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Governo Italiano

La cooperazione italiana in Afghanistan – 1 parte

 

La cooperazione italiana in Afghanistan – 1 parte

Mariangela Pira. Siamo qui in Afghanistan per illustrare le attività della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, che appartiene come sapete al Ministero degli Affari Esteri.
Tante le attività: dalla riforma della giustizia, al sociale, al femminile e operazioni anche di emergenza che non si trovano qui a Kabul, ma di cui la Cooperazione si occupa ad Herat.
Abbiamo intervistato per voi alcuni importanti esponenti della Cooperazione qui a Kabul per cercare di capire e sviscerare al loro interno i progetti di cui si occupa la Cooperazione.
La strategia adottata dalla Cooperazione italiana in un paese difficile come l’Afghanistan, come vedremo è complessa e articolata.

Maurizio Di Calisto – Responsabile UTL Kabul. Strategia che è onnicomprensiva, e che di fatto si muove in tre ambiti: il settore della sicurezza, il settore della justice assistance in law e il settore dello sviluppo.
Per ognuno di questi settori ci sono dei programmi nazionali, che prevedono delle risorse finanziarie che devono essere in qualche modo supportate dall’intervento esterno dei donatori. I settori in cui si opera sono nell’ambito del secondo pilastro dell’Ands, il settore giustizia, che finora ha comportato impegni per circa 50 milioni di Euro, poi c’è il nostro sostegno alla ricostruzione del sistema stradale con la strada che va da Maydan Shahr a Bamyan, su cui tuttavia esistono, come ben sappiamo, problemi derivanti dalla situazione di insicurezza. Dopo, ci sono molti interventi che ormai vanno a confluire in un intervento, diciamo a programma, nella sanità e a cui si va a aggiungere un grosso intervento nello sviluppo rurale.

Mariangela Pira. A Kabul in cooperazione è numerosa la presenza dei giovani.

Davide Costa – Amm. Progetto Sociale. Io mi occupo di amministrazione. L’amministrazione è tutto ciò che riguarda soldi, contratti, procurement. Noi ci occupiamo di far rispettare i budget e di fare i budget. Potendo lavorare con persone afgane si apprezza veramente tutte le migliori caratteristiche di questo popolo.

Michela Boni – Administrator. Attualmente nello specifico mi sto occupando di rendicontare i progetti appunto del secondo semestre del 2009. Ovvero, stiamo verificando le spese effettuate in questa prima parte dell’anno, per poi sottomettere tutta la documentazione contabile e finanziaria al Ministero degli Affari Esteri, che valuterà appunto, il nostro lavoro sia dal punto di vista, diciamo, formale, procedurale e contabile.

Idress – Traduttore UTL Kabul. Io lavoro come traduttore, mi occupo di traduzioni di lingua inglese-italiano  e dalla mia lingua, e mi piace molto lavorare con gli italiani, perché gli italiani sono qua in Afghanistan per cooperare, per l’assistenza. Abbiamo bisogno degli italiani che ci aiutano. Siamo diversi ragazzi che lavoriamo qua: uno hazara, uno pashtun, tajik. Lavoriamo insieme come amici, non c’è differenza qua.

Mariangela Pira. Approfondiremo dunque i vari settori di cui si occupa la Cooperazione a Kabul: la giustizia, la ricostruzione delle strade, il settore rurale. Ma anche e soprattutto la questione relativa al miglioramento delle condizioni delle donne.

Pietro Spera – Coordinatore Programma Giustizia. L’Italia è stata leader della riforma della giustizia per qualche anno; tutt’ora abbiamo un ruolo importante, in questo campo.
L’ufficio giustizia della Cooperazione italiana segue essenzialmente due filoni: uno è quello dei contributi tecnici, mediante la partecipazione a gruppi di lavoro, dove si discutono riforme giuridiche e l’altro è la contribuzione finanziaria per sostenere diversi progetti.

Mariangela Pira. Sono stati impegnati in termini assoluti dal giugno 2008 al dicembre 2008: 140milioni di euro. Il 2008 è stato utilizzato per consolidare l’intervento su scala nazionale, coerente con la strategia del governo afgano, mentre, invece, i primi sei mesi del 2009 vedono regionalizzate le componenti di questi interventi. In particolare, l’area di intervento principale è stata Herat dove a giugno si è puntato soprattutto su interventi di sviluppo e di aiuto umanitario. Il progetto per la riabilitazione della strada Maydan Shahr–Bamyan, è nato come idea già dalle prime visite italiane, dopo la caduta dei talebani, ed è stato approvato nel 2003. Si tratta di ricostruire 163 km di strada, divise in due tratti: la prima da Maydan Shahr al Passo Onay, la seconda tratta va da Bamyan al Passo Onay. Sono 82 km e i lavori potranno iniziare nella primavera del 2010, dato che il finanziamento è stato approvato nel 2008 e si stanno, adesso, lanciandole le gare. L’importo totale del finanziamento è di 100milioni di euro. La strada ha le difficoltà di un percorso montano, dato che si snoda tra i 2.000 metri di Maydan Shahr per arrivare al Passo Onay di 3.200 metri e Hajigak di 3.500, come vedete anche dalla cartina.

Intervistato. Il mio nome è Atikullah e vivo a Maydan Shahr. Siamo felici della costruzione di questa strada, è un passo per la ricostruzione del paese e non c’è più polvere.

Abdul Sattar Raufi – Ingegnere UNOPS. Sto lavorando con la cooperazione Italiana dal 2003. tanto tempo fa, quando è stato siglato l’accordo per la ricostruzione della strada Maydan Shahr–Bamyan, tra il Governo afgano e quello italiano, abbiamo iniziato a studiare l’eventuale impatto ambientale del progetto: visibilità, architettura e alla fine il documento finale.E’ da qui che ho iniziato a lavorare a stretto contatto con l’Ufficio e la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo di Kabul.

Mariangela Pira. Durante il periodo taleban, la popolazione locale gli hazara, ha fortemente sofferto di una forma di persecuzione. Circa la metà della popolazione è scappata o è morta. Si tratta dunque in qualche modo di una sorta di riconoscimento delle sofferenze della gente.
Non va comunque nascosto l’aspetto politico dato che gli hazara e i partiti che li rappresentano sono sempre stati fortemente anti-talebani e parte della coalizione di sostegno al Presidente Karzai.

Maurizio Di Calisto – Responsabile UTL Kabul. Numericamente l’Italia, in termini assoluti, è il nono donatore in termini di committement, cioè di impegni di spesa. Diventa il sesto, se ricordo bene, in termini di erogazione di aiuti. Lo scorso anno il Governo afgano, il Ministero delle Finanze in particolare, ha considerato l’Italia come il donatore più efficiente per due motivazioni: la prima è che siamo stati il miglior donatore nel rapporto tra impegni presi e l’effettiva erogazione; la seconda è che abbiamo supportato con i nostri progetti l’80% del budget dello Stato.

Mariangela Pira. Nel settore della sanità un significativo esempio del lavoro italiano è rappresentato dall’Ospedale di Esteqlal di Kabul, del quale non restava che un cumulo di macerie. La  Cooperazione ha inaugurato il 13 agosto l’ala dedicata ai grandi ustionati, alla presenza del Vice-presidente di Karzai e del Ministro della Salute afgano.
In queste immagini vedete il Primo Consigliere dell’Ambasciata italiana, Samuela Isopi, che spiega quanto la costruzione della nuova ala dell’ospedale sia un segno tangibile della presenza degli italiani qui.

Alì Eshan – Direttore Ospedale Esteqlal. E’ stata una partnership costruttiva tra la Cooperazione Italiana e l’Ospedale Esteqlal.

Giuseppe Masala. Quest’ala dell’Ospedale, in particolare questo centro, tocca uno dei problemi più scottanti di questo Paese: il problema delle grandi ustioni che riconoscono differenti cause: incidenti, violenza, violenza che purtroppo interessa il Paese, tentativi di suicidio, ustioni da acido, che purtroppo spesso riguardano le donne e i bambini, anche incidenti domestici di questo tipo.
Questo centro permetterà appunto, un trattamento adeguato di questi pazienti molto delicati. Il centro comprende infatti, anche una unità di terapia intensiva coronaria e 2 sale operatorie.
Nel prossimo futuro, dopo aver avviato i corsi di formazione e di specializzazione nella materia, ci ripromettiamo appunto di aumentare il controllo di qualità delle cure prestate ai pazienti e la sicurezza del paziente che è un concetto molto importante qui in Afghanistan.

Maurizio Di Calisto – Responsabile UTL Kabul. A questo si aggiungono degli interventi di sviluppo che sono essenzialmente: un intervento di assistenza tecnica, in favore del governatorato, in modo da renderlo preparato a gestire le future risorse che gli arriveranno con gli sviluppi dei propri piani di sviluppo territoriale, come dicevo, l’assistenza ad alcune componenti tecniche nell’ambito dei servizi tecnici del governatorato proprio per sviluppare la capacità di gestione dei contratti. Ed in più un intervento di micro-finanza e di micro-credito, per assistere la popolazione, non tanto per lo sviluppo della piccola e media impresa, per quanto ci sono delle piccole componenti di questo intervento, quanto per la, come dire, l’assistenza alla popolazione per dare proprio dei micro-crediti in modo da renderli in grado di poter generare da loro il proprio reddito. Questo verrà fatto sia in ambito rurale che in quello cittadino.

Mariangela Pira. In questo senso la Cooperazione mira ad eguagliare formule di successo come quella di Turquoisemountain, Organizzazione non governativa sostenuta dal Principe di Galles, nelle immagini vedete le classi di arti tradizionali afgane, quali la calligrafia, l’oreficeria, che non si limita a fornire sostegno finanziario a una comunità di persone, ma piuttosto aspira a creare una sorta di circolo virtuoso all’interno della comunità stessa con l’obiettivo di raggiungere forme di sviluppo sostenibile.
Interessante anche l’appoggio di iniziative quali il National Solidarity Program della World Bank, volto allo sviluppo della comunità in zone molto povere del Paese.

Mariam Sherman – Direttore Generale World Bank Afghanistan. La Banca Mondiale lavora in Afghanistan per supportare il Governo, cosicché possa fornire servizi alla gente e diminuire la povertà. Tutto il finanziamento lo diamo al Governo, passa tutto attraverso il Governo afgano che direttamente provvede ai servizi per la popolazione, per esempio nella sanità, educazione, infrastrutture e così via.


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