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Governo Italiano

Storia dell'Ambasciata di Stoccolma

 

Storia dell'Ambasciata di Stoccolma
fase due

 

Non lontano dal centro storico di Stoccolma e del golfo costellato dai fiordi e dalle insenature naturali, nel cuore del Parco reale di Djurgarden, oggi riserva naturale, è ospitata la residenza diplomatica d’Italia, alla sommità dell’omonimo colle “di Oakhill” da cui si gode una suggestiva vista sul centro storico e sui fiordi.Il Palazzo è protetto da un giardino privato che è stato ricavato sul terreno di un’estensione di 15.000 metri quadrati, con alberi ad alto fusto, e, in prossimità del portico colonnato d’ingresso, con siepi ordinate e aiole fiorite.

Il progetto dell’edificio è stato realizzato dall’architetto svedese Ferdinando Boberg, uno dei massimi esponenti dello Jugendstil in Svezia, al cui nome si lega la realizzazione di importanti edifici di Stoccolma, come la Thielska Galleriet, il Nobelpalatset, la Nordiska Kompaniet. Decoro e funzione s’intrecciano sapientemente nell’architettura dell’edificio dell’Ambasciata, il cui disegno è concepito per volumi e linee geometriche essenziali che tengono conto del declivio e dell’orientamento panoramico sulla città.

L’architettura si giova di scelte di massima funzionalità insieme ad una sobria eleganza strutturale che richiama, in senso “razionalista” stilemi classicisti derivati da Palladio, evidenti nel pronao a colonne per il portico d’ingresso. Il prospetto presenta una lunga facciata a due soli piani, scandita da finestre quadrangolari lisce, con un avancorpo centrale a forma trapezoidale che, al piano terra ospita la veranda ed al primo una terrazza da cui godere il suggestivo panorama sui fiordi. All’essenzialità del prospetto esterno, corrisponde la calda atmosfera degli interni trasmessa dagli eleganti rivestimenti in boiserie delle pareti delle sale. Il vasto atrio ed il cosiddetto Salotto rosa sono tra gli esempi più originali e raffinati dello Jugendstijl, corrente in voga agli inizi del Novecento di cui Boberg, a Stoccolma, è, come detto, uno dei protagonisti. Qui archi colonne scale, librerie, camini, sono interamente realizzati in legno d’ebano e le specchiature rettangolari, sulle pareti, sembrano esser state pensate, già dall’origine, per ospitare i dipinti che sono poi giunti, negli anni, dall’Italia, in prestito temporaneo da musei italiani.

L’edificio è stato costruito tra il 1908 e il 1910, su incarico della Principessa Pavlovna, nipote dello zar di Russia, e del principe Guglielmo di Svezia, in occasione delle loro nozze. Viene abitato dalla coppia per due soli anni, e, con la fine del matrimonio, dopo esser rimasto inutilizzato per diverso tempo e poi affittato, viene venduto allo Stato italiano nel 1926.

Il contratto di compravendita, del 16 maggio 1926, è stipulato tra il Gran Maresciallo in nome della Corona e del Re di Svezia in qualità di tutore della proprietaria, la principessa Lennart, e il Governo del Re d’Italia.

L’acquisto del palazzo comprende il terreno circostante di 15.087 mq. ed anche gli oggetti d’arredo in esso contenuti, indicati in un elenco allegato al contratto che, però, non ci è giunto con l’atto, per cui non è stato possibile individuare gli arredi originari della casa. Alla stessa epoca, con l’apertura dell’Ambasciata, si intensificano i rapporti diplomatici preesistendo, comunque, una Legazione (1906). Il primo Ambasciatore si sarebbe insediato solo nel 1958.

Da alcuni documenti conservati nell’Archivio dell’Ambasciata è interessante ricostruire la storia dell’edificio dagli anni Venti (1927) fino agli anni Settanta quando la struttura risulta in stato di degrado, si realizzano alcuni importanti lavori di ristrutturazione al tetto e ai prospetti esterni3. A seguito dell’approvazione giunta dalla sede centrale, nel 1978, vengono inoltre eseguiti la rimozione dei vecchi intonaci e il nuovo rivestimento degli esterni. Il Palazzo recupera in tal modo la sua fisionomia di architettura svedese di stile razionalista, in perfetta sintonia con lo stile originario dello Jugendsijl.


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