Regolamento attuativo
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Governo Italiano

Regolamento attuativo

 

Regolamento attuativo

Decreto 4 Aprile 2001, N.185 Pubblicato sulla G.U. N.116 del 21.5.2001

Il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica
di concerto con
il Ministro degli Affari Esteri

 

VISTA la legge 25 luglio 2000, n. 209, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 175, del 28 luglio 2000, recante “Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati”;

 

VISTO, in particolare, l’articolo 4, comma 1, della citata legge n. 209 del 2000;

 

VISTO l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri»;

 

VISTO l'articolo 3, comma 1, lettera c), della legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante «Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti»;

 

SENTITO il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione Consultiva per gli Atti Normativi nell’adunanza del 29 gennaio 2001;

 

ACQUISITO il parere delle competenti Commissioni Parlamentari, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della menzionata legge n. 209 del 2000, rispettivamente in data 1° marzo 2001 (III Commissione del Senato della Repubblica) e 21 febbraio 2001 (III Commissione della Camera dei Deputati);

 

RITENUTO di non recepire la condizione posta dalla III Commissione della Camera dei Deputati in ordine alla soppressione all’articolo 3, comma 2, della lettera a), in quanto la previsione in essa contenuta risulta necessaria in relazione al rispetto delle finalità della legge n. 209 del 2000, la quale, all’articolo 1, comma 1, stabilisce, tra l’altro, che la legge rende operative le intese raggiunte dai Paesi creditori in sede multilaterale in tema di trattamento del debito estero dei Paesi in via di sviluppo a più basso reddito e maggiormente indebitati;

 

VISTA la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, effettuata, a norma dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con nota n. ACG-114/DGT-56528 del 29 marzo 2001;

 

ADOTTA
il seguente regolamento:

 

Titolo I 

Disposizioni generali

 

Articolo 1


Ambito di applicazione
1. Il presente regolamento fissa, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 25 luglio 2000, n. 209, i criteri e le modalità per la stipula degli accordi intergovernativi bilaterali con i singoli Paesi interessati dagli interventi di annullamento, riduzione, rinegoziazione o conversione del debito previsti dalla citata legge n. 209 del 2000, nonché le modalità per la sospensione degli interventi medesimi nei confronti dei Paesi beneficiari nei quali risulti accertato un uso illecito degli aiuti, fermo restando il rispetto delle condizioni indicate all’articolo 1, comma 2, della stessa legge.

Articolo 2


Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento si intendono per:
a) "accordi intergovernativi bilaterali": gli accordi stipulati in base agli articoli 3, 4, 6 e 7 ;
b) "paesi interessati": i Paesi di cui all’articolo 1, commi 2, 3 e 4 della legge 25 luglio 2000, n. 209, come definiti dalle lettere m), n) e o) del presente comma;
c) "annullamento": la cancellazione totale o parziale, in conto capitale ed interessi, del debito estero del settore pubblico dei Paesi interessati;
d) "riduzione": l'annullamento parziale del debito effettuato nei confronti dei Paesi di cui all’articolo 1, comma 4, e all’articolo 2, comma 2, della legge n. 209 del 2000;
e) "rinegoziazione": la nuova programmazione delle scadenze in conto capitale e la rideterminazione dei tassi di interesse del debito;
f) "conversione": la nuova destinazione dei flussi finanziari relativi al rimborso del debito, verso investimenti o comunque interventi a favore dello sviluppo e per la riduzione della povertà che siano valutati compatibili con l’ecosistema e prevedano forme di partecipazione delle popolazioni interessate, sia nella fase dell’individuazione degli investimenti o interventi da finanziare che nei momenti del monitoraggio e controllo;
g) "debito": il debito estero del settore pubblico originato dalla concessione di crediti di aiuto, ossia i crediti a condizioni agevolate con elemento dono non inferiore al 35% di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a) della menzionata legge n. 209 del 2000, o dai crediti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b) della medesima legge, assicurati, in base alla normativa interna ed alla disciplina internazionale al momento vigente, dall’Istituto SACE e nella cui titolarità quest'ultimo è subentrato con effetto dal pagamento dell'indennizzo conseguente al verificarsi del sinistro previsto nella polizza;
h) "programma HIPC": il programma di alleggerimento del debito estero pubblico approvato nel 1996 dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), facente parte del gruppo della Banca Mondiale (BM), e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) in favore dei Paesi più poveri ed indebitati (Heavily Indebted Poor Countries - HIPC), e successivamente rivisto ed aggiornato, in stretta collaborazione con i principali Paesi creditori, nel 1999;
i) "intesa tra i Paesi creditori partecipanti al Club di Parigi": gli accordi di rinegoziazione o cancellazione totale o parziale del debito estero del settore pubblico, per l’Italia originato dai crediti d’aiuto o assicurati, conclusi nell’ambito del cosiddetto Club di Parigi: organismo internazionale informale cui partecipano 19 Governi di Paesi creditori ivi compresa l'Italia;
l) "accordo bilaterale di rinegoziazione": l’accordo stipulato tra il singolo Paese creditore ed il Paese debitore necessario per rendere giuridicamente vincolante le intese raggiunte in ambito multilaterale nel Club di Parigi;
m) "Paesi IDA-only": i Paesi eleggibili esclusivamente ai finanziamenti agevolati dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA), sulla base delle soglie di reddito
annuo pro capite fissate periodicamente dal Consiglio di Amministrazione dell’Associazione, oppure beneficiari di una specifica eccezione approvata dal Consiglio di Amministrazione dell’Associazione (cd. Small Island Economies Exception), e non eleggibili ai finanziamenti ordinari della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo.
n) "Paesi HIPC": i Paesi che nel gruppo degli IDA-only sono i più poveri e più indebitati (Heavily Indebted Poor Countries), e che rientrano nei parametri indicati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale per poter accedere all'iniziativa HIPC;
o) "altri Paesi debitori in via di sviluppo": tutti gli altri Paesi debitori, comunque classificati in via di sviluppo ai sensi della disciplina vigente nell’ambito della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che non soddisfano le condizioni previste per i Paesi IDA-only non HIPC e IDA-only HIPC.

 

Titolo II 

Accordi intergovernativi bilaterali di annullamento e riduzione del debito

 

Capo I
Paesi eleggibili al Programma HIPC e Paesi IDA-only

 

Articolo 3


Modalità e criteri per la stipula degli accordi
1. Ai fini dell’attuazione della legge 25 luglio 2000, n. 209, il Ministero degli affari esteri, d’intesa con il Paese debitore interessato, previo parere favorevole del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, stipula accordi intergovernativi bilaterali con le competenti autorità dei Paesi eleggibili al Programma HIPC e dei Paesi IDA-only.
2. La stipula e l’efficacia degli accordi di cui al comma 1, è subordinata:
a) alla firma di un’intesa tra i Paesi creditori partecipanti al Club di Parigi ed al conseguente accordo bilaterale di rinegoziazione;
b) alla verifica del rispetto delle condizioni previste dall’articolo 1, comma 2, ed alla presentazione e positiva valutazione del progetto di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 25 luglio 2000, n. 209.
3. Le condizioni di cui alla lettera b) del comma 2, si ritengono soddisfatte se:
a) il Paese beneficiario non è destinatario, al momento, di deliberazioni adottate dalle Organizzazioni internazionali competenti di cui l’Italia è membro (in particolare Nazioni Unite e Unione Europea), relative a gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali o ad attività in contrasto con il principio della rinuncia alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie;
b) il Paese beneficiario ha adottato uno specifico programma di riduzione della povertà (Poverty Reduction Strategy Paper - PRSP) oppure un altro documento nazionale equivalente, contenente le priorità dello sviluppo economico e della lotta contro la povertà.
4. Nei casi di conversione del debito, di cui all’articolo 2, comma 2, lettere b) e c) della legge 25 luglio 2000, n. 209, l’accordo bilaterale, oltre alla verifica delle condizioni di cui al comma 3, deve contenere l’indicazione dei progetti, conformi all’articolo 3, comma 3, della citata legge, da attuare con il risparmio conseguito, nonché delle modalità dell’eventuale partecipazione alla loro realizzazione degli enti ed organizzazioni che abbiano raccolto liberalità per operazioni di conversione.

 

Articolo 4


Contenuti dell’accordo
1. Gli accordi intergovernativi bilaterali contengono:
a) la puntuale individuazione dei debiti, in conto capitale ed interesse, oggetto di annullamento;
b) l’indicazione degli strumenti e dei meccanismi da impiegare per l’operazione di annullamento ai sensi dell’articolo 3, comma 2, della legge 25 luglio 2000, n. 209;
c) i contenuti e la periodicità del flusso di informazioni necessario al monitoraggio della corretta attuazione dell’accordo;
d) la procedura per la sospensione dell'applicazione dell’accordo ai sensi dell'articolo 5.

 

Articolo 5


Sospensione degli accordi
1. L’uso illecito degli aiuti di cui alla legge 25 luglio 2000, n. 209, consiste nel venir meno del rispetto delle condizioni fissate dall’articolo 1, comma 2, della legge stessa. L’accertamento dell’uso illecito compete al Ministero degli affari esteri.
2. Nel caso di accertamento di uso illecito degli aiuti la sospensione dell'accordo è preceduta da una consultazione, multilaterale o bilaterale, con il Governo beneficiario finalizzata all'acquisizione di eventuali, ulteriori elementi di valutazione. La consultazione si intende svolta con esito negativo se il Governo beneficiario non dà seguito alla richiesta entro sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione.
3. La sospensione è disposta dal Ministero degli affari esteri di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.

 

Capo II
Altri Paesi debitori in via di sviluppo

 

Articolo 6


Stipula e contenuto degli accordi
1. Ai fini dell’attuazione della legge 25 luglio 2000, n. 209, il Ministero degli affari esteri, previo parere favorevole del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, stipula, ai fini della riduzione del debito ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della citata legge n. 209 del 2000, accordi intergovernativi bilaterali con le competenti autorità dei Paesi interessati nel pieno rispetto delle intese tra i Paesi creditori partecipanti al Club di Parigi .
2. Gli accordi intergovernativi bilaterali contengono:
a) la puntuale individuazione dei debiti, in conto capitale ed interesse, oggetto di riduzione;
b) l’indicazione degli strumenti e dei meccanismi da impiegare per l’operazione di riduzione.

 

Titolo III 

Disposizioni diverse e finali

 

Articolo 7


Crediti assicurati
1. Ai fini dell’attuazione dell’articolo 2, comma 2, della legge 25 luglio 2000, n. 209, il Ministero degli affari esteri, acquisito il parere favorevole del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, previa comunicazione ai Paesi partecipanti al Club di Parigi, può stipulare accordi intergovernativi bilaterali con i Paesi di cui all'articolo 2, comma 1, lettere m), n) e o), per la riduzione, rinegoziazione o conversione dei debiti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b) della citata legge, nei limiti della quota per la quale è stato liquidato l’indennizzo od onorata la garanzia, come stabilito dall’articolo 7, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni.
2. L'eventuale quota non assicurata o garantita, con il consenso del titolare del rapporto assicurato o garantito, può formare oggetto degli accordi di cui al comma 1, del presente articolo.
3. Per gli interventi di riduzione o rinegoziazione di cui all’articolo 2, comma 2, lettera a) della legge 25 luglio 2000, n. 209, si applicano, in relazione all’appartenenza del Paese interessato alla categoria IDA-only non HIPC e IDA-only HIPC, oppure altri Paesi debitori in via di sviluppo di cui all'articolo 2, comma 1, lettere m), n) e o), le disposizioni previste in materia dal presente regolamento.
4. Per gli interventi di conversione di cui all’articolo 2, comma 2, lettera b) della legge 25 luglio 2000, n. 209, l’accordo intergovernativo bilaterale dovrà contenere:
a) la puntuale individuazione dei debiti, in conto capitale ed interesse, oggetto di conversione;
b) la descrizione degli obiettivi, degli strumenti, delle modalità e dei tempi di realizzazione dell’investimento per lo sviluppo, nonché le modalità di creazione ed amministrazione dell’eventuale Fondo di contropartita e la composizione del relativo Comitato di gestione;
c) la menzione del soggetto o dei soggetti attuatori, che devono essere individuati tra enti e organizzazioni che abbiano promosso con successo raccolte di fondi documentate per la realizzazione di operazioni rientranti nelle finalità della menzionata legge n. 209 del 2000, nonché la menzione dell’ammontare finanziario da essi messo a disposizione per finanziare o per concorrere al finanziamento degli investimenti di cui al comma 4, lettera b);
d) le clausole di condizionalità ambientale ed economico-sociale;
e) i contenuti e la periodicità del flusso di informazioni necessario al monitoraggio della corretta attuazione dell’accordo;
f) la procedura per la sospensione dell'applicazione dell’accordo di cui all’articolo 5.
5. Per gli interventi di conversione di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 25 luglio 2000, n. 209, l’accordo intergovernativo bilaterale dovrà contenere:
a) la puntuale individuazione dei debiti, in conto capitale ed interesse, oggetto di conversione;
b) l’impegno del Paese interessato ad impiegare i risparmi ottenuti per il perseguimento delle finalità e alle condizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), attraverso l’eventuale costituzione di un Fondo di contropartita, il cui Comitato di gestione sia composto anche da rappresentanti della società civile locale;
c) i contenuti e la periodicità del flusso di informazioni necessario al monitoraggio della corretta attuazione dell’accordo;
d) la procedura per la sospensione dell'applicazione dell’accordo di cui all’articolo 5.

 

Articolo 8


Catastrofi naturali e gravi crisi umanitarie
1. In caso di catastrofi naturali o gravi crisi umanitarie, come definite nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite, su proposta del Ministero degli affari esteri, sentito il Paese o i Paesi interessati, il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica può annullare, totalmente o parzialmente, il debito derivante da crediti di aiuto, quando l'operazione comporti un effettivo alleviamento delle condizioni delle popolazioni interessate.
2. L'annullamento è comunicato ai Paesi partecipanti al Club di Parigi ed al Paese o ai Paesi interessati per il tramite dei normali canali diplomatici.

 

Articolo 9


Entrata in vigore
1. Il presente regolamento entra in vigore il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Roma, 4 aprile 2001

 

FIRMATO
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica Vincenzo Visco
Il Ministro degli affari esteri Lamberto Dini


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