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ESTERI NEWS DOSSIER - puntata del 23 dicembre 2010

 

ESTERI NEWS DOSSIER - puntata del 23 dicembre 2010

Yemen: la questione sociale

Mariangela Pira. Con la minaccia terrorismo evidentemente è bloccata qualsiasi possibilità di facilitare gli investimenti diretti stranieri. Nell’economia yemenita il settore industriale rappresenta il 27,3% del PIL, di cui il petrolio il 13,6%. La maggior parte della popolazione è impegnata nel settore agricolo, che rappresenta circa il 13% del PIL, ma che risente drammaticamente delle carenze dell’approvvigionamento idrico. Infatti, lo Yemen è oggi il paese al mondo con minore disponibilità di acqua. L'insicurezza mina anche lo sviluppo del settore turistico. Il concetto di ecoturismo che potrebbe vedere come meta la bellissima isola di Socotra.

Ala Alhaj - Agente Turistico. Ci aspettiamo di avere più turisti in futuro ma la violenza sulla terraferma in qualche modo frena l'ondata di turisti. I media occidentali esagerano un po' occorre anche sottolineare la parte positiva del paese. Il terrorismo è in tutto il mondo. anche in Yemen ma bisogna anche dire che la gente qui è affabile, accogliente con i turisti. Non bisogna generalizzare. Noi accogliamo i turisti perché impariamo dalle altre culture e loro imparano dalla nostra. Mi piacerebbe che i media fossero più precisi nelle informazioni e che il turista non si facesse condizionare, ma esprimesse lui per primo la nostra isola. Non tutto è negativo qui.

Mariangela Pira. I ragazzi stranieri presenti a Socotra sdrammatizzano la situazione sul fronte terrorismo. Ovviamente la questione sicurezza nell'isola è quasi inesistente, rispetto ad altre zone del paese, che invece sono molto più pericolose.

MATTHEW - INSEGNANTE D’INGLESE. Insegno qui da 6 anni. Non è impossibile vivere qui e pensate, in 6 anni non ho mai incontrato nessuno di al Qaeda. C'è davvero tanto potenziale per il turismo. Alcune regioni dello Yemen hanno contribuito a creare la brutta immagine che il paese ha all'estero. Ma io sono soddisfatto del mio lavoro. Persone che erano disoccupate ora grazie alle lezioni di inglese hanno trovato lavoro nel turismo. Certo siamo ancora pochi. Mi piacerebbe ci fossero più scuole. Quotidianamente ricevo questa richiesta dalla gente.

Mariangela Pira. Sono proprio i giovani yemeniti la speranza per il futuro. Il paese è molto giovane e questo è un aspetto positivo, collegato ad un maggior desiderio di cambiamento e di miglioramento. Molti yemeniti studiano fuori e poi ritornano nel loro paese.

Abdullah. In Yemen ci sono persone buone, amichevoli, c’è un tempo splendido. Ci sono tante cose che si possono fare, sebbene alcuni perdono tempo masticando Qat.

Mariangela Pira Le nuove generazioni studiano inglese, vogliono lavorare sebbene l'uso del Qat, rimanga una piaga sociale.

Mario Boffo – Mae- Friends of Yemen. E’ storicamente un problema per lo Yemen. Il Qat assorbe moltissimo terreno che potrebbe essere utilizzato invece per colture migliori, anche dal punto di vista degli introiti: valuta pregiata dall’estero, da importazione. Soprattutto assorbe molta, moltissima dell’acqua dedicata all’agricoltura. Incide quindi sull’economia agricola in maniera profonda, incide anche sulla società, perché in sostanza questa abitudine molto radicata, di assumere per lunghe ore pomeridiane questa foglia, che è un blando stupefacente, distoglie fondamentalmente gli yemenita da tante altre cose, da impegni più economicamente e socialmente rilevanti.

Mariangela Pira. Le donne stupiscono per forza e determinazione. Vogliono lavorare e raggiungere una propria indipendenza. Chi si aspetta di vedere una donna sottomessa rimane sorpreso da alcune risposte.

Studentessa Nbtrc Sana’a. Il cambiamento è legato al nuovo secolo. Che permette alla donna di condividere maggiormente un ruolo di responsabilità con l'uomo. La donna è diventata l'altra metà della mela nella società.Si' in effetti inizi ad esserci un cambiamento ora le donne lavorano in molti settori, non solo in quello sanitario. Hanno posti di rilievo nel governo, nelle istituzioni e nell'economia. La donna ha iniziato a condividere con l'uomo le responsabilità in molti ambiti, ha un ruolo sempre più importante.

Studentessa Nbtrc Sana’a. E' importante riuscire a compiere il mio lavoro, nel modo più corretto possibile e svolgere con serietà la mia professione per il bene dei malati. Sto acquisendo le procedure corrette nell'acquisizione del sangue, per poter dare il sangue a chi ne ha bisogno.

Studentessa Nbtrc Sana’a. Mi chiamo Hanan. Ho 40 anni. Ho scelto questo settore perché importante per molte persone. Ovviamente i laboratori del sangue sono importanti perché ne hanno bisogno le persone che non possono andare altrove se non nella banca del sangue per le trasfusioni.

Mariangela Pira. In alcune parti del paese le donne non riescono a studiare e la gran parte di loro non riceve un'educazione. Spesso dipende molto da quanto è tradizionale la famiglia.

Sheikha Sulieman - Yemen Women Union. Il problema delle donne a Socotra è che la gran parte non riceve un'educazione scolastica. Hanno voglia di lavorare, nel settore dell'artigianato ma anche di partecipare alla vita sociale quotidiana. La Cooperazione italiana supporta l'isola di Socotra ma anche l'unione delle donne. La nostra è un'organizzazione senza scopo di lucro: l'obiettivo è fornire alla donna la possibilità di avere un lavoro e autosostenersi.

Sheikha Omar – Pres. Swda. Le donne vivono in condizioni diverse, dipende dal governatorato. Spesso a Socotra non studiano e non lavorano come nel resto dello Yemen.

Mariangela Pira. Ma per lei è un problema indossare il velo?

Sheikha Omar – Pres. Swda. Prima del 1990 le donne non si coprivano. Dopo l'unificazione hanno iniziato a conoscere l'Islam e non sono state obbligate a indossarlo è una cosa che sentono di fare. Lo vogliono fare.

Mariangela Pira. C'è poi il problema dell'immigrazione dal corno d'Africa. A Sana'a sono presenti moltissime rifugiate somale o etiopi spesso maltrattate dai propri mariti. Una delle safe house, case famiglia, che abbiamo visto è gestita da Intersos. Qui vengono accolte le rifugiate.

Alessandro Guarino – Intersos. Siamo presenti nel sud, ad Aden, dove c’è una grossa presenza di rifugiati, sono circa 25mila i rifugiati che vivono nell’area urbana di Aden al campo di Karas, dove vivono circa 14mila rifugiati dalla Somalia e al reception center di Maifa nel sud dove arrivano le persone con i barconi dalla Somalia.
Abbiamo una presenza a Sana’a dove c’è la più grande comunità, forse, di rifugiati in Yemen, abitano circa 30mila persone provenienti dalla Somalia.

Mariangela Pira. Questa donna si trova qui da due settimane. Suo marito l'ha picchiata e lei coi suoi bimbi ha trovato rifugio in questa casa famiglia.
Mi sento sicura qui, solo quando esco ho paura. Non sapevo della casa famiglia. Mio marito mi ha picchiata e sono andata dal medico. Ed è da lui che ho saputo di questo centro. Vorrei per i miei figli un futuro migliore. Vorrei che studiassero.

Lula Matan – Psicoterapeuta. E' un luogo che nasce per proteggere le donne in difficoltà. Selezioniamo i casi meritevoli d'aiuto. Questa casa nasce il 1° luglio del 2009. Ci occupiamo soprattutto di casi di violenza contro le donne. Parlo con loro, le lascio parlare, le ascolto e cerco di calmarle, di farle sentire al sicuro.

Ghusson Nassir – Psicoterapeuta. Lavoriamo tantissimo con le donne del centro. Cerchiamo di analizzare tutti i casi che ci vengono sottoposti. E identifichiamo quelli più importanti.

Mariangela Pira. Come dicevamo, nelle case trovano spazio anche i figli delle donne che vengono accolte.

Amira Ibrahim – Babysitter. Insegno ai bimbi inglese, arabo, disegno... faccio animazione per loro. Qualsiasi cosa che i bambini necessitino.

Babsy – Babysitter. Giochiamo con loro soprattutto quando le madri non ci sono


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