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La Fede

 

La Fede

Soggetto: La Fede 
Autore: Alessandro Rosi 
Datazione: IX decennio sec. XVII 
Ubicazione: Dublino 
Iscrizioni: recto: Credo; verso: Direzione delle Reali Gallerie e Musei Medievali e Moderni Firenze. 
Misure: 197 x 258 cm 
Materiale: arazzo (filaticcio, stame) 
Stato di conservazione: Discreto 
Inventario Mae: 107 (2012) 
Inventari Precedenti: n. 155 (1977); 107 (1994) 
Inventario ICCD: 01273389 (2015) 
Provenienza: Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 223, SPSAEPM FI (1912-1925); Magazzini Uffizi (1934-1937; in deposito temporaneo prima presso l’Ambasciata d’Italia di Berlino (1937-43), poi da Dublino (1950) 
Documentazione: Archivio storico, Ambasciata d’Italia a Dublino (Inventario 1977, 1994, 2012); Archivio San Michele (Archivio Cera, Busta ACS STRP. Doc. ricerca ACS estero, fasc. 16, sottofasc. 3, f. 9; Archivio Cera, Busta STRP SBAS Firenze con tabulati e verbali, fasc. 5 
Biografia:S. Meloni Trkulja, Alessandro Rosi e gli inizi del Gherardini, in “Antichità viva”, a. XIV, N.4, 1975, pp. 17-26; F. S. Baldinucci, Vite di artisti dei secoli XVII-XVIII a cura di A. Matteoli, Raccolta di fonti di storia dell’arte diretta da Mario Salmi, seconda serie, III, Roma 1975; E. Acanfora, Alessandro Rosi, Firenze 1994; L’opera da ritrovare. Repertorio del patrimonio artistico italiano disperso all’epoca della II guerra mondiale, Roma 1995, pp. 147-148 

L’arazzo, contrassegnato nell’attuale inventario con il n. 107, raffigura una donna seduta identificabile con la Fede per il cartiglio che tiene in mano ove è scritto “Credo” e per il calice con l’Eucarestia che mostra con la mano destra. Volute e ghirlande avviluppate compongono una fastosa architettura di stampo barocco che fa da cornice alla figura femminile a mezzo busto. Il presente arazzo è stato attribuito a Francesco Rosi, ricordato dal biografo F. Baldinucci (ed. 1975, pp. 230-253) fra i pittori di “non ordinaria stima e di strano e stravagante cervello”. Quest’artista fu allievo di Cesare e Vincenzo Dandini presso i quali acquisì doti sia come pittore sia come disegnatore (c.59 v.) aderendo in seguito al cortonismo. Oltre alla prolifica produzione di affreschi religiosi e profani del Rosi, il biografo segnala anche l’incarico di pittore ricevuto a Firenze dal Granduca Cosimo III di eseguire “tutti i modelli a tempera che fossero occorsi” per l’Arazzeria medicea, esemplari che, all’epoca, si potevano ammirare nella “Regia Guardaroba”. Dal 1681 sino alla morte, F. Rosi che acquisì grande notorietà nell’ambiente fiorentino nell’ultimo quarto del sec. XVII (1678-1697), fornirà anche i cartoni per gli apparati effimeri. La sua specializzazione in questo genere è testimoniata dall’esecuzione dell’apparato architettonico “barocco” che fa da cornice all’allegoria centrale (E. Acanfora 1994, pp. 99-100). Sul piano sia compositivo sia stilistico, quest’arazzo è riferibile alla bottega del Rosi. L’arazzo è un interessante recupero, insieme al successivo, in quanto di entrambi si erano perdute le tracce da molto tempo. L’opera da ritrovare, 1995, pp. 147-148 Infatti, già dalla II guerra mondiale viene dato per disperso fino al recente inventario degli Arazzi del Polo Museale Fiorentino (inv. 223). Nella documentazione d’archivio conservata presso l’Archivio del San Michele del MIBACT si legge che i due arazzi, il 22 gennaio 1935, dopo esser stati restituiti alla Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna della Toscana da Sua Altezza reale, il Conte di Torino (ante 1934), vennero scelti per essere inviati, con un gruppo di altre opere, all’Ambasciata d’Italia a Berlino (Archivio Cera, Busta ACS STRP. Doc. ricerca ACS estero, fasc. 16, sottofasc. 3, f. 9). Il 6 dicembre 1937, l’arazzo è inserito nel verbale di consegna delle opere in deposito temporaneo dalle Reali Gallerie e Musei di Firenze alla Regia Ambasciata d’Italia a Berlino (Archivio Cera, Busta STRP SBAS Firenze con tabulati e verbali, fasc. 5). Il 12 luglio 1943 viene consegnato al Ministero per gli Affari Esteri per essere restaurato (Archivio Cera, Busta ACS STRP. Doc. ricerca estero, fasc. 16, sottofasc. 3, f.25): da questo momento in poi, fino al 18 settembre 1967, se ne perdono le tracce fino a risultare disperso per cause belliche (Archivio Cera, Busta STRP SBAS Firenze con tabulati e verbali, fasc. 5). Entrambi gli arazzi (invv. Sopr. 223-242) entrano a far parte della collezione dell’Ambasciata d’Italia a Dublino nel 1950 come si riscontra nell’inventario MAE redatto nel 1977 (28 aprile 1977), dove, tra l’altro, gli arazzi risultano provenire da Parigi, segnalazioni che ricorrono anche nell’inventario del 1994. Altri esemplari simili sono conservati presso le Ambasciate di Praga, Berlino e Londra.


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