Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Mosè batte la rupe e ne fa scaturire l’acqua

 

Mosè batte la rupe e ne fa scaturire l’acqua

Soggetto: Mosè batte la rupe e ne fa scaturire l’acqua 
Autore: Scuola veneta 
Datazione: Inizi sec. XVIII 
Ubicazione: Parigi 
Iscrizioni: sulla tela, in basso: DPV n. 467, in pennello bianco 
Misure: cm 140 x 157 
Materiale: Olio su tela 
Inventario MAE: inv. 13, ex inv. 311 (2013) 
Codice ICCD: 01253987 
Stato di conservazione: Discreto 
Provenienza: Venezia, Galleria dell’Accademia (1910), inv. n. 640 
Documentazione: Archivio storico Ambasciata di Parigi, Registro inventariale dei beni in affidamento, aprile 2013 (inv. 13); Archivio Cera STRP, Sorprintendenza B.A.S di Venezia 1, fasc. 6, p. 16 
Bibliografia: L’Ambasciata d’Italia a Parigi. Hôtel de la Rochefoucauld-Doudeauville, a cura di Erminia Gentile Ortona, Maria Teresa Caracciolo, Mario Tavella, 2009, cit. 

La composizione s’ispira a un passo del Libro dell’Esodo (Esodo, 17, 7-11) ove si narra l’episodio di Mosè che, su ordine di Dio, percuote una roccia da cui sarebbe sgorgata l’acqua che avrebbe dissetato il suo popolo nel deserto. La scena di questo dipinto, animata dalla moltitudine di figure, raffigura il gesto di Mosè, riconoscibile sulla sinistra in alto con le corna di luce sul capo, nel gesto di battere la rupe per far sgorgare l’acqua: gli ebrei accolgono festanti il miracolo, affannandosi all’intorno per dissetarsi. Il pittore coglie l’occasione per creare uno scenario ricco di spunti e di piccoli episodi, ciascuno con valore autonomo, come la rappresentazione di un vecchio moribondo sulla sinistra seduto ai piedi di un albero che viene accudito da due donne o sulla destra, la mescita dell’acqua e la scena del ballo. Lo sfondo, ove s’identifica un accampamento descritto con precisione, spazia su una prospettiva di montagne azzurrognole e su un cielo denso di nembi bianchi. L’opera è stata attribuita a Felice Mayer, per essere poi restituita sia negli inventari degli Affari Esteri (2013) sia nella monografia sull’Ambasciata da M. T. Caracciolo (L’Ambasciata d’Italia a Parigi, 2009, p. 181), ad un artista attivo a Venezia agli inizi del XVIII secolo. La tela, entrata nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia il 4 aprile del 1891 (cfr. Documentazione inventariale d’entrata n. 1806), venne concessa in deposito temporaneo all’Ambasciata d’Italia a Parigi il 15 dicembre 1910, come risulta da una ricognizione effettuata l’8 febbraio 1964. In un elenco delle opere del 1954 si segnala la necessità di un restauro, poi effettuato, finalizzato al rinforzo con una seconda tela, con pulitura e restauro integrativo. Sulla tela, in basso al centro, è presente la sigla DPV n.° 467.


26630
 Valuta questo sito