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Governo Italiano

Prima sessione plenaria del “Forum Strategico”

Data:

19/11/2008


Prima sessione plenaria del “Forum Strategico”

Si tiene oggi alla Farnesina la prima sessione plenaria del “Forum Strategico”.
Il Forum, creato sulla scia della precedente esperienza del Gruppo di Riflessione Strategica, è un esercizio di ‘outreach’ della Farnesina con personalità di riconosciuta fama e competenza dei diversi settori della società italiana per approfondire la riflessione sugli interessi strategici dell’Italia nel mondo e sulle diverse opzioni di medio-lungo periodo per perseguirli. Il Forum è affidato alla guida e al coordinamento della Prof. Pia Luisa Bianco e del Min. Maurizio Massari, Capo dell’Unità di Analisi e Programmazione presso la Segreteria Generale del Ministero degli Esteri.  

I. Perchè il Forum Strategico? Giocare d’anticipo nel mondo complesso.
Il punto di partenza è una constatazione molto semplice. Viviamo in un mondo di rapidissimi cambiamenti dove interagiscono due elementi:
a. Innanzitutto, il cambiamento della struttura del sistema internazionale.  Stanno cambiando, in un contesto assai fluido,  le gerarchie tra le potenze. E ciò fa sì che non c’è  più, per nessuno,  la certezza delle posizioni acquisite.
b. Il secondo fattore che interagisce con il primo è il mix  di instabilità e incertezza  da un lato e competizione globale, dall’altro.

Questi due fattori - il cambiamento delle gerarchie internazionali ed il mix  di incertezza e competizione globale -  rendono più complessa ed impegnativa l’azione esterna dei governi.
Oggi più di ieri è  necessario che ci si doti di più sofisticati strumenti di riflessione e previsione  sulle tendenze del sistema internazionale e le loro implicazioni per gli interessi nazionali, strumenti  che siano più ‘sistemici’ che coinvolgano cioè i diversi attori del sistema Italia.  Il Ministero degli Esteri ha il compito di promuovere questo tipo di riflessione sistemica di medio-lungo periodo, che va vista come  complementare rispetto alle strategie di breve-medio periodo che le strutture del Ministero normalmente svolgono. Si tratta insomma di giocare d’anticipo per non farsi cogliere impreparati di fronte alle sfide future in un mondo in rapidissimo cambiamento.

II.  La missione dell’Italia nel mondo globale
Avevamo, come Italia, fino a qualche anno fa, una missione fondamentalmente ‘regionale’. Il nostro ambito d’azione era costituito dall’Europa e la comunità euro-atlantica, i Balcani, il rapporto con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo. L’ambito regionale non è però più sufficiente a qualificare il ruolo e la missione internazionale dell’Italia. Nel mondo in movimento la missione dell’Italia cambia, diventa per forza di cose ‘globale’. L’Italia del XXI secolo o è globale o non è. Che significa dotarsi di una missione globale ? Significa avere un progetto ed una strategia per realizzarlo in una molteplicità di ambiti dove la nostra azione esterna è indispensabile per il perseguimento degli interessi nazionali. Alcuni esempi.
 
a) Il futuro delle istituzioni della global governance. E’questo un tema diventato di particolare di fronte all’attuale crisi finanziaria e con l’avvicinarsi della nostra Presidenza del G8. Le due domande a cui rispondere, in sede di analisi e riflessione, sono: 
1) quali soluzioni di riforma di queste istituzioni potranno avvantaggiare gli interessi complessivi dell’Italia e dell’Europa? In altre parole, quali opzioni abbiamo di fronte a noi per conciliare l’obiettivo di far spazio alle economie emergenti senza che però ciò si traduca in una perdita di peso e influenza da parte nostra?
2) è evidente che nessun allargamento delle istituzioni della global governance  sarà in sé sufficiente a garantirne il rilancio sul piano dell’efficacia  del loro funzionamento. Bisogna perciò parallelamente rafforzare le risorse finanziarie e  umane, e le capacità decisionali di queste istituzioni. Quali opzioni e soluzioni l’Italia può mettere in campo a tale riguardo? 
 
b)L’Europa come attore globale. L’influenza dell’Italia nel mondo multi-polare e multi-direzionale è legata alla capacità dell’Europa di emergere come attore globale. Il ruolo dell’Europa globale passa attraverso due dimensioni  principali: la moneta e la difesa. Le questioni che andrebbero  approfondite, quindi sono:
1) può l’ euro/Eurogruppo trasformarsi in un polo del sistema monetario internazionale del futuro e aiutare a restituire quella stabilità e prevedibilità al sistema macro-economico internazionale che è anche la pre-condizione per assicurare una crescita sostenibile e vantaggiosa per tutti? 
2) in che modo l’Europa può acquisire una dimensione di sicurezza e difesa che ne faccia un attore decisivo per il mantenimento della pace del mondo e che le dia quindi ulteriore autorità nel rivendicare l’affermazione del metodo multilaterale ?

c) L’Italia, le economie emergenti e ‘the second world’
Il potere economico si sta diffondendo rapidamente ed oltre alle principali economie emergenti (Cina, India, Brasile) sta crescendo anche un più ampio numero di potenze medie, potenze regionali nei diversi continenti: - tra queste, per fare qualche esempio, la Turchia, l’Indonesia, il Kazakhstan, il Venezuela, l’Arabia Saudita, il Sud-Africa e in prospettiva l’Iran . Queste potenze del ‘secondo mondo’ saranno importanti per i futuri equilibri internazionali, sul piano geo-economico e geo-politico. I rapporti dell’Italia sia con le economie emergenti che con questi paesi del secondo mondo - potenze regionali dovranno essere curati con  attenzione e con un approccio strategico. 

d) L’Africa . E’ anch’essa una realtà in movimento. Si  è verificato negli ultimi anni un nuovo flusso di investimenti soprattutto da parte delle economie emergenti, in primis Cina e India. La riduzione della povertà resta un’ovvia  priorità, sebbene oggi sia numericamente più  circoscritta rispetto al passato (l’ultimo miliardo’). Ma è evidente che l’approccio all’Africa va aggiornato.  Quali sono le strategie economiche, di cooperazione, e politiche che l’Italia - bilateralmente e attraverso l’Europa - possono realizzare per ridurre i rischi di instabilità, ai quali viene normalmente associato il continente africano,  e aumentare le opportunità per tutti, in primis per le popolazioni africane stesse? 

e) Il rapporto transatlantico nel dopo guerra fredda  si è anch’esso  ‘globalizzato’. Non si misura più in Europa, ma nelle sfide al di fuori dell’Europa, sia nei teatri regionali extra-europei che sui temi dell’agenda globale. Questa tendenza si accentuerà ancor più con la nuova Presidenza americana: il Presidente Obama è da tutti non a caso considerato un ‘globalista’. In questo contesto transatlantico globale due aspetti specifici sono particolarmente rilevanti:
1) l’esigenza di riflettere su come costruire un’agenda positiva russo-transatlantica, per una cooperazione condivisa nella soluzione dei problemi dell’agenda globale.
2) l’importanza di avviare un dialogo transatlantico sulla Cina. Quest’ultima non è solo più un gigante economico ma un attore cruciale sul piano politico. L’Europa e gli Stati Uniti devono sviluppare un’agenda comune per integrare  pienamente la Cina nell’ordine del XXI secolo.


Luogo:

Oxford

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