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Dipinto raffig. Corteo di Cavalieri

 

Dipinto raffig. Corteo di Cavalieri

Soggetto: Dipinto raffig. Corteo di Cavalieri 
Autore: Peter van Bloemen detto lo Stendardo 
Datazione: Firmato e datato 1701 
Ubicazione: Vienna 
Misure: 90x67 cm 
Materiale: olio su tela 
Inventario MAE: inv. 8, ex 512 (2013) 
Codice ICCD: 01253487 
Stato di conservazione: discreto 
Provenienza: Moncalieri, Castello di Moncalieri (1960), DC 270/1909, amb. 655 
Documentazione: Archivio storico Ambasciata d’Italia a Vienna, Registro dei beni di proprietà di altri Enti in deposito e custodia. Ambasciata d’Italia a Vienna. Residenza, 5 agosto 2013 Archivio San Michele (Busta STRP Estero Vienna) 
Bibliografia: A. Busiri Vici, Pieter Van Bloemen, detto “Stendardo”, 1960, cit., pp. 279-287; S. Papaldo, L’Ambasciata d’Italia a Vienna, 1987, cit.; L. Salerno, Pittori di Paesaggio del Seicento a Roma, 1977, cit.; L. Salerno, Pittori di Vedute in Italia, 1991, cit. 

Nel dipinto è raffigurato un corteo di uomini a cavallo e soldati in procinto di attraversare il fiume, seguiti da contadini con un bambino, rappresentati sulla sinistra. In primo piano, al centro il pittore si sofferma nella descrizione di un cavaliere su un cavallo bianco, elemento distintivo del pittore. Chiude, a destra, la composizione, un giovane fuciliere. Il dipinto è di certa attribuzione in quanto è firmato e datato PVB 1701, secondo una prassi adottata dal pittore, soprattutto dopo il suo rientro in patria (Salerno 1977, p. 256 e 1991, p. 122). Rappresenta un’importante riacquisizione agli studi sul percorso artistico di Pieter van Bloemen, soprattutto riguardo alla produzione della maturità. Il monogramma è chiaramente visibile sulla destra della tela. Il pittore, allievo di Simon van Douw, pittore di battaglie e fratello del paesaggista Frans, si specializzò nel genere dei cavalli e dei cavalieri ispirandosi anche ai modelli di Van der Meulen e di Wouwermann. Soggiornò e lavorò a Torino dove ricevette molte commissioni sotto il regno di Vittorio Amedeo II. Anche questo dipinto è posteriore al viaggio a Roma avvenuto tra il 1685 e il 1694, periodo durante il quale ampliò il suo repertorio sulla scia della pittura dei Bamboccianti ed anche di Lingelbach che resteranno un fondamentale punto di riferimento per tutto il resto della sua carriera (Papaldo 1987, p. 30). Alla rappresentazione naturalistica si abbina, durante il periodo romano, la presenza delle rovine antiche che scompariranno dalle composizioni al suo rientro in patria. Il cavallo bianco, che figura anche in questa composizione, costituisce una sigla della sua produzione. Lione Pascoli ricorda il suo soprannome legato alla rappresentazione di drappelli, come in questa composizione. Accanto ai soldati, l’artista inserisce una famiglia che segue gli armenti: in questo ed altri particolari del dipinto l’artista dimostra di aver guardato, come peraltro in altre opere, alla pittura di matrice olandese della scuola di Berchem. L’opera venne data in deposito dal Castello di Moncalieri all’Ambasciata d’Italia a Vienna nel luglio 1960, come è stato possibile verificare durante la campagna di ricognizione condotta di recente (luglio 2014), dato confermato dalla documentazione archivistica conservata presso l’Archivio del San Michele (Busta STRP Estero, Vienna). La tela sul retro presenta anche un biglietto con il sigillo del notaio veneziano Giuseppe Mazzoni, da cui si viene a conoscenza che l’opera venne acquistata nel 1727 da Ch. Beaumont per il re Carlo III di Savoia.


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