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Ratto di Europa

 

Ratto di Europa

Soggetto: Ratto di Europa 
Autore: Attribuito Ambiente veneziano (Benedetto Caliari, 1570-1596) 
Datazione: Inizi sec. XVII 
Ubicazione: Dublino 
Misure: 170 x 115 cm 
Materiale: Olio su tela 
Stato di conservazione: Buono (restaurato 2005) 
Inventario Mae: 187 (2012) 
Inv. ICCD: 01273253 
Provenienza: Dublino 
Documentazione:Archivio storico, Ambasciata d’Italia a Dublino (Inventario 1957, 1966, 1977) 
Bibliografia: L. Passerini, Il mito di Europa. Radici antiche per nuovi simboli, Firenze 2002; C. Acidini Luchinat, Il toro e la fanciulla, in “Art e dossier”, anno XVII, n. 180, luglio – agosto 2002, pp.8-14; Il mito d’Europa, da fanciulla rapita a continente, Firenze Uffizi, 11 giugno 2002 – 6 gennaio 2003, Firenze 2002 

Il dipinto raffigura una scena mitologica tratta dalle Metamorfosi di Ovidio. Europa viene rappresentata sul dorso dell’animale mentre è impegnata, con le sue ancelle, ad adornare il toro con delle corone di fiori, sotto le cui sembianze si nasconde il dio Giove. La scena è ambientata in un paesaggio serotino denso di nubi con un romantico affaccio lunare sul blu di prussia di fondo. L’atmosfera è immota: il toro è mansueto e non intento certo a partire in corsa per un ratto mentre Europa non mostra preoccupazione per la prepotenza dell’animale. Nell’arte tardo barocca e durante il rococò, tra le interpretazioni del mito d’Europa, di cui diedero esempio Guido Reni, Simon Vouet, Francesco Guarino, Luca Giordano e Corrado Giacquinto, godette di particolare fortuna il tema della seduzione della fanciulla da parte del toro e dell’edonismo per la cura dell’animale. Ciò era dovuto alla sintonia istituitasi tra la predilezione per situazioni a carattere amoroso e agreste dell’epoca e la temperie “galante” della scena. Non era un caso che nel 1713 veniva donato alla Repubblica veneziana e in seguito installata in Palazzo ducale la Seduzione d’Europa di Paolo Veronese, dipinta intorno al 1580, cui s’ispira il nostro dipinto. P. Veronese rappresentando il corteggiamento che precede di poco il ratto vero e proprio, con invenzioni di ardita tensione erotica quali “il bacio” del toro al piedino della fanciulla, l’abbandono affettuoso di lei, pone le basi per la trasformazione del mito in scena galante e mondana: la toletta di una dama assistita dalle cameriere, come in questo dipinto. Al dinamismo delle scene di alcune iconografie cinquecentesche, qui subentra un’atmosfera pastorale a carattere mondano. La posizione della fanciulla, in bilico sul dorso dell’animale e intenta a far mostra di sé, esprime quella stessa dimensione atemporale e arcadica che esula dal significato primario del racconto. La composizione di Veronese compariva alla pubblica vista e veniva diffusa attraverso numerose incisioni che contribuirono a diffondere il mito d’Europa in comunità artistiche di altri Stati europei, come nel caso di quest’opera. Lo stile del dipinto con la ripresa, senza non molta originalità, dei moduli compositivi e stilistici, della tavolozza cromatica del grande Maestro veneziano, presenta analogie con la maniera del suo fratello, Benedetto Caliari (1570-1596), suo allievo. Il soggetto è qui usato come un’opportunità per una bella mostra di gioielli, tessuti e fiori variopinti con dei dettagli propri dello stile anche dei pittori stranieri di quell’età. La fortuna dell’iconografia del Ratto di Europa in ambito internazionale è attestato dalla presenza di un importante e altissimo dipinto di Carlo Maratti (1625-1713) acquistato nel 1856 dalla National Gallery di Dublino (datato1680-85 c.), capolavoro della collezione del Museo dublinese, di grandi dimensioni (249 x 423) e di raffinato classicismo.


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