Ritratto di giovane donna in veste di pastorella
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Ritratto di giovane donna in veste di pastorella

 

Ritratto di giovane donna in veste di pastorella

Soggetto: Ritratto di giovane donna in veste di pastorella 
Autore: Attrib. Charles Jervas 
Datazione: Inizi sec. XVIII 
Ubicazione: Dublino 
Iscrizioni: retro “Millar and Beatty Grafton Street Dublino” L 3043 
Misure: 157 x 130 cm 
Materiale: Olio su tela 
Stato di conservazione: Mediocre 
Inventario Mae: n.184 (2012) 
Inv. ICCD: 01273295 
Provenienza: Dublino (febbraio 1956) 
Documentazione:Archivio storico Ambasciata italiana a Dublino (Inventario 1957, 1966, 1977, 2012) 
Bibliografia: La Galleria Nazionale di Dublino, Guida, Firenze 2001, p. 225 

La figura è distesa, reclinata su un fianco di tre quarti, avvolta in un manto blu su una camicia bianca dalle maniche a sbuffo. Tiene nella mano destra uno scettro e con la sinistra fa annusare un fiore alle due pecorelle allineate sulla destra. Il sorriso appena abbozzato e lo sguardo verso l’esterno sembrano evocare nello spettatore quel sentimento di docilità e mollezza della figura femminile invitandolo a partecipare all’atmosfera bucolica e agreste del paesaggio. Anche se l’ingiallimento della vernice finale annulla in parte il senso di profondità del dipinto, si può osservare come la giovane donna, nelle vesti di una divinità agreste, sia volutamente immersa nello spazio naturale e compaia tra le fronde in compagnia dei due pacifici animali. Il dipinto è entrato in Ambasciata nel 1956 e da allora risulta inserito negli inventari (n. 344 (1957); n.113 (1966); n.344 (1977)) fino all’attuale (n. 184). Ospitato nella “Sala dei dipinti”, potrebbe esser appartenuto già all’arredo della casa di Lucan all’epoca dell’ affitto allo Stato italiano o più verosimilmente esser stato acquistato nel mercato antiquariale locale come testimonierebbe la targhetta sul retro. Documenta, comunque, la diffusione della cultura pittorica italiana nel primo Settecento anche tra gli artisti che operarono tra Londra e Dublino, come Charles Jervas, Maestro che, giunto a Londra nel 1694 e ivi formatosi con Godfrey Kneller, infatti, venne in Italia, facendo ritorno a Londra nel 1709. Qui si affermò come ritrattista acquistando fama e numerose committenze private a Dublino. Nel 1723 divenne ritrattista ufficiale di Giorgio II, posizione mantenuta con Giorgio III. Questo dipinto rientra nel genere ritrattistico a sfondo naturale che trovò, agli inizi del Settecento, larga fortuna tra gli artisti stranieri e i committenti dell’Europa del Gran Tour: genere che si avvaleva di una rappresentazione lirica della figura, ripresa in posa informale e spesso immortalata simbolicamente nei panni di una divinità. Questa posa venne tradizionalmente usata nella pittura dell’epoca e nell’opera di Jervas per indicarne uno stato malinconico, lo stesso che si ritrova anche nel ritratto di Jane Seymour Conway (1711-1749 c.) di quest’artista, conservato nella Galleria Nazionale di Dublino (1735 c.). Nella tela dell’Ambasciata, come nella composizione molto simile del Museo irlandese, i dettami naturalistici sono appena trattati, senza particolare realismo ma piuttosto sentiti in stretta relazione con l’atmosfera circostante armonizzata alla tavolozza cromatica del contesto boschivo. Si tratta, verosimilmente, di un’opera uscita dalla mano dell’artista piuttosto che dalla sua bottega locale a Dublino, considerata la non minore qualità esecutiva rispetto appunto alla tela del Museo. Senza dubbio l’artista ha ricorso a tale rappresentazione intellettuale, influenzata dai modelli internazionali derivanti dai circoli dell’Arcadia di Roma e, in particolare, dalla ritrattistica di Pompeo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787). Lo stile dell’artista toscano, contraddistinto dalle linee di contorno pulite, le pose eleganti e il brillante cromatismo, è noto che richiamasse attorno a sé nello studio numerosi clienti molti dei quali stranieri e, soprattutto, inglesi. Il dipinto è citato negli elenchi come “Giovane pastorella distesa con pecora” ma, in realtà, si tratta di un ritratto di una giovane donna, rappresentata secondo i caratteri della sua personalità, indicati dai simboli dello scettro (potere) e della pecora (mansuetudine). Problematica l’identificazione del personaggio raffigurato, alla luce delle attuali conoscenze, che ragionevolmente, se il dipinto provenisse dalla casa, ma dovrebbe essere ricercato nell’ambito della famiglia Sarfield. Già nel 2005 il dipinto presentava danni alla superficie pittorica come l’ingiallimento della vernice finale, alcuni rialzi e cadute della pellicola pittorica, un lungo taglio della tela di lino e un visibile danno al blu lapislazzulo del soprabito. La cattiva consistenza del supporto impedisce di effettuare un trattamento d’inversione del blu. Si rende necessario, pertanto, un pronto intervento di restauro come segnalato a p. 76.

 


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