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Governo Italiano

Stabilità e disarmo nella penisola Coreana

 

Stabilità e disarmo nella penisola Coreana

Gianni Marotta. A pochi giorni dal negoziato sul processo di disarmo della Corea del Nord e di stabilizzazione di una delle aree più problematiche dell’Asia orientale, il cosiddetto Negoziato dei Sei che vedrà insieme, sullo stesso tavolo, Cina, Russia, Stati Uniti, Giappone, Corea del Nord e Corea del Sud, il Centro Landau Network-Alessandro Volta di Como, ha organizzato un importante seminario sulla cooperazione economica e il disarmo della penisola Coreana.

Attilio Iannucci. Tre temi fondamentali nei gruppi di lavoro, la questione della denuclearizzazione della penisola Coreana, delle relazioni scientifiche fra Corea del Nord e Corea del Sud e delle relazioni economiche.
Sono evidentemente delle discussioni in larga parte accademiche. Ci sono degli insegnanti, ci sono degli esperti, ci sono persone che sono particolarmente a conoscenza di queste materie.
Non si tratta di un vero e proprio negoziato politico. Si tratta però di un dialogo avviato in una cornice più vasta che è quella del congresso. Il sottosegretario Craxi ha avuto degli incontri bilaterali molto interessanti con entrambe le delegazioni, che hanno confermato la grande fiducia che ripongono nell’Italia in questa opera di facilitatore del dialogo. E devo dire che questa opera di facilitatore sarà sicuramente rinforzata e terremo fede al nostro compito, durante la nostra presidenza, l’anno prossimo, del G8.

Gianni Marotta. La costruzione di misure per stimolare la fiducia di interlocutori come Corea del Nord e Corea del Sud, le cosiddette confident building measures, ha visto l’Italia continuare con perseveranza la costruzione di quel clima finalizzato a creare una pace permanente nella penisola coreana.

Attilio Iannucci. Finché ci si parla, finché ci si incontra, credo che questo fatto stesso è una serie di confident building measures che vanno attuate e vanno realizzate. Ne è un esempio questa conferenza che noi ormai da sei anni, portiamo avanti qui, con la collaborazione encomiabile del Centro Volta, qui a Como. E mettiamo attorno ad un tavolo le due parti in causa con dei risultati debbo dire, tutto sommato, incoraggianti.
Quest’anno, la presenza di due Vice-ministri degli Esteri è significativa. E’ un livello di partecipazione che è stato riscontrato solo nel 2005. Quest’anno, malgrado le difficoltà esistenti nel dialogo e nel rapporto fra Corea del Nord e Corea del Sud, di fatto qui a Como, abbiamo registrato quantomeno dei contatti, delle chiarificazioni, dei piccoli passi avanti.
Perchè l’Italia fa questo? L’Italia ha un capitale di rapporti ottimi con la Corea del Sud, con questo paese che negli ultimi anni si è sviluppato in maniera così prodigiosa. Ci sono diverse imprese italiane in Corea, forse meno di quelle che ce ne potrebbero essere. Ci sono anche dei gruppi Coreani che si sono installati in Italia e questo è incoraggiante. Con la Corea del Nord abbiamo una caratteristica. Siamo stati il primo paese nel 2000, il primo paese dell’allora G7, ad allacciare relazioni diplomatiche aprendo immediatamente un ufficio di cooperazione allo sviluppo e portando sistematicamente avanti dei programmi di cooperazione, dapprima solo di emergenza, poi di cooperazione bilaterale e multilaterale.
Tutto questo ci mette in una posizione di primo piano. Siamo guardati con particolare simpatia da tutte e due le parti e per questo ci è più facile portarli qui a Como, ormai come detto, per la sesta volta.

Gianni Marotta. Il Negoziato dei Sei segnerà dopo quello svoltosi a Pechino nel febbraio 2007, un nuovo round, il sesto.

Stefania Craxi. Il governo italiano si impegna ad appoggiare e sostenere qualsiasi iniziativa sulla strada della denuclearizzazione, della pace, dello sviluppo sostenibile. Siamo anche molto orgogliosi di avere oggi, insieme al Centro Landau – Volta, oggi, organizzato questo tavolo informale a latere dei “Six-Party Talks”, che consenta di andare avanti nel dialogo intercoreano.
Anche su questo, il governo si è molto impegnato. Ricordo che siamo stati il primo paese del G7 ad aprire relazioni diplomatiche con la Corea del Nord. Fu un’iniziativa dell’allora ministro degli Esteri, Lamberto Dini, devo dire con grande lungimiranza.
La nostra presidenza italiana del G8 è particolarmente focalizzata sui temi della pace, della denuclearizzazione, della non proliferazione. Quindi in quest’ottica, noi siamo degli interlocutori privilegiati. Ho registrato, nel colloquio con il viceministro Coreano del Nord, un grande interesse verso l’Italia. Ci dicono: siete il primo partner europeo con cui noi vogliamo avere rapporti. Ci chiedono di aprire una sede diplomatica, un’ambasciata a Pyongyang. E’ un percorso che abbiamo cominciato a fare rafforzando la nostra rappresentanza a Seoul e se il governo nord coreano proseguirà verso la strada di accogliere le richieste della comunità internazionale, della denuclearizzazione, di una maggior democratizzazione del Paese, questo sarà un passo possibile.

Massimo Leggeri. In questo momento c’è un momento di difficoltà nei rapporti fra le due Coree e quindi, questa iniziativa del Centro Volta, sostenuta dal ministero degli Esteri, acquista un’ulteriore valenza perché oltre ad essere un supporto al dialogo a Sei del negoziato sulla penisola Coreana, cerca di essere un supporto anche ad una ripresa, ad un rilancio del dialogo fra le due Coree.

Gianni Marotta. Così come nel 2003 in cui venne autorizzato il passaggio della frontiera, l’Italia, prossima candidata alla guida del G8, aspira a vedere nuovamente transitare nel 38° parallelo e nella zona demilitarizzata, una delegazione di paesi diretta da Seoul a Pyongyang, per segnare visibilmente questo processo di pace e di disarmo sotto la guida dei paesi europei.

Massimo Leggeri. Prima di aprire le frontiere credo che si dovranno fare ancora molto lavoro, molta riflessione. Quello che è importante è che, malgrado la chiusura di questa frontiera, oggi a Como abbiamo, e questo non succede facilmente, due rappresentanti dei due governi che si sono seduti allo stesso tavolo, che si sono parlati e che sono vicini fisicamente. E credo che questo è un grandissimo risultato già di questa iniziativa italiana. Il fatto che si ritrovino di nuovo a sei, dopo uno stallo di nove mesi, è un segnale molto positivo.
All’agenda ci sono tematiche connesse ovviamente al processo di denuclearizzazione. Quindi, l’attuazione dei meccanismi di verifica delle intese in materia di disattivazione degli impianti della Corea del Nord e l’altro aspetto, che è il volée, il corrispettivo, è quello delle forniture di energia da parte degli altri cinque alla Corea del Nord, sul quale ancora ci sono problemi che si spera di poter chiarire in quel contesto.

Gianni Marotta. L’azione della diplomazia italiana in questo contesto, ha giocato un ruolo non secondario, tramite soprattutto la cosiddetta track 2 diplomacy, cioè un’azione diplomatica collaterale.

Maurizio Martellini. Questo è un processo iniziato più o meno sette anni fa. Questo è il sesto track 2 meeting, come si dice in diplomazia. La nostra principale missione è tenere sull’agenda del ministero Affari Esteri, il dialogo.
Io sono un ex fisico nucleare teorico, conosco il rischio della armi nucleari e la natura proliferante della tecnologia. Ma è importantissimo che le parti collaborino, che trovino un linguaggio comune e soprattutto che si crei fiducia. E’ quello che ha fatto il Centro Volta, sostanzialmente, in una sentenza, è mantenere alta questa fiducia. Ma senza, diciamo,  l’attività continua del nostro ministero questo non sarebbe stato possibile.

Gianni Marotta. La ripresa del negoziato, prevista per la prossima settimana farà comprendere come e quando la strada per la denuclearizzazione potrà essere imboccata definitivamente.

Attilio Iannucci. E’ difficile dire che è definitivamente avviato e che possiamo essere da oggi ottimisti. E’ un processo complesso, ci sono dei momenti di maggiore speranza, momenti di maggiore difficoltà. Ma già il fatto che si vedranno, la prossima settimana, l’8 dicembre a Pechino, per un’ulteriore sessione, è un fatto positivo.
Tutti i paesi sono impegnati. Ci sono naturalmente delle piccole asperità di ordine  metodologico, di ordine concreto. Ma direi che, tutto sommato, il processo è nato, è cresciuto, sta andando avanti.
Speriamo che termini nel migliore dei modi in tempi ragionevoli.


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