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Politica Commerciale

 

Politica Commerciale

Nel più ampio quadro delle Relazioni esterne dell’Unione Europea, la politica commerciale apporta un contributo decisivo alla realizzazione degli obiettivi prioritari dell’azione esterna e ne rappresenta uno dei principali strumenti, in quanto suscettibile, attraverso l'eliminazione delle restrizioni agli scambi commerciali, sia di contribuire al consolidamento delle relazioni economiche e politiche bilaterali tra Unione Europea e Paesi terzi/Organizzazioni Regionali, che difavorire il rilancio della crescita economica e dell’occupazionenell’Unione Europea.

L’ampliamento ed il consolidamento del mercato interno europeo (che oggi conta oltre 500 milioni di consumatori)ha rafforzato la posizione internazionale dell’Unione Europea quale polo di attrazione e di influenza sui negoziati commerciali, siabilaterali che multilaterali. L’Unione Europea, pur mantenendo un saldo ancoraggio ai principi ed al sistema dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, cerca - attraverso la conclusione di Accordi bilaterali di libero scambio e di protezione degli investimenti -di promuovere una maggiore liberalizzazione degli scambi commerciali e dei flussi di investimento; e ciò al fine di contrastare le tendenze protezionistiche e di garantire una concorrenza effettiva nel rispetto dei principi e delle norme internazionali, in manieraparimenti rispondente agli interessi di tutti gli operatori internazionali, inclusi i Paesi meno sviluppati. A tale riguardo, un aspetto importante della Politica commerciale europea è rappresentato proprio dalle misure preferenziali, generali e specifiche, dirette a concedere alle economie più deboli un accesso al mercato europeo a condizioni particolarmente vantaggiose.

La Commissione Europea harecentemente avviato numerosi negoziati per estendere la fitta rete di Accordi di libero scambio, sia con Paesi terzi checon Organizzazioni Regionali. In particolare sono in corso negoziati con Stati Uniti, MERCOSUR, Giappone, Cina, India, Marocco, Malesia, Vietnam, Tailandia.

Tra gli Accordi commerciali già conclusi si menzionano:      

  • Accordo di libero scambio UE – Canada (Comprehensive EconomicTrade Agreement - CETA);                    
  • Accordi di associazione e cooperazione con Cile e Messico, con i Paesi dell’America Centrale (Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama),
  • Accordo Commerciale Multipartito tra UE e Comunità Andina (Colombia, Perù ed Ecuador);                    
  • Accordi di libero scambio UE - Corea del Sud, UE – Singapore;                    
  • Accordi di Associazione comprensivi di aree di libero scambio ampie ed approfondite con Ucraina, Moldova e Georgia;                    
  • Accordi di Partenariato e Cooperazione con Russia e Iraq;                    
  • Accordo di libero scambio con la Svizzera;                    
  • Accordi di Stabilizzazione ed Associazione (ASA) con i Paesi dei Balcani occidentali (ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Albania, Montenegro, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo);                    
  • Unioni doganali con Turchia, Andorra e San Marino;                    
  • Spazio Economico Europeo (28 UE + Norvegia, Islanda, Liechtenstein);                    
  • Accordi Euromediterranei di Associazione con Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Israele, Libano, Giordania;                    
  • Accordi di Partenariato Economico (Economic Partnership Agreement – EPA) con i Paesi e le Organizzazioni regionali africane UE – ECOWAS, per l’Africa occidentale, UE- SADC, per l’Africa meridionale, UE - EAC per l’Africa orientale.

La politica commerciale nel Trattato di Lisbona  

L’inserimento ufficiale della politica commerciale comune nel più ampio contesto delle relazioni esterne UE è stato sancito dal Trattato di Lisbona, in vigore dal 1° dicembre 2009, che ha ampliato le materie di competenza esclusiva, riconducendo in questa politica settori chiave del commercio internazionale quali i servizi, gli aspetti commerciali della proprietà intellettuale e la tutela degli investimenti diretti esteri (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, Titolo II, artt. 206 e 207). In materia di politica commerciale e di protezione degli investimenti, solo l'Unione Europea può quindi adottare atti legislativi vincolanti e concludere accordi internazionali, con la conseguente contrazione delle competenze nazionali ed una riduzione della tipologia degli Accordi di natura mista.  

Il processo decisionale nell’ambito della politica commerciale comune e degli investimenti vede Consiglio e Parlamento Europeo in veste di co-decisori e la Commissione in veste di negoziatore. In particolare, i negoziati vengono condotti dalla Commissione nel rispetto dei mandati approvati dal Consiglio, tenendo conto delle sensibilità e degli interessi degli Stati membri. Il Parlamento Europeo deve essere regolarmente informato dalla Commissione sull’andamento e la gestione dei negoziati.Successivamente, sulla base del nuovo Trattato,Il Parlamento Europeo dovrà infatti concedere -prima che il Consiglio possa formalmente concluderli - la propria "piena approvazione" al testo degli Accordi commerciali negoziati.A questo riguardo, il Consiglio delibera generalmente a maggioranza qualificata. In deroga a tale norma generale, tuttavia, il Consiglio delibera all’unanimità nei settori degli scambi di servizi, degli aspetti commerciali della proprietà intellettuale e degli investimenti esteri diretti, qualora tali Accordi contengano disposizioni per le quali è richiesta l’unanimità perl’adozione di norme interne. Egualmente, il Consiglio delibera all'unanimità anche nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi (qualora tali Accordi siano suscettibili di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'UE) e nel settore degli scambi di servizi nell'ambito sociale, dell'istruzione e della sanità (qualora tali Accordi rischino di perturbare seriamente l'organizzazione nazionale di tali servizi e di arrecare pregiudizio alla competenza degli Stati membri riguardo alla loro prestazione). Al Parlamento Europeo sono tuttavia conferiti poteri analoghi a quelli del Consiglio per quanto attiene all'adozione delle norme che regolano: anti-dumping, difesa commerciale, regole di origine, riconoscimento dello status di economia di mercato, misure preferenziali autonome (quali lo schema di preferenze generalizzate) e strumenti di "fair trade" (quali la regolamentazione delle barriere al commercio).  

Sul piano normativo interno all’Unione Europea, l’attuazione della politica commerciale comune si traduce nella preparazione di specifiche proposte di Regolamento da parte della Commissione, al fine di definire norme comuni per questioni di rilievo quali la sorveglianza del mercato, la tutela della salute dei consumatori, la responsabilità finanziaria nelle controversie commerciali, la modernizzazione degli strumenti di difesa commerciale e la regolamentazione dell’accesso al mercato.


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