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Governo Italiano

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla VI edizione della Conferenza degli Ambasciatori

 

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla VI edizione della Conferenza degli Ambasciatori
Ringrazio il ministro Frattini per avermi gentilmente associato all’avvio di questa sesta edizione della Conferenza degli Ambasciatori. E’ un’occasione che ho colto ben volentieri, innanzitutto per rendere omaggio alla tradizione e alla scuola che ciascuno di voi – signori ambasciatori – rappresenta, e che voi tutti insieme rappresentate. Una tradizione di alta professionalità e di peculiare apertura, intellettuale e umana, nel rapporto con sempre nuove e diverse realtà. Una scuola di assoluta dedizione e lealtà al servizio della Nazione e dello Stato repubblicano. E’ questa la cifra di distinzione della diplomazia italiana: e non a caso la scelta della carriera diplomatica continua ad attrarre giovani energie tra le migliori che il nostro sistema educativo riesco a formare. Né c’è alcun limite o privilegio, nell’accesso alla carriera, relativo all’estrazione sociale degli aspiranti. Quel che conta è la passione, l’interesse e la curiosità culturale, la preparazione e la predisposizione all’impegno e al rigore necessario.
Credo che perciò il corpo diplomatico rappresenti un luminoso esempio, nel più vasto e variegato panorama dell’amministrazione pubblica. Il tratto essenziale è naturalmente rappresentato dal senso dello Stato, che dovrebbe distinguere chiunque svolga una funzione rispondente solo all’interesse collettivo.
Operare con autentico senso dello Stato significa anche esprimere la continuità delle nostre istituzioni e il valore supremo dell’unità nazionale, al di là delle mutevoli vicende politiche. E ciò è reso più agevole dal notevole grado di continuità e di condivisione che la politica estera italiana è venuta raggiungendo. Ormai da numerosi decenni è fuori discussione la collocazione internazionale dell’Italia, quale si definì – a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 dello scorso secolo – con l’adesione all’Alleanza Atlantica e alla Comunità europea. Ed è degno di nota il consenso che in questa scia da ultimo riscosso e riscuote, anche nell’opinione pubblica e tra i cittadini, la partecipazione italiana a molteplici missioni militari all’estero sotto l’egida delle organizzazioni multilaterali di cui siamo parte.
In effetti, nell’ancoraggio alle fondamentali scelte euroatlantiche che ho ricordato, è cresciuta nel paese la consapevolezza del ruolo da svolgere sulla scena internazionale, e dunque della cruciale importanza per l’Italia di un’efficace, incisiva, credibile politica estera.
Non c’è bisogno di sottolineare quanto il mondo attorno a noi sia cambiato negli ultimi decenni o stia ancora cambiando. Ma la nostra politica estera non è mai rimasta chiusa nel perimetro euroatlantico, pur facendone il suo perno e punto di riferimento. Basti citare  l’attenzione e l’iniziativa, anch’esse largamente condivise, sempre dedicate al Medio Oriente, al mondo arabo, all’Africa, all’America Latina. E’ del tutto evidente che la rete dei nostri rapporti internazionali deve più che mai allargarsi e intensificarsi, ma c’è qualcosa di più da dire e mettere in evidenza.
C’è da dire che politica estera e politica interna si sono venute intrecciando sempre più strettamente; che nessuno dei maggiori problemi nazionali può affrontarsi con successo se non in un più ampio quadro internazionali, come si può d’altronde desumere dalla stessa impostazione dei lavori di questa Conferenza: dai problemi della sicurezza, della lotta al terrorismo e al crimine organizzato, del contrasto dell’immigrazione illegale, ai problemi dello sviluppo economico, dell’energia, dell’ambiente. Di qui l’accresciuta responsabilità dell’Amministrazione degli Esteri e di chi la guida in seno al governo: responsabilità, anche nel rendere sempre meglio consapevoli del ruolo della politica estera l’insieme delle istituzioni repubblicane, a partire dal Parlamento, e la più vasta opinione pubblica.
Lo stesso profilo di quanti reggono le nostre ambasciate ne esce allargato e arricchito: il loro impegno ha acquisito e tende ad acquisire una inedita pluralità di dimensioni (tra le quali vorrei citare, con nuova enfasi, quella culturale), per poter meglio servire il paese, per contribuire a soddisfare le sue molteplici esigenze. E in sintonia con questo processo non può che collocarsi lo sforzo, già in corso, di rinnovamento e adeguamento della stessa struttura, e del modus operandi, del Ministero degli Affari Esteri.
In una fase complessa e difficile come quella attuale, la priorità spetta al superamento di tensioni e di minacce che insidiano la stabilità internazionale, e in particolare alla soluzione di crisi regionali, comprese quelle non lontane dal nostro territorio nazionale. E occorrono una visione globale e un approccio multilaterale, che soli possono condurre all’avanzata della pace e della sicurezza nel mondo.
Ma una tale visione e un tale approccio sono ancor più richiesti oggi in presenza di una crisi finanziaria ed economica che non conosce confini, che tocca diversi continenti. Avrete modo di discuterne ampiamente. Anche a questo proposito si può dire che l’Italia abbia maturato ed espresso una sua vocazione al multilateralismo, al metodo di dialogo e del negoziato. Una vocazione che le viene riconosciuta è può permetterle di acquisire ancora maggior spazio e autorevolezza nella fase attuale delle relazioni internazionali.
Il luogo di elezione per lo sviluppo della nostra iniziativa in tutte le direzioni rimane, come sappiamo, l’ Europa unita, la rete istituzionale dell’Unione Europea. E dall’Italia si attende un’azione coraggiosa e coerente per scongiurare tentazioni di chiusura, ripiegamenti protezionistici e micronazionalismi che ci riporterebbero indietro nel tempo e si rivelerebbero inani a risolvere i problemi del nostro tempo. Ci si attende dall’Italia un’azione risoluta per la riforma delle istituzioni europee, bloccata dalla mancata entrata in vigore del Trattato di Lisbona, e per un ulteriore avanzamento – anche per via differenziata - del processo di integrazione.
Pensiamo così ad un’Europa che possa più che mai affermarsi come partner storico e interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, contando su una corrispondente propensione della nuova Amministrazione americana. Dovremo insieme affrontare – in risposta alla crisi che ci sta duramente investendo tutti - i problemi di una nuova governance globale e ridisegnare le istituzioni che possano garantirla. Questa strada già si sta aprendo: e una tappa significativa può essere rappresentata dal prossimo G8, per l’impostazione innovativa e lungimirante che la Presidenza italiana intende darvi contando sul decisivo apporto della Farnesina.
Lasciate che vi rinnovi, signori Ambasciatori, l’espressione del mio profondo apprezzamento e il più cordiale augurio per l’anno che sta per iniziare. Buon lavoro a lei, signor Ministro, e alla Conferenza.

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