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Governo Italiano

Energia

 

Energia

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LE QUESTIONI ENERGETICHE

 

 

Le questioni energetiche rivestono sempre più carattere di priorità e urgenza sia nell’ambito delle politiche nazionali ed europee, sia a livello globale. L’accesso sistematico all’energia è  un fattore essenziale per lo sviluppo economico e sociale. Ma, all’accresciuta domanda si associano grandi sfide in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, concorrenza, crescita sostenibile, efficienza energetica, infrastrutture e reti, cybersecurity e - non disgiungibili - impatto ambientale e lotta al cambiamento climatico.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel contesto delle linee di azione della strategia nazionale ed in raccordo con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e delle Ricerca (MIUR), partecipa al dibattito internazionale e nei fori multilaterali sulla gestione delle risorse, come pure ai principali progetti nazionali, comunitari ed internazionali in tema di sicurezza energetica. Al riguardo, occorre considerare che il nostro fabbisogno viene soddisfatto largamente attraverso le importazioni e che l’Italia ha interesse a consolidare la prospettiva di svolgere un ruolo di “hub energetico” tra Africa, Europa centro‑orientale e Asia.  Obiettivo principale della politica del nostro Paese è pertanto quello di garantire certezza e regolarità degli approvvigionamenti, accordando in primo luogo  priorità alla differenziazione del mix energetico (petrolio, gas naturale, rinnovabili), anche nell’ottica della transizione verso forme di energia pulite e sostenibili.

Il MAECI prende parte inoltre alle attività delle Organizzazioni Internazionali (OO.II.) operanti nel settore dell’energia (AIE, IRENA, IEF, AIEA, OPEC) e segue gli sviluppi dei gruppi tematici in ambito G7 e G20 e le questioni internazionali connesse all’uso dell’energia nucleare e delle sostanze chimiche. La sicurezza nucleare, nell’accezione di “safety”, si può ricondurre essenzialmente nel nostro Paese alle attività per gli impianti italiani in “decommissioning” ed è condotta di concerto con MISE e MATTM, anche per gli aspetti di impatto ambientale. Le tematiche di safety nucleare di portata globale vengono seguite nelle appropriate Convenzioni internazionali  (Paris Convention, Convenzione sulla sicurezza nucleare, Convenzione congiunta sulla sicurezza nucleare, Convenzione sulla protezione fisica degli impianti nucleari) e attraverso la partecipazione ai lavori della Nuclear Energy Agency dell’OCSE, dell’International Atomic Energy Agency, come pure nel Nuclear  Safety and Security Group, in ambito G7.

In ambito nazionale, il MAECI segue le attività dei principali attori operanti nel settore energetico, come ENEA, GSE, ISPRA, e dei maggiori gruppi energetici quali ENI, ENEL, EDISON, TERNA, ecc..

IMPEGNI E POLITICA EUROPEA – L’UNIONE DELL’ENERGIA

 

L’Italia si è impegnata al raggiungimento degli obiettivi fissati a livello europeo con la direttiva riguardante il c.d. “Piano 20‑20‑20”: ridurre del 20% (rispetto ai valori del 1990) le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare del 20% la media europea del consumo di energie rinnovabili (17% per l’Italia). Il Governo italiano si è allineato alla “European Energy Roadmap 2050” del 2011, la quale stabilisce gli interventi necessari per la creazione di un sistema energetico europeo sicuro, competitivo e decarbonizzato entro il 2050. La sicurezza energetica costituisce altresì il nucleo centrale del progetto di Unione dell’Energia approvato dal Consiglio Europeo nel marzo 2015. Esso si basa su cinque dimensioni strettamente interrelate: sicurezza energetica, solidarietà e fiducia; piena integrazione del mercato europeo dell'energia; efficienza energetica per contenere la domanda; decarbonizzazione dell'economia; ricerca, innovazione e competitività.

LA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE (SEN)

www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/Testo-integrale-SEN-2017.pdf

L’Italia  ha  adottato nel novembre 2017 la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), piano decennale del Governo per anticipare e gestire il cambiamento del sistema energetico. La Strategia si pone l’obiettivo di rendere il sistema energetico nazionale più competitivo, sostenibile e sicuro, riducendo la dipendenza energetica dall’estero dal 76% del 2015 al 64% del 2030 e puntando all’efficienza energetica, all’ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili, settore di punta del nostro Paese, alla crescita dello sfruttamento elettrico, cessando la produzione da carbone, alla razionalizzazione del downstream petrolifero  (bioraffinerie e biocarburanti sostenibili, GNL nei trasporti pesanti e marittimi). Essa si propone, fra l’altro, di aumentare sensibilmente gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico.

IL PANORAMA ENERGETICO ITALIANO E I RAPPORTI CON I PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI-FORNITORI DI IDROCARBURI

 

 


L’Italia produce, importa, esporta e consuma energia sotto varie forme: fonti fossili (gas naturale, petrolio e carbone); fonti energetiche rinnovabili (energia idrica, da bacini e corsi d’acqua, da piogge, da maree e da onde, energia eolica, energia solare ed energia da georisorse) con un know how, incluso nel geotermico, all’avanguardia nel mondo; biomasse (tal quali o per produzione di biogas, e biocaburanti); energia elettrica.

Partendo da importazioni per le fonti energetiche che raggiungono il 92,74% di fonti fossili nel 2016, il mix produttivo italiano si sta orientando verso maggiori consumi di gas naturale (inteso, per il suo impatto relativamente contenuto in termini di emissioni di CO2, rispetto alle altre fonti fossili, quale risorsa di transizione verso un mix energetico più “pulito”), facendo al contempo ampio e crescente ricorso alle fonti di energia  rinnovabile, settore di punta nel nostro Paese, nel quale vantiamo un primato riconosciuto a livello internazionale. In proposito, a riprova del virtuosismo verso cui si è avviato il nostro Paese nell’intento di garantire, da un lato, la crescita economica e contenere, dall’altro, i consumi energetici, nell’ultimo decennio  si è potuto registrare  un trend negativo nella domanda di energia primaria e, in particolare nel periodo 2012-2016, l’indice di intensità energetica del nostro Paese (ovvero le tonnellate equivalenti di petrolio necessarie a produrre un milione di Euro di PIL) è passato da 112,4 tep/MEuro a 106,5 (-5,2%). Secondo dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’intensità energetica dell’Italia nel 2016 è stata inferiore sia alla media dei Paesi membri IEA che a quella registrata da molti Paesi europei, attestandosi così al 6° posto.

Il principale fornitore di gas per l’Italia è la Russia, che da molti anni ha rapporti commerciali stabili con il nostro Paese. Il gas russo passa attraverso l’Ucraina, la Slovacchia e l’Austria, entrando nella rete nazionale a Tarvisio. Al secondo posto figura l’Algeria. Il gas algerino attraversa la Tunisia e raggiunge via mare Mazara del Vallo in Sicilia, dove viene immesso nella rete nazionale. Terzo fornitore è la Libia, collegata all’Italia da un gasdotto sottomarino che ha il suo punto di arrivo a Gela, in Sicilia. Le forniture mostrano un andamento irregolare legato al perdurare della situazione di instabilità del Paese. Altre forniture arrivano da Norvegia e Olanda e, dopo aver attraversato vari Paesi, transitano in Svizzera per raggiungere la rete nazionale a Passo Gries. Quanto ai progetti in via di realizzazione, va ricordato innanzitutto il TAP, parte conclusiva del Corridoio Meridionale del gas, che, a partire dal 2020, trasporterà in Puglia gas naturale proveniente dall’Azerbaijan. Ulteriori apporti potranno venire dallo sviluppo delle risorse del Mediterraneo Orientale, cui si collegheranno diverse altre infrastrutture e gasdotti in via di progettazione.

Sul fronte del petrolio, nel 2016 il fabbisogno nazionale (57,588 Mtep, equivalenti a 64.586 mila tonnellate e pari al 34,35% del consumo interno totale) ha visto registrare una contrazione dell’1,9% rispetto al 2015. La domanda è stata soddisfatta per il 93,5% da importazioni, con marginale ricorso alle  scorte, mentre il 6,5% è stato coperto dalla produzione nazionale. Le importazioni del 2016 sono state diversificate tra 25 Paesi (dati MISE). Circa i due terzi del totale sono giunti in Italia attraverso il Mediterraneo, più esattamente, le tre principali aree di provenienza sono state: il Medio Oriente (38,2%), la zona del Mar Caspio (23,2%) e l’Africa (20,6%, con il Nord Africa che incide per il 9,8%), con un peso del 71,2% sul totale. Riguardo i singoli Paesi, il principale fornitore è stato l’Iraq (19,7%), seguito dall’Azerbaijan (14,6%), dalla Russia (10,5%) e dall’Arabia Saudita (9,5%). Un confronto iniziale tra il primo semestre 2016 e il primo semestre 2017 evidenzia un diverso trend (dati MISE). Nei primi sei mesi del 2017, l’Azerbaijan è stato il maggior fornitore (con il 18,44% delle importazioni totali), seguito dall’Iran (che, con  una percentuale del 13,96%, torna a fornire flussi consistenti al nostro Paese), dall’Iraq (11,59%), dalla Russia (11,07%), nonché dall’Arabia Saudita (8,91%). Tale tendenza pare trovare riscontro anche nei dati dell’Unione Petrolifera, i quali evidenziano come, nei primi dieci mesi del 2017, le importazioni sono complessivamente cresciute rispetto allo stesso periodo del 2016 (+7,8%) con provenienza da 21 Paesi. Il Medio Oriente aumenta il suo peso complessivo con il 41,3% del totale, grazie alla ripresa di consistenti flussi dall’Iran. L’area del Mar Caspio e la Russia rilevano per il 35%, mentre l’Africa nel suo complesso per il 17,9%. Tra i singoli Paesi, l’Azerbaijan, con il 19,1%, è il principale fornitore di petrolio (lo era già stato nel 2014, superato poi dall’Iraq), seguito da Iran (13,4%), Iraq (12,8%) e Russia (10,1%).

 

Fonte prevalente per i dati utilizzati è il Ministero dello Sviluppo Economico, le cui statistiche sono consultabili alla pagina: http://dgsaie.mise.gov.it

Per approfondimenti sul tema energetico si suggerisce di consultare anche il seguente link:

http://www.unionepetrolifera.it/, oltre quelli cui si rinvia nel testo.

 

 


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