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Storia del G7/G8

 

Storia del G7/G8

L’idea di incontri periodici tra i leader politici mondiali nasce da un’esigenza “emergenziale” legata alle crisi che avevano colpito il sistema economico-finanziario internazionale all’inizio degli anni settanta del secolo scorso: il crollo del sistema di Bretton Woods nel 1971 e la crisi energetica del 1973. Proprio in tale anno, su iniziativa del Segretario al Tesoro statunitense George Schultz, i quattro Paesi più industrializzati ((Francia, Germania, Regno Unito, USA) diedero vita ad un forum per le questioni di cooperazione economica e monetaria, a livello di Ministri dell’economia. Nel 1974 venne coinvolto anche il Giappone, dando origine alla denominazione G5; l’anno successivo, su iniziativa del Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing venne convocato e ospitato a Rambouillet il primo Vertice in formato G6, con la partecipazione anche dell’Italia: l’obiettivo era discutere di temi economici e finanziari globali nel quadro di quello che venne definito un “Summit economico” tra i Capi di Stato e di Governo delle sei maggiori economie mondiali.

Il formato si allargò ulteriormente con l’ingresso del Canada nel 1976 (G7) e con la partecipazione – a partire dal 1977 – della Comunità Economica Europea (poi diventata Unione europea), con un ruolo inizialmente circoscritto agli ambiti di sua competenza esclusiva; a partire dal Summit di Ottawa del 1981 la CEE-UE ha però partecipato a tutte le discussioni dei Vertici, rappresentata dal Presidente della Commissione Europea e dal Presidente del Consiglio Europeo, anche se non esercita la Presidenza di turno del G7.

L’Unione Sovietica venne invitata per la prima volta nel 1991 ai tavoli di discussione paralleli al Vertice G7 di Londra. Successivamente, la neonata Federazione Russa venne gradualmente coinvolta nel processo G7 per arrivare alla prima partecipazione, al Vertice di Napoli del 1994, del Presidente russo Boris Yeltsin, con l’avvio del cosiddetto formato G7+1, le cui riunioni avrebbero dovuto svolgersi alla conclusione di ogni summit. A partire dal Vertice di Denver del 1997 – su invito degli Stati Uniti e del Regno Unito – la Russia entrò a pieno titolo nel formato del Vertice (G8), senza però partecipare alle riunioni dei Ministri dell’economia (c.d. finance track). Il primo Vertice sotto Presidenza russa si è tenuto nel luglio 2006 a San Pietroburgo mentre il secondo, originariamente programmato nel 2014 a Sochi, è stato sospeso a causa della crisi ucraina e sostituito da un Vertice G7, senza la Russia, organizzato eccezionalmente a Bruxelles.

L’ informalità strutturale del G7 ha condotto a una progressiva dilatazione dei suoi contenuti. Da forum di coordinamento di politiche economico-finanziarie, il G7/G8 ha finito con il divenire un consesso “globale” dedito alla trattazione di tutti i principali temi di politica estera e dello sviluppo. Già negli anni ottanta si cominciarono a trattare questioni politiche e di sicurezza; a partire dagli anni novanta l’agenda dei Summit si estese a nuove questioni trasversali (commercio, cambiamenti climatici, non proliferazione nucleare). La globalizzazione dell’economia mondiale e la complessità delle nuove sfide (lotta alla povertà, contrasto al cambiamento climatico, tutela dell’ambiente, gestione ordinata dei flussi migratori) hanno spinto  il G7/G8 a dedicare sempre maggiore attenzione al dialogo con i Paesi in Via di Sviluppo, in particolare con l’Africa.

Già nell’ultimo decennio del secolo scorso, le crisi economiche e finanziarie che avevano colpito una serie di economie emergenti in America Latina ed Asia avevano convinto i Ministri dell’economia del G7 della necessità di coinvolgere anche altri Paesi nelle discussioni sull’economia e la finanza globale. Su impulso dei Ministri dell’economia di Canada e Stati Uniti, nel 1998 e 1999 si tennero quattro riunioni in formati più ampli (G22 e G33); nel dicembre del 1999 venne costituito il G20 dei Ministri dell’economia, con l’inclusione – oltre ai G8 – di una serie di Paesi emergenti e dell’Unione europea.    

Nel frattempo, analoghe esigenze di inclusione rappresentatività spingevano il leader britannico Tony Blair, nel 2005, a invitare al Vertice G8 cinque Paesi emergenti con un particolare rilievo politico ed economico: Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica. A partire dal Vertice di Heiligendamm in Germania (2007), veniva istituzionalizzato il cosiddetto “processo di Heligendamm”, che coinvolgeva i G8 più i 5 Paesi di cui sopra in un dialogo relativo a quattro aree specifiche (innovazione, libertà degli investimenti, cooperazione allo sviluppo in particolare con l’Africa, energia e cambiamento climatico).

La crisi economica e finanziaria del 2008 funse da catalizzatore del processo in corso, conducendo l’allora Presidente USA George W. Bush a convocare, nel novembre 2008, il primo Vertice a livello di Capi di Stato e di Governo in formato G20 (che include il G8 più Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sudafrica, Turchia e Unione europea, e al quale partecipano anche diverse OO.II "pagina del G20").

In sintesi, il carattere informale del G7/G8 ha nel corso degli anni favorito un confronto aperto tra un nucleo di Paesi in sintonia politica (anche se non necessariamente in completo accordo su ogni dossier), rivelandosi un elemento imprescindibile del suo successo. Negli anni più recenti, l’Agenda G7 si è adeguata sempre più ai mutamenti del contesto internazionale: all’interesse iniziale per i problemi di stabilità finanziaria e di coordinamento macroeconomico si è affiancata la sensibilità verso altri temi cruciali, tra cui l’aiuto allo sviluppo, i cambiamenti climatici, la sicurezza alimentare, la salute globale, l’uguaglianza di genere e il ruolo delle donne, l’innovazione e il lavoro, la lotta al terrorismo internazionale, la cybersecurity,  la gestione dei flussi migratori.  


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