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Governo Italiano

Politiche dell’UE per il clima e l’energia

 

Politiche dell’UE per il clima e l’energia

Attualmente l’Unione europea importa circa il 53 % dei propri consumi di energia, con un costo annuale che si aggira intorno ai 350 miliardi di euro. La forte dipendenza dalle importazioni espone l’Europa ai rischi legati al contesto geopolitico nei Paesi di origine e/o transito dei flussi di energia. La domanda globale di energia continuerà a crescere nei prossimi anni, con prevedibili tensioni sui prezzi dovute alla relativa scarsità dei combustibili di origine fossile. A queste problematiche, si aggiunge la necessità di adottare politiche per il clima che favoriscano una progressiva de-carbonizzazione delle economie, in linea con gli ambiziosi impegni assunti a Parigi nel dicembre 2015 in esito alla conferenza “CoP21”.

Per rispondere a queste sfide, le politiche dell’Unione in materia di energia perseguono l’obiettivo di garantire ai cittadini e alle imprese europee forniture energetiche sicure, a prezzi competitivi e con il minor impatto possibile sull’ambiente.  

Il raggiungimento di questi obiettivi richiede di superare la prospettiva puramente nazionale e di adottare un approccio integrato ed europeo. Per questo la Commissione, a febbraio 2015, ha presentato una Strategia intesa a realizzare tra gli Stati membri una vera e propria Unione dell’energia. Nella Strategia sono proposte iniziative specifiche in tema di sicurezza degli approvvigionamenti, rafforzamento del mercato interno, efficienza energetica, de-carbonizzazione, ricerca e innovazione.

L’Italia ha illustrato la propria posizione in un non-paper elaborato dal MAECI d’intesa con il Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio. Vi si ritrovano la visione dell’Italia, favorevole ad una maggiore cooperazione con i Paesi della regione del Mediterraneo, e l’aspettativa di una trasformazione del sistema energetico europeo che al contempo stimoli l’economia, l’occupazione e la competitività delle imprese europee.

La realizzazione dell’Unione dell’energia implica la piena attuazione da parte dell’Unione e degli Stati membri del Quadro Clima – Energia 2030, approvato dal Consiglio Europeo dell’ottobre 2014. Dopo un lungo negoziato, gli Stati membri hanno stabilito obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030, pari ad almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990, ripartito tra i settori ETS  e non-ETS , rispettivamente, al - 43% e al - 30% rispetto al 2005. La  piena realizzazione di quanto previsto nel Quadro contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale stabiliti dall’Accordo di Parigi del dicembre 2015.

Il Sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU Emissions Trading System, ETS) è il principale strumento adottato dall’Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori industriali energetici e manifatturieri di medie e grandi dimensioni.  Il Sistema, operativo dal 2005 traspone in Europa il meccanismo di cd. “cap and trade”  introdotto a livello internazionale dal Protocollo di Kyoto. La prima ‘fase’ dell’ETS (2005-2007) è detta fase pilota in quanto ha riguardato soltanto le emissioni di CO2 degli impianti energivori e prevedeva un meccanismo per il quale tutte le quote di emissione venivano assegnate gratuitamente alle imprese. Il merito della prima fase è quello di aver determinato un prezzo monetario per la CO2  e di aver contribuito a creare le infrastrutture necessarie al controllo, alla verifica ed alla comunicazione delle emissioni di CO2.  Il periodo 2008-2012 ha coinciso con il primo periodo d’impegno del protocollo di Kyoto ed è stato caratterizzato dall’introduzione di un meccanismo di aste per l’assegnazione delle quote di CO2.  Inoltre, il registro dell'Unione ha sostituito i singoli registri nazionali ed il settore aereo a partire dal primo gennaio 2012. Durante la terza fase (2013 – 2020), il sistema si è consolidato con la definizione di un unica traiettoria di riduzione (o tetto) per l’Unione e l’introduzione della vendita all'asta come metodo comune di assegnazione delle quote. Dopo più di due anni di negoziato, il 14 marzo 2018 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la  revisione della Direttiva ETS che si concentra sulla  ‘quarta fase’ (periodo 2021-2030), con l’obiettivo di realizzare una riforma strutturale del sistema, necessaria al fine di raggiungere il target di riduzione delle emissioni fissato per il 2030. Infatti, per conseguire l’obiettivo dell’UE del - 40%, i settori che rientrano nel sistema ETS devono ridurre le loro emissioni del - 43% rispetto al 2005. A tale scopo, si è stabilito che la quantità complessiva di quote a partire dal 2021, diminisca a un tasso annuo del 2,2% rispetto all’attuale 1,74%. Sono altresì previste norme più flessibili per allineare la normativa alla reale produzione e riflettere i progressi tecnologici.

Rispetto ai settori ‘non ETS’ (edilizia, agricoltura, gestione dei rifiuti, trasporti - esclusi i trasporti aerei e i trasporti marittimi internazionali ), dopo circa due anni di negoziato il Consiglio ha adottato il 14 maggio 2018 il testo dell’accordo relativo al cd. ‘Regolamento Effort Sharing’. Tale Regolamento mira a conseguire un obiettivo di riduzione nei settori non ETS pari al - 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005 e ripartisce l’obiettivo del- 30% tra gli Stati membri sulla base del PIL pro-capite del 2013. Gli obiettivi per i singoli Stati membri con un PIL pro-capite superiore alla media dell’UE sono stati ulteriormente adeguati per tenere conto del rapporto costo-efficacia. Per l’Italia è stato individuato un obiettivo di riduzione al 2030 pari al -33%. 

Il nuovo regolamento sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nelle prossime settimane.  Stesso calendario è previsto per la pubblicazione del cd. “Regolamento LULUCF” che mira a garantire che le emissioni derivanti dall’uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura  siano prese in considerazione nell’obiettivo globale di riduzione delle emissioni al 2030. Il campo di applicazione del Regolamento riguarda i terreni forestali ed i terreni agricoli, e quei terreni per i quali l'uso è stato modificato da o verso questi utilizzi. L'impegno per ciascuno Stato membro sarà quello di assicurare che il settore LULUCF non dia origine ad emissioni nette sul proprio territorio, dopo l'applicazione delle norme di contabilizzazione previste dal regolamento e tenuto conto degli strumenti di flessibilità. Questo principio viene definito come la "regola no debiti" (“no debit rule”).

Il 30 novembre 2016 la Commissione ha presentato il Pacchetto energia pulita, che comprende una serie di misure volte ad assicurare progressi in materia di decarbonizzazione e transizione energetica al 2030,  mantenendo al contempo un alto grado di competitività della UE. Nell’ambito di tale pacchetto, ancora in via di negoziato, si segnala la proposta di rifusione della Direttiva sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili, che mira ad elevare la soglia di consumo di energia da fonti rinnovabili. Tale target vincolante a livello UE sarà da conseguire attraverso contributi stabiliti individualmente dagli Stati membri. Si propone in particolare di elevare il contributo delle fonti rinnovabili nei settori del trasporto, del riscaldamento e raffrescamento, nonché di sviluppare il potenziale dei biocarburanti. Il Regolamento sullagovernance” dell’Unione dell’energia, all’interno del medesimo pacchetto, fornisce un quadro essenziale per il raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali al 2030, in quanto riorganizza gli adempimenti necessari prevedendo un Piano integrato nazionale per il clima e l’energia e un sistema di dialogo strutturato tra Stati Membri e Commissione europea per assicurare che l’attuazione di tali Piani contribuisca effettivamente al raggiungimento degli obiettivi UE 2030 in materia di decarbonizzazione. Con la proposta di Direttiva sull’Efficienza Energetica, la Commissione ha proposto un obiettivo vincolante a livello europeo di risparmio di energia primaria pari al 30% entro il 2030, che resta da negoziare. L’Esecutivo dell’Unione non definirà obiettivi vincolanti specifici per gli Stati membri, ma questi dovranno indicare nei Piani Nazionali integrati per l’Energia e il Clima il proprio contributo al raggiungimento dell’obiettivo comune.

Il Pacchetto è integrato da provvedimenti volti a disciplinare il funzionamento dell’Agenzia di Cooperazione tra regolatori nazionali (ACER) e ad agevolare le ristrutturazioni edilizie efficienti sul piano energetico. Comprende, infine, anche due ambiziose misure di riassetto del mercato elettrico. La proposta di Direttiva elettrica mira a promuovere lo sviluppo di nuovi servizi e ad accrescere l’efficacia del mercato, anche grazie alle nuove tecnologie disponibili, favorendo fra l’altro la partecipazione attiva da parte di consumatori informati l’aggregazione di piccoli operatori locali. La proposta di Regolamento elettrico stabilisce un quadro regolatorio per il mercato interno dell’energia elettrica in tutta l’UE, prevedendo varie disposizioni tecniche su temi quali i nuovi compiti per i gestori della rete di distribuzione, l’istituzione di Centri di coordinamento per la sicurezza regionale, le condizioni per l’attivazione di meccanismi di remunerazione della capacità volti a garantire l’adeguatezza del sistema.

Relativamente alle emissioni legate ai trasporti, nell’ambito del secondo Pacchetto Mobilità Pulita, presentato dalla Commissione europea l’8 novembre 2017, si segnala la rifusione dei Regolamenti sulle emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri. Il nuovo regolamento fissa due obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2025 e per il 2030 e, attraverso un sistema di crediti, mira a incentivare la transizione verso veicoli a basse/zero emissioni.  La riduzione delle emissioni di CO2 è l’elemento centrale anche delle nuova proposta di Regolamento sulle emissioni dei veicoli pesanti, adottata dalla Commissione il 17 maggio 2018.

 


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