Diana e Atteone con le ninfe
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Diana e Atteone con le ninfe

 

Diana e Atteone con le ninfe

Soggetto: Diana e Atteone con le ninfe 
Autore: Attribuibile ad Ambito di Francesco Albani 
Datazione: Prima metà del sec. XVII 
Ubicazione: Dublino 
Misure: 32 x 41 cm 
Materiale: Olio su tela 
Stato di conservazione: Discreto 
Inventario Mae: 188 (2012) 
Inv. ICCD: 01273241 
Provenienza: Dublino (1956) 
Documentazione: Archivio storico, Ambasciata d’Italia a Dublino (Inventario 1957, 1966, 1977) 
Bibliografia: Les dossiers du musée di Louvre, 58, L’Albane 1578-1660, a cura di Stephane Loire, Paris 2000, p. 54; S. Pierguidi, Antonio Gionima, Dizionario Biografico degli Italiani, ad vocem, 55, Catanzaro 2000, pp. 190-194; Nature et idéal. Le paysage à Rome 1600/1650. Gran Palais, Galeries nationales Paris 9 mars – 6 juin 2011, Museo National de Prado, Madrid 28 juin – 25 septembre 2011, Paris 2011 

Il dipinto, inserito in una cornice finemente intagliata a motivi vegetali, rappresenta una scena tratta dal III Libro delle Metamorfosi di Ovidio, nella variante iconografica della dea Diana che si scaglia contro il giovane principe Atteone, figlio di Aristeo e Autonoe, trasformata in cervo, seguito dai suoi cani, colpevole di averla colta nuda mentre faceva il bagno in compagnia delle ninfe che si ritraggono dallo spavento (Metamorfosi, III, 138-253). Gli stessi cani del giovane, ormai irriconoscibile, lo avrebbero poi inseguito e sbranato. All’immediatezza dei gesti e delle movenze delle figure della conposizione in primo piano corrisponde un paesaggio di taglio classico sul fondo, caratterizzato dalle rovine classiche ma partecipe al drammatico evento con le nuvole minacciose. Quest’iconografia di Diana, vergine cacciatrice, gode di particolare fortuna nel tardo Rinascimento e soprattutto all’interno della corrente di matrice classicheggiante, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Dopo il prototipo illustre di Tiziano (1559), già in collezione di Cristina di Svezia (1689), (oggi Collezione Conte di Harewood, Harewood House) diverse sono le interpretazioni di questo tema che ha appassionato artisti operanti a Roma come il Cavalier d’Arpino e il fratello Bernardino Cesari che ne dà nella Diana e Atteone della Galleria Borghese, una versione interessante al confronto con quest’opera, anche se diversa. Sul piano stilistico, il dipinto si ispira alla maniera di Francesco Albani che tornò più volte su questo soggetto: una prima volta intorno al 1617, all’epoca del suo ritorno a Bologna da Roma, con un esemplare identificabile con il dipinto per Federico Gonzaga, Duca di Mantova (Parigi, Museo del Louvre) (L’Albane 1578-1660, 2000, p. 54), riprodotto anche in un rame, e una seconda volta, verso la fine degli anni ’30, con il dipinto iniziato per l’Ambasciatore d’Inghilterra a Venezia e acquistato dall’agente a Bologna di Francesco I (Nature et idéal 2011, p. 24 s.). Francesco Albani diede, dal suo arrivo a Roma nel 1601 fino al suo ritorno a Bologna nel 1717, un notevole contributo alla pittura di paesaggio ideale, apportato soprattutto attraverso i dipinti di piccolo formato, a carattere elegiaco e mitologico, eseguito per i committenti privati, di cui questa composizione rappresenta una buona elaborazione di bottega. Il seguace dell’Albani, in questa versione, apporta diverse modifiche rispetto al precedente dipinto su cuoio, conservato al Louvre, come l’aggiunta delle corna alla figura di Atteone, similmente presente in questa tela. Il Museo di Dresda possiede una seconda versione del Maestro con Diana che mostra una disposizione invertita, databile intorno al 1640. Sul piano stilistico il dipinto di Dublino non raggiunge la qualità degli esemplari autografi del Maestro bolognese e va riferito, quindi, ad uno dei suoi seguaci, quale Antonio Gionima o Giuseppe Maria Crespi giovane.

 


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