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Governo Italiano

22.12.08 - Seminario internazionale "Donne protagoniste nel Mediterraneo" organizzato dalla Fondazione Marisa Bellisario

Data:

22/12/2008


22.12.08 - Seminario internazionale

Il  Seminario internazionale "Donne protagoniste nel Mediterraneo" è stato organizzato dalla Fondazione Marisa Bellisario in collaborazione con l’Assessorato all’Industria della Regione Siciliana, Confindustria e Il Sole 24 Ore, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri: Affari Esteri, Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Beni Culturali, Interno, Istruzione, Lavoro, Pari Opportunità, Politiche Europee e della Regione Siciliana.

All’appuntamento annuale hanno partecipato donne provenienti da vari Paesi: Italia, Palestina, Libia, Egitto, Giordania, Israele, Turchia, Iraq, Kuwait, Spagna, Tunisia e Marocco. Le due giornate di dibattito, salutate dalla responsabile regionale per la Sicilia, Patrizia Livreri - che ha definito l’isola "baricentro geometrico dei Mediterraneo" e ha condiviso la proposta di creare un partenariato al femminile per il rilancio economico dei Paesi dell’area mediterranea - hanno fatto il punto sul contributo che le donne, da sempre portatrici dei valori della vita e della convivenza, possono dare nel processo di cooperazione e di integrazione in atto tra Europa e Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. I dati e le informazioni portati al confronto dalle relatrici sono stati la base per individuare obiettivi comuni, con lo scopo di rafforzare la presenza femminile nello sviluppo dei singoli Paesi e dell’intera area comune, abitata da più di 500 milioni di persone, tradizionalmente ricca di scambi tra i popoli che la abitano e simbolo dell’integrazione.
I lavori si sono conclusi con l’approvazione di un documento finale proposto da Lella Golfo per dar vita all’Alleanza delle Donne per il Mediterraneo e alla creazione di un Osservatorio Permanente: un laboratorio di idee concrete volte a rafforzare il ruolo delle donne e guidare il cambiamento, con l’impegno di un appuntamento a Tunisi per il prossimo anno. L’incontro si è articolato in due sessioni di cui daremo ampio resoconto nelle pagine seguenti. Un dibattito ricco di argomenti, concluso dall’intervista al Ministro degli Esteri Franco Frattini sulle prospettive e sulle pari opportunità in Europa e sul rafforzamento della presenza femminile nel processo di cooperazione con i Paesi mediterranei a noi vicini.

Donne ed Economia

La prima Tavola Rotonda, dedicata al tema Mediterraneo, Donne ed Economia, moderata da Daniele Renzoni,  Vicedirettore di Raidue, è stata introdotta dalla relazione della Professoressa Alessandra Casarico docente dell’Università Bocconi. Hanno partecipato: Rania Azmi,  consulente economico del Fondo Sovrano in Kuwait; Zeynep Bodur Okyay, Presidente in Turchia della holding Kale e Vicepresidente della Camera dell’Industria; Silvia Gómez  Anson, coordinatrice in Spagna delle donne manager; Khédija Hamouda Ghariani, ingegnere delle telecomunicazioni in Tunisia;. Fatma Lotfy, Chairman della Banca di Alessandria d’Egitto; Fardous Eisa Omram,   Coordinatrice delle donne imprenditrici in Iraq; Carla Rabitti Bedogni, Componente dell’Antitrust in Italia e Gila Lyvnat Rosiner, Consigliere per gli affari economici e scientifici dell’Ambasciata di Israele in Italia e Malta.

Un messaggio giunto in video conferenza dà il via al seminario di Palermo. E’ di Elisabetta Belloni, donna nota per le sue qualità professionali ed umane ed anche per il suo incarico, quello di Direttore Generale alla Cooperazione del Ministero degli Esteri. Nel suo saluto, non si perde in formalità:
Molte di noi - dice - hanno raggiunto importanti funzioni nel mondo pubblico, ma questo non sempre vuol dire, per noi donne, esercitare un potere. Molta strada è già stata fatta circa le nostre capacità di influire sul mondo sociale, poca strada invece è stata percorsa nel conquistare quel poco di potere che ci può permettere di dare un contributo, come donne, più incisivo all’evoluzione positiva della nostra società.

Il sasso è stato lanciato e lo raccolgono le partecipanti al dibattito: manager e imprenditrici, impegnate nell’economia, nella finanza, giuriste, diplomatiche, ingegneri, docenti universitarie. La questione di fondo è quella posta dal Presidente Schifani e cioè poche donne ancora oggi riescono a raggiungere il soffitto di cristallo.
La prima a dire la sua è stata Zeynep Bodur Okyay, turca. Presidente del Kale Group of Companies and Deik-Foreign, ben 5000 dipendenti sotto il suo controllo: "Sì, è vero. Molte donne oggi sono coinvolte nella vita lavorativa, ma poche riescono ad essere forti come dirigenti e politici. In Turchia è stata fatta molta strada, abbiamo una rappresentanza di donne di alto livello, ma nelle aziende solo il 7% della popolazione è femminile.
In Parlamento il 9% degli eletti è donna: è troppo poco! lo sono stata fortunata, essendo l’unica figlia, ho dovuto prendere in mano l’azienda di famiglia. Il 37% dei miei collaboratori sono donne, però anche da noi a sedere nei luoghi decisionali sono in poche, in genere si fermano al ruolo di responsabili di reparto. Per questo abbiamo avviato programmi per aiutarle a crescere.
Il problema è quello di sempre, la famiglia pesa molto, come anche in Italia".

Secondo Silvia Gómez Ansón, docente dell’Università di Oviedo, in Spagna, c’è molto  da lavorare: “Il nostro Governo è composto al 52% da donne, ma questa è solo la percentuale dei Ministri, perché, se scendiamo, la percentuale di donne rappresentative di tutto il Governo è circa il 26%.
Con queste percentuali non possiamo ritenerci soddisfatte. Se guardiamo alle università, i professori associati, sono il 36% donne; se guardiamo alle grandi aziende, per esempio, nel 2006, meno del 4% di donne sedeva nei CdA. In Europa, nel 2008, la percentuale di donne amministratrici è meno del 10%, e tra le più grandi aziende europee solo 7 hanno Presidenti esecutivi o dirigenti donne.
Quindi - conclude - non abbiamo conquistato grosso potere in Europa".

Ottimismo sul palco di Palermo arriva dalla Tunisia: Khédija Hamouda Ghariani, Segretario Generale ICT - l’organizzazione generale della tecnologia araba, dell’informazione e della comunicazione - ha tenuto a sottolineare che "in Tunisia, è successo qualcosa di particolare. Dal 1956, quindi dalla nostra indipendenza, c’è una legge che garantisce le pari opportunità tra donne e uomini. Le ragazzine dall’età di sei anni sono scolarizzate: da noi non si può parlare più di analfabetismo, né di differenza tra ragazze e ragazzi. Sono state votate leggi in tal senso, ma occorre volontà politica nell’applicarle. Per il 2009 il nostro obiettivo è che la donna sia presente per il 30% in tutti i posti decisionali, naturalmente anche in Parlamento. E queste cifre sono state anche superate: per esempio all’università, ci sono più donne che uomini, più studentesse che studenti, il 58% di presenza femminile contro il 42%, di presenza maschile. Tuttavia permangono ancora settori dove la presenza femminile è scarsa, come per esempio nell’ambito delle nuove tecnologie. Nel settore del petrolio c’è una presenza maschile maggiore anche se negli ultimi cinquant’anni, le cose sono cambiate. La Tunisia è un Paese arabo e musulmano che può essere d’esempio, ma non è l’unico. Sentirete dalle colleghe provenienti da altri Paesi, che tanti tabù devono essere superati.
La donna araba sta avanzando in tutti i settori, ma ancora non occupa posizioni molto alte e spesso non ha il potere".

Anche l’ Egitto ha compiuto un lungo percorso: “Dovevamo arrivare prima - ammette ironicamente Fatma Lotfy, Vicepresidente Banca d’Alessandria, 5000 dipendenti - visto che il nostro Paese ha avuto la prima  Regina al mondo! Le opportunità lavorative in Egitto sono migliorate tantissimo negli ultimi dieci anni. Innanzitutto la formazione: le ragazze sono state spinte a seguire obbligatoriamente gli studi, anche nei paesi e nei villaggi più remoti, e questo ha favorito la loro partecipazione alla vita sociale. La circoncisione femminile è stata vietata (solamente pochi anni fa era pratica comune) e una legge costituzionale dice che uomini e donne hanno pari diritti al voto, alla remunerazione e a candidarsi alle elezioni.
La rappresentanza femminile è solamente il 10% nel Parlamento nazionale, però la seconda carica è ricoperta da una donna, come due ministri. Abbiamo poi 123 ambasciatrici, il 49% degli studenti nelle università sono donne e c’è anche un miglioramento nel mercato del lavoro, perché il 24% dei lavoratori sono donne. Può sembrare uno scherzo, ma  fino al 2003 le donne in Egitto non potevano fare il magistrato: potevano fare l’avvocato, ma non potevano accedere alla carriera giudiziaria. Adesso ne abbiamo tante. Le leggi più importanti a protezione delle donne sono state approvate negli ultimi dieci anni. Molto lo dobbiamo certamente alla signora Mubarak che ha fatto tantissimo, sotto tutti i punti di vista’’.

E’ stata poi la volta dell’irachena Fardous Eisa Ontram, Presidente dell’Associazione delle imprenditrici, che racconta una realtà più dura. "In Iraq la situazione è molto diversa (per tutti, le condizioni di vita sono molto drammatiche), ma le cose cambieranno. Prima del 2003, anno in cui anch’io decisi di fondare un’associazione simile alla Fondazione Bellisario, le donne in Iraq non potevano associarsi. Dopo il 2003 è stato concesso alle donne di occuparsi anche di organizzazioni non governative. Siamo riuscite a far sì che 25 donne entrassero nel Parlamento iracheno. Ogni partito in Iraq doveva essere rappresentato in Parlamento, così è stato deciso che 3 uomini e 1 donna per ciascun Partito dovessero farne parte. C’è tanto da lavorare: vengo intervistata in televisione e oso parlare della diseguaglianza tra uomini e donne, ma se dicessi “vorrei che la mia condizione fosse uguale a quella degli uomini” in Iraq sarei probabilmente soggetta a critiche. Le donne hanno accesso ai programmi di formazione, ma incontrano molti ostacoli. In un mese siamo stati contattati da circa 300 donne perché avevano problemi di parità con gli uomini, quindi posso testimoniare personalmente che, dal 2005 in poi, questi problemi non sono stati risolti. Mio fratello, per esempio, mi rimproverava perché andavo in televisione, non voleva che parlassi della differenza fra uomini e donne. Ed era mio fratello!”.

II dibattito si sposta alle realtà di ‘casa nostra’ con l’intervento della Professoressa Carla Rabitti Bedogni, unica donna membro della Consob e oggi Componente dell’Antitrust. "Credo che quando una donna raggiunge uno status pari a quello di un uomo, tale ruolo la obblighi ad impegnarsi fino allo spasimo. Cioè la donna deve saper ascoltare, rendersi conto dei problemi, leggere tutto, non far passare nulla, perché non  ha il vantaggio di appartenere al club in cui gli uomini in un attimo riescono a trovare l’accordo. Mi sembra che oggi dove si accede per concorso, le donne siano maggioranza. E’ anche vero che c’è stato un  momento in cui si è dovuto dare disposizione affinché nelle commissioni di concorso fosse inserita anche una donna, però questo ormai è storia. Parliamo invece di autorità e delle nomine governative, di industria privata o dei posti a cui non si accede per concorso dove è molto facile che la presenza femminile sia a livelli medio-bassi ed è molto difficile vederla a livelli assolutamente apicali. Nel settore della finanza è veramente raro. A parte il maschilismo, colpevole è la condizione di vita delle donne che fanno un doppio lavoro perché o hanno una famiglia loro o sono molto attente alla famiglia di origine. E’ importante perciò fare rete, fare squadra. La rete delle donne deve essere rete in tutto, anche nella capacità imprenditoriale di creare cooperative, consorzi, forme di associazionismo e partecipazione ai distretti industriali".
Per l’israeliana Gila Rosiner, Consigliere Economico e Scientifico delle Ambasciate di Israele in Italia e Malta, "Lo Stato di Israele incentiva la partecipazione delle donne alla vita lavorativa ma il percorso per arrivare a quel muro invisibile che le separa dal potere è lunghissimo. E, senza il sostegno delle famiglie - tiene a precisare - non possiamo andare tanto avanti, perché saremo sempre legate ai nostri impegni di mogli e madri. Spesso, e sempre più frequentemente, ci viene chiesto di lavorare di più, e questo è un problema enorme per una donna. Inoltre, i salari da noi sono diversi: la donna guadagna l’84% della paga oraria di un uomo che svolge lo stesso identico lavoro. L’istruzione è fondamentale ma attente! II problema è il tipo di laurea che le donne riescono a conseguire: hanno accesso alle facoltà maschili, come ingegneria o le materie tecnologiche e informatiche? Questo è il problema! Perché a queste discipline le donne non accedon? E poi ci chiediamo perché nelle posizioni di gestione ci sono più uomini che donne? Perché il soffitto di cristallo è lontano? Credo che una cosa molto importante sia il sostegno reciproco tra donne, soprattutto nella fase iniziale. Questa è una componente essenziale e noi ci stiamo impegnando molto in questo senso, creando una rete di relazioni fondamentali".

La rete tra donne è sostanziale per crescere - sostiene Alessandra Casarico, docente dell’Università Bocconi - ma l’idea è che, finché le donne non vedono che le altre ce la possono fare ad arrivare ad alcune posizioni, hanno anche meno incentivi ad impegnarsi. Il fatto che questa possibilità non sia solo nei diritti ma reale, secondo me, libera molte energie, le rende più efficaci. lo credo che ci sia poi bisogno di una rete costituzionale che le supporti. I risultati che illustrava la nostra amica tunisina sono stati raggiunti perché c’è stato uno sforzo esplicito da parte delle istituzioni. Non dico che non ce la possiamo fare da sole, ma non credo che la responsabilità nel conseguire delle posizioni sia solo delle donne. Dove potevamo ‘far da sole’, penso all’investimento in istruzione, lì ci siamo arrivate e adesso ci vuole qualcos’altro. Insisto, serve la famiglia, servono le istituzioni. Serve anche l’aiuto delle politiche giuste da parte del Governo. Molto abbiamo fatto, ma ci vuole un impegno maggiore da parte delle istituzioni".

‘‘lo appartengo ad una generazione precedente alla vostra - irrompe nella sala con la consueta determinazione e simpatia il Direttore di Rai-Parlamento Giuliana Del Bufalo - e penso che c’è ancora molto da fare, guai a sedersi pensando che c’è qualcun altro che pensa a noi o, peggio, al perché non lo faranno. E’ giusto il richiamo alle istituzioni, però io credo che senza la nostra pressione le istituzioni, che sono prevalentemente fatte di maschi, non cederanno un francobollo del loro potere!".

Cristina Finocchi Mahne, Responsabile Giovani della Fondazione Bellisario in Lombardia, chiede alle relatrici: "E le quote rosa? C’è bisogno di questo strumento? Lella Golfo nella sua introduzione ci ha parlato della proposta di un’ Authority sulle Pari opportunità, speriamo che si possa realizzare".

"Non come garanzia" dice Carla Rabitti Bedogni, "Ritengo che in questa fase in certi settori servano. Però non sarei d’accordo se la proposta fosse di garantire al 50% le donne nelle società pubbliche e sapete perché? Perché allora qualcuno direbbe: anche in magistratura, anche nei concorsi, e questa sarebbe veramente una brutta conseguenza...
Secondo me, dobbiamo sforzarci di fare rete, di cooperare, di poter essere tra noi società di servizi, perché se la donna riesce ad essere aiutata nell’organizzazione familiare lavora di più, lavora meglio e non deve chiedere di poter avere un trattamento diverso".

"Sì, il Governo, le istituzioni devono essere coinvolte". Secondo l’israeliana Gila Rosiner "occorrono regolamenti, leggi, incentivi alle donne, alle famiglie, in modo che siano in grado di andare al lavoro. Vi darò un esempio di Israele. Solo due anni fa una legge ha stabilito che tutti i Ministri devono nominare il 50% di donne nei consigli di amministrazione delle società pubbliche. Senza una legge, il percorso sarebbe stato infinito…".

La parità parte dalla famiglia - secondo la kuwaitiana Rania Azmi - ma se la famiglia ha figli maschi e femmine, i maschi finiscono il college mentre la sorellina non termina gli studi e sarà destinata a far da serva al fratello: sentirà sempre di essere inferiore a lui. Quindi, il tutto inizia da piccoli. Da noi l’istruzione è gratuita ma spesso le famiglie preferiscono tenere a casa le femmine. E lì finisce tutto. Tutto inizia dalla famiglia".

Invece crede di più nelle leggi, Fatma Lotfy: "Ho fiducia nei regolamenti, nel diritto, perché una volta che la Costituzione è cambiata, in Egitto non abbiamo avuto più disparità salariale tra uomini e donne. E’ incostituzionale oggi pagare più gli domini delle donne. Questo risultato che abbiamo raggiunto in Egitto ci rende molto fiere”.

"Networking in collaborazione, oppure mentoring - dice  Zeynep Bodur Okyay - sono strumenti essenziali per salire le scale nelle organizzazioni, anche se credo che il mentoring non deve essere basato sul sesso, ma sull’interesse. So per esperienza che i maschi sono spesso molto bravi ad essere mentor per le donne. Questo è un concetto molto importante perché la donna vive una vita duale: deve sapere come usare la sua energia e se trova una strada, allora riesce ad essere protagonista e può influenzare le altre. Questo è il percorso virtuoso che dobbiamo cercare".

Visioni diverse, dunque, si sono confrontate a Palermo nel corso della prima giornata del Seminario della Fondazione Bellisario ma ogni voce ha espresso un bisogno di fondo, lo stesso contenuto nel messaggio iniziale e cioè, "fare rete, creare solidarietà, per imparare l’una delle altre".

"L’Osservatorio proposto da Lella Golfo - ha detto Elisabetta Belloni - ci può aiutare a crescere, ad essere sempre più forti nella nostra vita e nella società".


Luogo:

Rome

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