppo lontano, ad uno sviluppo sostenibile endogeno.


La Transizione del potere al Governo Afgano

Il processo di Transizione, che ha preso avvio nel luglio 2011 in alcune aree del paese, tra le quali Herat, rappresenta un percorso graduale di assunzione di responsabilità da parte afgana nel campo della sicurezza, che interesserà progressivamente tutto il Paese. Nel contempo, progressi sul piano istituzionale e dello sviluppo dovranno rendere tale percorso irreversibile. L’obiettivo è fissato: entro il 2014 le istituzioni afgane dovranno essere in grado di gestire autonomamente la sicurezza del Paese, mentre l’assistenza internazionale dovrà limitarsi a svolgere funzioni di sostegno, e non più di sostituzione.

L’Italia, che ha la responsabilità del comando ISAF della regione occidentale, continuerà ad impegnarsi affinché il processo di Transizione si estenda progressivamente a tutta la regione: con l’incremento degli addestratori; con nuove iniziative di sviluppo e di sostegno istituzionale da parte della Cooperazione italiana; dedicando attenzione alle tematiche trasversali quali la giustizia e i diritti umani; con il supporto al settore privato. Continueremo nel contempo a contribuire alla ricerca di una soluzione politico-diplomatica del conflitto afgano che includa tutte le componenti etniche e sociali del Paese e tutti i Paesi della regione.


La Seconda Conferenza di Bonn e il nostro accordo di partenariato

La Conferenza di Bonn sull'Afghanistan, tenutasi il 5 dicembre ad esattamente 10 anni da quella che delineò il nuovo assetto del paese dopo la fine del regime talebano, ha sancito il "reciproco credibile impegno" che da una parte Kabul e dall'altra la comunità internazionale assumono per il decennio successivo all’attuale fase di Transizione. È stata infatti ribadita la comune consapevolezza dell’importanza di restare impegnati in Afghanistan sul piano civile anche dopo il 2014, quando sarà stato ultimato l’impegno militare della coalizione internazionale. A fronte di tali promesse, tuttavia, ci si aspetta da parte delle autorità afgane un impegno che dovrà essere continuativo e concreto, sul piano delle riforme interne, della tutela dei diritti umani, dello sviluppo e del rafforzamento del buon governo. A dimostrazione della volontà di solidarietà concreta verso il Paese, numerosi partner hanno concluso con l’Afghanistan accordi bilaterali, in funzione di assicurazione e di assistenza al Paese; ciò a prova del fatto che la Comunità Internazionale non lascerà solo il popolo afgano dal 2014. Per l’Italia, il 26 gennaio 2012, il Presidente del Consiglio Mario Monti e il Presidente della Repubblica afgana Hamid Karzai hanno firmato un Accordo di Partenariato e Cooperazione di lungo periodo, in occasione della visita di quest’ultimo a Roma, prima tappa del suo tour europeo.


Riconciliazione, reintegrazione, cooperazione regionale

Il processo politico di riconciliazione con l’insorgenza talebana è l’unico strumento possibile per il raggiungimento di una vera pace sociale in Afghanistan. Ad oggi le prospettive si presentano ancora fluide, ma la Comunità Internazionale, d’intesa con il governo afgano, mantiene fermo il convincimento che tale processo debba avvenire alle condizioni della rottura dei legami con Al Qaeda e della rinuncia alla violenza, nel rispetto dei diritti umani e della Costituzione afgana; resta l’esigenza che la riconciliazione sia pienamente inclusiva di tutte le etnie e componenti sociali del Paese. Funzionale alla riconciliazione è il programma di reintegrazione, rivolto ai livelli medio-bassi dell’insorgenza, con cui l’Italia contribuisce con 4 milioni di euro.

Il tema della riconciliazione si ricollega anche a quello della cooperazione regionale, in quanto la stabilizzazione dell’Afghanistan non può prescindere dall’impegno dei Paesi della regione. È necessario perciò favorire paralleli progressi sul lato della cooperazione economica, dell’interconnessione infrastrutturale e dell’integrazione economica della regione.

Una tappa importante per il rilancio della dimensione regionale è stata la Conferenza di Istanbul su sicurezza e cooperazione “In the Heart of Asia”, svoltasi il 2 novembre 2011. Essa ha portato all’avvio del “Processo di Istanbul”, che incoraggia, tra gli stessi Paesi della regione, attività di cooperazione per la stabilizzazione dell’area, tra cui alcune misure di costruzione della fiducia, o la cooperazione per lo smantellamento dei “santuari” del terrorismo.

Sempre nel quadro della cooperazione regionale, l’Italia partecipa attivamente alle sessioni periodiche della RECCA (Regional Economic Cooperation Conference on Afghanistan): si tratta di una conferenza internazionale organizzata su base annuale dal governo afgano, in genere ospitata e co-gestita con un partner regionale; in essa sono discussi temi legati all’integrazione economica regionale, come le infrastrutture, le reti di trasporto e il commercio. Con la RECCA di Dushanbe, in Tajikistan, il 26-27 marzo 2012, l’evento è ormai giunto alla sua 5° edizione.


L’impegno civile italiano: cooperazione allo sviluppo

Per la sostenibilità del processo di pace in Afghanistan, occorre guardare al medio - lungo periodo ed alle modalità per innescare una crescita endogena e sostenibile del Paese, rendendolo sempre meno dipendente  dalle risorse finanziarie internazionali. In questa direzione stiamo concentrando la nostra azione civile sul consolidamento dei rapporti economici e commerciali, nonché sul finanziamento (tramite crediti d’aiuto, a tassi altamente concessionali, per 150 milioni di euro) di grandi progetti infrastrutturali per lo sviluppo dell’economia della provincia di Herat e della regione occidentale.

L’impegno italiano per lo sviluppo dell’Afghanistan è stato finora dell’ordine dei 50 milioni di Euro l’anno. Dalla fine del 2001 ad oggi sono state approvate iniziative per 545 milioni di Euro, ed erogati finanziamenti per 456 milioni (di cui oltre 80 in iniziative di emergenza). I settori privilegiati sono il buon governo (a livello nazionale e locale), lo sviluppo rurale, il sostegno alle fasce vulnerabili (ad esempio, i programmi sanitari per gli Ospedali Regionale e Pediatrico), le infrastrutture stradali (con focus sulla regione occidentale). L’Italia ha aderito da subito alla strategia nazionale di sviluppo afgana, canalizzando una parte significativa dei finanziamenti per i programmi di sviluppo nazionali attraverso il bilancio afgano, come raccomandato nel corso della Conferenza di Kabul del 2010. Tra i principali progetti realizzati, si possono citare quelli, gestiti dai Ministeri afgani, della Sanità Pubblica (4 milioni di Euro), dello Sviluppo Rurale e dell’Agricoltura (6,2 milioni di Euro), dei Lavori Pubblici (strade rurali per 14 milioni di Euro).

Con la Transizione, l’impegno italiano si concentrerà ulteriormente sulla Provincia di Herat, dove sono in corso iniziative per circa 80 milioni di Euro. La programmazione 2011 prevede nuove iniziative nella Provincia, sulla base degli stanziamenti del decreto missioni. È previsto un pacchetto di programmi di governance e Rule of Law (incluso il sostegno alla Procura di Herat) per sostenere figure professionali di supporto al Governatorato e ai dipartimenti provinciali dei Ministeri. L’Italia ha concesso al Governo afgano un credito di aiuto (120-150 milioni di euro), ad elevatissimo tasso di concessionalità, per sostenere investimenti infrastrutturali quali l’ammodernamento dell’aeroporto di Herat e la strada tra Herat e Chest-i-Sharif.


Rapporti bilaterali e visite

L’avvio di relazioni diplomatiche tra l’Italia e Afghanistan risale al 1921. L’Italia ha offerto ospitalità all’ex re, Zaher Shah, vissuto a lungo in esilio a Roma, e ancor prima al Re Amanullah. L’Italia, tra i principali donatori dell’Afghanistan, già lead nation e poi key partner nel settore della giustizia, si è adoperata per la riforma delle istituzioni giuridiche e della legislazione, per la formazione di operatori istituzionali, per la divulgazione, nelle province e distretti dei principi della giustizia formale e dei diritti dell’uomo, oltre che per l’assistenza al Parlamento nella sua prima legislatura. La Conferenza di Roma del luglio 2007 ha indubbiamente rappresentato un punto di svolta per la riforma del settore, con la decisione di finalizzare un Programma Nazionale a guida afgana (National Justice Programme), presentato all’inizio del 2008, e inglobato nell’Afghan National Development Strategy (ANDS), finanziabile tramite l’Afghanistan Reconstruction Trust Fund. Oggi siamo presenti in Afghanistan con la nostra attività politico-diplomatica, con l’impiego delle nostre forze militari e con l’attività di cooperazione per la ricostruzione materiale e istituzionale del Paese.

Sul piano diplomatico, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2012 si è poi registrato un intenso scambio di visite fra i due paesi. Nell’ottobre 2010, il Ministro degli Esteri Rassoul ha incontrato a Roma l’allora Ministro degli Esteri Franco ed in occasione della visita è stato firmato un accordo di cooperazione allo sviluppo; il 2 giugno 2011 il Presidente dell’Afghanistan Karzai, accompagnato dal Ministro Rassoul, si è recato in visita a Roma, dove ha incontrato l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ed in tale occasione sono stati firmati un memorandum di cooperazione politica ed un accordo di cooperazione per la lotta al traffico internazionale di stupefacenti. Infine, il Presidente Karzai ha visitato nuovamente l’Italia il 25-26 gennaio 2012, sottoscrivendo con il Presidente del Consiglio Mario Monti l’Accordo di Partenariato e Cooperazione di lungo periodo. Anche il Governatore della Provincia di Herat, Daud Saba, ha visitato due volte Roma: nell’aprile 2011 e nel gennaio 2012.

Nel 2011 l’allora Ministro dello Sviluppo Economico On. Paolo Romani ha compiuto numerose visite a Kabul ed Herat, che hanno posto le basi per un salto di qualità nella collaborazione economica fra i due Paesi. Tra i risultati conseguiti, la firma di un memorandum di cooperazione economica e il completamento di uno studio di fattibilità per l’ammodernamento dell’aeroporto di Herat. Da ultimo, è stata effettuata una missione di imprenditori nella provincia di Herat, rappresentativa di vari settori: marmo e minerali, agroalimentare, tessile, universitario e associazioni di categoria.


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