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Governo Italiano

L’Italia e la NATO

 

L’Italia e la NATO

Il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, ha istituito  la NATO, Alleanza di natura difensiva (nota come “Atlantica”) da cui si è sviluppata l’Organizzazione omonima. Nata nel contesto della Guerra Fredda – e imperniata, non a caso, sulla clausola di sicurezza collettiva stabilita dall’Art. 5 del Trattato, che considera l’attacco diretto a un Paese Membro come un attacco a tutti – la NATO rappresenta un irrinunciabile strumento di cooperazione militare tra i suoi Membri, nonché un foro di dialogo politico.

L'organo di vertice della NATO è il Consiglio Atlantico, che può riunirsi a livello di Rappresentanti Permanenti dei Paesi membri, di Ministri (a cadenza periodica si organizzano riunioni dei Ministri degli Esteri e della Difesa), e Capi di Stato e di Governo. Il più recente Summit NATO a livello di Leaders si è tenuto a Varsavia nel luglio 2016; il prossimo si terrà a Bruxelles (11-12 luglio 2018). Presiede il NAC il Segretario Generale, carica ricoperta, dal 1 ottobre 2014, dal norvegese Jens Stoltenberg. I principi che guidano l’azione del Consiglio sono il consenso della membership – non sono previste deliberazioni a maggioranza – e la necessaria prontezza delle decisioni alleate.

Il Comitato Militare, istituito pochi mesi dopo il Trattato di Washington, ha funzioni di assistenza al Consiglio Atlantico, di attuazione delle decisioni prese a livello politico da quest’ultimo e di Vertice della filiera militare dell’Alleanza. La struttura di comando della NATO comprende due Comandi Strategici. Il primo, responsabile per tutte le operazioni (ACO), è guidato, a Mons (Belgio) dal Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) ed il suo quartier generale è il “Supreme Headquarters Allied Powers Europe” (SHAPE). Da ACO dipendono i due Joint Force Command (JFC) dell’Alleanza, uno sito a Brunssum (Belgio) e l’altro in Italia, a Napoli. Il secondo comando strategico della NATO (ACT), sito a Norfolk (Stati Uniti), segue i processi di trasformazione della componente militare dell'Alleanza, in termini di addestramento, sperimentazione e pianificazione a lungo termine.  Attualmente è in corso un adattamento della Struttura di Comando NATO di cui è attesa l’approvazione in occasione del Vertice dei Capi di Stato e di Governo di Bruxelles.

L’Italia è uno dei 12 Paesi fondatori dell’Alleanza Atlantica, che, alla luce del recente processo di allargamento, conta oggi 29 membri. Oltre all’Italia, ne fanno parte: Albania; Belgio; Bulgaria; Canada; Croazia; Danimarca; Estonia; Francia; Germania; Grecia; Ungheria; Islanda; Lettonia; Lituania; Lussemburgo; Montenegro (l’ultimo Paese ad entrare, a giugno 2017); Norvegia; Olanda; Polonia; Portogallo; Regno Unito; Repubblica Ceca; Romania; Slovacchia; Slovenia; Spagna; Stati Uniti e Turchia.

L’Italia si è fatta storicamente interprete dell’esigenza che la NATO non si appiattisca sulle sole funzioni di deterrenza.  Ne è concreta dimostrazione il cd. Rapporto dei tre Saggi, documento di portata storica (1956) in cui in cui i Ministri degli Esteri dell’Italia (Gaetano Martino), del Canada (Lester B. Pearson), e della Norvegia (Halvard Lange) raccomandavano il rafforzamento della coesione e solidarietà interna dell’Alleanza, sottolineando l’esigenza che la NATO si dotasse di una propria autonoma dimensione politica. Tale considerazione, che vede gli aspetti militari e civili della sicurezza come inscindibili, rappresenta tuttora la bussola concettuale del nostro impegno nell’Alleanza.

L'Alleanza Atlantica è nata come uno strumento di  difesa collettiva, basato sulle previsioni dell’Art. 5 del Trattato di Washington, in virtù delle quali: "Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'Art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, compreso l'uso delle forze armate, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali".

Ad oggi,  l’unico caso di attivazione dell’art. 5 da parte del Consiglio Atlantico si è avuta in seguito all’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle. Il fatto che l’unica applicazione dell’Art. 5 abbia riguardato un atto terroristico è indicativo delle profonde trasformazioni che hanno interessato il panorama internazionale dopo la fine della Guerra Fredda, che hanno indotto l’Alleanza al percorso di adattamento fotografato dal Concetto Strategico del 2010, il quale contempla, tra le tre funzioni principali (“core tasks”) dell’Alleanza, oltre alla deterrenza e difesa, la gestione delle crisi e la sicurezza cooperativa.

Si tratta di un percorso che l’Italia sostiene, verso l’obiettivo di un’Alleanza pronta a 360 gradi e in relazione alle esigenze di sicurezza dei 29 Alleati. La NATO rimane il  caposaldo del nostro sistema di sicurezza che – dal fine della seconda Guerra Mondiale – ha contribuito a sessant’anni di pace in Europa e a un periodo di pace e prosperità senza precedenti; il nostro al legame transatlantico è fuori discussione. Riteniamo necessario che la NATO abbandoni logiche da Guerra Fredda e ricalibri le proprie priorità,  adattandosi alle nuove sfide, la maggior parte delle quali legata a minacce non più solo convenzionali, ma soprattutto asimmetriche, come attori non statuali, terrorismo e complessi traffici illeciti. Solo “proiettando stabilità” oltre i propri confini attraverso dialogo politico e assistenza alle istituzioni (militari e civili) di Stati fragili, solo guardando all’area del “Mediterraneo allargato” e rafforzando i partenariati e le attività di sicurezza cooperativa – in complementarietà con l’azione dell’Unione europea – la NATO potrà assolvere alla sua funzione storica di stabilizzazione. Al riguardo, l’Italia svolge da tempo un ruolo di leadership: un’azione complessa, una sfida ancora aperta che sconta diversi modi di percepire le minacce tra le opinioni pubbliche e i governi Alleati

Tutto ciò non implica un accantonamento delle tradizionali esigenze di sicurezza. Ai Vertici dei capi di Stato e di Governo di Galles (2014) e Varsavia (luglio 2016) l’Alleanza ha adottato, in connessione alle azioni russe in Crimea, alcune misure di rassicurazione per gli Alleati orientali.  In particolare, a Varsavia è stato deciso il dispositivo militare denominato enhanced Forward Presence (eFP), ovvero il dispiegamento (completato nel corso del 2017) di 4 battaglioni – ciascuno di circa 1.000 uomini – nei Paesi Baltici e in Polonia, a rotazione tra Framework Nations e a composizione multinazionale. L’Italia contribuisce in un’ottica di solidarietà tra Alleati, alla eFP, dispiegando una compagnia nell’ambito del battaglione a guida canadese in Lettonia. Sempre a Varsavia è stata rafforzata la presenza della NATO sul fianco Sud-orientale sul Mar Nero tramite la tailored Forward Presence (tFP), a cui pure contribuiamo.

Insieme a queste misure, a Varsavia è stato adottato anche un complesso di strumenti ed iniziative rivolte al fianco Sud (Framework for the South). Tra queste, il principale risultato è stata la creazione di uno Hub regionale per il Sud inserito su proposta italiana nel Joint Force Command (JFC) di Napoli, inaugurato a settembre 2017. Lo Hub contribuirà a stimolare la consapevolezza (situational awareness) dell’Alleanza rispetto alle minacce provenienti dalla regione MENA, e potrà contribuire, in prospettiva, al coordinamento degli sforzi dell’Alleanza in questo settore, ad esempio, per le attività di formazione dei Partner meridionali della NATO.  

L’Italia si posiziona da anni ai primissimi posti per il contributo all’Alleanza. In particolare, siamo il quinto contributore al bilancio della NATO, tra i principali contributori alla missione di formazione delle forze armate afghane – NATO Resolute Support, in cui svolgiamo il ruolo di Nazione Guida nella regione occidentale di Herat – e secondo contributore dopo gli USA alla Missione NATO in Kosovo (KFOR). A ciò si aggiunge: il contributo alle attività di sicurezza marittima della NATO, tramite la Missione Sea Guardian e i dispositivi NATO di sorveglianza marittima; il nostro ruolo di primo piano nelle attività di sorveglianza aerea dell’Alleanza (Air Policing), che nel corso del 2018 ci vede impegnati in Estonia ed Islanda; la partecipazione ad attività di antiterrorismo della NATO; il sostegno alle attività di defence and capacity building della NATO, con impegni concreti a favore di Iraq, Giordania, Georgia e Moldavia.   

Un altro principio che orienta l’azione italiana è quello della complementarietà tra l’azione della NATO e dell’Unione Europea. La necessità di un legame tra i due attori è diventata sempre più evidente in virtù di una serie di fattori: l’enlargement dopo la Guerra Fredda delle due Organizzazioni ad una membership in parte coincidente (ad oggi, 22 Paesi sono Membri di entrambe); l’acquisizione di competenze in ambito Politiche di Sicurezza e Difesa Comune da parte della UE e gli sviluppi della Difesa Europea;  la partecipazione di entrambe le Organizzazioni ad operazioni di gestione delle crisi. Ad oggi la cooperazione tra NATO e Unione Europea ha raggiunto il suo massimo storico in seguito alla Dichiarazione Congiunta adottata al Vertice di Varsavia del luglio 2016 e ai successivi set of proposals, contenenti 74 proposte di cooperazione nelle 7 aree tematiche individuate dalla dichiarazione stessa (contrasto alle minacce ibride; operazioni, inclusa la dimensione marittima; sicurezza e difesa cibernetica; sviluppo delle capacità militari; industria della difesa; esercitazioni; attività di defense and security capacity building con Paesi Partners).

Di particolare attualità è anche la questione della ripartizione degli oneri della difesa (cd. transatlantic burden sharing). Ai Vertici NATO di Galles (2014) e Varsavia (2016) è stato approvato il Defence Investment Pledge, che fissa l’obiettivo di aumentare le spese per la difesa per tendere al 2% del PIL nazionale degli Alleati entro il 2024, mirando a convergere verso questo parametro tramite aumenti progressivi annuali. Aumentare le spese per la difesa è solo uno dei tre pilastri dell’impegno assunto dai Leaders: gli altri due sono sviluppare capacità (da mettere a disposizione dell’Alleanza) e contribuire alle Operazioni (NATO e non NATO); si tratta delle note “tre c”: costs, capabilities, contributions. Da parte italiana si sottolinea l’esigenza che il contributo di ciascun Paese alla sicurezza dell’Alleanza vada inteso con riferimento a tutti e i tre parametri concordati tra gli Alleati (spese per la difesa, sviluppo di capacità e contributo a operazioni) – tutti ugualmente importanti – e non solo rispetto alla dimensione finanziaria. Rivendichiamo l’impegno per la stabilizzazione di teatri di crisi ed il contributo a Missioni internazionali, che rende l’Italia un security provider di primo piano a livello globale.

Un altro aspetto che vede storicamente l’Italia in prima fila è la necessità che l’Alleanza sviluppi un adeguato dialogo con la Russia. Le relazioni tra la NATO e Mosca hanno risentito, a seguito della crisi in Crimea, del blocco della cooperazione pratica (sia civile che militare) tra Mosca e l’Alleanza e, più di recente, dell’espulsione di sette  diplomatici russi accreditati presso la NATO, decisa dall’Alleanza in connessione al caso Skripal. Da parte italiana riteniamo che le difficoltà rendano il dialogo con la Russia ancora più necessario e siamo impegnati per preservare la politica del “doppio binario” (dual track approach) della NATO verso Mosca, che prevede deterrenza e difesa, ma anche un dialogo “sostanziale, mirato e periodico”, come deciso dai Capi di Stato e di Governo nel luglio 2016.

L’Italia sostiene lo sviluppo dei Partenariati dell’Alleanza Atlantica, come una delle principali formule che consentono di rafforzare la “proiezione di stabilità” della NATO. Oltre al Partnership for Peace – che comprende Russia, Ucraina e 21 Paesi dell’Europa Nord-Orientale, dei Balcani, del Caucaso e dell’Asia Centrale – più di recente la NATO ha stabilito contatti con nuovi Partner distanti geograficamente, tra cui Australia, Corea del Sud e Giappone (cd. “Partners Across the Globe”). L’Alleanza si è rivolta alla regione del Mediterraneo allargato a partire dal 1994, avviando il foro di dialogo e cooperazione noto come “Dialogo Mediterraneo” che oggi comprende 7 Paesi della regione (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritania, Marocco e Tunisia) e la Istanbul Cooperation Initiative, rivolta all’area del Golfo Persico (vi partecipano Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti). L’Italia è tra gli Alleati che riservano maggiore attenzione allo strumento dei Partenariati e in particolare rispetto alla regione MENA. Paesi che si trovano ad affrontare sfide a noi comuni non possono essere lasciati soli. Peraltro, oltre a favorire il dialogo politico, i Partenariati della NATO sono la premessa per lo sviluppo di forme di cooperazione pratica tra l’Alleanza ed i Partner nel campo della sicurezza.

Oltre alle iniziative di defence and capacity building, l’Italia sostiene e partecipa al programma NATO Science for Peace and Security (SPS). Nato come un seguito ufficiale del Rapporto dei 3 saggi, SPS è stato istituito nel 1958 in ambito NATO al fine di promuove il dialogo e la cooperazione tra Alleati e Stati Partner dell’Alleanza in materia di ricerca scientifica, innovazione tecnologica e scambio di know-how. Il filo conduttore del Programma è il legame tra cooperazione scientifica e priorità politiche della NATO nelle sue relazioni con i Partner. Negli ultimi cinque anni, SPS ha avviato oltre 450 progettualità che hanno coinvolto, oltre agli Alleati, 41 Paesi Partner (almeno uno di questi deve necessariamente partecipare ad ogni iniziativa). L’Italia risulta tra gli Alleati attivi in più progetti, tra cui un’importante iniziativa di anti-terrorismo (STANDEX II).

In tema di innovazione scientifica, va menzionata la presenza nel nostro paese del Centro NATO per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) di La Spezia. Il Centro fa capo alla Science and Technology Organization (STO) NATO – istituita nel 2011 – e rappresenta attualmente l’unico Centro di ricerca dell’Alleanza Atlantica. Sempre in Italia, a Roma, ha sede il NATO Defence College, istituzione che si occupa di formazione e aggiornamento professionale destinato a personale (civile e militare) dei Paesi membri e Partner dell'Alleanza.

L'Ufficio IV  (NATO, questioni strategiche di sicurezza e politico-militari) della Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale segue e coordina l'insieme di queste tematiche, di concerto con la Rappresentanza Italiana presso il Consiglio Atlantico a Bruxelles. Si tratta di un’agenda molto ampia, che spazia da aspetti operativi – come ad esempio quelli connessi  alla partecipazione italiana alle operazioni dell'Alleanza ed alle iniziative di contro-terrorismo – a questioni strategiche (allargamento della NATO, cooperazione con i Paesi partner, definizione della posizione dell’Alleanza sui principali temi di attualità internazionale), alla cooperazione in ambito civile (incluso il ruolo dell’Alleanza nel rafforzare la resilienza e la civil preparedness degli Stati Membri) al sostegno alle candidature di connazionali (per i bandi di personale pubblicati in ambito NATO di interesse strategico per l’Italia). L'Ufficio NATO svolge queste attività in stretto coordinamento con le altre Amministrazioni dello Stato, tra cui: Presidenza del Consiglio; Ministero della Difesa; al Ministero degli Interni, anche tramite la partecipazione alla Commissione Interministeriale Tecnica per la Difesa Civile.

Il Segretariato della NATO ogni anno bandisce un programma di tirocini (internship) che dà a giovani studenti universitari e neo-laureati la prospettiva concreta di un’esperienza  in un ambiente lavorativo del sistema NATO, al fine di sviluppare la conoscenza dell'Alleanza e l'approfondimento delle sue attività (politiche, culturali etc.) da parte del mondo giovanile; il programma prevede forme di remunerazione obbligatoria (nel bando più recente, di circa mille euro mensili). Sui siti internet dell' Alleanza e della Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio Atlantico sono presenti ulteriori informazioni sulle modalità di presentazione delle candidature (v. alla sezione link utili).


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