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Governo Italiano

L'Italia e i Diritti Umani

 

L'Italia e i Diritti Umani

Azione dell’Italia in materia di diritti umani

In linea con e priorità del mandato 2019-2021 dell’Italia in Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite (CDU), l’azione italiana a tutela dei diritti umani nel mondo si caratterizza per una particolare attenzione verso alcune tematiche prioritarie: lotta contro ogni forma di discriminazione; moratoria universale  della pena di morte;  promozione dei diritti delle donne e delle bambine (incluse  le campagne contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati);  tutela e promozione dei diritti dei bambini (in particolare quelli che si trovano in situazione di vulnerabilità); tutela della libertà di religione e credo e dei diritti degli appartenenti alle minoranze religiose; lotta contro il traffico di esseri umani; promozione dei diritti dei disabili; protezione del patrimonio culturale; tutela dei difensori dei diritti umani.

Allo stesso tempo, l’Italia è anche impegnata rispetto a una pluralità di ulteriori iniziative in materia di protezione e promozione dei diritti umani, in linea con gli obblighi assunti a livello internazionale. In modo non esaustivo, si ricordano lotta contro il razzismo, la xenofobia e tutte le forme di intolleranza, antisemitismo; discriminazioni, incluse quelle basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere; educazione ai diritti umani;  promozione della democrazia e dello stato di diritto;  promozione della libertà di opinione e di espressione;  questioni connesse alle tematiche migratorie.

Pena di morte

L’Italia è tradizionalmente impegnata in prima linea nella campagna internazionale per una moratoria universale delle esecuzioni capitali, nella ferma convinzione che la pena di morte costituisca una inaccettabile violazione della dignità umana e non abbia alcun valore aggiunto in termini di sicurezza dei cittadini o di dissuasione dal crimine, rendendo ogni eventuale errore giudiziario drammaticamente irreversibile. Fin dagli anni novanta, grazie all’impegno congiunto di Istituzioni e società civile, l’Italia ha dato impulso a diverse iniziative in favore  di una moratoria universale della pena di morte, che hanno portato alla storica adozione della prima risoluzione sulla moratoria della pena capitale da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU nel dicembre 2007 (approvata con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astensioni). L’impegno italiano si è rinnovato l’anno successivo quando, insieme a un’alleanza interregionale formata da  Paesi di tutte le aree del mondo, l’Italia ha promosso una seconda risoluzione sulla moratoria, approvata dall’Assemblea Generale con un numero maggiore di voti favorevoli e un numero minore di voti contrari. Da allora, le successive risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU sulla moratoria universale dell’uso della pena di morte sono state approvate con cadenza biennale e con un numero sempre più alto di voti favorevoli. L’ultima risoluzione in materia è stata adottata dall’Assemblea Generale a dicembre 2018 facendo registrare un numero record di sostegni e una considerevole riduzione dei voti contrari rispetto al 2007 (121 voti a favore, 35 contrari e 32 astensioni).

Il MAECI ha istituito nel luglio 2014 una Task Force estesa ai rappresentanti delle organizzazioni della società civile maggiormente impegnate nella campagna contro la pena di morte per coordinare e render ancor più efficaci gli sforzi di sensibilizzazione nei confronti dei Paesi terzi a sostegno della risoluzione ONU sulla moratoria universale, in vista delle votazioni sulla risoluzione stessa che si tengono a New York prima in Terza Commissione dell’Assemblea Generale (Commissione Affari Sociali, Umanitari e Culturali) e poi nella Sessione Plenaria .

L'Italia partecipa attivamente anche ai negoziati della risoluzione biennale per l'abolizione della pena di morte in Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, co-sponsorizzandola regolarmente. L'importanza di procedere verso l'abolizione della pena di morte viene inoltre sollevata regolarmente in occasione di dialogo bilaterale con i Paesi terzi, anche in coordinamento con gli altri Paesi dell’Unione Europea.

 

Lotta contro ogni forma di discriminazione

Il principio di non discriminazione, nella legge e nella prassi, e il rispetto della dignità di ogni individuo costituiscono il cuore dell'azione internazionale del'Italia a favore della tutela e della promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel mondo. Il nostro Paese sostiene e promuove numerose iniziative internazionali in tema di lotta alla discriminazione, attribuendo grande rilevanza alla lotta contro i discorsi di odio, anche on-line. L’Italia tradizionalmente sostiene, in particolare, le risoluzioni del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite sulla lotta contro ogni forma di razzismo, xenofobia, e intolleranza e su ogni forma di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere. L'Italia è parte dell'Equal Rights Coalition (ERC), piattaforma di cooperazione internazionale per favorire lo scambio di informazioni e buone prassi in tema di diritti delle persone LGBTI. L'Italia è anche parte del Global Equality Fund (GEF), fondo internazionale istituito nel 2011 su iniziativa statunitense per finanziare progetti volti a tutelare e promuovere i diritti delle persone LGBTI.

 

Diritti delle donne

Il cammino politico, civile, sociale ed economico di ogni Paese non può prescindere da una piena partecipazione ed un completo coinvolgimento delle donne su basi di eguaglianza nei processi decisionali, nelle scelte di governo, nel mondo del lavoro, nei processi formativi ed educativi. Nonostante gli importanti progressi realizzati negli ultimi decenni, le donne e le bambine continuano ad essere, in molte aree del mondo, vittime di discriminazione, violenza, fisica e psicologica, sfruttamento e traffici esecrabili.            

L’Italia è fortemente impegnata sia in ambito bilaterale che multilaterale per promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile. Il nostro Paese è parte della Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), partecipa attivamente ai lavori della Commissione ONU sulla condizione femminile (CSW) e sostiene le numerose iniziative che ogni anno vengono promosse su tali temi in ambito ONU. L’Italia ha svolto un ruolo attivo per consentire l’entrata in vigore (agosto 2014) della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) e continua a incoraggiare in tutte le sedi la più ampia adesione a questa Convenzione. 

I diritti delle donne e la lotta alla violenza contro le donne costituiscono oggetto anche di raccomandazioni specifiche che l’Italia indirizza ai Paesi terzi nell’ambito della Revisione Periodica Universale (UPR), l’esercizio di monitoraggio della situazione dei diritti umani cui tutti gli Stati dell’ONU si sottopongono ogni quattro anni a Ginevra nella cornice del Consiglio Diritti Umani.

L’Italia è attivamente impegnata, sia sul piano diplomatico-negoziale, sia su quello della cooperazione allo sviluppo, nelle campagne internazionali per l’eradicazione delle mutilazioni genitali femminili e dei matrimoni precoci e forzati, partecipando attivamente ai negoziati sulle risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio Diritti Umani dell’ONU su questi temi svolgendo tradizionalmente il ruolo di negoziatore per conto deìl'Unione Europea.

L’Italia sostiene le iniziative internazionali per la prevenzione della violenza sessuale nelle situazioni di conflitto e di emergenza, ed in particolare l’Iniziativa per la prevenzione della violenza sessuale nei conflitti e la “Call to Action on Protection from Gender-Based Violence in Emergencies”. Nel quadro della politica di tolleranza zero contro il fenomeno dello sfruttamento e degli abusi sessuali, nel settembre 2017 l'Italia ha aderito al "Circle of Leadership" lanciato dal Segretario Generale ONU Guterres per contrastare gli abusi sessuali da parte del personale civile e militare delle Nazioni Unite e ha firmato il Voluntary Compact, che ci impegna politicamente ad attuare misure volte a prevenirlo e combatterli. Il nostro Paese è il primo contributore, con circa 600.000 dollari, al Fondo Fiduciario a sostegno delle vittime dello sfruttamento e abuso sessuale.

L’Italia è particolarmente attiva anche sul tema “donne, pace e sicurezza”, con azioni ed iniziative volte a valorizzare il contributo delle donne nella risoluzione dei conflitti e nella promozione di una pace duratura e a favorire la piena e attiva partecipazione delle donne nella prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti e negli sforzi di ricostruzione postbellica. Sin dall’inizio, l’Italia ha sostenuto la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1325 del 31.10.2000 su “Donne, Pace e Sicurezza” e ha auspicato la piena attuazione di tale Risoluzione e quelle approvate sul tema negli anni successivi sia in ambito ONU sia in ambito UE e NATO. Nel 2017, l’Italia ha incluso l’Agenda WPS tra le priorità del suo mandato come membro non-permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e della sua Presidenza del G7. Allo stesso modo, si è impegnata a promuoverne l’attuazione anche nell’ambito dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) durante la sua Presidenza, nel 2018. L’Italia partecipa alla Rete di Focal Point Nazionali per l’Agenda WPS (WPS National Focal Points Network), e alla Task Force Informale dell’Unione Europea sulla Ris. 1325. Nell’ambito del mandato italiano in Consiglio di Sicurezza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali (IAI) e Women in International Security Italia (WIIS Italy), ha lanciato unil  Network di donne mediatrici per l’area mediterranea (Mediterranean Women Mediators Network), quale iniziativa concreta con  effetti anche oltre i limiti temporali del mandato. Il Network, fondato alla Farnesina il 26 ottobre 2017, figura tra le attività del Terzo Piano Nazionale di Attuazione della Risoluzione 1325.

 Nei due anni dall’evento di lancio, il Network è cresciuto in termini di partecipazione e di competenze, anche grazie a corsi di formazione organizzati per le mediatrici e alle numerose opportunità di networking offerte. Il Network ha cominciato a consolidarsi a livello locale, con l’apertura delle prime Antenne a Cipro (17 maggio 2019) e in Turchia (29 giugno 2019) e l’avvio dei preparativi per l’istituzione di Antenne in altri Paesi mediterranei. Uno dei principali successi conseguiti finora dal MWMN, riconosciutoci in varie occasioni da vari partner e dalle stesse Nazioni Unite, è la partecipazione delle mediatrici libiche del Network alla Conferenza di Palermo per la Libia, a sostegno delle 4 delegate ufficiali presenti. Si è inoltre rafforzata la collaborazione con le Nazioni Unite (in particolare, Ufficio del Segretario Generale, DPPA, Mediation Support Unit e UNWomen) e con network regionali simili, che ha portato, tra l’altro, alla creazione dell’Alleanza Globale dei Network Regionali di Donne Mediatrici, lanciata ufficialmente lo scorso 26 settembre a New York, a margine del Dibattito Generale di apertura della 74° Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’evento è stato organizzato congiuntamente dai Network regionali di donne mediatrici esistenti (il Mediterranean Women Mediators Network; FemWise - Africa, parte dell’architettura di pace e sicurezza dell’Unione Africana; il Nordic Women Mediators; Women Mediators across the Commonwealth, lanciato dal Regno Unito) e dai Paesi e organizzazioni regionali che li sostengono, Italia inclusa. La creazione dell’Alleanza Globale mira a incrementare la partecipazione e l'influenza delle donne nei processi di pace, a tutti i livelli, mediante azioni condivise e concertate tra network che, pur presentando caratteristiche proprie, perseguono le medesime finalità. L’Alleanza, che manterrà una natura informale, è destinata quindi a incarnare una voce collettiva e ad amplificare l’efficacia dell’azione dei singoli Network, che manterranno le loro identità e caratteristiche.

Il 3 e 4 dicembre 2019, in collaborazione con UNWomen, l’Italia ha organizzato presso la Farnesina un seminario di Alto livello su “Rafforzare la partecipazione delle donne nei processi di pace. Quali ruoli e responsabilità per gli Stati Membri?”. Quest’evento ha rappresentato una discussione proficua sulle cause della limitata partecipazione delle donne ai processi di pace; individuare soluzioni concrete, anche di carattere innovativo, per superarle; assumere impegni precisi per assicurare l’effettivo e significativo coinvolgimento delle donne nei negoziati di pace. Il Seminario ha costituito inoltre un’importante opportunità per confermare e valorizzare il ruolo e l’impegno del nostro Paese in questo specifico settore e, più in generale, per l’attuazione dell’Agenda WPS, permettendo di evidenziare i risultati più significativi raggiunti negli ultimi anni in merito a progetti concreti e specifici attuati e/o promossi dall’Italia. In quest’ottica, in occasione dell’evento, abbiamo annunciato la nostra convinta adesione all’iniziativa “Commitment 2025” lanciata di recente da Spagna e Finlandia, e che è in linea con le priorità italiane. Al Seminario hanno partecipato tutte le mediatrici ed esperte in mediazione parte del MWMN, oltre a esponenti governativi di Stati Membri; rappresentanti di alto livello delle Nazioni Unite e di organizzazioni regionali (UE, UA, ECOWAS, OSCE, NATO, Lega degli Stati Arabi); rappresentanti dei altri network regionali di donne mediatrici; esponenti della società civile.

A livello nazionale, nel dicembre 2016, l’Italia ha adottato il terzo Piano d’Azione Nazionale per l’attuazione dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza. Il Piano copre il periodo 2016-2020 ed è stato elaborato con il fattivo contributo della società civile. Comprensivo di 7 Obiettivi e 44 Azioni, contiene iniziative qualificanti sul piano nazionale e internazionale. Per la realizzazione del Piano sono stati stanziati dal Parlamento fondi ad hoc. L’Italia è così entrata nel novero dei pochi Paesi che assicurano un contributo governativo per l’attuazione dell’Agenda 1325 (2000).

Diritti dei bambini

I bambini  sono una categoria particolarmente vulnerabile, soprattutto in contesti di conflitto armato e post-conflitto e in situazioni caratterizzate da sottosviluppo, povertà estrema e tensioni sociali.

In ambito multilaterale, tra le numerose iniziative per la protezione dell’infanzia e la promozione dei diritti dei minori, si ricordano in particolare le risoluzioni annuali dell’Assemblea Generale e del Consiglio Diritti Umani dell’ONU sui diritti del fanciullo, presentate congiuntamente dall'Unione Europea e dai Paesi del Gruppo latino-americano (GRULAC).

L’Italia sostiene le iniziative per la protezione dei diritti dei bambini nei conflitti armati, in attuazione dei principi contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo del 1989 e nel Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati di cui promuoviamo a livello internazionale la più ampia adesione. Tale impegno si è concretizzato, ad esempio, con l’impulso all’adozione in ambito UE di “Linee Guida in materia di bambini e conflitti armati”, e in ambito ONU, con il sostegno del nostro Paese all’inserimento nei mandati delle operazioni di pace ONU di specifiche disposizioni per la protezione dei bambini. L’Italia è stata uno dei primi Paesi a firmare la “Dichiarazione delle Scuole Sicure” (“Safe School Declaration”), adottata a Oslo nel 2015 con l'obiettivo di tutelare l'istruzione anche in contesti di conflitto armato. Svolgendo una costante opera di sensibilizzazione sulla Dichiarazione, promuovendola in  tutti i fori competenti dell’Assemblea Generale e in Consiglio di Sicurezza e partecipando attivamente a tutte le Conferenze Internazionali sulla Dichiarazione (da ultimo, Palma Di Maiorca, giugno 2019).

In occasione della 33ma Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ginevra, 9-12 dicembre 2019) l'Italia ha presentato un impegno solenne aperto all’adesione di altri Paesi (c.d. “open pledge”) a intraprendere tutte le azioni necessarie a garantire che i bambini possano vivere in sicurezza e godere dei loro diritti fondamentali anche in situazioni di conflitto. L’impegno promosso dall’Italia è diretto alla prevenzione della violenza nei confronti dei bambini, anche attraverso iniziative finalizzate a dare continuità all’istruzione e a favorire l’accesso delle operazioni umanitarie ai bambini nelle zone di conflitto, nonché attraverso campagne di sensibilizzazione contro il reclutamento e l’uso dei bambini nei conflitti armati.

 

Libertà di religione o credo e  protezione delle persone appartenenti a minoranze etniche o religiose

 

A fronte delle molteplici sfide poste alla pacifica convivenza tra gruppi religiosi diversi in numerose parti del mondo, l’Italia lavora con determinazione affinché la libertà di religione o credo e la tutela dei diritti degli appartenenti delle minoranze religiose siano oggetto di un’azione più efficace di tutela a livello internazionale.

L’Italia, insieme agli altri Stati membri dell’Unione Europea, promuove ogni anno una Risoluzione in Assemblea Generale e in Consiglio Diritti Umani ONU sulla libertà di religione o credo e di condanna di ogni forma di intolleranza e discriminazione su base religiosa. Si ricordano, inoltre, a livello europeo, le “Linee Guida UE sulla libertà di religione o credo”, adottate nel 2013, con l’obiettivo di intensificare l’azione dell’Unione Europea nei confronti dei Paesi terzi nel settore della libertà di religione. Su impulso italiano, le Linee Guida si riferiscono anche all’esercizio collettivo della libertà di religione, a tutela delle comunità religiose minoritarie. L'Italia è anche membro del Gruppo di contatto internazionale per la libertà di religione o di credo (ICG - FORB), piattaforma interregionale di oltre venti paesi nata nel 2015 per promuovere e proteggere la libertà di religione o credo nel mondo attraverso la promozione di buone pratiche, l’individuazione di norme e pratiche restrittive in materia di libertà di religione o credo e diritti delle minoranze religiose e la collaborazione con una serie di partner non governativi, tra cui organizzazioni religiose, società civile e università.

Protezione del patrimonio culturale

L’Italia è promotrice di una rinnovata azione della Comunità Internazionale a difesa del patrimonio culturale che costituisce la culla di ogni civiltà e il fondamento dell'identità storica e della prosperità delle società. Il diritto di accesso e di godimento del patrimonio culturale contribuisce a garantire la stabilità, la pace e la sicurezza internazionale e la sua distruzione, oltre che costituire una violazione del diritto internazionale, ha un impatto dannoso sulla stabilità e sulla coesistenza dei popoli e delle comunità  . A tal proposito, il nostro Paese sostiene pienamente l’azione intrapresa dall’UNESCO a tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi, attraverso la creazione – proprio su proposta italiana - di un meccanismo per interventi di urgenza e ha sottoscritto nel febbraio 2016 un Memorandum d’Intesa con UNESCO che, nell’ambito della coalizione “United4Heritage”, mette a disposizione dell’UNESCO la “Task Force italiana”, con la partecipazione del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC).

Nel 2017 l’Italia ha sostenuto e promosso iniziative sul tema anche nell’ambito della Presidenza del G7 e del mandato come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza ONU e durante la Presidenza italiana dell’OSCE nel 2018. In particolare, a marzo 2017 l’Italia, insieme alla Francia, ha promosso una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla protezione del patrimonio culturale e il contrasto al traffico illecito di beni culturali. La Risoluzione 2347, adottata all’unanimità il 4 marzo 2017, contiene previsioni importanti che, se messe in atto da tutti gli attori della Comunità internazionale, aiuteranno a contrastare i fenomeni di violenza etnica e religiosa, facilitando anche, nel più lungo termine, i processi di pacificazione e riconciliazione nazionale.

Diritti dei disabili

L'Italia è fortemente impegnata nella tutela e promozione dei diritti delle persone con disabilità, con particolare attenzione a quelle che vivono in situazioni di emergenza e in situazioni post-belliche. L'impegno italiano è volto in particolare all'eliminazione di qualunque barriera attitudinale ed ambientale che impedisca la piena ed efficace partecipazione delle persone con disabilità nella società. L'Italia è parte della Convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e del suo Protocollo opzionale, sostenendone la più ampia adesione e promuovendone a livello internazionale i principi fondamentali. Siamo impegnati nello sviluppo e nell'attuazione di programmi di sensibilizzazione per migliorare la comprensione delle esigenze delle persone con disabilità, anche attraverso numerose iniziative della Cooperazione Italiana.

Lotta contro la tratta di essere di umani

La tratta di esseri umani costituisce una grave violazione dei diritti umani - potendo anche arrivare a costituire un crimine contro l'umanità - e rappresenta una seria minaccia ala pace e alla sicurezza internazionale. L'Italia è fortemente impegnata sul tema, sulla base di un approccio incentrato sulle vittime e sui loro diritti, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili, tra cui donne e bambini. L'azione italiana, che si svolge in sinergia con la società civile e con le Nazioni Unite, conferisce forte priorità all'aspetto preventivo e alla protezione, anche legale, delle vittime. Siamo parte della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata e del suo protocollo Opzionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di essere umani di cui promuoviamo la più ampia adesione. In ambito Nazioni Unite, sosteniamo fortemente le attività e le iniziative del Relatore Speciale per la lotta contro il traffico di persone. L'Italia è anche parte della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di essere umani (c.d. Convenzione di Varsavia) e sostiene le attività del Gruppo di esperti del Consiglio d'Europa sul tema (GRETA) che, tra l'altro, monitora l'attuazione della Convenzione.

 

Difensori dei diritti umani

I difensori dei diritti umani, secondo la definizione contenuta nelle Linee Guida UE in materia, sono “singoli, gruppi e organi della società che promuovono e proteggono i diritti umani e le libertà fondamentali universalmente riconosciute. Essi lottano per promuovere e proteggere i diritti civili e politici oltre che promuovere, proteggere e realizzare i diritti economici, sociali e culturali. Promuovono e proteggono altresì i diritti dei membri di gruppi quali le comunità indigene”.

L’Italia riconosce il ruolo centrale che i difensori dei diritti umani svolgono nel promuovere una cultura di rispetto per i diritti umani e nel sostenere le vittime di violazioni e abusi ed è fermamente convinta che una società civile attiva contribuisca alla costruzione di società inclusive, stabili e prospere. L’Italia è impegnata nel salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani, incluse le donne, e continuerà attivamente a sostenerli e a incrementare gli sforzi contro tutte le forme di rappresaglia nei loro confronti. Anche a tal fine, l’Italia, in stretto coordinamento con i partner dell’UE e dell’OSCE, promuove l’applicazione delle linee guida UE ed OSCE in materia, che costituiscono importanti strumenti di lavoro per tutta la rete diplomatico-consolare. Durante la Presidenza Italiana 2018 dell'OSCE abbiamo ospitato alla Farnesina un workshop internazionale dedicato alla tutela dei diritti dei difensori dei diritti umani e alla loro protezione.

Linee guida UE sui Difensori dei Diritti Umani: https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters- homepage_en/3958/EU%20Guidelines%20on%20Human%20Rights%20Defenders   

Linee guida OSCE/ODIHR sulla Protezione dei Difensori dei Diritti Umani: https://www.osce.org/odihr/guidelines-on-the-protection-of-human-rights-defenders

 

Educazione ai diritti umani

L’Italia sostiene in ambito multilaterale le iniziative intese a rafforzare la promozione dell’educazione ai diritti umani, così contribuendo a promuovere il rispetto per la dignità umana, favorire lo sviluppo della cultura del dialogo e della reciproca comprensione, contribuire a rafforzare la protezione effettiva dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle Istituzioni dello Stato e delle espressioni della società civile. Tra le iniziative in materia si segnala il progetto “R2P nelle scuole”, sviluppato dall’Italia nell’ambito del suo mandato in Consiglio di Sicurezza ONU e lanciato a gennaio 2018. Il progetto, realizzato dal MAECI in collaborazione con il MIUR, ha l’obiettivo di divulgare nelle scuole i principi della “Responsibility to Protect” (R2P), al fine di sensibilizzare le studentesse e gli studenti al tema della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e all’importanza di stabilire ed attuare i principi internazionali a protezione della popolazione civile.

Impresa e diritti umani

L’Italia, insieme agli altri Paesi membri dell’Unione europea, è molto impegnata a livello internazionale in materia di Impresa e Diritti Umani. La base dell’impegno dell’UE sono i “Principi Guida delle Nazioni Unite su  impresa e diritti umani”, approvati nel 2011 dal Consiglio diritti umani. Alla luce di questi principi, l’Unione europea ha adottato sia strumenti volontari sia una serie di norme vincolanti in materia di due diligence e di accesso a misure di rimedio (access to remedy). 

Nel 2016 l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a dotarsi – attraverso un complesso processo multi-stakeholder - di un Piano d’Azione Nazionale quinquennale su Impresa e Diritti Umani in adesione ai Principi Guida ONU. Nel 2018,  l’Italia ha effettuato in modo assolutamente innovativo una revisione di medio termine del documento, sempre adottando un approccio inclusivo basato su ampie consultazioni con  esperti  del  settore  e  con  rappresentanti  del  mondo  imprenditoriale,  dei  sindacati  e  delle organizzazioni non governative. Il Piano presenta una struttura articolata, include oltre cinquanta misure e la sua attuazione è gestita da un apposito steering group.

A partire dal 2014, in Consiglio Diritti Umani sono state avviate delle discussioni preliminari sulla possibilità di  elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sulle responsabilità delle società e delle imprese transnazionali in materia di diritti umani. 

 


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