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Governo Italiano

Esteri News - Il TG della Diplomazia Italiana – Edizione dell’11 marzo 2010

 

Esteri News - Il TG della Diplomazia Italiana – Edizione dell’11 marzo 2010

L’Iraq dopo le elezioni

Sette anni fa la guerra in Iraq e lo scorso fine settimana si sono tenute le seconde elezioni democratiche, con una forte partecipazione degli iracheni al voto. Parleremo delle prospettive future dell’Iraq e dell’impegno dell’Italia in favore di questo Paese.

Lo sviluppo dell’area Adriatico-Balcanica

Il futuro dell’area Adriatico-Balcanica passa attraverso la cooperazione tra i Paesi dell’area. Se ne è discusso in un Forum a Gorizia. Frattini ha affermato che lo sviluppo di quest’area è una priorità del Governo.

Riunione informale Ministri Esteri Ue, Cordoba

Medio Oriente, Paesi Balcanici e nuovo servizio diplomatico europeo al centro dei colloqui informali tra i Ministri degli Esteri dell’Unione europea a Cordoba.

La Cooperazione in Angola e in Libano

Parleremo del finanziamento da parte della Cooperazione italiana, le attività di sminamento in Angola e di un progetto innovativo che vede protagonisti alcuni carcerati libanesi: come sopravvivere dietro le sbarre con la teatro terapia.

Storia di copertina

Le elezioni in Iraq

Mariangela Pira. Benvenuti a Esteri News. La storia di copertina di oggi è dedicata alle elezioni in Iraq. Cerchiamo di capire innanzitutto, subito, con questo servizio che cosa è successo lo scorso week end.

L’Iraq dopo le elezioni

Sette anni fa la guerra in Iraq e nello scorso fine settimana si sono svolte le seconde elezioni democratiche dall’epoca della caduta di Saddam Hussein. L’alleanza per lo stato di diritto, del premier iracheno uscente Nuri al- Malki, sarebbe in testa secondo alcuni dati preliminari. Arrivando primo in tutte le province sciite. Dati non ufficiali fisserebbero tra il 55/60% l’affluenza alle urne. Nelle province sunnite si sarebbe, invece, imposto il blocco iracheno dell’ex Premier Aiad Allaoui. I numerosi attacchi contro le sezioni elettorali non hanno fermato il voto. Gli oppositori armati hanno provocato quasi 40 morti e più di cento feriti.

Come in Afghanistan, lo scorso anno, la maggior parte degli attentati sono avvenuti di mattina per intimidire le persone che volevano votare durante il giorno. Ma la gente si è comunque recata in massa a votare, altissima l’affluenza anche tra i sunniti: punte del 90% nelle città dove 5 anni fa gli abitanti avevano boicottato le urne.

Ecco alcune donne che si dirigono al seggio, e che orgogliose mostrano il dito macchiato di inchiostro, un segnale importante in questo Iraq che ha voglia di democrazia.

Intervistato E’ stata come una grande festa di nozze. I cittadini iracheni hanno saputo esprimere la loro opinione. Questo rappresenta una meravigliosa forma di democrazia.

Mariangela Pira. In queste immagini vedete gli osservatori delle Nazioni unite, presenti per monitorare l’andamento del processo elettorale. L’Unione europea ha schierato 120 osservatori sotto il cappello Onu per monitorare lo svolgimento delle elezioni. Tra questi 14 italiani, dislocati tra le città di Bagdad, Bassora e nella regione del Kurdistan iracheno.

Rappresentante UNAMI. Siamo soddisfatti di come stanno andando le cose. in molti sono venuti a votare.

Mariangela Pira. Il messaggio più importante è arrivato dall’America. “Esprimo un grande rispetto per quei milioni di iracheni che non si sono fermati, malgrado gli atti di violenza”, ha detto il Presidente Barack Obama.

Ecco, Generale, l’Iraq sta vivendo una fase di transizione post-voto. Che tipo di futuro si prospetta? Anche soprattutto guardando il ruolo che potrebbero avere gli Stati Uniti in futuro.

Gen. Carlo Jean – Pres. Ist. Geopolitica Econ. Molto verosimilmente ci saranno dei compromessi. E questi compromessi sono possibili in quanto a differenza dell’Afghanistan, in cui l’economia è basata praticamente sul traffico di droga, sulla coltivazione dell’oppio e così via, in cui praticamente la ricchezza viene dal basso verso l’alto, in Iraq invece è top down, perché petrolio.

Ora, se la situazione diventa tranquilla, diventa stabile, l’Iraq ha delle potenzialità di crescita, di ricchezza, di benessere dei suoi cittadini, enormi, si parla di un aumento proprio drastico della produzione di petrolio, per esempio, oltre che il petrolio c’è anche parecchio, parecchio gas.

E per noi una cosa molto interessante in quanto la produzione irachena, sia di gas che di petrolio avrebbe un effetto di calmiere sul mercato e di conseguenza non solo un vantaggio degli iracheni ma a vantaggio di tutta quanta la comunità internazionale.

Le elezioni in Iraq

Mariangela Pira. Ci colleghiamo subito con Baghdad, c’è Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera. Lorenzo, innanzitutto grazie per essere qui con noi ti chiedo subito che aria si respira in questo momento a Baghdad, quali le prospettive per queste elezioni.

Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera, da Baghdad. Il braccio di ferro è tra l’attuale premier Nuri al-Maliki e lo sfidante Ayad Allawi, ex Primo Ministro, uno che rappresenta diciamo il blocco sciita e l’altro invece il blocco sciita-sunnita con questo particolare importantissimo in più e cioè sembra che davvero abbiano votato in massa i sunniti. Questa è la grossa differenza rispetto alla tornata del 2005. Ma anche su questo punto occorre restare molto cauti non abbiamo ancora neanche i dati iniziali, certi dell’afflusso alle urne, né della partecipazione. Più si protrae il tempo, più si allunga il tempo dell’attesa e della conta, e più ci saranno le inevitabili accuse di broglio reciproche, le accuse di avere falsificato i voti. Quindi dobbiamo stare molto cauti, questo è un Paese estremamente litigioso e quindi siamo davvero in un momento in cui si può vedere il bicchiere mezzo pieno ma anche il bicchiere mezzo vuoto.

L’Iraq in massa alle urne

Mariangela Pira. E invece questa intervista al Vice Direttore Generale dei Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente in Farnesina. Abbiamo voluto approfondire quale il ruolo dell’Italia in queste elezioni irachene. Marras nel corso dell’intervista ci ha spiegato che si è trattato comunque di una vittoria, perché gli iracheni si sono recati in massa a votare. Ma soprattutto, lo sentiremo adesso, approfondisce il ruolo dell’Iraq e i paesi limitrofi. Perché queste elezioni per l’area sono così importanti e poi sentiremo anche proprio il ruolo dell’Italia in queste importantissime elezioni. Sentiamo.

Luigi Marras – VDG Paesi Med e MO, Mae. Da un lato si colma un vuoto e cioè lo Stato iracheno può tornare a svolgere a pieno titolo il proprio ruolo per cercare equilibri nuovi e più stabili nell’area, dall’altro noi crediamo che questa sia una success story. Finora molti risultati importanti sono stati conseguiti, altri ne dovranno essere raggiunti. C’è una società civile, molto viva in Iraq, che può essere presa d’esempio e servire per condividere valori nuovi e aggiornati con altri paesi dell’area.

Janina Landau. Perché questo Paese continua ad essere così importante per l’Italia?

Luigi Marras – VDG Paesi Med e MO, Mae. L’Italia, prima di tutto ha creduto e continua a credere nell’Iraq. Perché l’Iraq è un popolo amico e perché l’Iraq si trova in una zona geograficamente e politicamente molto importante del mondo.

Abbiamo dimostrato questo nostro impegno a tutti i livelli: innanzitutto credo che sia doveroso ricordarlo per primo, con il tributo di sangue che i nostri militari hanno versato, abbiamo avviato tanti programmi di cooperazione che continuiamo a portare avanti in tutti i settori, e terzo pilastro di questo nostro contributo, direi, sono le nostre imprese che sono pronte ad investire in un Paese non facile ancora ma sicuramente con delle prospettive molto importanti.

LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA

Riunione informale Ministri Esteri Ue, Cordoba

Mariangela Pira. Medio Oriente, Paesi balcanici e nuovo servizio diplomatico europeo al centro dei colloqui "informali" in cosiddetto formato Gymnich, tra i Ministri degli Esteri dell'Ue a Cordoba. Il Ministro spagnolo Moratinos e l'Alto Rappresentante per la politica estera europea Catherine Ashton hanno presieduto il Consiglio.

I Ministri degli Esteri hanno accolto la proposta dell’Italia di un vertice UE-Balcani a giugno a Sarajevo, per ridare forza al processo di avvicinamento all'Europa dei paesi dell'area. Al vertice l’UE intende invitare anche Stati Uniti e Russia. Sul tavolo dei 27 inoltre, la creazione del nuovo servizio diplomatico. Frattini ha sottolineato la necessità di lavorare insieme per una voce unica europea in politica estera. Per quanto riguarda il Medio Oriente, è stato ribadito il forte sostegno politico al rilancio delle trattative e all’imminente ripresa del dialogo indiretto (i cosiddetti ‘proximity talks’) fra israeliani e palestinesi.

Il percorso europeo di Belgrado

Mariangela Pira. E passiamo a Belgrado. Il 2010 è visto come un anno chiave nel percorso europeo della Serbia. Lo ha detto l’Ambasciatore d’Italia a Belgrado, Armando Varricchio, nel corso del seminario “ Serbia: a step closer to European Integration” organizzato a Belgrado da Ambasciata d’Italia, dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo e dall’ICE: 300 partecipanti e le principali istituzioni serbe presenti.

Da parte del nostro Paese pieno sostegno al processo d’integrazione europea della Serbia, che si conferma partner privilegiato dell’Italia. Un’integrazione che porterebbe vantaggi a tutti, con benefici economici, culturali, di stabilità e sicurezza regionale. Il seminario ha inoltre permesso alle imprese italiane e serbe di comprendere le opportunità che si aprono per il sistema Italia in questo processo di integrazione.

Il programma di sminamento in Angola

Mariangela Pira. 600.000 mila euro sono stati stanziati per aiutare l’Angola a sconfiggere uno dei suoi problemi più gravi: la presenza di mine antiuomo sparse su tutto il territorio. Queste le risorse stanziate dall’Italia: 400.000 euro andranno all’Istituto di sminamento nazionale, e 200.000 euro al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). Immaginate quanto la presenza di mine rappresenti un freno per lo sviluppo, soprattutto nel settore dell’agricoltura. Soddisfazione espressa dall’Ambasciatore italiano a Luanda, Giuseppe Mistretta, lo vedete proprio in questo momento nelle immagini, e dal Ministro per l' Assistenza e Reinserimento Sociale angolano, Kussumua, che ha ringraziato l’Italia anche per i progetti a vantaggio dei minori e delle fasce più vulnerabili.

L’impegno per lo sminamento dei 4.000 uomini delle 51 brigate dell' esercito angolano, appoggiati da una decina di ONG internazionali, è complesso in un Paese in cui si sono affrontati nel tempo una decina di eserciti che hanno fatto ampio ricorso al posizionamento di mine, senza tuttavia lasciare alcuna traccia per il loro ritrovamento. A dicembre 2009 risultano bonifiche per 142.720 mine antiuomo; 16.310 mine anti carro; 2.000.000 di Kg di esplosivi.

12 angry Libanese

Mariangela Pira. Ora ci spostiamo in Libano, nella prigione di Roumieh appena fuori Beirut. Qui la Cooperazione è stata promotrice di un progetto artistico davvero innovativo, lo vedrete tra poco, i protagonisti sono i carcerati della prigione. Sentiamo.

Duecento detenuti del carcere libanese di Roumieh hanno sperimentato per quindici mesi la pratica pionieristica del Drama Therapy. Percorso innovativo, di recupero psico-attitudinale, che dimostra come dietro le sbarre si possa sopravvivere con la teatroterapia: parliamo del film 12 angry Lebanese, per la regia di Zeina Daccache.

Zeina Daccache - Regista. Noi sempre ci dimentichiamo che quei ragazzi che stanno in prigione sono della nostra società, potrebbe essere uno del nostro villaggio, della nostra città, della nostra famiglia, delle volte. E se loro sono lì è perché ci sono delle ragioni sociali o economiche, o anche dalla guerra. Perché noi abbiamo anche vissuto tanta guerra. C’è una ragione per essere in prigione, tu non sei mai nato un criminale.

Mariangela Pira. Il film si è aggiudicato due premi al Dubai Film Festival lo scorso dicembre. A novembre prossimo, inoltre, il lavoro di Zeina Daccache parteciperà allo Human Rights Nights Festival a Bologna. La Cooperazione Italiana ha contribuito alla produzione del film e della colonna sonora originale, anch’essa interamente realizzata dai detenuti di Roumieh.

L’esperienza in questo carcere, considerato il più duro del Libano, è stata ispirata dai laboratori teatrali iniziati alla fine degli anni Ottanta nel carcere di Volterra ad opera di Armando Punzo, che da vent’anni lavora con i detenuti in Italia.

L’impegno del MAE per le carceri libanesi si sviluppa su altri due fronti. E’ in corso una campagna di sensibilizzazione nelle università e nelle scuole libanesi sulla condizione dei detenuti ed è recentemente partito il progetto Views from within voices from behind the bars - Estate al fresco-Cinemarena, la prima volta che si porterà il cinema nelle carceri.

CANALE DIPLOMATICO

Scenari dello sviluppo dell’area Adriatico-Balcanica

Gianni Marotta. Lo sviluppo dell’area Adriatico-Balcanica “rimarrà una delle priorità delle azioni di priorità del governo”, lo ha dichiarato il Ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenendo al Forum sugli “Scenari dello sviluppo dell’area Adriatico-Balcanica”, che si è inaugurato a Gorizia, organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e con il Comune di Gorizia e con la Banca Friuladria Crédit Agricole.

Frattini ha sottolineato come per quest’area è necessario passare dalla cooperazione bilaterale ad una cooperazione più ampia. Il Ministro degli Esteri poi si è recato all’Università di Trieste dove ha tenuto una Lectio Magistralis sulla crisi afgana e la dottrina italiana.

Energia, infrastrutture, trasporto, finanza e assicurazioni, temi della due giorni organizzata a Gorizia che ha visto la partecipazione delle delegazioni di Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania, Romania, Bulgaria, Grecia e Turchia.

Il Governo italiano proporrà all’Unione europea la creazione di una regione adriatico-ionica.

Alfredo Mantica – Sottosegr. agli Esteri. L’Italia è fortemente interessata a una serie di questioni: la prima è che tutta l’area entri nell’Unione europea e come ha detto il Ministro Frattini le sensibilità su questo non sono affatto comuni a quello che è l’obiettivo dell’Italia; secondo è avviare un processo di liberalizzazione dei visti completandolo questo per aprire le porte o le finestre, le opportunità dell’Europa; terzo: l’allargamento, non è nemmeno messo in discussione per quest’area; quarto significa per noi integrare nel nostro mercato, nella nostra area questo grande mercato che è rappresentato dai Balcani occidentali cui credo noi possiamo dare molto in termini di sviluppo e di raggiungimento di obiettivi di media europea che molti di questi Paesi ancora mancano.

Gianni Marotta. Il Forum ha dato il via alla costituzione del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale, un primo passo per la creazione di un’area di libero scambio.

Renzo Tondo – Pres. Reg. Friuli Venezia Giulia. La competizione tra le regioni di quest’area, tra i Paesi di quest’area non porta da nessuna parte. Si vince o si perde tutti insieme, andiamo a proporci soprattutto nel mondo nel momento della globalizzazione come un sistema regionale complesso però sinergico che offra grandi opportunità in tutti i settori.

Alfredo Mantica – Sottosegr. agli Esteri. Costruire una grande macroregione europea adriatico-ionico sulle dimensioni per adesso della IAI cioè dell’Iniziativa Adriatico Ionica, ma si può benissimo allargare ai Paesi tipo Romania, Bulgaria, Macedonia che ancora non fanno parte della IAI per coordinare in maniera strategica tutte le attività dell’Unione Europea in quest’area e soprattutto in una zona come questa dove metà dei Paesi non è ancora aderente all’Unione Europea, facilitare e avviare un processo di integrazione europea più veloce e quindi in qualche modo allargare gli standard europei a tutta l’area in maniera più tempestiva e più efficace.

Gianni Marotta. Un’area che diventa sempre più importante non soltanto per l’Italia ma per l’Europa.

Lucio Caracciolo – Direttore Limes. Se quest’area continua a non integrarsi o addirittura a disintegrarsi come abbastanza possibile, penso in particolare alla Bosnia-Erzegovina, il rischio è che noi si debba di nuovo intervenire in emergenza e magari rischiare di dover anche intervenire in un conflitto.

PRESS REVIEW

IL MEGLIO DELLA STAMPA ESTERA

Rassegna stampa 4 - 10 marzo 2010

Gianni Marotta. Eccoci giunti alla rassegna stampa, all’appuntamento settimanale dedicato agli articoli più significativi comparsi sulla stampa estera da giovedì 4 a mercoledì 10 marzo. Iniziamo subito con la crisi dell’eurozona e la Grecia.

CRISI EUROZONA E GRECIA

In particolare riprendiamo i quotidiani francesi Les Echos e Le Monde dell’8 marzo che riportano la notizia del sostegno ottenuto dal Premier greco, George Papandreou, durante il giro di visite compiuto in Europa durante il fine settimana. A Parigi il Capo dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy, ha affermato che gli Stati della zona euro rispetteranno gli impegni nei confronti della Grecia.

Il Wall Street Journal del 9 marzo scrive che l'Unione Europea pensa alla creazione di un fondo entro l’anno per sostenere i paesi dell'area dell'euro in difficoltà. Secondo il quotidiano americano questo evidenzia che la crisi greca sta accelerando i tentativi di contrastare situazioni potenzialmente rischiose per l'intera area monetaria. Anche se gli stati membri condividono una moneta e una banca centrale, sono privi di istituzioni che possano intervenire in situazioni critiche.

In questo senso anche il Frankfurter Allgemeine Zeitung del 5 marzo, che riporta il contributo del Ministro dell'Economia italiano Giulio Tremonti secondo cui la crisi in corso ha bisogno di una forte risoluzione politica. In questo contesto si inserisce la proposta avanzata dall'Italia già nel 2008 riguardo alla creazione di un fondo europeo per la salvezza del sistema bancario.

Ma sempre il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung del 9 marzo si chiede chi voglia realmente un Fondo monetario europeo e sottolinea quanto sia strano che la proposta della creazione di un fondo arrivi dalla Germania, dopo che questa si è più volte espressa contro soluzioni "a posteriori" della crisi; forse perché il governo Merkel è intenzionato a tenere il Fondo monetario internazionale fuori dai giochi.

Ma davvero la crisi greca potrebbe essere rischiosa per gli altri paesi dell’Eurozona, tra cui l’Italia? Lo abbiamo chiesto al Rettore dell’Università Bocconi di Milano, Guido Tabellini, e all’ex Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa.

Guido Tabellini – Rettore Univ. Bocconi. La Grecia è stata scoperta a mentire sui suoi conti pubblici. L’Italia non si trova in questa situazione grazie ad avere agenzie indipendenti che hanno fatto bene il loro lavoro.

Tommaso Padoa Schioppa – Pres. Promontory Europe. I mercati sono molto nervosi e il rischio di contagio non si può escluderlo del tutto. Nello stesso tempo bisogna anche guardare le cose razionalmente e se lo si fa, perfino le preoccupazioni sulla Grecia mi paiono eccessive, perché è anche chiaro che già si sono messi in moto dei meccanismi di correzione, che sono meccanismi non di mercato ma di decisioni politiche, di politica economica, nelle quali è coinvolto il Governo greco ma anche l’Unione europea.

ELEZIONI IN IRAQ

Gianni Marotta. Riportiamo il quotidiano libanese Al Safir del 9 marzo che dedica spazio alle elezioni irachene, come tutti i quotidiani del mondo. Sembra che il Paese arabo dopo il voto sia entrato in una fase di transizione di estrema delicatezza, riporta il quotidiano. Una frammentazione interna a tutte le fazioni del Paese che potrebbe preludere ad una maggioranza non chiara e portare ad un vuoto politico e quindi a nuove ondate di violenza. Situazione che potrebbe introdurre emendamenti all'accordo di sicurezza tra Stati Uniti e Iraq sul ritiro delle forze di occupazione americane, che dovrebbe avvenire entro il 2011.

Riprendiamo un altro quotidiano arabo Asharq al-Awsat da Riad del 9 marzo. "La democrazia irachena è contagiosa?” si chiede il quotidiano. No è la risposta, è giusto credere il contrario. Il sistema dittatoriale-individualista è più attraente per gli arabi ed è in grado di conquistare le menti e le società. Perciò niente timori di un contagio dall'Iraq anche se la percentuale degli elettori ha superato il 60 per cento ed è molto elevata.

LA CRISI DIPLOMATICA VENEZUELA- SPAGNA

Gianni Marotta. Riprendiamo il quotidiano spagnole El Pais del 5 marzo. Il Ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, fa dietro front per evitare un confronto diplomatico con il Presidente venezuelano Chavez. Moratinos ha detto di aver chiesto "informazioni e chiarimenti" a Chavez, non "spiegazioni", sulla presunta collaborazione tra il Governo del Venezuela ed il gruppo terroristico basco dell’Eta, la collaborazione denunciata dal procuratore spagnolo Eloy Velasco.

Sempre El Pais in un editoriale dal titolo: "Il problema con Chavez" scrive: “E' difficile che il caso Velasco – scrive - possa essere risolto con delle semplici dichiarazioni politiche”. Velasco ha chiesto infatti a Madrid qualcosa di più, in particolare l'estradizione dei presunti membri dell'Eta e delle Farc arrestati nel Paese latino-americano.

Ed è tutto per la rassegna stampa.

Mariangela Pira. Ed è tutto per questa puntata di Esteri News.

Vi ricordo il nostro indirizzo internet: esterinews@esteri.it

Vi ringrazio per averci seguito e vi do appuntamento alla prossima settimana. Arrivederci.


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