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La Conferenza di revisione di Durban (2009)

 

La Conferenza di revisione di Durban (2009)

1) Processo preparatorio. Nel 2006, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso (con 179 voti a favore, 2 contrari – Stati Uniti e Israele – e 4 astenuti – fra cui Canada e Australia) di convocare per il 2009 una “Conferenza di revisione di Durban”, chiedendo al Consiglio Diritti Umani di preparare l’evento in veste di “Comitato Preparatorio”.
Il Comitato Preparatorio ha deciso che la Conferenza di revisione si terrà dal 20 al 24 aprile 2009, a Ginevra, con il titolo “United against racism: dignity and justice for all”.

Si è giunti alla compilazione di un ampio testo, che inizialmente ha rappresentato un mero “assemblaggio” dei contributi regionali. Su tale documento hanno lavorato prima il Comitato preparatorio e poi l’Intersessional Working Group (ISWG), un gruppo aperto a tutti i Paesi e presieduto da un “facilitatore” russo, con lo scopo di giungere ad un testo organico e condiviso. L’ISWG ha ridotto sensibilmente la mole iniziale del documento (da 750 a 250 paragrafi), la quale, tuttavia, è ancora lontana dal rappresentare una bozza accettabile.
L’ISWG si riunirà nuovamente dal 6 al 10 aprile, mentre dal 15 al 17 aprile avrà luogo una sessione del Comitato Preparatorio. Saranno questi i prossimi ed ultimi appuntamenti formali prima della Conferenza di revisione.

Principali temi controversi.

- “standard complementari” - Il gruppo africano e l’OIC chiedono l’elaborazione di nuove norme o “standard complementari”, ad integrazione della normativa internazionale sul razzismo. L’UE si è opposta a questa tendenza, sostenendo che fosse invece prioritario dare applicazione alla normativa internazionale esistente (oltre ai principi concordati a Durban, la Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale). Il rischio è, infatti, che, attraverso gli “standard complementari”, si vogliano introdurre nuovi limiti alla libertà di espressione in caso di diffamazione delle religioni, con particolare riferimento all’Islam. L’approccio europeo è che sono gli individui, non le religioni, ad essere titolari di diritti. L’Unione europea ha stabilito che non accetterà una revisione della definizione di razzismo e di discriminazione razziale (contenuta nella “Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale”) e del diritto alla libertà di espressione. Da questo punto di vista, l’attuale bozza di documento della Conferenza di revisione appare ancora problematica (in particolare l’art. 26, proposto dall’OIC, che richiama esplicitamente il concetto di diffamazione religiosa, in particolare nei riguardi dell’Islam).


- per quanto riguarda la questione israelo-palestinese, essa compare al momento in 5 paragrafi del documento (n. 30 – 34), proposti dall’OIC, in cui:
n. 30: si esprime grave preoccupazione per le pratiche di discriminazione razziale nei confronti della popolazione palestinese e dei territori arabi occupati;
n. 31: si ribadisce il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese (senza però riconoscere il diritto alla sicurezza di Israele), sottolineando come questo sia sottoposto a punizione collettiva, tortura, blocco economico, restrizioni al movimento;
n. 32: si afferma che l’occupazione straniera e le pratiche di blocco militare e di isolamento delle città e dei villaggi palestinesi contravvengono ai principi della Carta delle Nazioni Unite e costituiscono una violazione dei diritti umani, una “forma di apartheid contemporanea” e una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale;
n. 33: si riafferma preoccupazione per la situazione del popolo palestinese, in particolare per gli ostacoli posti al ritorno dei rifugiati palestinesi e per la costruzione del muro;
n. 34: si ricorda il dovere da parte della Comunità Internazionale di garantire protezione ai palestinesi dalle pratiche discriminazione razziale.


3) Posizioni dei Paesi non parte del processo (Israele, Canada, USA)
Israele e il Canada hanno annunciato in passato che non parteciperanno alla Conferenza. Mentre Tel Aviv era uscita nel 2001 per non rientrare più nel processo, Ottawa era invece rimasta a Durban, pur pronunciando, al momento dell’adozione dei documenti finali, una dichiarazione di dissociazione relativamente alla parte approvata sul Medio Oriente.

Un segnale diverso è invece venuto dalla nuova Amministrazione USA che, a differenza della precedente, ha deciso (seguita dall’Australia) di prendere attivamente parte all’ultimo segmento dei negoziati dell’ISWG, svoltosi a febbraio. Washington, tuttavia, ha successivamente dichiarato di ritenere l’attuale bozza di documento inaccettabile, chiarendo che su queste basi non parteciperà alla Conferenza di revisione. È stato annunciato che un ripensamento sarebbe possibile a condizione che il documento finale sia molto più breve, non vada oltre quanto affermato a Durban sul tema delle riparazioni per la schiavitù, non contenga riferimenti a specifici Paesi o conflitti, né al concetto di diffamazione delle religioni e non riaffermi in toto quanto deciso a Durban nel 2001 (gli USA, infatti, si ritirarono da tale Conferenza).

4) Parlamento italiano
Il Parlamento italiano ha seguito con attenzione il processo di revisione di Durban. A tale riguardo, l’On. Nirenstein ha presentato alla Camera una mozione (1 – 00055), approvata da entrambi gli schieramenti il 4 dicembre 2008 (417 voti favorevoli e 4 contrari). La mozione impegna il Governo a verificare, insieme ai partner europei, gli esiti e gli orientamenti che emergono dal processo di preparazione della Conferenza di revisione; ad intervenire in sede europea affinché venga scongiurato il rischio che la Conferenza si svolga su una piattaforma ispirata all'intolleranza e alla discriminazione etnica, culturale e religiosa; ad esercitare la massima vigilanza e ad agire concretamente affinché la Conferenza sia effettivamente volta a promuovere la lotta contro il razzismo e contro le discriminazioni di ogni genere e ad impegnare la partecipazione italiana a far sì che i lavori preparatori siano indirizzati verso la buona riuscita della Conferenza e a far sì che la medesima sia finalizzata alla promozione della convivenza pacifica tra i popoli e, in particolare nell'area mediorientale, al rilancio del processo di pace tra israeliani e palestinesi.

 


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