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Il futuro dell’OSCE nel dialogo Russia-Occidente

 

Il futuro dell’OSCE nel dialogo Russia-Occidente
Dalla Conferenza di Helsinki (1975), la CSCE-OSCE (Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa, che poi è diventata Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) ha costituito il principale foro per la cooperazione nell’ambito della sicurezza nell’area euro-atlantica, fondandosi su di un concetto olistico di sicurezza, che include la dimensione politico militare, gli aspetti economici e la dimensione dei diritti umani. L’Organizzazione gode inoltre dell’indiscutibile vantaggio di essere l’unico foro regionale a raccogliere tutti gli stakeholder della sicurezza euro-atlantica: i membri della NATO e della UE, la Confederazione elvetica, gli Stati della CSI e quelli sorti dalla disgregazione dell’ex Jugoslavia.
Dopo il processo di istituzionalizzazione degli anni ‘90, a partire dal Vertice di Istanbul del 1999, l’OSCE ha vissuto un crescente deficit di consenso politico in relazione al crescere dell’insoddisfazione della Federazione russa per il rilievo dato alla dimensione umana e l’asserita conseguente minore importanza delle altre due dimensioni (politico-militare ed economica), cui si è unita la percezione di una disparità di trattamento tra Paesi ad est ed ovest di Vienna in materia di democrazia e diritti umani. A tali ragioni di dissenso, legate al funzionamento del Foro viennese, si è aggiunta la percezione russa di una più generale marginalizzazione dei propri interessi nell’ambito eurasiatico.
Tale deficit ha reso impossibile l’approvazione di dichiarazioni ministeriali negli ultimi sei anni. La crescente insoddisfazione di Mosca e della maggioranza dei Paesi della CSI, si è poi estesa alla dimensione militare con la sospensione dell’applicazione del trattato CFE, ritenuto inadeguato a garantire il controllo delle forze convenzionali sul continente, perché concepito secondo le logiche dei “blocchi”.
Le proposte avanzate dal Presidente Medvedev per una nuova architettura di sicurezza europea, fondata su documenti giuridicamente vincolanti, sul rifiuto di riconoscere a qualunque Stato o Organizzazione di un ruolo primario nel garantire la sicurezza in Europa, rappresentano la conseguenza di tali processi e dell’esigenza di Mosca di nuovi assetti, maggiormente attenti al proprio ruolo ed alle proprie esigenze.
A fronte delle proposte russe e dell’esigenza di rilanciare un dialogo costruttivo con la Russia, i Paesi occidentali sostengono che la riflessione sui nuovi assetti abbia la propria sede naturale nell’OSCE. L’Organizzazione continua, infatti, a godere di un indubbio vantaggio comparato nell’ambito della sicurezza, sia alla luce della propria ampia membership che dell’approccio capace di contemperare hard e soft security.
Nel corso del Consiglio Ministeriale di Helsinki (4 - 5 dicembre 2008) i 56 Stati partecipanti hanno avviato un primo confronto sulle prospettive della sicurezza europea, giudicato fruttuoso anche da Mosca. Nell’ottica di approfondire il dialogo in ambito OSCE la nuova Presidenza in esercizio greca si è detta disponibile a convocare una riunione informale a livello di Ministri degli Esteri a metà 2009, con tutti gli attori interessati, qualora lo si ritenga opportuno.

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