Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Flussi migratori verso l’UE

 

Flussi migratori verso l’UE

I dati

Nel 2017, l’UE ha registrato una significativa diminuzione negli attraversamenti irregolari della propria frontiera esterna (204.278, -60% rispetto al 2016), dovuta principalmente ai minori ingressi in Italia e Grecia.  In particolare, gli arrivi in Italia lungo la rotta del Mediterraneo Centrale sono scesi a 119.369, con una flessione del 34% rispetto ai 181.436 sbarchi verificatisi l’anno precedente. Si registra, tuttavia, un contenuto ma rilevante aumento degli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, verso la Spagna.

I migranti provenienti da paesi africani hanno rappresentato il 60% degli ingressi irregolari nel territorio comunitario nel 2017: dopo i Siriani, che si mantengono prima nazionalità anche lo scorso anno, figurano al secondo e terzo posto rispettivamente Nigeriani e Ivoriani, con i Guineani distanziati per poche centinaia di unità al quarto posto.

In Italia la maggioranza degli arrivi irregolari ha riguardato, anche in tal caso, migranti provenienti dall’Africa subsahariana (in particolare Nigeriani, Guineani e Ivoriani). Si registra inoltre una significativa presenza di cittadini del Bangladesh, al quarto posto negli ingressi irregolari del 2017.

La tendenza a una diminuzione degli arrivi irregolari via mare ha trovato conferma anche nei primi mesi del 2018, facendo registrare al 15 maggio un calo negli sbarchi di oltre il 76% rispetto alla stessa data dell’anno precedente.

Tali risultati, benché necessariamente parziali alla luce della complessità del fenomeno migratorio, rappresentano una prima concreta conferma della buona direzione verso cui si è mossa la strategia dell’Unione europea in materia migratoria, accompagnata dall’adozione da parte della Commissione di oltre quaranta “pacchetti”, con i quali l’Esecutivo UE ha presentato, sulla scia dell’Agenda europea sulla migrazione dell’aprile 2015, un gran numero di proposte di Regolamento (17), di Comunicazioni (45), piani di azione (5) e una serie rilevanti di rapporti sui progressi di tale strategia.

Migranti irregolari e richiedenti asilo

In molti casi, la migrazione irregolare può essere la sola soluzione per coloro che, in fuga da guerre o persecuzioni nel proprio Paese di origine, mirano a trovare rifugio e protezione altrove. In altri casi, motore della migrazione irregolare sono motivazioni di ordine essenzialmente economico.

Nel 2017, circa tre quarti di tutte le domande di asilo sono state presentate in soli cinque paesi dell’UE (Germania, Italia, Francia, Grecia e Regno Unito). Nello stesso anno, i tre principali Paesi di provenienza dei richiedenti asilo risultavano ancora Siria, Iraq e Afghanistan per effetto della crisi dei due anni precedenti lungo la rotta del Mediterraneo orientale; tuttavia, la loro quota sul totale delle domande di asilo è nettamente in diminuzione (solo il 28% a fronte del 40% nel 2016), in quanto quella del Mediterraneo centrale è tornata ad essere la principale rotta di migrazione irregolare verso il territorio della UE..

Una domanda di asilo deve essere considerata sempre su base individuale. Tuttavia, se Siriani, Afghani, Iracheni, Eritrei e Somali presentano situazioni – oggettive e soggettive – che generalmente (o più facilmente) giustificano il riconoscimento della protezione internazionale a loro favore, lo stesso può non valere per individui appartenenti ad altre nazionalità, che di fatto  abusano del Sistema Comune Europeo dell’Asilo per garantirsi  almeno un certo periodo di permanenza altrimenti irregolare in UE.

Per aggiornare la normativa UE in materia di asilo, è in corso da mesi un delicato esercizio negoziale volto alla revisione del cd. Regolamento di Dublino, disciplinante i criteri di attribuzione della responsabilità per il trattamento delle richieste di asilo tra i diversi Stati membri. L’Italia partecipa al negoziato tecnico sottolineando la necessità di un giusto equilibrio tra responsabilità degli Stati membri di primo ingresso dei migranti e solidarietà tra Stati membri nella ripartizione dei richiedenti asilo, in particolare attraverso un meccanismo di ricollocazione obbligatorio e automatico. Tra le richieste, anche quella di predisporre norme ad hoc per i richiedenti asilo soccorsi in mare, diversi dai migranti irregolari in quanto introdotti sul territorio nazionale in base a norme cogenti di diritto internazionale.

 

La posizione dell’Italia in sede UE rispetto al fenomeno migratorio

L’Italia ha sempre fatto proprio il principio primario, incardinato anche nel diritto internazionale, del diritto alla vita. In relazione al fenomeno migratorio e alla peculiare situazione geografica dell’Italia quale confine esterno marittimo dell’UE, ciò è equivalso all’imperativo umanitario di salvare le vite in mare quale priorità assoluta.

Il nostro Paese ha, inoltre, posto la questione migratoria al centro del dibattito europeo, sottolineando il ruolo prioritario dell’Africa. Il Vertice di La Valletta sulle migrazioni del novembre 2015 ha segnato, da questo punto di vista, un momento di svolta, in cui i Paesi UE e quelli africani di origine e transito dei migranti hanno convenuto di lavorare per un governo congiunto del fenomeno migratorio, promuovendo canali di migrazione legale, contrastando il traffico di esseri umani e collaborando per migliorare la cooperazione in materia di rimpatri e riammissioni. Il varo, in quella occasione, del “Fondo fiduciario d'emergenza dell'Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa” (comunemente noto come Fondo fiduciario per l’Africa o di La Valletta) ha contribuito a rilanciare la cooperazione allo sviluppo quale chiave per affrontare anche le cause profonde delle migrazioni e degli sfollamenti forzati.

L’Italia è stata protagonista di questa rinnovata collaborazione con i Paesi di origine e transito dei migranti, in particolare attraverso la proposta per un “Migration compact”, cui la Commissione si è largamente ispirata per l’elaborazione della propria strategia di dialogo con tali Paesi (“Nuovo quadro di Partenariato con i Paesi terzi”). In tale ambito, essa ha promosso o sostenuto progetti in Niger (principale snodo del traffico di migranti irregolari lungo la rotta del Mediterraneo Centrale , dove si registra una marcata riduzione dei transiti) ed in Libia (principale Paese di imbarco, dove sono ora attive le principali pertinenti organizzazioni internazionali come OIM ed UNHCR e diverse ONG), sostenendo al contempo i  processi di rimpatrio volontario dagli stessi due Paesi verso quelli di origine e di reinsediamento in Europa per i migranti maggiormente vulnerabili.


22887
 Valuta questo sito