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Governo Italiano

Storia della collezione Ambasciata di Londra

 

Storia della collezione Ambasciata di Londra

L’Ambasciata d’Italia a Londra possiede, oltre a numerosi dipinti, arredi vari, di cui una parte scelta è presentata nel catalogo, la più ampia e soprattutto varia, per epoca e autori, raccolta di arazzi italiani e stranieri. Anche l’Ambasciata di Berlino, recentemente allestita a seguito della ristrutturazione architettonica del 2003, possiede una considerevole quantità di capolavori di Arazzeria, ma la sede di Londra si avvale di pezzi unici, come le spalliere di Francesco Ubertini detto il Bacchiacca, unici anche per la raffigurazione con la tecnica della tessitura, del repertorio delle “grottesche”, attinto direttamente dalle fonti della pittura romana, studiata in particolare dall’artista toscano.

La storia della collezione degli arredi dell’Ambasciata di Londra ha inizio con il primo importante allestimento del Palazzo che risale agli anni Trenta del Novecento (1933-1934), quando il Governo italiano entra in possesso del Palazzo storico dei Grosvenor, a seguito della restituzione dell’edificio confiscato alla famiglia Grosvenor, originaria proprietaria che ne deteneva il possesso. Nel 1931 Hugo Grosvenor lo assegna in usufrutto per 200 anni allo Stato italiano, per dare sede più degna alla rappresentanza d’Italia in Inghilterra, ospitata sin dalla fine dell’Ottocento in un edificio al n. 20 di Grosvenor Square.

In tale occasione si decide di rinnovare gli allestimenti delle sale chiedendo alle “Belle Arti” opere in prestito, seguendo così una consuetudine in uso in quegli anni in occasione della formazione delle Ambasciate del Regno d’Italia.

Già prima, però, si doveva esser sentita la necessità di arredare le Sale dato che, nel 1922, risulta consegnata in prestito una tela dalla Soprintendenza di Napoli, identificata in seguito con il dipinto di C. Coppola, Cavalieri spagnoli in marcia (inv. SBAS Napoli 84071), oggi esposta nell’ ingresso . Qui al centro domina il tavolo in marmo a commesso di pietre dure con medaglione centrale in onice e su basi modanate, di produzione romana, proveniente dal Museo di Palazzo Venezia.

Al 1933 risale, la presa in carico di molti importanti arredi giunti dall’Italia, da importanti musei sparsi nel territorio nazionale. Tra marzo e dicembre 1933, con successivi invii, giunge da Firenze il consistente gruppo di arazzi (25/3/1933) già ricordati: i 4 arazzi con le scene dei Fanciulli Giardinieri da Palazzo Pitti, i 6 con le scene di Grottesche del Bachiacca, provenienti dalle Gallerie degli Uffizi (invv. MAE 9-14) e, inoltre, i 4 Ritratti di Peter Lely (invv. MAE 24-27), il pittore inglese di corte di Carlo II, che li eseguì su commissione del granduca di Toscana Cosimo III, e 2 Nature morte con vasi e fiori, e, infine, altri 14 arazzi di Manifattura Medicea (invv. MAE 145-278-279-280-281-287), 22 soprammobili da Palazzo Venezia (20/8/1933), e ancora pezzi archeologici: 8 busti in marmo, rielaborati dall’Antico, un bustino autentico greco rappresentante Eros bambino, tutti esemplari di ottima fattura, provenienti in parte dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma (20(/8/1933) e uno dalla Galleria Spada.

Ai tre anni successivi risale un ulteriore prestito di opere da musei italiani tra cui mobili e soprammobili anche dalla Galleria Sabauda (1933)10 e ancora, l’arrivo di altri dipinti di rilevante valore, come le due tele del Magnasco dalla Pinacoteca di Brera.

Le opere risultano scelte dai Soprintendenti alle Gallerie di Firenze, prof. Tarchiani, di Roma, prof. Hermanin e di Milano, prof. Modigliani. Il gruppo più consistente di opere concesse in prestito temporaneo, in tutto 49, appartiene alla Collezione Gualino donata allo Stato in quegli anni dal finanziere biellese Riccardo Gualino. Com’è noto, nel 1930, su ordine di Mussolini, le opere di questa collezione, dalla Galleria Sabauda, erano state trasferite nell’Ambasciata di Londra, allora in corso di allestimento. Dopo la guerra, la Galleria Sabauda le richiese indietro e Gualino stesso si adoperò per donarne altre in sostituzione. In linea con le scelte perseguite dal Governo italiano riguardo agli allestimenti delle sedi diplomatiche all’Estero, l’Ambasciata di Londra, già all’epoca, riconosciuto il rilevante prestigio politico, viene arricchita di capolavori che illustrano diversi contesti stilistici e realizzazioni riferibili ai più noti ambiti e personalità dell’arte nel territorio italiano.Tre anni prima, in concomitanza dell’apertura della nuova Ambasciata, si era tenuta alla Royal Academy di Londra una delle più importanti esposizioni di capolavori d’arte italiana. Molte di queste opere che andarono ad arredare le Sale, esprimono oggi al meglio, sulle linee artistiche di questa mostra, ambiti e scuole dell’arte italiana.

Nel 1958 l’apparato ornamentale delle sale di rappresentanza si arricchisce ulteriormente di opere e arredi lignei giunti dall’Italia: i dipinti, presi in carico nel 1958 (14/5/1958) provengono tutti dalla Galleria Sabauda(14-28/5/1958). Vi sono capolavori degni di particolare nota per gli studiosi e il pubblico, come la Battaglia alle porte di Roma, quì attribuito a Biagio d’Antoni detto l’Utili (inv. MAE 67, ex num. Amb. 970) (sec. XV), parte di una coppia di cui l’altra conservata all’Ashmolean Museum di Oxford, il dipinto con Testa di giovinetto, già attribuito a Rubens (inv. MAE 68 ex num. Amb. 971), la Madonna e il Bambino di Benedetto Lanino (inv. MAE 69, ex num. Amb. 972), la Sacra Famiglia di Bernardino Luini (inv. MAE 70, ex num. Amb. 973), la Santa Cecilia di Francesco del Cairo (inv. MAE 72, ex num. Amb. 980), le 2 sanguigne di Agostino da Lodi (invv. MAE 73- 74, ex num. Amb. 981-982) e la Testa di popolana di Domenico Tiepolo (inv. MAE 75, ex num. Amb. 983), esemplari giunti a sostituire le opere della Collezione Gualino. Tra i pezzi di ebanisteria (n. 8) si segnalano 3 forzieri: uno veneto, datato 1690, con motivi a bassorilievo e 2 emiliani della fine del sec. XV (inv. MAE 77-79, ex num. Amb. 988, 221) un cassettone lombardo (inv. MAE 78, ex num. Amb. 989) e infine, un armadio in noce chierese (inv. MAE 76 ex num. Amb. 987). Alle opere di provenienza italiana si aggiungono alcuni acquisti, come la preziosa collezione di orologi che arredano le principali stanze della Rappresentanza diplomatica londinese.


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