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Governo Italiano

Il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 – Le risorse per il futuro

 

Il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 – Le risorse per il futuro

Il Quadro Finanziario Pluriennale è lo strumento di programmazione con cui l’Unione europea stabilisce quante risorse potrà spendere – per un periodo minimo di 5 anni, solitamente esteso a 7 – per finanziare le proprie attività. Dal QFP dipende, ad esempio, l’entità e la distribuzione dei fondi che l’Unione destina alla coesione economica e sociale, alla politica agricola, agli investimenti in materia di ricerca e innovazione, alla cooperazione con i Paesi terzi.

Il QFP viene approvato, su proposta della Commissione europea, con il voto unanime degli Stati membri in sede di Consiglio UE e previa approvazione del Parlamento europeo (art. 312 TFUE). Insieme ad esso, viene discusso e approvato anche il regolamento sul cd. sistema delle risorse proprie, che stabilisce le modalità con cui il bilancio viene finanziato.

L’attuale QFP, approvato a dicembre 2013, scadrà il prossimo 31 dicembre 2020; l’imminenza di questa data apre dunque una pagina negoziale di fondamentale importanza per l’Unione europea e i suoi Stati membri.

Nei mesi scorsi, la Commissione ha presentato alcuni documenti per stimolare, già prima dell’avvio ufficiale del negoziato, un dibattito sulle diverse opzioni disponibili, in termini di ammontare complessivo e ripartizione delle risorse tra le diverse Rubriche di spesa. A tale dibattito ha contribuito anche l’Italia, che nell’aprile 2017 ha presentato un proprio documento di posizione intitolato “Il Quadro Finanziario Pluriennale: uno strumento strategico al servizio degli obiettivi dell’Unione Europea”, cui ha fatto seguito un Addendum, presentato a febbraio 2018.

Lo scorso 2 maggio la Commissione europea ha presentato le prime proposte sul futuro QFP, che coprirà il periodo 2021-2027. In esse la Commissione chiede agli Stati membri di dotare l’Unione di un bilancio di 1.279 miliardi di euro (pari a circa l’1,1 % del RNL dell’Unione a 27, leggermente in aumento rispetto all’1% della passata programmazione). Tale somma dovrebbe permettere all’Unione di destinare sufficienti risorse ad una serie di nuove priorità (migrazioni, sicurezza, difesa), continuando ad assicurare, al contempo, un adeguato finanziamento per le tradizionali politiche di investimento dell’Unione, come la coesione e la politica agricola.

L’Italia ha espresso apprezzamento per le proposte della Commissione, che rappresentano un buon punto di partenza per il negoziato che sarà condotto a Bruxelles tra gli Stati membri. Nelle proposte della Commissione trovano spazio, infatti, molti di quei “beni pubblici europei” su cui l’Italia ha attirato più volte l’attenzione: dagli investimenti nei settori della ricerca e dell’innovazione, del digitale, della mobilità giovanile, della difesa, fino alla creazione di una reale politica comune europea in materia di migrazioni, con la previsione di risorse stabili sia per accoglienza e integrazione dei migranti, sia per il contrasto alle cause profonde delle migrazioni attraverso la collaborazione con i Paesi di origine e transito dei flussi. L’Italia ha accolto positivamente anche l’idea di aumentare i fondi per la sicurezza e per rafforzare il ruolo dell’Europa nel mondo, anche se continua a considerare problematico il proposto assorbimento della Politica Europea di Vicinato (PEV) in uno strumento unico destinato all’azione esterna dell’Unione.

L’Italia resta inoltre contraria a possibili tagli alla politica di coesione e alla politica agricola comune, considerato il contributo fondamentale fornito da queste politiche al mantenimento di livelli adeguati di investimento su tutti i territori europei e al rafforzamento della convergenza economica e sociale all’interno dell’Unione.  

L’Italia è inoltre favorevole all’introduzione di nuove risorse proprie per il bilancio dell’Unione europea ed è pronta, quindi, ad esaminare le diverse opzioni immaginate dalla Commissione europea.


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