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ESTERI NEWS DOSSIER - puntata del 25 novembre 2010

 

ESTERI NEWS DOSSIER - puntata del 25 novembre 2010

Mariangela Pira. Una scelta difficile tra la pace delle armi e le armi della pace. Il Vertice Nato di Lisbona ha avviato la ricerca di una strada per combattere le guerre del XXI° secolo con strumenti efficaci ma che allontanino il rischio della proliferazione. Il servizio è di Ianina Landau.

Dossier disarmo
Disarmo e spese militari

Giornalista. È passato circa un anno e mezzo da quando il neo eletto Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama a margine del vertice Usa -Ue di Praga, davanti a 30 mila persone radunate nella piazza Hradcani, rese pubblica la sua intenzione di “guidare il mondo verso una pace senza armi nucleari”.
Sempre nella capitale della Repubblica Ceca, l’8 aprile scorso fu siglato il New Strategic Arms Reduction Treaty. Mettendo una firma in calce al Trattato, 160 pagine più allegati, il presidente americano e quello russo Dimitri Medvedev si sono impegnati a ridurre del 30% il limite di testate nucleari fissato dal precedente accordo SORT (Strategic Offensive Reductions Treaty) siglato da Stati Uniti e Russia a Mosca il 24 maggio 2002.

Boris Bianchieri – Presidente ISPI. Da un lato c’è lo sforzo di arrivare a delle economie dall’altra però c’è una questione di sicurezza globale che esige altre spese e altre previsioni. Ed è per questo che Medvedev va a Lisbona ad incontrarsi con quelli della Nato. Non è che ci va per divertirsi, ci va perché l’idea di avere un sistema di missili antimissili a sicurezza di tutta la regione europea è una realtà.

Giornalista. Dalla firma della ratifica, il percorso sembra essere tutto in salita. E’ notizia di pochi giorni fa la volontà da parte dei repubblicani americani di voler rimandare l’approvazione del trattato all’inizio dei 2011, quando si sarà insediato il nuovo Congresso. L’obiettivo? Screditare la politica estera di Obama e far ripartire da zero l’iter burocratico. Nulla, però, è ancora perduto e c’è chi assicura che dopo estenuanti trattative il via libera potrebbe arrivare entro fine anno.

Giancarlo Aragona – Ambasciatore. La speranza di tutti è che anche il nuovo Congresso americano anche se con equilibri politici diversi convenga sulla opportunità di ratificare il Trattato che è un tassello importante del processo di disarmo e di controllo degli armamenti

Giornalista. Da pochi giorni si è concluso il vertice Nato di Lisbona. L’Alleanza esce da questo importante appuntamento con nuovi obiettivi e ritrovato vigore. Se la missione in Afghanistan oggi sembra avere contorni spazio-temporali sempre più definiti (comunque non terminerà dalla sera alla mattina nel 2015 come spesso viene ripetuto) il nuovo concetto strategico mette a fuoco quelle che sono le nuove minacce da contrastare: il terrorismo internazionale, la proliferazione di armi di distruzione di massa, la così detta “cyberguerra” tanto per citare qualche esempio.

Maurizio Caprara - Corriere della Sera. Non sono tanto gli interessi dei singoli Stati che si affacciano sulla scena internazionale più di prima, per esempio l’Iran, a determinare una volontà di disarmo anzi da questo punto di vista se l’Iran si dotasse di bomba atomica si avrebbe una corsa al riarmo e alla proliferazione nucleare in Medio Oriente.

Giornalista. Grazie anche alla mediazione italiana (che durante il Vertice ha annunciato l’invio di altri 200 istruttori per le truppe afgane diventando di fatto il terzo contingente per numero di forze dislocate sul campo), il presidente russo Dimitri Medvedev, presente a Lisbona, ha accettato l’invito ad iniziare a cooperare al progetto di scudo antimissile approvato dal Vertice Nato. Tuttavia, pur definendo “storica” l’intesa raggiunta sulla questione dei missili, il leader del Cremlino ha ammonito: “se la Nato farà cose diverse da quelle promesse oggi, sarà inevitabile un’altra corsa al riarmo. Con costi spaventosi che né noi né i Paesi dell’Alleanza possiamo permetterci.”
Già, la crisi economica. Forse il vero, grande nemico con il quale tutti, proprio tutti, devono fare i conti. Meno soldi, meno investimenti, ottimizzazione delle risorse.

Giancarlo Aragona – Ambasciatore. La crisi economico-finanziaria impone delle restrizioni di bilancio che incidono anche sulla spesa militare e questo del resto è già in corso e si vede. Vi è spazio per una significativa riduzione delle spese militari perché il quadro strategico globale è un quadro nel quale la possibilità per gli Stati, soprattutto per quelli che hanno dei bilanci della difesa più alti, perché questi Stati riducano le spese veramente al minimo indispensabile.

Maurizio Caprara – Corriere della Sera. Uno degli effetti positivi della crisi finanziaria è che avendo meno soldi gli Stati pensano a come risparmiare. Una delle molle per il disarmo può essere la mancanza di soldi nelle casse dello Stato. Sia per quanto riguarda gli Stati Uniti ma anche per quanto riguarda la Russia che ha problemi di diverso tipo ma che alla fine prevedono sempre la volontà di non affrontare costi troppo alti in questa stagione.

Giornalista. Se dal vertice è uscita una Nato coesa e rafforzata, nei mesi che hanno preceduto l’incontro alcuni paesi Nato, su tutti la Germania, hanno posto l’accento sulla questione del disarmo nucleare.
In un’intervista al Financial Times il Ministro degli Esteri tedesco e Vice Cancelliere Guido Westerwelle aveva dichiarato: “se le potenze nucleari disarmeranno, saranno molto più credibili nella loro richiesta ad altri Stati di non acquisire armi nucleari”.
L’Italia, pur ospitando sul proprio territorio armi atomiche americane (più precisamente ad Aviano e a Ghedi Torre) non ha partecipato al dibattito ribadendo la sua intenzione di voler lasciare il quadro immutato, almeno per ora. Decisione, questa, che gli è valsa il plauso di Washington.

Maurizio Caprara – Corriere della Sera. Noi che siamo un Paese che ha, secondo le fonti non ufficiali tra le 80 e le 100 armi atomiche tra Aviano e Ghedi, non ne parliamo perché il dibattito politico si occupa di questioni che ritiene più importanti e invece non lo sono.

Giornalista. D’altra parte, l’impegno per il disarmo, il controllo degli armamenti e la non proliferazione rappresentano un elemento qualificante della politica estera italiana.

Filippo Formica – Vice Dir.Gen.MAE. L’Italia è particolarmente attiva nel contesto delle organizzazioni multilaterali che si occupano di questi grandi temi, in particolare le Nazioni Unite, l’Unione europea e il G8. in seno alle Nazioni Unite abbiamo partecipato recentemente alla riunione convocata dal Segretario Generale per rilanciare il dibattito e i negoziati all’interno della Conferenza del Disarmo di Ginevra. Ricordo che nello scorso anno abbiamo adottato all’Aquila, al Summit del G8 dell’Aquila, una importante dichiarazione sulla non proliferazione che è stata una pietra miliare ed abbiamo avuto un ruolo di primo piano nella recente Conferenza di Riesame del Trattato di non proliferazione nucleare.


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