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Governo Italiano

Intervista all'Amb. Giulio Terzi, Rappresentante Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite

 

Intervista all'Amb. Giulio Terzi, Rappresentante Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite

Andrea Fiano. Ambasciatore intanto grazie, buonasera. Cominciamo: intanto, probabilmente, la cosa iniziale più significativa è che a fine dicembre scade il biennio italiano al Consiglio di Sicurezza; possiamo fare un bilancio della partecipazione italiana al Consiglio di Sicurezza?

Giulio Terzi. La ringrazio dottor Fiano di questa domanda: è il punto essenziale in chiusura d’anno un bilancio di questo biennio.
E’ un bilancio dove l’Italia è riuscita con successo ad affermare, innanzitutto, le posizioni europee in Consiglio di Sicurezza. E siamo, riusciti attraverso uno sforzo costante con gli altri Paesi europei - Francia, Inghilterra e Belgio - fino a questi ultimissimi giorni, a dar più peso alle posizioni dell’Europa.
Questo è importante sia per i dossier, che riguardano anche questioni di prioritario interesse nella pace e la sicurezza internazionale per il nostro Paese, ma è anche importante sul piano del principio, di una visione della presenza europea sulla pace e sicurezza internazionale che vogliamo sempre più valorizzare.
In questo bilancio vediamo anche un nostro contributo, particolarmente rilevante sui dossier che riguardano le principali crisi che interessano il Paese; perché lo interessano? perché siamo presenti in queste regioni con degli importanti contingenti di forze di pace e con, anche, una azione diplomatica molto attiva da parte del governo italiano, da parte del Ministro Frattini con incontri bilaterali e proprio con la partecipazione ai dibattiti europei e ai dibattiti nello stesso Consiglio di sicurezza al quale il Ministro Frattini in diverse occasioni ha partecipato.
Citerei innanzitutto l’Afghanistan, in secondo luogo il Libano e il Medioriente e in terzo luogo le grandi crisi africane che si stanno sviluppando e sulle quali purtroppo esiste anche, per i prossimi mesi, una agenda molto densa nei lavori del Consiglio.
Sull’Afghanistan abbiamo avuto l’onere di organizzare e guidare una missione del Consiglio di Sicurezza, proprio negli ultimi giorni di novembre, una missione che ha consentito di fornire in modo forse più diretto ed immediato e convincente, che in passato, una unicità di posizioni, da parte dei membri del Consiglio. Questo è importante perché sappiamo come in Afghanistan si siano riflesse delle posizioni e delle linee politiche di molti grandi Paesi e di diversi raggruppamenti, che sono rappresentanti in Consiglio, non del tutto coincidenti, e che appunto hanno dato luogo ai rilievi critici su quella che è l’azione della comunità internazionale. Bene, in questa occasione, il Consiglio di Sicurezza è riuscito a esprimere un fortissimo sostegno al ruolo del coordinatore, il Rappresentante speciale del Segretario Generale, ed ha potuto confrontarsi, direttamente, con una realtà estremamente molteplice, variegata, ma influente dell’Afghanistan, della società civile. Abbiamo potuto incontrare il Presidente, i principali membri di Governo, abbiamo avuto incontro con i comandi di Isaf, ed abbiamo visitato la regione ovest, dove il contingente italiano sta facendo, veramente, uno straordinario lavoro, anche come parte del team di ricostruzione provinciale.
Ecco, in tutta questa missione è emerso con chiarezza il ruolo italiano. Che è un ruolo di forza sul piano politico, di presenza sul piano militare e di credibilità nei rapporti con la società civile nella tutela dei diritti umani, dei diritti delle donne, delle condizioni dell’educazione dell’infanzia, soprattutto.
Ho citato l’Afghanistan come punto di partenza perché è lì che, indubbiamente, si vedono ancora, con gli avvenimenti che hanno contrassegnato gli ultimi episodi, le complicazioni che sono emerse nei rapporti fra India e Pakistan. E’ lì che, indubbiamente, vi è una priorità molto forte, anche per le Nazioni Unite. Unama è presente con una missione che oramai ha superato le 400 unità, è una missione che svolge un lavoro politico, che era importante sostenere anche come presenza del Consiglio di Sicurezza.
Il secondo punto che ho citato, è l’operazione in Libano. Indubbiamente, Unifil ha creato una situazione diversa, una situazione di maggiore fiducia, e di più costruttivo dialogo, fra le diverse componenti a sud del Litani.
Il ruolo del Generale Graziano è  straordinariamente apprezzato. Non vi è praticamente occasione nella quale il Segretario Generale delle Nazioni unite non incontri un’autorità di governo senza menzionare l’importanza del lavoro fatto dal nostro contingente a sud del Libano.
In Consiglio di Sicurezza questo dossier viene ripreso periodicamente, e noi, insieme agli altri Paesi europei, abbiamo sempre dato un apporto sempre molto importante alla definizione delle risoluzioni del Consiglio, negli aspetti anche che devono anche continuare a mantenere attivo il processo di consolidamento istituzionale, consolidamento politico nel Paese.
Le grandi crisi africane sono all’ordine del giorno. Posso dire che, ancora oggi, in una colazione di lavoro con il Segretario Generale delle Nazioni unite, si è parlato soprattutto di Ciad, di Somalia e di Zimbabwe.
La Somalia è un paese dove la riattivazione di un importante operazione di pace delle Nazioni unite non può attendere. In che modo farla? E’ una domanda molto complessa, perché i maggiori Paesi europei, anche i maggiori contributori, fra i Paesi che tradizionalmente rispondono favorevolmente agli appelli del Segretariato per fornire truppe, sono, come si dice, overstretched, cioè hanno delle risorse che non consentono più ulteriori margini di flessibilità, per avviare importanti operazioni di pace.
Di conseguenza si ci starebbe orientando verso la riconfigurazione dell’attuale forza dell’Unione Africana, la Forza Amisom, con degli apporti in termini di formazione, in termini di interoperabilità, di comando, che le consenta di essere capace di fare una operazione che non sarebbe soltanto di peacekeeping, ma di peacemaking.
Naturalmente ci sono delle preoccupazioni sullo sfondo politico, di un’operazione di questo genere. Come può essere una forza spiegata a Mogadiscio, Merka, o Baidoua, senza che ci sia un governo, sia pure transitorio, che sia convinto di includere le diverse componenti della realtà somala, e che abbia una sua visione su quello che è il post-peacekeeping.
Ecco, queste domande sono molto vive, fra i membri del Consiglio, ma nostro ruolo, come Italia, è stato quello di tenere questo dossier, ben vivo nel dibattito del Consiglio di Sicurezza e di assicurare che, chi per il futuro chi ci succederà in Consiglio, fra i Paesi europei, sia particolarmente sensibilizzato alla priorità che riveste per il nostro paese, in quanto presente storicamente nel Corno d’Africa, ecco la priorità che noi continueremo ad avvertire.

Andrea Fiano. Ambasciatore, è di questi giorni il sessantesimo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e l’Italia ha avuto un ruolo particolarmente attivo per quanto riguarda i diritti, anche dell’infanzia. Quali sono state le iniziative, quale il filo conduttore su questi temi dell’azione italiana.

Giulio Terzi. Noi abbiamo visto la priorità e il filo conduttore dei Diritti dell’uomo, in entrambe le maggiori dimensioni che riguardono il lavoro delle Nazioni unite, sia in Consiglio di Sicurezza, sia in Consiglio Generale.
In Consiglio di Sicurezza abbiamo cercato di allargare i contenuti dell’attenzione che viene riservata nelle risoluzioni del Consiglio che riguardano le operazioni di stabilità e di pace nelle iniziative diplomatiche. Abbiamo fatto inserire, con nostre proposte, associate naturalmente ad altri Paesi europei, ad altri Paesi importanti, come gli Stati Uniti, come soprattutto i due membri permanenti francese e britannico, dei riferimenti concreti: al problema dei diritti dell’uomo, alla tutela delle popolazioni, alle situazioni umanitarie, ai diritti del fanciullo e soprattutto all’aspetto dei bambini soldato. Quindi, oramai, questi temi sono, e queste norme, riferite a situazioni critiche, nelle grandi crisi che attraversano diversi Paesi del mondo, sono abbastanza radicati nelle risoluzioni.
Naturalmente è una sfida che continua, perché come lei sa, c’è una certa contraddizione fra la difesa dei principi di sovranità, previsti dal capitolo II, paragrafo VII, dello Statuto, e l’esigenza di intervenire all’interno degli Stati, quando determinati governi, non siano in grado o non vogliano difendere e tutelare appropriatamente la libertà e la dignità della persona.
Ecco, su questi aspetti, il dibattito, il confronto, con coloro che sono più apoditticamente tutori della sovranità nazionale, a scapito anche della tutela internazionale dei diritti umani, continuerà sicuramente nei prossimi anni.
Sappiamo quali sono gli schieramenti, ma se devo dare una sensazione, io ho avuto l’impressione in questi mesi che ci sia una maggior flessibilità, cioè che si riesca a portare i diritti umani in Consiglio, più di quanto non avvenisse un po’ di anni fa.
L’altra grande sfera di azione italiana per la tutela dei diritti umani e, indubbiamente, l’Assemblea Generale. Quello è il suo contesto principe, l’organo è il “parlamento del mondo”, se vogliamo, perché tutti gli Stati, in base ad un principio di universalità, vi partecipano, e da lì che abbiamo portato avanti, l’anno scorso, la risoluzione sulla moratoria contro l’applicazione della pena di morte. E’ una battaglia che stiamo portando avanti anche quest’anno, siamo riusciti in III Commissione ad avere risultati lusinghieri, ottenendo un numero di sponsorizzazioni a quello dello scorso anno, lievemente superiori, ma l’importante è dimostrare un trend in crescita, e questo è proprio lo scopo della campagna e lo scopo e anche l’obiettivo che ci siamo riproposti.
Abbiamo anche registrato, e questa cosa è stata notata da diversi altri Paesi europei coi quali abbiamo esaminato, a fondo, le condizioni con le quali stiamo portando avanti questa risoluzione, abbiamo registrato che sui singoli emendamenti, che riguardavano questa risoluzione, che erano proposti dal fronte di quella cinquantina di paesi oppositori della moratoria, in quanto anti-abolizionisti, c’era una erosione in termini di voti, in termini numerici, progressiva rispetto a quella che c’era stata l’anno scorso.
In altre parole, il principio di sovranità, al quale mi sono riferito precedentemente, viene visto in modo sempre più moderato e con un aumento di flessibilità da parte di Paesi che sui singoli emendamenti han dimostrato di non essere più tanto convinti. Per lo meno di non votare o di non essere presenti durante il voto quando questi emendamenti cosiddetti killer, cioè sabotatori della risoluzione, venivano posti in discussione.
Un altro argomento specifico, che viene discusso in Assemblea Generale, è tutta la serie di risoluzioni che riguardano le condizioni della donna, i diritti dell’infanzia, e in genere le categorie più deboli della società.
Sui diritti dell’infanzia noi abbiamo fatto un’azione di concerto con il Rappresentante speciale per i bambini-soldato, per portare in evidenza, al grande pubblico, questo tema: quindi questa operazione è anche di apertura delle Nazioni unite verso le Ong, verso l’opinione pubblica; abbiamo organizzato un evento che si è risolto nella costituzione di un vero e proprio network fra quegli adolescenti e quei giovani che avevano subito e sofferto l’esperienza devastante di essere reclutati da milizie o addirittura da forze armate di Paesi per essere poi strumentalizzati in conflitti.
In Africa ma non soltanto in Africa, ma anche in Asia, e in altre parti del mondo.
Ecco, questa iniziativa dei bambini-soldato ci ha dato un rilievo particolare, sia sul piano del negoziato della risoluzione dell’Assemblea Generale, ma anche nell’azione di informazione del pubblico di quella che è la vastità di un fenomeno che riguarda circa 250mila ragazzi, che si stima essere ancora preda di queste milizie e di queste strumentalizzazioni.
Il terzo aspetto che ha una notevole rilevanza è questo modo di interpretare evolutivamente la responsabilità di proteggere. C’è stata una discussione importante in un gruppo di lavoro del Consiglio di Sicurezza pochi giorni fa, è un tema che viene riflesso con forte evidenza anche in Assemblea Generale, e anche qui si tratta di uno di quei percorsi di miglioramento e di aggiornamento del diritto internazionale verso i quali le Nazioni Unite sono avviate.
L’Assemblea Generale è il contesto nel quale questi principi si discutono e il radicamento di questa volontà politica comincia a farsi veramente sentire.

 

 


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