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Governo Italiano

L’Unione economica e monetaria – Prospettive di riforma

 

L’Unione economica e monetaria – Prospettive di riforma

L’Unione economica e monetaria (UEM) è il nucleo del processo di integrazione economica attorno al quale è stata costruita l’Unione europea. Essa implica il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nazionali e, per 19 Stati membri, una moneta unica e una politica monetaria comune. Integrando le economie dei Paesi che la compongono, l’UEM genera delle “economie di scala”, di cui si avvantaggiano consumatori e imprese.

La crisi finanziaria internazionale degli ultimi anni ha, tuttavia, dimostrato che l’UEM resta largamente incompleta e che occorrono misure concrete per trasformarla in uno strumento effettivamente capace di garantire occupazione, crescita e stabilità a tutti i cittadini, attraverso meccanismi democratici ed equi.

Il tema della riforma dell’UEM è da anni oggetto di dibattito tra Stati membri; nel giugno 2015, gli allora Presidenti delle cinque principali Istituzioni europee (Commissione europea, Parlamento europeo, Consiglio, Consiglio europeo e Banca Centrale Europea) hanno presentato un Rapporto che delineava un percorso a tappe che avrebbe dovuto condurre al completamento dell’UEM. Le ampie divergenze di vedute tra gli Stati membri hanno tuttavia impedito, negli scorsi anni, di compiere concreti progressi. Al dibattito aveva contribuito anche l’Italia, presentando, nel febbraio 2016, il documento “Una strategia europea condivisa per crescita, lavoro e stabilità”, contenente una proposta di riforma profonda dell’architettura della zona euro.

A dicembre 2017, la Commissione ha riavviato il dibattito sulla riforma della zona presentando una serie di proposte ambiziose in tema di:

  • completamento dell’Unione Bancaria, attraverso l’introduzione di un sostegno finanziario pubblico (common backstop) per il Fondo di risoluzione unico delle banche in crisi, e di uno  schema comune europeo di garanzia dei depositi bancari;
  • trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità (MES) in Fondo monetario europeo (FME) e sua integrazione nell’ordinamento dell’Unione;
  • integrazione del Trattato sul c.d. fiscal compact nell’ordinamento dell’UE, insieme con le disposizioni in materia di flessibilità adottate dalla Commissione europea;
  • introduzione di una capacità fiscale per la zona euro, con fini di stabilizzazione economica e di sostegno alle riforme strutturali;
  • istituzione di un Ministro delle Finanze della zona euro, con il compito di assicurare coerenza alle politiche economiche dei Paesi membri e gestire gli strumenti fiscali da introdurre nell’UEM.

Il Governo italiano ha valutato positivamente le proposte presentate dalla Commissione europea, considerate un buon punto di partenza per riaprire un dibattito concreto sulla riforma dell’UEM. La Commissione riprende molte delle idee lanciate dall’Italia, a partire dal completamento dell’Unione bancaria, l’introduzione di strumenti fiscali per la zona euro e l’istituzione, in futuro, di un Ministro delle Finanze comune. Le proposte della Commissione hanno inoltre il merito di superare l’approccio intergovernativo che ha caratterizzato i precedenti interventi di riforma dell’UEM e restituire centralità al metodo comunitario, fondamentale anche nell’ottica di garantire maggiori trasparenza e legittimità democratica alla governance della zona euro.

Le proposte della Commissione sono attualmente all’esame del Consiglio dell’Unione europea e saranno al centro della discussione dei Capi di Stato e di Governo in programma al Consiglio europeo di giugno.


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