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Consiglio di Cooperazione Regionale (ex Patto di Stabilità per il Sud Est Europa)

 

Consiglio di Cooperazione Regionale (ex Patto di Stabilità per il Sud Est Europa)

1. Inquadramento storico: dal Patto di Stabilità al Consiglio di Cooperazione Regionale

2. Aree di attività del Consiglio di Cooperazione Regionale

3. Funzionamento

 

 

1. Inquadramento storico: dal Patto di Stabilità al Consiglio di Cooperazione Regionale.

Il Consiglio di cooperazione regionale (RCC – Regional Cooperation Council) opera come struttura di sostegno alla cooperazione regionale tra i Paesi dell’Europa sud orientale. Esso è succeduto al Patto di Stabilità per il Sud est Europa,  e ha avviato ufficialmente le sue attività nel 2008.

Il Patto di Stabilità per il Sud est Europa era stato creato nel 1999, dietro iniziativa dell’Unione Europea, con decine di firmatari tra Stati e Organizzazioni Internazionali che si impegnarono a sostenere i Paesi dell’Europa Sud-Orientale nei loro sforzi e nelle loro riforme verso una pace sostenibile, uno sviluppo democratico e un benessere economico tali da garantire la stabilità dell’area nel lungo periodo. Il Patto si presentava come una strategia complessiva e coordinata e rappresentò una sostanziale innovazione rispetto al precedente approccio reattivo e di risposta alle crisi e ai problemi di sicurezza sino ad allora adottato dalla comunità internazionale nei confronti dei Balcani. Si trattava, in sostanza, di una forma di cooperazione regionale attraverso la quale gli Stati membri dell'Unione, la Commissione Europea, gli Stati della regione, la Russia, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, varie istituzioni finanziarie ed organizzazioni internazionali partecipavano al consolidamento della pace e della stabilità nella regione. Il funzionamento del Patto si basava sulla conclusione di accordi di buon vicinato tra gli Stati dell'Europa Sud-Orientale; il suo lavoro si strutturava in un gruppo regionale (presieduto dal coordinatore speciale) che comprendeva tre sottogruppi: il primo per la democratizzazione ed i diritti dell'uomo, il secondo per la ricostruzione, la cooperazione e lo sviluppo economico ed il terzo per le questioni relative alla sicurezza. Si istituiva quindi un meccanismo di coordinamento per le politiche dei diversi attori impegnati nella regione balcanica, sancendo l’impegno politico assunto dai soggetti che avevano sottoscritto il Patto stesso.

L’Italia partecipava in maniera significativa alle attività del Patto di Stabilità, sia sul piano finanziario, dove risultava tra i primi donatori bilaterali, sia in termini di risorse umane.

Nel maggio 2006 si è deciso di sostituire lo strumento del Patto di Stabilità con l’istituzionalizzazione di un “Consiglio per la Cooperazione Regionale”, composto dai Paesi dell’Europa Sud-Orientale precedentemente beneficiari del Patto. Tale orientamento riflette la richiesta di “responsabilizzazione” avanzata dai Paesi in questione e offre dunque risposta alla loro volontà di passare da una fase “paternalistica” ad una maggiormente attiva e responsabile nella gestione della operazione regionale nell’area.

Le attività del Consiglio di Cooperazione Regionale sono state avviate formalmente nel 2008, contemporaneamente alla chiusura ufficiale del Patto di Stabilità.

2. Aree di attività del Consiglio di Cooperazione Regionale.

Il Consiglio sostiene la cooperazione regionale nel sud est Europa, promuove l’integrazione europea ed euro-atlantica della regione e fornisce al Processo di Cooperazione Sud Est Europeo (SEECP, South-East European Cooperation Process) [1] sostegno operativo attraverso il proprio segretariato.

Si occupa prioritariamente delle seguenti aree tematiche:

  • Sviluppo economico e sociale: commercio regionale e investimenti, in particolare l’attuazione dell’accordo di libero scambio (CEFTA, Central European Free Trade Agreement del 2006) e del quadro regionale per gli investimenti, in coordinamento anche con il settore privato e accompagnata da politiche sociali adeguate.
  • Infrastrutture: trasporti, in particolare i principali corridoi di trasporto, energia, ambiente, spazio aereo, information e communication technology.
  • Giustizia e affari interni: soprattutto lotta al crimine organizzato e alla corruzione, compreso il sostegno ad una cooperazone rafforzata attraverso il SECI [2] Regional Centre for Combating Transborder Crime e tra questo e Europol.
  • Cooperazione in ambito di sicurezza: riforma del settore di sicurezza, conversione militare, controllo della diffusione illecita di armi leggere e rafforzamento del controllo civile sulle forze armate.
  • Rafforzamento del capitale umano: educazione, ricerca e scienza, rafforzamento della capacita’ amminstrativa in questi settori
  • Cooperazione parlamentare come tema trasversale per sostenere la cooperazione nella aree summenzionate.

Il Consiglio di Cooperazione Regionale coopera anche con le altre organizzazioni ed iniziative operanti nel Sud Est Europa, tra cui l’Iniziativa Centro Europea (InCE), con cui agli inizi del 2009 ha anche negoziato un “memorandum of understanding” per rafforzare la reciproca collaborazione, e con l’Iniziativa Adriatico Ionica (IAI).

3. Funzionamento.

Il Consiglio è guidato da un Segretario Generale, Hido Biščevic, ex Segretario di stato presso il Ministero degli Esteri in Croazia, ed è assistito da un Segretariato con sede a Sarajevo. Il Consiglio dispone anche di un ufficio di collegamento a Bruxelles.

Il Segretariato sostiene il Consiglio e il SEECP nello svolgimento delle loro funzioni. Dispone di un bilancio annuale di circa 3 milioni di Euro, finanziato per un terzo dai paesi SEECP (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Grecia, Moldavia, Montenegro, Romania, Serbia, Turchia) più UNMIK/Kossovo nei termini della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per un terzo dalla Commissione Europea e per un terzo da altri donatori internazionali.

La base legale del RCC è rappresentata da un accordo di sede (Host Country Agreement) firmato a Plovdiv il 14 settembre 2007 tra la Bosnia Erzegovina, paese ospitante, e i paesi SEECP più UNMIK/Kossovo (ex Risoluzione 1244 UNSCR).Un secondo accordo è stato negoziato tra il Segretario Generale del RCC ed il Belgio per regolamentare lo status dell’ufficio di collegamento del RCC a Bruxelles.

Le funzioni del Consiglio di Cooperazione Regionale sono definite in dettaglio nel suo Statuto, approvato nel maggio 2007.

I membri del Consiglio sono i Paesi SEECP e UNMIK/Kosovo (ai sensi della Risoluzione 1244 UNSCR), l’Unione Europea rappresentata dalla Troika (intesa come la Presidenza UE, la Commmissione Europea e il Segretariato del Consiglio dell’Unione europea) e tutti i Paesi donatori, le organizzazioni internazionali e  le istituzioni finanziarie internazionali impegnati attivamente e in modo sostanziale nella cooperazione regionale in Sud Est Europa, tra cui l’Italia.

Il Consiglio si riunisce annualmente, a livello di Senior Civil Servants, a latere del Summit annuale del SEECP, per garantire il coordinamento strategico e lo sviluppo dei processi di cooperazione regionale, approvare il rapporto annuale del Segretario Generale RCC e il programma strategico per l’anno successivo.

Il Board del Consiglio, composto dai membri RCC che contribuiscono al bilancio del Segretariato, cioè Paesi SEECP e UNMIK/Kosovo (ai sensi della Risoluzione 1244 UNSCR) più diversi Paesi donatori e dall’Unione Europea, si riunisce quattro volte l’anno per garantire continuità di indirizzo e supervision.

 

 

[1]  Il South-East European Cooperation Process (SEECP) è nato a Sofia nel 1996 come iniziativa di cooperazione regionale su impulso dei Ministri degli Esteri dei Paesi dell’Europa sud-orientale. Ne sono attualmente membri: Macedonia, Albania, Bulgaria, Turchia, Grecia, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Croazia, Romania, e Moldavia. L’Iniziativa si propone di realizzare il rafforzamento delle relazioni di buon vicinato tra i Paesi dell’Europa Sud Orientale al fine di creare un’area di pace, stabilità, sicurezza e collaborazione, nonché la piena integrazione della regione nelle strutture europee ed euro-atlantiche. La cooperazione fra i Paesi membri si estende ai settori della sicurezza e stabilità, dello sviluppo economico e ambientale, della promozione della cooperazione umanitaria, sociale e culturale, nonché della lotta al crimine organizzato, al terrorismo, al traffico illegale della droga, armi ed esseri umani.
Il SEECP mantiene stretti contatti con Organizzazioni Internazionali ed altri organismi di cooperazione regionale; rappresentanti di ONU, UE, OSCE, InCE, BSEC, Banca Mondiale e Patto di Stabilità assistono alle riunioni.
I Capi di Stato dei Paesi membri si riuniscono una volta l’anno; il Vertice è presieduto dal Capo di Governo del Paese ospitante. Gli incontri dei rappresentanti dei Ministri degli Esteri costituiscono il forum principale della promozione degli obiettivi del Processo ed hanno luogo quattro volte all’anno nel Paese che detiene la Presidenza. La Presidenza SEECP è a rotazione annuale, mentre le funzioni di segretariato sono assicurate dal Consiglio di Cooperazione Regionale.
[2]   La Southeast Europe Cooperative Initiative è un’associazione regionale nata nel 1996 sulla base di un’intesa tra Stati Uniti e Unione Europea per incoraggiare la collaborazione tra gli stati membri SECI (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Macedonia, Moldavia, Romania, Slovenia, Turchia, Ungheria, Serbia e Montenegro) e agevolarne l’integrazione nelle strutture europee. L’obiettivo di tale iniziativa è quello di aumentare la stabilità regionale attraverso lo sviluppo della cooperazione tra i Paesi della Regione. L’intento è che gli Stati partecipanti si attivino al fine di migliorare il sistema di scambio di informazioni, pianificare programmi interstatali e attrarre capitali privati reperendo fonti di finanziamento necessarie allo sviluppo della regione. L’Italia partecipa come osservatore permanente. L’iniziativa ha dato vita ad un centro votato alla collaborazione nel settore sicurezza, il SECI Regional Centre for Combating Transborder Crime (
http://www.secicenter.org).

 


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