Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Paesaggio con Tempo che rapisce Amore

 

Paesaggio con Tempo che rapisce Amore

Soggetto: Paesaggio con Tempo che rapisce Amore 
Autore: Ambito di Francesco Albani 
Datazione: Sec. XVIII 
Ubicazione: Parigi 
Iscrizione: retro: bolli di ceralacca: num. 901. Scuola dell’Albani. Paese: Il Tempo rapisce Amore; Prov. Monte di Pietà 1895; diam. 0475 
Misure: Diametro 47, 5 cm 
Materiale: Olio su rame 
Inventario MAE: n. 21, ex. 792 (2013) 
Codice ICCD: 01273739 
Stato di conservazione: Mediocre 
Collezione: Hotel de La Rochefoucauld – Doudeauville, stanza 202 
Provenienza: Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica (1911), inv. n. 1399, FN 901, Collezione Monte di Pietà (1895) 
Documentazione: Archivio storico Ambasciata di Parigi, Registro inventariale dei beni in affidamento, aprile 2013 (inv. 21); Archivio Cera STRP, Soprintendenza GNAA fascicoli 5-6 
Bibliografia: La Galleria Nazionale d’Arte Antica. Palazzo Barberini, 2008, cit., L’Ambasciata d’Italia a Parigi. Hôtel de la Rochefoucauld-Doudeauville, a cura di Erminia Gentile Ortona, Maria Teresa Caracciolo, Mario Tavella, 2009, cit. La scena raffigurata s’ispira all’episodio delle Metamorfosi di Ovidio (I, 689-713) e l’artista lo rappresenta realizzando una dimensione pastorale con un ruscello in primo piano, cogliendo il momento in cui la figura del Tempo, raffigurato secondo il modello icongrafico di Cesare Ripa, con barba e capelli bianchi e in mano una grande falce, rapisce Amore. Il piccolo chiede aiuto a Venere, sua madre, semidistesa a terra e impotente allorchè volgendo la testa in alto, disperata, si accorge del rapimento. Partecipano alla scena due puttini, raffigurati in basso, sorpresi dell’accaduto mentre erano intenti a versare acqua da due anfore. La figura della dea, in controparte, deriva da quella dell’olio su rame raffigurata nel Riposo di Venere di F. Albani degli Uffizi. Questo dipinto andò disperso a seguito dell’affondamento della nave Aurora, durante l’ultima guerra, dove si trovava (Gli Uffizi. Catalogo Generale, 1980, p. 117). Le due composizioni rientrano nel repertorio delle composizioni mitologiche ideate da Albani e riprese da molti artisti della sua epoca che ricorrono, come il Maestro, al formato circolare della cornice, soluzione particolarmente decorativa e, dunque, più apprezzata dalla committenza. Sul piano stilistico, però, non raggiungono stilisticamente la qualità degli esemplari autografi, vicini tipologicamente, come i quattro tondi conservati alla Galleria Borghese con le Stagioni legate alla figura mitologica di Venere. M.T. Caracciolo (L’Ambasciata d’Italia a Parigi. 2009, p. 180) riferisce il parere attributivo di Pier Paolo Quito che suggerisce per i due rami la mano di un allievo dell’Albani, Giuseppe Maria Crespi (Bologna 1665 – ivi 1746) oppure Antonio Gionima (Venezia 1697 – Bologna 1732). Si concorda, in questa sede, con l’attribuzione dei due rami a quest’ultimo pittore. Questo rame, con il suo pendant (inv. 22), è un deposito temporaneo: presenta sul retro una etichetta che segnala la sua provenienza dal Monte di Pietà e la data 1895. Nel febbraio del 1910, la tela, insieme all’altro tondo, infatti, venne concessa all’Ambasciata d’Italia a Parigi (La Galleria Nazionale d’Arte Antica. Palazzo Barberini, 2008, p. 30).

 


26524
 Valuta questo sito