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Governo Italiano

Semestre di Presidenza 2014

 

Semestre di Presidenza 2014

L’Italia ha guidato i lavori del Consiglio dei Ministri dell’Unione europea già undici volte a partire dal 1957, anno della firma dei Trattati di Roma. L’ultima Presidenza italiana di turno del Consiglio UE si è svolta dal 1 luglio al 31 dicembre 2014.

Il primo risultato di rilievo della Presidenza italiana 2014 è stato quello di aver contribuito ad una transizione istituzionale senza criticità e nei tempi stabiliti: un nuovo Parlamento dal 1° luglio, la Commissione Juncker in servizio dal 1° novembre ed il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk al lavoro dal 1° dicembre.

La Presidenza italiana ha dovuto far fronte alle difficoltà di rilanciare la crescita cambiando la direzione di politiche europee focalizzate soltanto sulla disciplina di bilancio. Crescita e investimento sono diventate le nuove parole chiave del dibattito europeo. La Presidenza italiana ha promosso passi avanti decisivi nella definizione e adozione del “piano Juncker” da parte del Consiglio europeo di dicembre, grazie, in particolare, all’Accordo ottenuto al Consiglio Ecofin del 14 ottobre  su “misure a sostegno degli investimenti in Europa”.

Sul fronte internazionale, durante il semestre di Presidenza italiana, l’Unione ha dovuto far fronte a numerosi scenari di instabilità e l’Italia ha lavorato a fianco delle Istituzioni europee per rafforzare il ruolo dell’UE sulla scena internazionale, dal Mediterraneo ai confini orientali.

I diritti umani e le libertà fondamentali sono stati in primo piano durante il semestre di Presidenza italiana: a dicembre, il Consiglio ha conseguito un accordo sull’avvio di un dialogo annuale tra gli Stati membri nel Consiglio per promuovere e salvaguardare il rispetto dello Stato di Diritto nell’Unione.

La Presidenza italiana si è impegnata per raggiungere un accordo sul nuovo Quadro Clima-Energia 2030, al fine di ottenere il consenso sugli aspetti prioritari di una strategia ambiziosa e conveniente, funzionale all’accordo che poi si sarebbe raggiunto alla COP21 di  Parigi e che potesse centrare gli obiettivi europei di lungo periodo sulla de-carbonizzazione, garantendo al contempo l’equilibrio tra obiettivi, impegni e relativi costi. L’accordo raggiunto dal Consiglio europeo del 23-24 ottobre 2014 ha rappresentato un significativo successo, con l’individuazione degli obiettivi europei in termini di riduzione delle emissioni (40%), energie rinnovabili (27%) e aumento dell’efficienza energetica (27%). L’UE ha così potuto giocare un ruolo guida nelle successive Conferenze della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.

La Presidenza italiana ha svolto un‘intensa attività protesa al maggiore coinvolgimento dell‘Unione europea e degli altri Stati membri nella gestione dei flussi migratori. Una priorità ha riguardato la risposta alle pressioni migratorie in maniera strutturata, sostenibile e con un approccio europeo, andando oltre le misure immediate di emergenza. L’impegno italiano ha quindi portato ad una rinnovata, comune consapevolezza che tutte le frontiere esterne degli Stati membri UE rappresentano una frontiera comune. In tale contesto, alla prima linea d’azione si lega il lancio dell’operazione Triton: un’operazione di presidio delle frontiere marittime, in cui si riconosce che le frontiere a trenta miglia delle coste italiane sono frontiere di tutti gli europei, condotta sotto l’egida di una Frontex “rafforzata“. Inoltre, il Consiglio (riunitosi per la prima volta nel formato jumbo comprensivo dei Ministri degli Esteri e degli Interni) ha affermato l’importanza di una maggiore integrazione tra la dimensione interna ed esterna delle politiche migratorie, attraverso un approfondimento del dialogo con i Paesi terzi di origine e di transito. In questo spirito, la Presidenza italiana ha organizzato una serie di riunioni ministeriali sui temi migratori: in particolare, la Quarta Conferenza ministeriale euro-africana con i Paesi dell’Africa nord-occidentale su Migrazione e Sviluppo nel quadro del “Processo di Rabat” e la Prima Conferenza Ministeriale del “Processo di Khartoum” con i Paesi dell’Africa orientale.


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