Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

La cooperazione italiana in Afghanistan – 2 parte

 

La cooperazione italiana in Afghanistan – 2 parte

Mariangela Pira – Siamo in Afghanistan durante una fase molto calda, quella delle elezioni. Un processo elettorale che l’Italia ha supportata e supporterà. Siamo andati in uno dei seggi, lo vedete nelle immagini, il giorno delle elezioni il 20 agosto, in cui la città era davvero blindata.

Maurizio Di Calisto – Resp. UTL Kabul. Un sostegno al processo elettorale che si realizza insieme a tutti i donatori per poter far sì che la democrazia si consolidi in questo paese. Sarà un sostegno che prenderà fatalmente non solo il 2010, ma anche il 2011 e il 2012, anni nei quali dovrebbero essere eletti per la prima volta i consigli dei ministri in maniera formalmente democratica.

Intervistato. Stamattina presto sono venuto e ho votato per Dr. Abdullah

Mariangela Pira – Perché ha votato per lui?

Intervistato – Io conosco lui, lui è stato anche un mujahid in passato,  io penso che lui può  servire al paese in futuro. Così ho votato per lui, per Dr. Abdullah

Mariangela Pira – E’ importante sottolineare come le televisioni e le radio afgane per la prima volta abbiano seguito queste elezioni, con dibattiti trasmessi in diretta visti da milioni di afgani. Siamo andati negli studi di Tolo TV guidata da un magnate delle televisioni, Saad Mohseni, cui abbiamo chiesto come i media abbiano cambiato la popolazione afgana.

Saad Mohseni – Pres. Tolo TV. I media oggi sono una parte molto importante della vita afgana. Chiunque guarda la televisione o la possiede. Ciascuno ascolta la radio, la gente che lo sa fare legge i giornali o le riviste e oggi molte persone ricavano le informazioni dai media. I media hanno facilitato il cambiamento sociale, imparano dalla TV, copiano quello che vedono in TV. Il cambiamento è stato certamente molto positivo.

Maurizio Di Calisto – Resp. UTL Kabul. Da ultimo una piccolissima segnalazione, ma che è molto importante, forse sta molto vicino al nostro interesse, sono gli interventi che facciamo nel settore del empowerment di genere, cioè femminile. Negli anni abbiamo consolidato una serie di piccoli interventi di aiuto puntuale sia nell’area di Bagdad che di Kabul realizzando alcuni piccoli centri. Ora stiamo cercando di consolidare questo progetto in modo da incrementarne la visione, per diventare un vero sostegno al Ministero degli Affari femminili, che è incaricato di questo, in qualche modo di dirigere le politiche di rafforzamento della condizione femminile.

Mariangela Pira – La cooperazione appoggia anche progetti come l’HAWCA Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan con progetti dedicati al miglioramento della condizione delle donne del Paese con anche la creazione di uno shelter, una casa di protezione delle donne vittime di soprusi e violenze.

Salay Ghaffar – Direttore HAWCA. L’HAWCA lavora per le donne e i bambini dal 1999 e soprattutto si focalizza sull’educazione delle donne e dei bambini e anche sull’eliminazione della violenza contro le donne afgane. Abbiamo diverse attività in tal senso per supportare l’eliminazione della violenza contro le donne per dare loro assistenza legale, programmi che le rendano consapevoli di ciò che accade. Cerchiamo anche un lavoro per loro perché vogliamo siano indipendenti nella comunità e in grado di proteggere sé stesse quando escono dalle nostre case-comunità.

Asya Azizi – Casa Comunità HAWCA. Io mi occupo dei corsi di letteratura della Casa-Comunità nata per accogliere, per proteggere le donne vittime di violenze, di abusi sessuali. Offriamo anche corsi di educazione scolastica. Ritengo però che una delle attività più importante sia l’assistenza legale per le donne. Risolviamo i casi e ci occupiamo anche della loro educazione sanitaria.

Fawzia Koofi – Parlamentare. Il primo esempio di successo qui sulle donne è quello di cercare di avere sempre una parte delle leggi che sia dedicata a loro. In una legge cerchiamo dunque di contemplare sempre il ruolo delle donne all’interno, evitare le discriminazioni nei loro confronti. Personalmente poi ho cercato di migliorare la situazione nelle carceri. Prima erano vittime di abusi sessuali, violazioni dei diritti umani, dagli stessi carcerieri, dagli stessi poliziotti. Ho creato un putiferio, tanto che in alcuni casi le autorità hanno anche cambiato la location delle prigioni.
Ci sono anche delle norme che tutelano i bambini e le donne in prigione e da ultimo la legge contro la violenza, la bozza è in parlamento, speriamo che sia approvata presto e che adottando questa legge per la prima volta qui in Afghanistan avremo davvero una legge contro la violenza sulle donne.

Mariangela Pira – Per i civili, per chi si occupa degli aiuti umanitari, è difficilissimo operare in un contesto del genere. Per questo, evidentemente,  si affidano alla presenza dei nostri militari qui. Gioca un ruolo fondamentale, da un lato per consentire alla nostra cooperazione di operare, dall’altro svolgendo esso stesso attività in favore della ricostruzione del Paese, della popolazione, del cosiddetto capacity building delle autorità locali. Costruire la pace insomma e non fare la guerra. 

Ettore Sequi – Rappr. UE in Afghanistan. Intanto bisogna capire che la sicurezza è un concetto complesso, un concetto multidimensionale. C’è una componente militare, la sicurezza, come è ovvio, ma ci sono anche altre componenti. C’è una componente, diciamo così, di sviluppo; si dice solitamente che è necessario vincere i cuori e le menti della popolazione, però bisogna anche vincere lo stomaco della popolazione, cioè creare sviluppo, e su questo l’attività dell’Italia, dire, è molto avanti ed è molto importante.
C’è un concetto istituzionale della sicurezza, soprattutto a livello locale, lo Stato deve essere percepito dalla popolazione come in grado di erogare dei servizi essenziali: dalla sicurezza, per l’appunto, alla giustizia, all’amministrazione, all’istruzione. Perché se non lo fa lo stato, lo fa qualche altro. Nel caso della giustizia è evidente. In alcune parti del Paese, per esempio, dove il 65% circa delle cause che dovrebbero in teoria finire davanti un tribunale riguardano delimitazioni di proprietà: o non ci sono i giudici o sono corrotti o sono incompetenti. Allora se questa è la situazione, la popolazione si rivolge a chi, e cioè i talebani, possono offrire giudizi e soprattutto mettere in pratica le decisioni. Quindi è assolutamente importante, questo l’Italia lo sta facendo, in questa direzione si sta muovendo, offrire un contributo anche a questa dimensione istituzionale della sicurezza. Come diceva un famoso generale che fu ucciso dalla mafia: la mafia prolifera dove lo stato non è in grado di offrire servizi essenziali. Sostituiamo la parola mafia con la parola talebani e abbiamo assolutamente la stessa situazione in Afghanistan.

Col. Aldo Zizzo – Comandante ITALFOR20. Il compito dei militari italiani e quelli della coalizione Isaf qui in Afghanistan è quello di contribuire, unitamente alla forze armate afghane, a creare un ambiente sicuro nel quale poter legittimare la presenza del governo stesso afghano e cercare di creare le premesse per uno sviluppo sociale ed economico dell’intero Afghanistan e di vincere la volontà degli insorti rispetto a quella volontà inerme del popolo afgano.

Abdul Rauf Uruzgan – Ten. Col. afgano. Gli Italiani sono amici a cui sta a cuore il popolo afgano, li ringraziamo per l’aiuto che danno a Kabul. La collaborazione tra militari italiani e la polizia afgana è necessaria per liberare il Paese dal terrorismo.

Cap. Rino Pinto – Capo Cell. CIMIC IF20. Il CIMIC come dice l’acronimo è Cooperazione civile-militare che non va confusa con un’opera che sia puramente di carattere umanitario. La cooperazione civile-militare è uno strumento nella mani del comandante per coordinare, all’interno dell’area di operazione, gli sforzi fra noi, che siamo la parte militare, e la parte civile dell’ambiente in cui andiamo a lavorare.

Cap. Oriana Papais – Uff. Riserva CIMIC.  Uno egli esempi che a me piace di più è un vocational training center che stiamo realizzando al PD9 nella zona centrale di Kabul. La struttura è stata costruita dai nostri predecessori e noi diciamo che la stiamo completando. Nel senso che abbiamo creato all’interno delle aule per l’istruzione. Quindi le donne che si scriveranno a questo vocational center potranno studiare, ma allo stesso tempo potranno imparare un mestiere.

Mariangela Pira - Importante anche la presenza della polizia europea, la cosiddetta  Eupol. L’Eupol richiede infatti al Ministero degli Affari Esteri personale selezionato della Guardia di Finanza o dei Carabinieri che dopo un processo di selezione interna giungono in Afghanistan. Si occupano soprattutto di mentoring per fornire l’expertise che serve al Ministero degli Interni afgano per combattere la corruzione e portare la stabilità.
Alla fine del nostro viaggio a Kabul l’UNHCR ci ha invitato a Mazar i Sharif  a vedere con i nostri occhi il volo umanitario che da Roma, grazie alla Cooperazione italiana, è arrivato nel nord del Paese proprio nella cittadina di Mazar. Tende, utensili e prefabbricati sono stati consegnati al campo profughi di Sar-e Pol questa iniziativa è importante perché è tesa a costituire un campo profughi temporaneo nella provincia afgana di Sar-e Pol  per dare assistenza a circa 500 famiglie di profughi afgani rientrati dall’Iran.
I beni umanitari sono stati consegnati dall’Ambasciata italiana a Kabul; nelle immagini vedete Federico Calabrese, al rappresentante ufficiale dell’UNHCR in Afghanistan

Alessandra Morelli – Coord. Emerg. UNHCR. Con il contributo del Ministero degli Esteri italiano il volo umanitario aiuterà l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU ad integrare più di 320 famiglie, mille persone che sono rientrate dall’Iran, a stabilirsi nella loro zona di origine. Il cargo umanitario trasporta tende, trasporta utensili da cucina, trasporta anche capannoni per poter disegnare un campo di transito per queste 322 famiglie.

Stefano Porretti – Dir. WPF Afghanistan. Particolarmente in Afghanistan le contribuzioni italiane hanno permesso di rispondere in maniera sollecita e immediata a quelle che potevano essere le urgenze dovute alle inondazioni o altre calamità naturali e anche aiutare la popolazione afgana particolarmente nel momento difficile quando la crisi alimentare mondiale dei prezzi aveva creato dei fenomeni di instabilità socio-economica all’interno del Paese.

Abdul Ahmed – politico, Sar-E-Pol. Sul fronte dell’educazione, il livello scolastico nel distretto di Sar-E-Pol non è male, è buono. Il nostro progetto è di essere dalla parte dei rifugiati e tutelare i loro bimbi, permettere loro l’accesso all’educazione scolastica.


845
 Valuta questo sito