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Governo Italiano

La dimensione ambientale e la dimensione umana

 

La dimensione ambientale e la dimensione umana

La Strategia Italiana per l’Artico si sviluppa attraverso l’individuazione di azioni e strumenti chiave da sviluppare nei contesti pertinenti, tra cui la promozione di scambi di esperienze e la condivisione di conoscenze su aspetti specifici in materia ambientale. Essa include inoltre la consapevolezza del ruolo determinante di mirate azioni di formazione e di sensibilizzazione dei principali stakeholders nei pertinenti fori di discussione: in particolare, i negoziati internazionali e i principali processi politici che affrontano tematiche ambientali. Fondamentali sono anche le azioni che mirano all’individuazione e all’accesso ad adeguate opportunità di finanziamento europeo e internazionale. Tali azioni, opportunamente individuate e gestite, consentiranno di migliorare e rafforzare i rapporti bilaterali già in essere con i Paesi artici e di creare nuove opportunità, permettendo di ottenere ritorni positivi anche per il nostro Paese nonché benefici per l’ambiente artico in generale, con ripercussioni concrete a livello globale.

Inoltre, la cooperazione e gli scambi di esperienze con i Paesi artici possono e devono rappresentare anche delle opportunità di crescita per l’Italia su argomenti e contesti specifici come, ad esempio, il tema dell’ambiente urbano sostenibile, una delle priorità MATTM italiano.

In tale quadro, un ruolo di spicco rivestono anche le attività di ricerca scientifica e tecnologica sulle quali l’Italia vanta indiscusse eccellenze. Da non sottovalutare anche la partecipazione a gruppi di lavoro tecnici, sotto l’egida del Consiglio Artico ma non solo, volta a far risaltare e valorizzare le esperienze e le competenze nazionali di rilievo, innescando nuove opportunità di crescita, scambio e collaborazione bilaterale e multilaterale.

Azioni e strumenti dovranno concentrarsi su alcune tematiche ambientali di prioritaria importanza per l’ambiente artico, tra cui: la protezione della biodiversità, la prevenzione dell’inquinamento atmosferico, la lotta ai cambiamenti climatici, la protezione del mare e la gestione integrata delle zone costiere ma anche della qualità delle acque, la gestione delle risorse naturali e i rischi ambientali connessi al trasporto marittimo, all’attività turistica, alle attività estrattive e alle attività portuali.

LA DIMENSIONE AMBIENTALE

Diversi sono i parallelismi che legano il nostro Paese alle regioni artiche, in primis le caratteristiche delle aree marine e delle regioni alpine di alta montagna che le rendono particolarmente fragili e vulnerabili alle minacce derivanti dai cambiamenti climatici e da tutti gli elementi che possono alterarne il delicato equilibrio (come pesca, caccia, inquinamento, turismo). Nello specifico, mentre il Mar Baltico e il Mare Adriatico presentano caratteristiche e problematiche simili tipiche dei mari chiusi, ovvero scarsa circolazione e ricambio di acque, gli ambienti montani e quelli artici sono accomunati da problemi di isolamento geografico, sociale e tecnologico.

  • L’ambiente marino
    Tra i parallelismi tra Mar Baltico e Mare Adriatico, e per certi aspetti anche con tutto il Mar Mediterraneo, riconosciamo il delicato equilibrio dell’ecosistema, la scarsa resilienza a eventi inquinanti continui o puntuali e le severe conseguenze dei cambiamenti globali (ad esempio l’innalzamento del livello del mare). Inoltre, la crescente densità del commercio marittimo nei mari del Nord è tra le principali minacce, specialmente perché associata al rischio crescente di incidenti e danno ambientale legato al transito di petroliere. Al riguardo si richiama la già citata Convenzione Marpol 73/78, strumento internazionale di importanza strategica, alla quale ha aderito anche l’Italia, che regola la prevenzione dell’inquinamento da navi.
    Come strumento concreto va ricordata inoltre la già citata Direttiva europea 2013/30/UE sulla sicurezza offshore che prevede norme stringenti per la costruzione e la gestione degli impianti estrattivi, così come una serie di garanzie che debbono essere fornite dagli operatori in termini assicurativi e fideiussori.
  • Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici
    La lotta ai cambiamenti climatici in Artico è una priorità per i Paesi della regione. È tuttavia importante che essa venga universalmente riconosciuta come priorità a livello globale, sostenendo azioni che mirino a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stakeholders in tal senso. 
    Negli ultimi anni molti Paesi artici hanno mostrato una preoccupazione crescente nella promozione di politiche a sostegno della riduzione dei cosiddetti Short-Lived Climate Forcers (SLCF), tra cui metano, ozono troposferico, idrofluorocarburi (HFC) e black carbon (impropriamente tradotto come “fuliggine”). A livello locale le principali attività responsabili delle emissioni di black carbon sono la combustione di legname e i motori diesel di veicoli e industrie. A livello internazionale importanza primaria è invece attribuita alla riduzione delle emissioni delle navi che, con l’apertura sempre maggiore delle rotte artiche, porteranno tali inquinanti sempre più vicini alle zone particolarmente vulnerabili dell’Artico. Si ricorda che questi inquinanti hanno anche carattere transfrontaliero e quindi, a seguito della circolazione atmosferica, tendono a concentrarsi nelle zone artiche seppur prodotti a latitudini più basse (la maggior parte del black carbon presente nella regione artica risulta in effetti provenire dalle medie latitudini). Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) fondato nel 1988 dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), che si occupa della valutazione tecnico-scientifica dei cambiamenti climatici, la riduzione dei SLCF consente di ottenere miglioramenti significativi, in tempi notevolmente brevi, sulla situazione dei ghiacci e le coperture nevose delle regioni artiche.
    I principali strumenti internazionali che affrontano direttamente o indirettamente le questioni di inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici, nei quali l’Italia partecipa attivamente, sono:
    - la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ;
    - la Convenzione di Vienna per la protezione dello strato di ozono e il Protocollo di Montreal sulla riduzione della produzione e dell’uso delle sostanze che lo danneggiano;
    - la già citata Convenzione di Ginevra sul trasporto transfrontaliero degli inquinanti atmosferici.
  • Biodiversità
    La biodiversità della regioni artiche è sicuramente tra le più vulnerabili del pianeta. In materia sono disponibili diversi strumenti internazionali che hanno mostrato la propria efficacia negli anni. È opportuno per ciascuno di questi strumenti prevedere azioni e misure specifiche per le regioni artiche, individuando attività concrete da metter in atto anche sotto forma di cooperazione e partenariato con gli altri Paesi. Si ricordano in materia di tutela della biodiversità i principali strumenti internazionali disponibili, ai quali partecipa anche l’Italia:
    - la già citata Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica finalizzata a tutelare la biodiversità, assicurare un utilizzo sostenibile dei suoi elementi e provvedere a una ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche, anche attraverso la cooperazione tra gli Stati e le organizzazioni intergovernative;
    - la Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa per preservare la flora e la fauna spontanea e i relativi habitat, promuovere la cooperazione tra gli Stati e monitorare le specie in pericolo e vulnerabili;
    - la Convenzione Internazionale di Parigi per la protezione di tutti gli uccelli viventi allo stato selvatico;
    - la Convenzione di Bonn sulla conservazione delle specie migratrici di animali selvatici (CMS) per tutelare e gestire in modo efficace le specie di animali migratori su tutto il loro areale. Nell’ambito della Convenzione si richiama l’accordo internazionale AEWA (African-Eurasian Migratory Waterbird Agreement) per la tutela dell’avifauna acquatica migratrice;
    - la Convenzione di Washington, conosciuta anche come CITES, strumento che regolamenta a livello internazionale il commercio delle specie di flora e fauna in pericolo di estinzione.

 

LA DIMENSIONE UMANA

  • Aree urbane
    Considerando le peculiarità e la vulnerabilità delle regioni artiche, il ruolo dello sviluppo urbano riveste un’importanza notevole. Alcuni Paesi artici sono all’avanguardia su questo tema. Da citare, ad esempio, la Svezia, promotrice di un approccio olistico allo sviluppo urbano sostenibile in base al quale il sustainable design urbano non viene inteso come solo disegno architettonico e urbano ma come attenta pianificazione delle interazioni dei sottosistemi (gestione del ciclo dei rifiuti, energia, riscaldamento, ecc.) che rendono una città efficiente e sostenibile, da un punto di vista ambientale, e migliore per la qualità della vita dei cittadini. Questo approccio olistico alla sostenibilità in ambito urbano è oggi pienamente incluso nel tema e nel concetto di smart city.

    Lo sviluppo urbano sostenibile è una priorità nazionale. I principali strumenti, ambiti e contesti internazionali, sono il Processo paneuropeo Ambiente e Salute e i negoziati della Conferenza delle Nazioni Unite su housing e sviluppo urbano sostenibile (HABITAT III) che si svolgerà nel 2016 in Ecuador. Anche i negoziati tenutisi a livello mondiale per l’accordo di Parigi nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici hanno testimoniato il crescente interesse per lo sviluppo urbano e per il ruolo delle città.
  • Popolazioni indigene
    La vulnerabilità e la marginalità di molte aree della regione artica creano una realtà particolarmente fragile. Le alterazioni dell’ecosistema, la perdita di biodiversità, la caccia e la pesca non regolate, le alterazioni dei suoli coltivabili sono tra le principali minacce per le popolazioni locali. Non vanno tuttavia sottovalutati anche i problemi di natura sociale legati alla connettività dei centri abitati che spesso possono mettere a rischio la socializzazione degli abitanti, la formazione, la crescita professionale, gli scambi commerciali, sui quali si riconoscono notevoli parallelismi con alcune realtà delle regioni alpine di alta montagna. In tale contesto, si richiamano i lavori condotti nell’ambito della Convenzione delle Alpi, intesi a migliorare l'accessibilità ai servizi di interesse generale negli insediamenti alpini caratterizzati da un significativo grado di isolamento, favorendo lo sviluppo di innovazioni organizzative nelle aree scarsamente popolate e sottolineando l'importanza di rendere i servizi di interesse generale accessibili a tutti.

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