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Bangladesh

 

Bangladesh

Con le elezioni del 29 dicembre 2008, il Bangladesh ha compiuto un importante passo sulla via della democrazia, ponendo termine ad una crisi istituzionale durata due anni, durante i quali è rimasto in vigore lo stato di emergenza ed ha operato un governo di transizione sostenuto dai militari. Svoltesi in un clima giudicato pacifico e sostanzialmente regolare anche dai numerosi osservatori internazionali e con un’ampia partecipazione, le elezioni hanno decretato la schiacciante vittoria dello schieramento facente capo all’Awami League di Sheikh Hasina, a discapito della più diretta concorrente e rivale Khaleda Zia, leader del più nazionalista e conservatore Bangladesh National Party. In parallelo al BNP hanno perso gli islamisti della Jamaat, ridotta ad una presenza ai minimi termini, a riprova del prevalere dello spirito moderato dell’Islam in Bangladesh.

La Hasina ha catturato l’attenzione degli elettori con un messaggio che ha fatto leva sulla aspirazione al cambiamento soprattutto di giovani e donne (quest’ultime in maggioranza tra i votanti) in direzione del consolidamento delle istituzioni democratiche ed in opposizione al fondamentalismo islamico ed alla corruzione. Dopo il giuramento (il 6 gennaio 2009) della Hasina quale capo del nuovo esecutivo, in febbraio Zillur Rahman, ex combattente della guerra di liberazione, personalità ai vertici del partito e da sempre vicino alla famiglia della Hasina, è stato nominato a Capo dello Stato. La forte maggioranza sulla quale può contare la nuova leader di governo fa ben sperare per una sana governabilità del Paese, seppure in presenza di non pochi ostacoli (persistente aumento dei prezzi, povertà diffusa, segnali di diffusione di correnti estremistiche in talune madrasse, alta corruzione, problemi legati ai cambiamenti climatici,ecc.). Permane inoltre tra i due principali partiti un clima di tensione caratterizzato dall’assenza di qualsiasi forma di collaborazione.

I rapporti tra l’Italia e il Bangladesh sono stati sempre amichevoli. Le relazioni politiche con Dhaka mirano all’obiettivo di aiutare lo sviluppo del Paese e facilitare il rafforzamento delle sue strutture democratiche, anche al fine di evitare pericolose derive fondamentaliste.
Nel 2008 l’interscambio ha toccato la cifra record di 600 milioni di euro, ma con un rallentamento del nostro export, calato del 10,8% rispetto al 2007. Le nostre importazioni sono invece salite dell’11,6%. L'Italia importa dal Bangladesh prevalentemente prodotti del settore tessile ed in cuoio, voci che coprono più del 90% dell'import complessivo. Oltre il 65% dell'export italiano verso il Bangladesh è invece costituito da macchine ed apparecchi industriali. Gli investimenti italiani in Bangladesh si concentrano prevalentemente nel settore tessile, dolciario, calzaturiero. Il mercato locale offrirebbe invece alle imprese italiane buone opportunità di inserimento soprattutto nel settore energetico, delle infrastrutture, delle telecomunicazioni, così come nel settore agro-industriale (conservazione e lavorazione della frutta e degli alimenti) e manifatturiero. L’Italia ospita la seconda maggior comunità di bangladeshi in Europa, dopo il Regno Unito. Difficile è la sua quantificazione, ma si ritiene che essa si aggiri sulle 100 mila persone e che sia in crescita.

A partire dal 1997, la Cooperazione italiana ha attivato crediti di aiuto in due settori di importanza vitale: quello energetico (riabilitazione della centrale di Karnafuli, 14,4 milioni di euro) e quello del trattamento delle acque (approvvigionamento idrico della città di Chittagong, 13 milioni di euro). Sul fronte multi-bilaterale va segnalata l’iniziativa “Bangladesh Leather Service Centre” realizzata dall’UNCTAD di Ginevra (inaugurato nel marzo del 2005) grazie ad un contributo italiano di 1,5 milioni di dollari. Nel 2008 sono stati devoluti al PAM 500.000 euro a favore dei gruppi più vulnerabili (donne) e 100.000 euro all’UNHCR a favore dei rifugiati Rohingya ospiti dei campi delle NU. A seguito del ciclone che ha devastato il Bangladesh nel novembre 2007, l’Italia si è prontamente attivata offrendo un contributo di circa 1,5 milioni di euro fra voli umanitari con materiali di prima necessità, contributi alla Croce Rossa Internazionale e al Programma Alimentare Mondiale. Sono state inoltre accelerate le procedure per l’invio di aiuti alimentari (grano), precedentemente programmati, per un valore di 2 milioni di euro.


 


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