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Governo Italiano

Allargamento

 

Allargamento

La politica di allargamento è volta al progressivo ampliamento dell’Unione Europea grazie all’adesione degli Stati europei che lo desiderano e ne condividono i principi e le finalità. La politica dell’allargamento è uno strumento chiave a disposizione dell’Unione per promuovere pace, stabilità, prosperità e sicurezza nei Paesi candidati e potenziali candidati del suo immediato vicinato europeo. Ciò è tanto più vero nell'attuale contesto storico, caratterizzato da una crisi migratoria senza precedenti, dal protrarsi della crisi economica e da perduranti situazioni di instabilità ai confini dell'Europa.

L’Italia è da sempre impegnata nel sostenere la strategia di allargamento dell’Unione; l’azione italiana è volta a garantire un adeguato riconoscimento dei progressi registrati dai Paesi candidati e potenziali tali, allo scopo di incoraggiare tali Paesi a proseguire nel loro cammino verso le riforme interne necessarie per soddisfare i principi di democraticità, tutela dei diritti umani e stato di diritto su cui si basa l’Unione e per adeguare il proprio ordinamento all’acquis comunitario. La politica di allargamento prevede misure volte alla crescita istituzionale dei paesi dei Balcani occidentali che sono potenziali candidati all’ingresso nell’Unione e l’istituzione di un processo negoziale concordato fra l’UE e i paesi  candidati, che hanno un livello di preparazione sufficiente per negoziare l’adesione.

Il negoziato di adesione si sviluppa attraverso una specifica procedura prevista nei Trattati. Per poter aderire all’Unione europea, dopo la firma ed entrata in vigore dell’accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA) e l’attivazione dello strumento finanziario di pre-adesione (IPA), il potenziale Paese candidato presenta al Consiglio la domanda di candidatura. La concessione dello status di Paese candidato viene raccomandata dalla Commissione e poi deliberata dal Consiglio Affari Generali con il parere favorevole di tutti gli Stati Membri. Segue l’avvio formale del negoziato, con conferenze intergovernative per ciascuno dei 35 capitoli negoziali. Dopo la chiusura provvisoria di tutti i capitoli, sulla base di una raccomandazione della Commissione sullo stato di allineamento del Paese candidato, il Consiglio delibera la chiusura definitiva dei negoziati e propone la firma del Trattato di adesione. La chiusura del negoziato di adesione viene formalizzata nel corso di una Conferenza Intergovernativa e il trattato di adesione poi viene adottato dal Consiglio, previo parere della Commissione e del Parlamento Europeo, e successivamente firmato dal Paese candidato e dai rappresentanti degli Stati Membri. Al termine delle procedure di ratifica da parte di tutti gli Stati Membri, il Paese candidato diviene membro dell’Unione Europea

GLI SVILUPPI NEL 2017

Nel corso del 2017 l’UE è riuscita a mantenere viva l’attenzione verso il processo di allargamento, proseguendo il momentum nel 2018 con la pubblicazione il 6 febbraio scorso della Strategia della Commissione sul processo di allargamento (“A credible enlargement perspective for, and enhanced EU engagement with, the Western Balkans”), che ha recepito diverse proposte italiane, esprimendo un forte approccio regionale teso a rivitalizzare il processo di allargamento, quale ineludibile investimento geostrategico ed interesse reciproco di Bruxelles e dei Balcani.

La Commissione auspica ora di conseguire, entro la fine del suo mandato nel 2019, “progressi irreversibili” nel percorso europeo dei Balcani: i) imprimendo un nuovo dinamismo all'andamento dei negoziati di adesione con i due frontrunners, Montenegro e Serbia; ii) avviando i negoziati di adesione con Albania e Macedonia; iii) conseguendo un deciso avanzamento verso lo status di Paese candidato per la Bosnia Erzegovina e infine, iv) tentando di fornire una più chiara prospettiva al percorso europeo del Kosovo.

Il Pacchetto Allargamento pubblicato il 17 aprile u.s. contiene un incoraggiamento ai Paesi dei Balcani Occidentali a continuare sulla strada delle riforme, riaffermando la credibilità della prospettiva UE attraverso un richiamo al principio dei meriti propri e sulla base dell'approccio definito nella Strategia del 2015, che ha posto al centro i c.d. fondamentali: stato di diritto, diritti fondamentali e "good governance".

IL PERCORSO EUROPEO DEI PAESI CANDIDATI E POTENZIALI CANDIDATI

Montenegro

Il Montenegro è il Paese che sta seguendo con maggiore determinazione il processo di adesione e si auspica che possa entrare a far parte dell’UE entro il 2025, come prospettato dalla Commissione nella Strategia sulla politica di allargamento pubblicata nel febbraio 2018. Dall’avvio dei negoziati, nel 2012, sono stati aperti 30 capitoli negoziali, di cui 3 provvisoriamente chiusi. Da segnalare positivamente sia l’elevato livello di cooperazione regionale, sia il completo allineamento alle posizioni UE in ambito PESC, mentre restano alcune criticità nel settore dello stato di diritto. Podgorica deve concentrarsi in particolare sul rafforzamento del track-record in materia di lotta alla corruzione e al crimine organizzato e portare avanti un maggiore impegno riformista per tutelare la libertà dei media.

Serbia

Paese candidato dal 2012, il negoziato di adesione con la Serbia è stato avviato nel gennaio 2014. Grazie ai progressi compiuti nel processo di riforme, sono stati aperti finora 12 capitoli negoziali (di cui 2 provvisoriamente chiusi), compresi i fondamentali capitoli 23 e 24 relativi a stato di diritto, sistema giudiziario e diritti fondamentali. Nella Strategia sull’allargamento pubblicata nel febbraio 2018, la Commissione prospetta un’adesione all’UE entro il 20125, ma tale possibilità resta legata ai progressi in tali capitoli e agli esiti del processo di normalizzazione con Pristina.

Macedonia

Il superamento della crisi politica nel 2017 e l’impegno riformista del nuovo esecutivo (ripresa delle riforme finalizzate al percorso di integrazione nell’UE e nella NATO, firma lo scorso 1 agosto del Trattato di buon vicinato con la Bulgaria, riavvio del dialogo con Atene sulla questione del nome) hanno consentito alla Commissione di esprimere una raccomandazione positiva all’apertura dei negoziati di adesione con la Macedonia, Paese candidato dal 2005. Si auspica che le riforme intraprese e il raggiungimento di una soluzione sul nome possano consentire al Consiglio di dare al più presto via libera all’avvio formale dei negoziati. 

Albania

Lo status di Paese candidato è stato concesso all’Albania nel 2014. La Commissione ha recentemente formulato una raccomandazione positiva all’avvio dei negoziati di adesione, quale riconoscimento dei risultati del percorso di riforme condotto da Tirana nei cinque settori prioritari (riforma della giustizia, con l’avvio del processo di vetting; riforma della PA; lotta alla corruzione; lotta al crimine organizzato; tutela dei diritti fondamentali). Si auspica pertanto che il Consiglio possa decidere al più presto l’avvio formale dei negoziati di adesione. 

Bosnia-Erzegovina

Il percorso europeo della Bosnia Erzegovina ha visto un rilancio sostanziale nel 2014, con l’adozione di una nuova strategia dell’UE centrata sulle riforme socio-economiche e la piena entrata in vigore, nel giugno 2015, dell’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione firmato, cui è seguita, nel febbraio 2016, la presentazione della domanda di concessione dello status di Paese candidato. Si attende ora l’Opinione della Commissione su tale candidatura, che sarà formulata sulla base delle risposte al questionario sui criteri politici ed economici e l’adeguamento all’acquis comunitario, consegnato dalle Autorità locali alla Commissione nel febbraio 2018.

Kosovo

Per quanto concerne l’agenda europea, le priorità del Kosovo consistono nell’attuazione dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione firmato nell’aprile 2016, nella creazione di un adeguato track record nella lotta alla corruzione e al crimine organizzato, ultimo parametro da soddisfare per ottenere la liberalizzazione dei visti Schengen (dopo la ratifica, nel marzo 2018, dell’accordo sui confini con il Montenegro), nonché nell’attuazione delle intese raggiunte con Belgrado nell’ambito del Dialogo Facilitato dall’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini.  L’avanzamento del percorso europeo di Pristina è infatti subordinato a un accordo vincolante di normalizzazione comprensiva con Belgrado, in attesa di una discussione strategica sul Paese.

Turchia

Nell’ambito dei negoziati di adesione con la Turchia, avviati nell’ottobre 2005, sono stati aperti finora 16 capitoli, ma allo stato attuale il processo rimane congelato, per via delle criticità del quadro politico interno, sotto i profili del rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali. Ankara resta comunque un partner strategico, anche per la cooperazione sulle migrazioni avviata sulla base della dichiarazione comune del 18 marzo 2016, che ha permesso la creazione di uno strumento dedicato all’assistenza dei rifugiati siriani in Turchia (la Facility for Refugees in Turkey). Al momento risulta in fase embrionale la revisione dell’accordo doganale attualmente in vigore, mentre, per quanto concerne il processo di liberalizzazione dei visti, sono 7 i parametri non ancora interamente soddisfatti da parte turca.


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