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Governo Italiano

Esteri News dossier - TERRITORI PALESTINESI

 

Esteri News dossier - TERRITORI PALESTINESI

TERRITORI PALESTINESI
I diritti umani e la condizione femminile

Mariangela Pira. La cooperazione italiana supporta la creazione di un’unità di diritti umani presso il Ministero della giustizia e il sostegno alla partecipazione elettorale.

Nadia Harhash – Cooperazione Italiana, Human Rights
L’anno scorso i palestinesi hanno vissuto una brutta esperienza poiché le elezioni sono state rimandate. Questo ha creato un senso di frustrazione. E’ servito però perché ha dato un segnale importante di ciò che è necessario. Quest’anno dubito ci saranno cancellazioni anche perché non se lo possono permettere. Per questo il progetto ha un timing perfetto. La Cooperazione Italiana è l’unica a lavorare su questo aspetto.
A causa delle violazioni quotidiane spingere le persone verso i diritti umani fondamentali, di cui tutti hanno diritto, non è semplice. Questo rende le violazioni ancora più profonde. E’ una questione che andrebbe indirizzata in modo meno discreto.
Dopo le rivoluzioni nel mondo arabo mi sento di essere ottimista. Perché spero si capisca che per noi è necessario costruire le nostre istituzioni.

Mariangela Pira. Il programma Welod testimonia il sostegno dell’Italia a favore del miglioramento della condizione femminile nei Territori palestinesi. Il programma si inserisce all’interno della strategia del Mowa, il Ministero degli Affari delle Donne palestinese. Si propone di ampliare l’esperienza dei centri Tawasol, ovvero centri di rafforzamento della condizione femminile, stabiliti in precedenza.

Federica Lomiri – Cooperazione Italiana
Welod è l’acronimo di Women's Empowerment and Local Development; è un progetto nato nel febbraio 2010 che si propone di rafforzare il ruolo del governo e delle organizzazioni della società civile palestinese nell’ Empowerment, quindi nel rafforzamento dal punto di vista economico, sociale, culturale delle donne palestinesi attraverso la promozione di centri denominati Tawasol, che è una parola araba che significa comunicazione. Sono dei centri che sono stati impiantati in tutti gli 11 governatorati dalla West Bank della Cisgiordania, da nord a sud, e sono dei centri che si propongono appunto di sviluppare le capacità femminili delle donne che ne fanno parte.

Maysoon Ahmad Uthman - Dir. Dipart. Femminile, Prov. Slfeyt
La natura delle organizzazioni che formano i centri Tawasol è quella di essere istituzioni per le donne, di prendersi cura di donne e bambini. La maggioranza dei nostri centri lavora nello specifico sul miglioramento delle condizioni delle donne.

 

TERRITORI PALESTINESI
LA TUTELA DEI MINORI

Mariangela Pira. La Cooperazione è a fianco ad Oxfam anche nella tutela dei minori. I bambini palestinesi nascono e vivono in una situazione drammatica, con pesanti conseguenze sul fronte psicologico e giuridico. Per questo hanno bisogno di protezione da parte della comunità palestinese e di quella internazionale.
Sono previsti una serie di interventi integrati rivolti proprio a rafforzare le istituzioni che emanano le leggi a tutela dell’infanzia palestinese e a sensibilizzare la società civile.

Certo c’è ancora tanto lavoro da fare, a partire dall’inadeguata allocazione a livello ministeriale e locale per sviluppare programmi di intervento a favore dell’infanzia e l’assenza di un database sulla situazione giuridica dei minori.
Tra i beneficiari gli operatori del settore legale, i giornalisti e operatori dei media coinvolti nelle attività formative, i minori che beneficeranno del supporto legale e psicologico e i genitori coinvolti nelle attività formative.

 

TERRITORI PALESTINESI
L’ECONOMIA

Mariangela Pira. Per lo sviluppo delle piccole e medie imprese palestinesi la Cooperazione ha stanziato una linea di credito di 25 milioni di euro a favore delle Pmi palestinesi. La gestisce il Ministero delle Finanze palestinese che tramite quattro banche private palestinesi appositamente selezionate, permetterà l’erogazione di prestiti agevolati alle Pmi della West Bank e di Gaza al fine di consentire l’importazione di beni di origine italiana.

BASSIM KHOURY, A.D. PHARMACARE
Mentre la situazione nella West Bank è migliorata, a Gaza invece è sempre molto difficile. Mancano gli investimenti stranieri. L’agricoltura è in forte calo, ma occorre considerare che la base produttiva è stata distrutta. A Gaza non ci sono fabbriche, manca del tutto la produttività. A causa del regime di chiusura imposto da Israele che ha comportato la perdita di un terzo della produttività. La situazione è molto grave, quindi gli aiuti che riceviamo si rivolgono ovviamente alla crisi umanitaria, non al settore economico.
La Cooperazione Italiana cerca di riempire questo gap. Ci ha permesso di esportare i nostri prodotti in Europa.

Maysa Al Awad - Resp. della Linea di Credito italiana
L’Italia ha concesso 25 milioni di euro al settore privato palestinese, in particolare alle piccole medie imprese nel settore dell’agricoltura e quelli collegati. Questo permette di acquistare macchinari tecnologici. Nel 2010 secondo il Fondo Monetario Internazionale l’economia palestinese è cresciuta del 9%. Il tasso di disoccupazione nella West Bank è pari al 38%. So che le sembra un numero elevato ma solo pochi anni fa superava il 70%.

 

TERRITORI PALESTINESI
LA TERRA, L’ACQUA, LA SANITA’

Mariangela Pira. Alle mie spalle vedete una terra coltivata, non era così fino a pochi anni fa. Questa era una terra incoltivata come tante che si trovano in Palestina. Ebbene l’Undp, la Cooperazione italiana in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura palestinese hanno cercato di aiutare i contadini di questa zona per coltivare questa terra, perchè loro stessi possano trarne beneficio: non solo lavorandola, ma anche ovviamente usufruendo dei prodotti di questa terra.

E’ un progetto pioniere in quanto vengono forniti anche degli scanner per monitorare tutti i territori palestinesi di modo da poter selezionare gli interventi prioritari.
La prima fase del progetto è terminata e ora ci si prepara alla seconda.

Jony Musallam – Maan Develop. Centre
Se parliamo di questo terreno in particolare, ci sono voluti circa 4 – 5 mesi di lavoro, si è iniziato con i macchinari pesanti, si è fatto il terrazzamento dei terreni, livellamento e terrazzamento e quindi l’aratura e poi la preparazione per la coltivazione.
Successivamente si sono coltivati questi terreni con diversi alberi da frutto come i mandorli, i susini, gli ulivi, fichi e le viti.

Ibrahim Matar – Cooperazione Italiana. E’ uno dei progetti più importanti per i contadini palestinesi, ha molti obiettivi, evita che il terreno venga confiscato ed è molto importante.
Inoltre incrementa la produzione: dagli alberi a numerosa varietà di frutta e accresce il reddito dei contadini così che possano rimanere nella loro terra.

Mariangela Pira. Uno dei problemi principali nei territori palestinesi è la mancanza d’acqua. La Cooperazione in collaborazione con l’Undp si è attivata anche in tal senso, supportando il sistema Scada, supervision control and administrative system. Per la riabilitazione e l’estensione della rete idrica sono stati stanziati 1,6 milioni di dollari per Gerico e 1.4 milioni per Hebron.

Mohammad Dhman – Supervisore Scada System. Ecco, qui puoi vedere il nostro sistema, da qui vediamo la città di ebro. Come vedi ci sono colori diversi, perché l’abbiamo divisa in zone diverse per facilitare la distribuzione dell’acqua a seconda delle necessità e ci permette di dosare le quantità.

Mariangela Pira. L’obiettivo è ridurre le perdite delle vecchie tubature e conservare l’acqua per i 25.000 abitanti delle due città.

L’acqua evidentemente va razionata e grazie a questo si sistema si svolge un buon lavoro di controllo e gestione. Gli abitanti di Hebron ricevono circa però un quarto di quello di cui hanno realmente bisogno.

E siamo qui con Mottas che ci stava spiegando questa cartina.
Questa cartina che vedete appunto di fronte a noi comprende tutta la città di Hebron.
Nella parte verso nord dove c’è la lettera “C” si trova un reservoir molto importante, una riserva d’acqua chiamata Kali Batrak che serve tutta l’area nord della cartina che state vedendo, che si chiama high area 1, quindi l’area principale numero 1.
A quest’area viene dato 1 metro cubo di flusso d’acqua al minuto, che comunque non rappresenta un quantitativo importante, c’è sempre un problema di mancanza d’acqua in questa città ed è per questo che un rete di gestione dell’acqua come quella che è stata messa in piedi dalla cooperazione italiana è certamente molto importante.

Khaled Osaily - Sindaco Hebron. La cittadina di Hebron, di 8000 anni, vive una situazione un po’ particolare, poiché ci sono insediamenti israeliani dentro la città, alcuni negozi sono chiusi da 16 anni. Eppure è un città ricca di cultura, abituata ad avere un centro frequentatissimo dai palestinesi.

Mariangela Pira. La Cooperazione italiana con l’ong Disvi offre sostegno anche alla popolazione beduina residente nei distretti di Betlemme ed Hebron. Il progetto intende migliorare le condizioni di salute della popolazione beduina in sei villaggi, attraverso servizi sanitari mobili e un maggiore accesso alle strutture sanitarie.

Dopo il 1948 la popolazione araba beduina è stata costretta a rinunciare al diritto di proprietà delle terre coltivate intorno agli accampamenti. Sono quindi diventati stanziali, in “insediamenti non riconosciuti”, in cui non esistono per lo più servizi pubblici sanitari, acqua potabile, elettricità. Undici le cliniche aperte in altrettanti villaggi beduini nell’area.


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