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Governo Italiano

Dal Parlamento: Riforma OMC; audizione del ministro Giandomenico Magliano alla Commissione esteri della Camera

Data:

12/01/2009


Dal Parlamento: Riforma OMC; audizione del ministro Giandomenico Magliano alla Commissione esteri della Camera

La Commissione Esteri della Camera sta svolgendo un’indagine conoscitiva sui problemi e le prospettive del commercio internazionale in vista della riforma dell’OMC. Nella seduta del 26 novembre 2008, ultima prima della chiusura dei lavori della Camera per le festivita’ di fine anno,   si e’ svolta l’audizione di Giandomenico Magliano, Direttore generale per la cooperazione economica e finanziaria multilaterale del Ministero degli Affari Esteri.

Dal resoconto stenografico pubblichiamo ampi stralci della sua relazione (Seduta di mercoledì 26 novembre 2008)

Scenario internazionale e esigenza di nuova governance mondiale

La comunità internazionale si trova oggi in una situazione caratterizzata da complessità e fluidità. Lo è dal punto di vista politico, dove l'aspettativa che alla fine della Guerra Fredda avremmo rapidamente raccolto i peace dividends e stata messa in crisi dall'insorgere di fattori di insicurezza. Ma lo è anche dal punto di vista economico, poiché è finita l'illusione che una globalizzazione deregolamentata sia in grado di consegnare il benessere automaticamente, sempre e ovunque.
Globalizzazione significa tutt'ora innovativi processi di crescita economica, ma può comportare anche una degenerazione  degli stessi processi, come ne è dimostrazione la crisi finanziaria scaturita dai mutui ipotecari americani sub-prime. Vi sono poi alcune tendenze potenzialmente conflittuali, come la pressione sulle fonti di energia e il surriscaldamento climatico. Si apre dunque la questione - è la sfida di natura politica, a livello innanzitutto internazionale - di come definire una nuova governance su varie filiere, tra loro interrelate, nel campo economico: la ricerca di meccanismi aggiornati di vigilanza sui mercati finanziari per garantirne la stabilità ed una efficienza duratura; la salvaguardia ambientale e, in particolare, la definizione di regole universalmente accettate per un regime post-Protocollo di Kyoto, cioè dopo il 2012; la tutela della proprietà intellettuale e la lotta alla contraffazione; infine, l'esigenza di conseguire nuove regole commerciali nei vari settori primario, secondario e terziario, a beneficio dei Paesi avanzati, dei Paesi emergenti e dei Paesi che sono ancora oggi fuori dai circuiti economici internazionali.
Pertanto, proprio per cogliere appieno le opportunità della globalizzazione, ma anche per prevenirne le derive, le scelte non possono essere avulse dalla politica, intendendo questa come luogo per definire nuove regole, per varare appropriati incentivi e disincentivi, per mettere in campo meccanismi redistributivi che correggano le disparità all'interno dei Paesi, e tra Paesi avanzati e quelli rimasti ai margini.
Si avverte, cioè, il bisogno di una risposta politica, capace di adeguare regole e istituzioni alla realtà; il bisogno, in altre parole, di un multilateralismo efficace nelle varie componenti tra loro interrellate: regole, istituzioni, policies e programmi. Ciò impegna la dimensione di risposta italiana nel contesto di una risposta europea.
Insistere su tale ultimo livello non significa delegare responsabilità, bensì assumerle più efficacemente.

La situazione attuale del Doha Round

Come e’ noto, nello scorso luglio, c’e’ stata un’ulteriore straordinaria tornata a livello ministeriale che ha registrato un fallimento e uno stato di stallo. Formalmente c’e’ra stato un accordo di massima, ricorda Lamy, su diciotto delle venti tematiche in agenda – in realta’ erano le tematiche del comparto ‘’questioni agricole e questioni NAMA’’, cioe’ non agricultural market, quindi le questioni industriali- su un conteggio, peraltro non formalizzato del numero delle tematiche. Diciamo comunque che, per quanto riguarda le comunicazioni, sono diciotto gli ostacoli superati, e ne mancavano due.
Ci si è arenati sul diciannovesimo, ossia lo Special Safeguard Mechanism (SMM), cioè come definire appropriate salvaguardie per i coltivatori diretti dei Paesi poveri, allorché le importazioni aumentano. Su questo, Paesi come India, Indonesia, Filippine e Cina si sono scontrati, poiché volevano delle protezioni ulteriori, mentre altri esportatori come Stati Uniti, ma anche Uruguay, Thailandia e Paraguay, non consideravano accettabile che un negoziato concepito per far scendere le barriere potesse invece consentire, con queste clausole di salvaguardia, l'aumento di alcune tariffe.
Ci sarebbe stato un ultimo punto del comparto agricolo che riguardava la questione del cotone. In realtà, come ho ricordato, è il single undertaking che non dobbiamo perdere di vista. In ogni caso, a prescindere degli esiti del Doha Round, che sia a breve o a media scadenza, comunque l'Organizzazione mondiale del commercio continua a svolgere, in quanto istituzione, un ruolo molto importante nella gestione delle regole e dei regimi concordati in oltre sessant'anni. - e quindi tutto quello che siamo arrivati a concordare e che costituisce lo zoccolo vigente del regime del commercio internazionale - oltre che a dirimere le dispute commerciali tra i Paesi membri.
Compete, altresì, all'OMC, il monitoraggio e la sorveglianza delle politiche commerciali dei singoli Paesi, per valutarne la trasparenza e la coerenza con il sistema commerciale internazionale. Ricordo che ci sono - darò poi qualche indicazione puntuale - 430 accordi commerciali regionali e bilaterali, di cui 300 finalizzati negli ultimi otto anni. Da questo l'OMC trae linfa nella sua funzione istituzionale, in quanto tutore e garante della coerenza complessiva.

Rapporto tra multilateralismo e regionalismo commerciale

Vengo ora al rapporto tra multilateralismo e regionalismo commerciale. Dal 1950 al 2000, il PIL mondiale è cresciuto sette volte ed il volume del commercio venti volte. C'è, dunque, una interrelazione nei due sensi, ma il commercio ha trascinato la crescita di molti Paesi, e quindi la dinamica di tutti.
C'è stato un approccio che viene definito plurilaterale, che è qualcosa di più sofisticato di «regionale», la cui dimostrazione è stata la Comunità Europea come elemento positivo, ovvero - come l'illustre professore di economia politica e politica economica qui presente sa bene - un'area regionale in cui l'effetto di creazione di commercio è superiore all'effetto di distorsione, quindi c'è una crescita del commercio e dei Paesi grazie all'area commerciale. Si parla di approccio plurilaterale, perché oggi gli accordi sono tra varie aree. Soprattutto gli Stati Uniti hanno un numero incredibile di accordi, in cantiere o già approvati, tra essi e altre aree.
A questo proposito, c'è l'esigenza di verificare la compatibilità con il sistema universale; e l'OMC ha anche un compito di monitoraggio. L'Unione Europea sente una forte responsabilità  nel propiziare la virtuosità dei processi di plurilateralità commerciale quale valore aggiunto e base di avvicinamento al multilateralismo globale. Su questo tema due anni fa il commissario Mandelson aveva prodotto un documento che si chiamava Global Europe. Naturalmente, questa tematica verrà messa molto in evidenza nei prossimi anni, a prescindere da quanto sarà distante l'accordo di Doha; anzi, più esso è distante, più si sviluppano questi plurilateralismi.

Nuove tematiche commerciali

È importante un cenno alle nuove tematiche commerciali. Come è noto, i GATT degli anni '50 prevedevano abbattimento delle tariffe, abbattimento e annullamento dei dazi e del contingentamento quantitativo; successivamente si è passati ai servizi e all' agricoltura. Vi sono poi tematiche che intendiamo affrontare, come gli investimenti o gli appalti pubblici, che invece sono state messe da parte perché troppo complesse.
Un punto importante che è in trattativa al Doha Round, sebbene non sia di attualità oggi sulle modalities, è quello sui beni ambientali, cioè relativo all'eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie, e alla loro circolazione. Questo è importante, perché consente il passaggio verso un'economia low carbon, cioè con minori emissioni di CO2, per difendere e diffondere tecnologie eco-compatibili.
Anche qui si registra una divaricazione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo che, invece, vedono questo come un tentativo di imposizione da parte dei Paesi industrializzati. Di ciò si parla anche in ambito di negoziato ONU per il post Kyoto.

La proprieta’ intellettuale

Un'altra questione assai importante per tutti, soprattutto per l'Italia, è l'avanzamento dopo l'accordo TRIPS relativo alla proprietà intellettuale, registrato alla fine dell'Uruguay Round del 1994. Noi vogliamo passare ad una seconda fase della  tutela della proprietà intellettuale, soprattutto con riferimento all'enforcement, cioè alla reale implementazione dei diritti di proprietà intellettuale, ovvero il cosiddetto TRIPS-plus.
Su questo punto abbiamo un'interrelazione con l'organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI). Ci sono, anche da questo punto di vista, delle contrapposizioni con il Paesi cosiddetti «amici dello sviluppo», ossia Brasile, Argentina, India, Sudafrica e Nigeria; prevalentemente sono quelli emergenti.
A parte, si sta sviluppando, su spinta americana e giapponese, una filiera parallela, ma al di fuori dell'OMC, sull'ipotesi di un trattato internazionale contro la contraffazione.

La protezione delle indicazioni geografiche

In questo tema, si sono inserite, su impulso dell'Italia, ma non solo, le questioni della protezione delle indicazioni geografiche. Vi sono alcun i Paesi favorevoli (l'Unione europea, su spinta dell'Italia, sostenuta da Svizzera, India, Kenya, Marocco, Thailandia e altri) e, invece, Paesi del joint proposal che si oppongono: Stati Uniti, Argentina, Australia, Canada, Cile, Costarica, Ecuador.
Vediamo, dunque, la differenza fra coloro che vogliono difendere il loro territorio, la loro proprietà intellettuale collegata al territorio, di cui le indicazioni geografiche sono un eminente segno - da qui deriva un'alleanza con i Paesi che hanno antica tradizione (tra i prodotti figura anche l'artigianato) - e quelli che, invece, hanno un prodotto, che sia agricolo o manifatturiero, più standardizzato.
Nel futuro, come Italia ed Unione europea, vorremo riprendere le cosiddette «Singapore issues», discusse dalla conferenza ministeriale di Singapore del 1996, che sono state messe da parte e che sono collegate agli investimenti diretti.
Questi ultimi hanno una relazione strettissima col commercio, soprattutto nella fase dello sviluppo del dopoguerra.  Gli appalti pubblici e la trasparenza sono stati messi da parte, perché ritenuti troppo complicati per il Doha Round. Tuttavia, anch'essi sono fondamentali, perché rafforzano la fair competition, una competizione non solo aperta, ma equa, sul commercio internazionale.

L’esigenza di un multilateralismo efficace

In chiusura, aggiungo un riferimento alla geometria tra l'organismo OMC e gli altri.
L'OMC inizialmente faceva parte di Bretton Woods. Con la carta dell'Avana, come è noto, si prefigurava un organismo multilaterale per il commercio, ma gli americani lo bocciarono e non ratificarono la suddetta carta.
Successivamente, si sono avuti i GATT Round che erano processi negoziali. Infine, nella scorsa decade, si è costituito l'OMC, ovvero una struttura per monitorare i regimi adottati, dirimere le controversie, che ha, dunque, un foro giudiziale.
Naturalmente, vogliamo un multilateralismo efficace. Questo vuol dire che è necessario che l'OMC, la Banca mondiale, il Fondo monetario, l'UNCTAD e l'OMPI abbiano delle sinergie fra di loro. Noi vediamo, infatti, uno stretto legame tra i piani di sviluppo e le modalità necessarie per aiutare i Paesi a esportare nel momento in cui le regole sono aperte. Possiamo aiutare molto di più i Paesi in via di sviluppo se li mettiamo in condizione di approfittare di un mercato che si mondializza.
Sulla parte finanziaria, il credito e l'assicurazione all'export sono fondamentali. Qui non c'è niente di «tossico» come certi prodotti finanziari , ma c'è il pericolo che il commercio non abbia più un sostegno finanziario, a motivo della paralisi dei mercati interbancari.
Infine, esiste un raccordo anche fra OMC e OCSE; questo, è importante, perché l'OCSE emana delle soft law, ossia degli accordi di natura volontaria, ma che vengono di fatto rispettati  da un numero crescente di Paesi, al di là dell'area dei Paesi membri; ad esempio nel settore dell'export credit, ma anche in altre materie, quali la corporate social responsibility.
Vi sono, dunque, aree che agevolano il regime commerciale, anche nella misura in cui gli stessi organismi multilaterali, fra di loro, non solo dialogano, ma intrecciano i loro programmi.
Lo stesso dicasi - e concludo qui - per la discussione in ambito ONU, per arrivare alla definizione di un'organizzazione mondiale dell'ambiente, un'idea di origine francese, che però non potrà essere avulsa non solo dai regimi che ci daremo in materia ambientale, ma anche dalle questioni commerciali, che auspicabilmente nel frattempo saremo andati a risolvere o che, se non lo avremo fatto, dovremo mettere in stretta connessione.


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