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Governo Italiano

Esteri News - Il TG della Diplomazia Italiana – Edizione del 18 febbraio 2010

 

Esteri News - Il TG della Diplomazia Italiana – Edizione del 18 febbraio 2010
LA CRISI DEI VISTI
Il Ministro degli esteri Franco Frattini ha ricevuto il collega libico e quello maltese a Villa Madama per sbloccare la crisi sui visti Schengen.

IL MICROCREDITO DI MUHAMMAD YUNUS
A colloquio con Muhammad Yunus, ideatore e realizzatore del sistema di microcredito, uno strumento per lo sviluppo di microimprese che non possono ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali.

LA COLLABORAZIONE TRA DGCS E UNHCR
In Farnesina si è tenuto un incontro tra la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo e l’Organizzazione per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) per approfondire quanto avviene a rifugiati e sfollati in Siria e Somalia.

LA COOPERAZIONE IN LIBANO
Un progetto davvero innovativo quello realizzato dalla Cooperazione italiana all’ospedale psichiatrico di Al Fanar in Libano, una ‘painting session’ con i pazienti!

STORIA DICOPERTINA
Crisi dei visti, Vertice a Roma

Mariangela Pira. Bentornati ad Esteri news. La storia di copertina di questa settimana è dedicata al Vertice trilaterale tra il Ministro Frattini e i Ministri degli esteri libico e maltese Mousa Kousa e Tonio Borg. Al centro dei colloqui la crisi dei visti tra Libia e Svizzera che sta coinvolgendo tutti i Paesi dell’area Schengen.

Come sapete, da domenica 14 febbraio, i cittadini dei Paesi Schengen in arrivo all’aeroporto di Tripoli sono fermati dalle Autorità libiche e, in alcuni casi, respinti anche se muniti di visto d’ingresso valido, in alcuni casi anche italiani.

Il Ministro degli Affari Esteri libico ha fatto presente lunedì scorso che la Libia ha adottato il blocco dei visti ai cittadini dei Paesi Schengen e la sospensione della validità dei visti già rilasciati, come ritorsione per la “solidarietà” europea alla Svizzera. Il Paese elvetico ha deciso che circa 200 tra personalità e comuni cittadini libici, tra questi Gheddafi, non possono ottenere visti per l’area Schengen se non visti nazionali e quindi a validità territoriale limitata.

La posizione italiana è che da ambo le parti sia necessario dar prova di flessibilità, e che si debba raggiungere una soluzione concordata a livello comunitario tra tutti i partner europei, perché il trattato di Schengen “non può essere usato per una disputa bilaterale” e l' Europa non può finire "ostaggio" di questa vicenda.

Franco Frattini – Ministro degli Esteri. Abbiamo rivolto oggi un appello alla Libia affinché, evidentemente, mostri quella necessaria flessibilità nei confronti di Paesi dell’area Schengen, che non hanno nulla a che fare con la controversia bilaterale tra Svizzera e Libia e che stanno in queste ore, hanno nelle giornate passate, pagato il prezzo di una disputa bilaterale. Questa è la questione.

Mariangela Pira. Subito dopo l’incontro a Villa Madama è seguito un colloquio telefonico tra il Ministro degli Esteri Franco Frattini e il suo omologo elvetico, Micheline Calmy Rey.

Lo ha reso noto la Farnesina, specificando che la telefonata è servita per un utile scambio di vedute sugli esiti dei colloqui trilaterali appena conclusi a Roma.

Franco Frattini – Ministro degli Esteri. Parlerò affinché la Svizzera prosegua nel negoziato per arrivare ad una firma di accordo che avrebbe come termini della questione la cancellazione di questa lista nera Schengen, diciamo, e al contempo, l’autorizzazione immediata alle due persone di nazionalità svizzera che sono oggi in Libia, a tornare in Svizzera liberamente.

Ci auguriamo davvero che questo accordo possa essere incoraggiato da tutti. L’Italia lo farà. Lo farà, ne sono certo, la Presidenza spagnola, in modo che questo contenzioso bilaterale che è la radice del problema possa essere risolto.

Le notizie della settimana

La Dgcs e l’Unhcr insieme in Siria e Somalia

Mariangela Pira. Per il secondo anno consecutivo, briefing dell'Unhcr alla Farnesina per spiegare la spiegazione in Siria e Somalia nell’ottica di coinvolgere sempre più il governo italiano su sfollati e rifugiati e sentire le indicazioni da parte italiana.

Sono rilevanti i contributi che ogni anno la Farnesina destina alla Somalia, in Europa sono in molti a guardare con interesse al Paese visto il rischio di estremismo islamico, che metterebbe a repentaglio l'intero continente africano.

Anche per quanto riguarda i rifugiati iracheni in Siria, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo da anni finanzia numerosi progetti mirati in particolare all’istruzione primaria, secondaria e universitaria per gli studenti iracheni. La collaborazione con le agenzie ONU dà le basi a questi ragazzi per un ritorno in patria da persone istruite.

Renata Dubini – Rappr. UNHCR. Ci sono più di 300mila persone tra Siria, Libano, Giordania e i Paesi limitrofi, c’è una piccola presenza in Egitto, nei Paesi del Golfo e in Turchia. Lavoriamo nell’ambito dell’appoggio legale, socio-economico e psicologico e naturalmente molto nell’area dell’educazione e salute. Queste diciamo sono le aree principali del nostro intervento in appoggio agli sforzi che fanno i Paesi della regione per ricevere questi rifugiati iracheni, continuare a mantenere la presenza di rifugiati iracheni.

Bruno Geddo - Rappr. UNHCR in Somalia. Facciamo tre programmi importanti: il primo è la distribuzione dei non viveri e dei ripari di emergenza per le popolazioni che vengono sfollate a causa della guerra civile. Il secondo programma riguarda non gli sfollati interni ma i rifugiati che arrivano in Somalia soprattutto dall’Etiopia, dall’Eritrea. Il terzo programma riguarda la sorveglianza delle migrazioni, facciamo un monitoraggio, una operazione di consiglio psico-sociale e di informazione.

Milano si prepara all’Expo 2015

Mariangela Pira. Mentre ci si prepara per l’Expo di Shanghai Milano guarda già al 2015, anno in cui l’importante manifestazione arriverà nella città lombarda e costituirà una vetrina fondamentale per il nostro Paese. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti ha incontrato alcune imprese multinazionali, tra cui Cisco, Microsoft, per valutare le proposte e le possibili ripercussioni sull’economia lombarda. Sentiamo.

Letizia Moratti – Sindaco di Milano. Siamo assolutamente nei tempi che il BIE richiede, stiamo lavorando sulla presentazione dei documenti per la registrazione che verranno presentati, come richiesto dal BIE, entro il 30 aprile, così come richiesto dal BIE. Sia il Governo che il Comune hanno già stanziato i fondi necessari.

La Cooperazione nell’ospedale Al Fanar

Mariangela Pira. Una giornata particolare quella vissuta dai pazienti dell’ospedale psichiatrico “Al Fanar” in Libano. Una nota artista libanese, Kiki Bokassa, ha realizzato una painting session, pensate, di un’intera giornata, coinvolgendo circa 100 pazienti. L’iniziativa rientra nel programma di emergenza Ross III, messo in piedi dalla Cooperazione italiana, per la riabilitazione e il sostegno di questo ospedale. Un’iniziativa innovativa questa, a maggior ragione se si tiene conto che gli ospedali psichiatrici in Libano sono solo tre e solo uno si trova al di sotto del fiume Litani.

Design: Italia e Giappone a confronto

Mariangela Pira. Nell’anno in cui la Biennale di architettura a Venezia è affidata ad una curatrice giapponese, Kazuyo Sejima, l’Italia e il Giappone si mettono a confronto proprio sul design. Con una iniziativa che vede il suo momento clou nella nascita del Club del Design Italiano in Giappone, in collaborazione con l’Università Hosei, ufficializzata dall’Ambasciatore italiano in Giappone, Vincenzo Petrone. All’interno dell’iniziativa molte attività tra le quali spiccano un simposio sulle Architetture Sostenibili focalizzato sulle nuove tecnologie, l’uso di materiali innovativi nell’architettura contemporanea con la partecipazione dei principali professionisti dell’architettura giapponese e italiana. In contemporanea è stata inaugurata la Mostra “Architettura, Spazio e Luogo”

curata dall’architetto Francesco Prati che rimarrà all’Istituto Italiano di Cultura fino al 17 febbraio. Tutte le iniziative sono organizzate dall’Ambasciata d’Italia in Giappone e dall’Istituto di Cultura con il patrocinio del The Japan Institute of Architects e del Congresso dell’Unione Internazionale degli Architetti 2011.

Canale Diplomatico

Yunus e le opportunità del microcredito

Mariangela Pira. Dedichiamo l’approfondimento di oggi al microcredito. Spesso si sente parlare di questo strumento di sviluppo economico. Muhammad Yunus è ideatore e realizzatore di questo sistema di piccoli prestiti destinati a imprenditori troppo poveri per poter accedere ai canali di credito tradizionali, quelli delle banche.

Per i suoi sforzi in questo campo ha vinto il Premio Nobel per la pace nel 2006, ed è anche fondatore della Grameen Bank, di cui è direttore dal 1983. lo abbiamo incontrato nel corso di un evento dal titolo “Un mondo senza povertà” e gli abbiamo chiesto in che misura è possibile far sì che questo messaggio non sia soltanto una speranza.

Muhammad Yunus – Pres. Grameen Bank. E’ possibile. Noi abbiamo chiaro il sistema di sviluppo che vogliono le Nazioni Unite. Vogliamo ridurre la povertà entro il 2015. Vogliamo estendere l’impegno per altri 15 anni ed eliminare definitivamente la povertà nel 2030.

Mariangela Pira. Yunus ha introdotto un concetto importante il “social business” come fare a coniugare solidarietà ed economia, seguendo le logiche di mercato.

Muhammad Yunus – Pres. Grameen Bank. Sono molto simili. Dobbiamo far convivere insieme il business e gli aspetti sociali. E’ lo stesso principio dell’economia, ma non per raggiungere interessi personali, bensì delle finalità sociali. Noi lo abbiamo fatto in Bangladesh, vogliamo farlo anche in altri Paesi, non vedo nessun tipo di conflitto in questo.

Mariangela Pira. Il 97% dei finanziamenti della Grameen Bank, pensate, vanno alle donne. Muhammad Yunus del resto questo lo ha sempre detto. Se tra gli obiettivi dello sviluppo figura il miglioramento delle condizioni di vita, è molto naturale partire proprio dalla figura della donna. Perché è la più emarginata sul piano lavorativo e sul piano economico e sociale. Costituisce per questo la maggioranza dei poveri per il legame inoltre che le donne hanno con i figli, rappresentano concretamente il futuro del paese.

E come ultima domanda abbiamo chiesto al premio Nobel per la pace se la sua teoria potrebbe essere applicata per esempio al nostro Paese: l’Italia ha uno dei più lati tassi di esclusione finanziaria. Come mai il sistema di microcredito qui ancora non ha preso piede? Poi sentirete subito dopo il parere di Mario Sammartino, della Direzionale Generale Cooperazione allo sviluppo.

Muhammad Yunus – Pres. Grameen Bank. C’è un piccolo programma per inserire sistematicamente il microcredito in Italia. Ci sono tante altre piccole iniziative. Noi abbiamo già firmato tra l’altro un accordo con Unicredit e mi auguro che ne seguiranno di altri, di questi tipi di accordi. Noi ci stiamo muovendo in questa direzione e confidiamo nella collaborazione del Comune di Milano per far sì che questo avvenga.

Mario Sammartino – Vice Direttore DGCS. A fine 2008 la Direzione Generale per la Cooperazione ha approvato delle linee guida triennali nelle quali il settore del microcredito e della microfinanza è stato individuato come uno dei settori prioritari, o meglio uno degli strumenti prioritari per realizzare i programmi di Cooperazione allo sviluppo. E parallelamente diciamo che l’attenzione si è spostata dalla realizzazione di grandi progetti monotematici di microfinanza, all’inserimento di segmenti di componenti di microcredito e di microfinanza nell’ambito di più ampi progetti di cooperazione allo sviluppo.

La priorità accordata a questo strumento fa sì che ad oggi l’Italia sia impegnata come Governo, come aiuto pubblico allo sviluppo, con circa 79 milioni di euro in progetti in circa 14 Paesi e di questi la maggior parte si trovano nell’Africa sub-sahariana, coerentemente con un’altra delle importanti priorità della nostra azione che è quella della concentrazione delle attività proprio nell’Africa a sud del Sahara.

Le difficoltà sono molteplici e sono legate fondamentalmente alle condizioni locali, che sono molto mutevoli, e che rispondono ad un complesso normativo che varia da un paese all’altro, e che soprattutto si possono ricondurre a una difficoltà di ordine culturale e quando un imprenditore o un aspirante imprenditore si presenta ad una banca, la prima cosa che la banca chiede sono delle garanzie e queste garanzie lui ovviamente non le ha e dunque l’assunzione del rischio di finanziare un’idea, un progetto, e l’assunzione del rischio di riporre fiducia in chi mezzi economici non ne ha, ma voglia di lavorare, di idee ne ha, è proprio quello che noi dobbiamo fare rimuovendo questi ostacoli.

PRESS REVIEW

IL MEGLIO DELLA STAMPA ESTERA

Rassegna stampa 11 – 18 febbraio 2010

Gianni Marotta. Benvenuti alla Rassegna Stampa, lo spazio settimanale dedicato agli articoli più significativi comparsi sulla stampa internazionale da mercoledì 11 a giovedì 18 febbraio.

Questione Iran in primo piano. Iniziamo con il tema dell’Iran e con le frasi pronunciate dal Presidente iraniano Ahmadinejad che ha ammonito i Paesi occidentali a non mettere ulteriori ostacoli allo sviluppo nucleare del Paese, dichiarazioni che sono state riprese da tutti i quotidiani internazionali, vi segnaliamo gli americani The New York Times e The Washington Post, in modo particolare.

Il New York Times del 16 febbraio riporta che gli Stati Uniti temono che l’Iran stia virando verso una democrazia militare: lo ha dichiarato il Segretario di Stato, Hillary Clinton, intervenendo all’Università di Doha, in Qatar. Secondo il capo della diplomazia statunitense, i Guardiani della rivoluzione islamica, i Pasdaràn, starebbero assumendo il controllo di importanti aree della vita politica, militare ed economica del Paese.

Vediamo invece il punto di vista dei Paesi arabi con un articolo comparso sul quotidiano arabo Al Safir, del 12 febbraio in cui si riporta che Ahmadinejad, in una telefonata al suo omologo siriano Bashar al-Assad, ha affermato di voler fare fronte comune contro lo Stato ebraico e che, nel caso in cui Israele scatenasse una nuova guerra nella regione, di abbatterlo "una volta e per sempre".

E sulla situazione in Iran, con la costruzione di una bomba atomica, abbiamo sentito Farian Sabahi, dell’Università di Torino

Farian Sabahi – Università di Torino. Oggi l’Iran arricchisce l’uranio al 20%, ma per essere il materiale necessario per una bomba atomica deve essere arricchito al 90%. Quindi in realtà adesso non sarebbe pericoloso. C’è da dire che manca totalmente fiducia da parte della Comunità internazionale sul programma nucleare iraniano, ma l’Iran ha bisogno dell’uranio per scopi civili. Il problema è che c’è stata un’escalation in questi tre anni di programmi nucleari a scopi civili anche in altre parti del Medio Oriente, quindi tutto questo spaventa l’Occidente.

Gianni Marotta. La crisi dell’eurozona. Financial Times e Wall Street Journal del 16 febbraio riportano la richiesta alla Grecia dei Ministri delle Finanze dei sedici Paesi dell’area euro. Introdurre più tagli di spesa e ulteriori misure per aumentare le entrate fiscali. La Grecia si è impegnata a ridurre il deficit del 4% all’anno, un piano che comunque non convince la Commissione.

El Pais del 16 febbraio riporta la decisione di Bruxelles di volere controllare i conti pubblici degli Stati dell’Unione europea per evitare che si verifichi una situazione analoga a quella greca.

Otmar Issing, Presidente del Centre for Financial Studies ed ex membro del Consiglio esecutivo della Banca Centrale Europea, nelle pagine del Financial Times del 16 febbraio pone un interrogativo: salvare la Grecia o no? I sostenitori del salvataggio ritengono che al collasso greco ne seguirebbero altri a catena. L'aiuto finanziario da parte di altri Paesi o istituzioni dell'Unione europea nel contempo violerebbe i trattati e minerebbe alle fondamenta l'Unione monetaria.

Il Washington Post del 15 febbraio, invece, riprende il tema Afghanistan parlando dell’offensiva che gli Stati Uniti e la Nato hanno lanciato questo fine settimana: le operazioni, cui partecipano anche truppe del ricostruito esercito afghano, interessano la zona sud-occidentale della provincia di Helmand e rappresentano un test cruciale per la strategia del Presidente americano Barack Obama.

Anche il Frankfurter Allgemeine Zeitung del 15 febbraio riprende il tema, chiedendosi in un editoriale quante sono le possibilità che l'azione militare porti ad uno stabile avanzamento delle truppe, senza mietere un elevato numero di vittime civili.

Cambiamo argomento, ci occupiamo di Cina, Washington Post del 17 febbraio: il Presidente americano Barack Obama incontrerà alla Casa Bianca il Dalai Lama, nonostante la minaccia di una non ben definita rappresaglia da parte del Governo cinese.

Il The Guardian, quotidiano londinese del 12 febbraio, ritorna anche su questo tema: le nazioni ricche hanno cospirato per dividere il mondo in via di sviluppo durante il Vertice sul Clima di Copenaghen. E' quanto si afferma in un documento dell'Istituto di ricerca ambientale cinese, secondo il quale Pechino avrebbe svolto un ruolo attivo e costruttivo per la lotta ai cambiamenti climatici, ma avrebbe anche ricevuto forti pressioni internazionali.

Ed è tutto con la rassegna stampa.

Mariangela Pira. Grazie a Gianni Marotta per la Rassegna stampa.

Vi ricordo il nostro indirizzo internet: esterinews@esteri.it

E’ davvero tutto per questa puntata, grazie per averci seguito, e alla prossima settimana.


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